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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL COLLOQUIO «WOMEN IN SOCIETY
ACCORDING TO ISLAM AND CHRISTIANITY» PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Venerdì, 26 giugno 1992

 

Cari amici,

1. È con grande piacere che saluto voi, partecipanti al Colloquio “Women in Society according to Islam and Christianity”, organizzato congiuntamente dal Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso e dalla Reale Accademia per la Ricerca sulla Civiltà Islamica (Fondazione Al Abait) di Amman, in Giordania. Terzo nella vostra serie di Colloqui su temi di interesse comune a Cristiani e Musulmani, questo seminario tratta un argomento di grande interesse e attualità, di fondamentale importanza nella costruzione di più equi rapporti tra gli individui e tra i popoli del mondo.

I credenti devono sentire l’urgenza della chiamata a difendere la dignità di tutte le persone, create da Dio uomini e donne. La differenza tra la donna e l’uomo non deve mai diventare strumento di oppressione o di discriminazione verso l’una, né di rivendicazione di una posizione di superiorità dell’altro. Eppure, purtroppo, ci rendiamo conto che, in pratica, le donne vivono dappertutto esperienze di discriminazione.

Per i credenti ci sono invece molte possibilità di lavorare insieme per difendere e per promuovere il particolare spazio di dignità voluto da Dio per la donna nella società.

2. Come cristiani il nostro approccio a tale questione si basa sull’insegnamento della Bibbia; i ruoli sociali attivamente svolti dalle eminenti figure femminili dell’Antico Testamento: Deborah, Naomi, Giuditta, Ester, e da quelle fedeli del Vangelo che hanno accompagnato Gesù, che “hanno ascoltato la parola e la hanno tenuta in serbo” e che con Maria Maddalena sono state le prime a annunciare la Resurrezione (cf. Mulieris dignitatem, 16). La nostra interpretazione cristiana del ruolo della donna è innanzitutto basata sull’atteggiamento di rispetto e di considerazione che Gesù ha sempre mostrato nei confronti delle donne, e sulla nostra meditazione sulla elevata figura di Maria, che per i cristiani è il modello di verginità e di maternità di fede e di attivo impegno sociale.

Ricordiamo le parole di Maria nell’inno detto il “Magnificat”:
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente,
e Santo è il Suo nome!...
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi” (Lc 1, 46-53).

Allo stesso modo voi partecipanti musulmani al Colloquio spiegate ai vostri colleghi cristiani che il Corano e le vostre tradizioni vi insegnano sul ruolo delle donne nella vostra società. In questo modo il vostro Colloquio offre un eccellente esempio del dialogo interreligioso e della cooperazione necessaria a promuovere la giustizia, l’armonia e la pace.

3. Vi incoraggio quindi nelle vostre riflessioni, così come sostengo e incoraggio tutti i seri tentativi dei cristiani e dei musulmani di studiare insieme le importanti questioni del nostro tempo.

Quali credenti in Dio che cercano di rimettere le proprie vite alla sua volontà, dobbiamo portare un contributo essenziale al nostro mondo. Possiamo fare questo in modo efficace quando ci teniamo informati grazie a un attento esame delle questioni e quando vi riflettiamo alla luce delle nostre rispettive religioni.

I problemi e le sfide che si pongono alle donne nelle società moderne si presentano come una delle questioni che più urgentemente hanno bisogno di essere raccomandate in tali sforzi congiunti.

Spero che le vostre discussioni risveglino un grande interesse nel promuovere il rispetto per il giusto ruolo e la giusta libertà delle donne.

Dio benedica il vostro lavoro in questo Colloquio!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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