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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REPUBBLICA FEDERATIVA CECA E SLOVACCA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 26 giugno 1992

 

Signor Cardinale,
Cari fratelli, Arcivescovi e Vescovi
delle tre Province Ecclesiastiche di Boemia, Moravia e Slovacchia!

1. Siate i benvenuti, in questa Udienza che non esito a chiamare storica perché, per la prima volta dopo 40 anni, il Successore di Pietro ha finalmente la gioia e la grazia di ricevere tutto l’episcopato delle tredici diocesi in cui è organizzata la vita cattolica nella cara Repubblica Federativa Ceca e Slovacca. Dio buono e misericordioso, “il padre della luce, dal quale procede ogni buon regalo e ogni dono perfetto” (cf. Gc 1, 16-17), ci concede oggi di vivere nuovamente in pienezza, dopo le devastazioni di ben quattro decenni, questo momento esaltante della collegialità e quell’unione fraterna. Il ricordo di precedenti Visite “ad limina” s’accompagna in me alla memoria di situazioni penose. Dieci anni fa, erano qui presenti solo cinque Vescovi della Cecoslovacchia (cf. Insegnamenti, V/1, 1982, pp. 806-818); e, nel 1987, il Cardinale Tomásek, aveva l’enorme peso di rappresentare tutto il Paese nella Visita “ad limina”, che stava compiendo tutto solo (cf. Ivi,  X, 3, 1987, pp. 751-754). Sì, quell’uomo di Dio significava davanti a me la fede e l’eroismo di una Chiesa decimata, ma viva. A lui, oggi, va il mio pensiero riverente e riconoscente.

2. Negli anni in cui si sono svolte le ricordate Visite “ad limina”, molti di voi, venerati e cari fratelli erano privi della libertà, o costretti dalle autorità statali a lavori che impedivano loro di esercitare il sacro ministero, o confinati in piccole parrocchie spopolate dove la loro azione risultava estremamente circoscritta. Avete pagato un prezzo pesante per la vostra fedeltà a Cristo e per quell’amore a Pietro, che oggi vi fa trovare qui uniti, dopo la preghiera sulla sua Tomba, con il suo Successore. Voi, cari fratelli, insieme con i vostri amatissimi sacerdoti, e con tutta la schiera coraggiosa e silente delle comunità cristiane, “siete venuti dalla grande tribolazione” (Ap 7, 14). Si cercava di soffocare la Chiesa con uno sforzo accanito, meticoloso, poliziesco, sottoponendola a pressioni inaudite. Ma dopo quattro decenni di vessazioni e di sofferenza, la mano provvidente e paterna di Dio ha guidato i vostri popoli alla libertà, in una rivoluzione, che, se è stata chiamata “dolce” per la sua incruenta e pacifica affermazione, non meno fortemente ha fatto vedere al mondo la fermezza, la risolutezza, il coraggio di chi aveva saputo resistere. E, accanto a tutte le forze sane, sociali, politiche, culturali, la Chiesa ha potuto rivendicare il suo posto di primo piano. Tutte le diocesi hanno riavuto i loro Vescovi; le strutture ecclesiali sono state rimesse gradualmente in piedi, e si sta lavorando alacremente, per adeguare la condizione delle diocesi alle direttive del Vaticano II.

3. Ho seguito con profonda attenzione le relazioni, che avete steso in preparazione di questa Visita “ad limina”, compiaciuto delle luci che avete sottolineato con grande senso di realismo e di ansia pastorale: la presenza di un clero ben formato, fedele al proprio ministero come espressione della propria fedeltà alla Chiesa e alla Cattedra di Pietro; sacerdoti che non hanno defezionato, anche nei momenti più drammatici, patendo la prigionia, il lavoro forzato, la sospensione delle facoltà ecclesiastiche, la solitudine del confino. La recuperata libertà ha messo nuovamente in luce il numero e la qualità dei Religiosi e delle Religiose, che poco per volta, ma non ancora totalmente, hanno potuto ritornare nei loro conventi per riprendere le opere proprie del carisma delle rispettive Congregazioni, ma continuando, per quanto riguarda i singoli, a collaborare nella vita pastorale della Diocesi. Ho rilevato con piacere che vi sono vocazioni numerose e promettenti; i vostri seminari e i noviziati sono pieni di giovani; si vanno inoltre moltiplicando i Diaconi permanenti. Le vocazioni sono il segno sicuro della sanità delle famiglie cristiane: e sono da ammirare quelle vostre popolazioni tanto in Boemia-Moravia quanto in Slovacchia, che rimangono fedeli alla Santa Messa domenicale, alla confessione anche frequente, alle forme tradizionali della pietà popolare, tra cui i pellegrinaggi nei vostri tanto numerosi santuari mariani, centri di rigenerazione spirituale. Il laicato sta prendendo sempre più coscientemente il proprio posto nella Chiesa, dopo essere stato forzatamente tenuto lontano: lo comprovano il numero crescente dei catechisti, che frequentano i corsi presso le diverse Facoltà Teologiche e le varie iniziative in campo assistenziale e caritativo, tanto opportune nelle odierne acuite necessità sociali. In generale, poi, si nota un risveglio di interesse, anzi una vera e propria sete di conoscere più a fondo le verità della fede cristiana, come dimostrano i numerosissimi battesimi, che sono impartiti a giovani e adulti che, dopo un periodo di seria ricerca e di studio, si sono accostati alla Chiesa. Sono luci meravigliose, per cui dobbiamo ringraziare in ginocchio il Signore. Ma, accanto ad esse, non mancano le ombre. I pur ottimi sacerdoti hanno un’età media che sta crescendo sempre più, sicché le forze attive decadono; il numero di sacerdoti è sempre piuttosto impari alle reali necessità della cura d’anime, né le pur promettenti vocazioni permettono di avere subito i rinforzi necessari. E se i valori cristiani distinguono tante famiglie, non meno allarmanti sono i segni di una disgregazione in atto. Mi riferisco alle vere e proprie “piaghe”, che indistintamente tutti Voi avete segnalato nelle vostre rispettive diocesi: l’alto numero di divorzi; l’elevato numero di aborti; la diffusione delle pratiche anticoncezionali.

4. La Chiesa nelle vostre care Nazioni ha perciò davanti a sé un compito pressante, che solo con l’aiuto del Signore Gesù può essere adempiuto adeguatamente. E tale compito ha una sola parola d’ordine: la nuova Evangelizzazione. È la consegna che il Sinodo dei Vescovi europei, nello scorso ottobre, ha lasciato a tutti voi (cf. Dichiarazione finale, 2, 3). Tutta la pastorale d’insieme, che dovrete affrontare nel prossimo quinquennio, e in prospettiva del terzo Millennio che si avvicina, dev’essere pertanto inquadrata in questo comune sforzo di un nuovo, aggiornato, continuo, lieto annuncio del Vangelo. I vostri primi collaboratori in quest’opera immensa sono i sacerdoti. Le vicende dolorose del passato quarantennio sono state una straordinaria occasione di santificazione e di eroismo. Ma hanno portato anche con sé dolorose conseguenze, che si ripercuotono oggi: è mancata la possibilità del necessario aggiornamento nelle scienze teologiche e pastorali, come nei documenti conciliari; è subentrato un certo individualismo. Rimediare a questi inconvenienti dev’essere ora un vostro impegno prioritario: le riunioni periodiche delle “Giornate del clero”, i ritiri mensili, e soprattutto gli Esercizi spirituali.

5. Nel corso della mia Visita apostolica nell’aprile 1990 auspicavo che le dolorose divisioni, createsi nelle file del clero a opera dell’organizzazione simpatizzante col regime, potessero essere finalmente superate. Avete celebrato nel settembre del 1990 una grande Eucaristia di riconciliazione, in una giornata interdiocesana indetta a questo scopo nel santuario di Velehrad, né sono mancate nelle diocesi varie iniziative. Auspico vivamente che il processo di pacificazione si realizzi pienamente. Così ho la viva speranza che gli ecclesiastici, ordinati clandestinamente, i cui casi sono stati studiati uno per uno, e con accurata attenzione dal competente Dicastero, accettino le soluzioni proposte e si mettano a disposizione dei legittimi Pastori, che siete Voi Vescovi, per il bene della Chiesa. Li invito con affetto grande, fraterno, commosso, per la testimonianza che hanno dato. La “molta messe” li attende!

6. La vita parrocchiale è poi il centro, diciamo naturale, del lieto annuncio per il rinnovamento delle coscienze e la formazione di una vera società cristiana convinta. Occorrerà perciò dotare le parrocchie delle necessarie strutture, specie con l’istituzione dei Consigli pastorali, per il coinvolgimento di tutte le componenti della vita parrocchiale. I sacerdoti, da voi guidati, devono alimentare la consapevolezza che la parrocchia è una Chiesa in miniatura, ove, attorno all’altare dell’Eucaristia la comunità cristiana si sente “un cuor solo e un’anima sola” (At 4, 32) e attinge la forza necessaria per vivere coerentemente il Vangelo. Lo sforzo della Catechesi, oggi più che mai necessario, deve cercare di raggiungere tutti i ceti della società civile: dai genitori che si preparano al battesimo dei propri figli, ai ragazzi e ai giovani, agli studenti, ai catecumeni, agli uomini del lavoro, della cultura e della politica. La forma spesso composita di molte delle vostre diocesi, ove convivono gruppi non trascurabili di minoranze sociali ed etniche, richiede uno sforzo continuo perché ciascuno di tali strati riceva la cura spirituale, di cui ha bisogno e che la Chiesa deve fornire a tutti, senza differenza. Così pure è da tenere presente anche il crescente fenomeno delle sette che presso di voi si stanno diffondendo, affinché i credenti abbiano in sé vive e solide le ragioni della propria fede, per poterla difendere e diffondere con la gioia contagiosa della convinzione. Così è da perseguire ogni sforzo perché gli alunni delle scuole possano usufruire della possibilità, che è loro offerta dalla legge, di avere l’insegnamento della religione in ore adatte e propizie all’apprendimento, soprattutto curando la formazione di un numero adeguato di insegnanti e catechisti, provvisti dei necessari titoli di studio, che possano sopperire alle richieste delle Autorità scolastiche e degli stessi insegnanti.

7. Fra le varie sollecitudini indicate, vorrei ancora privilegiare alcune realtà, che devono attirare le vostre premure pastorali. Durante gli ultimi decenni, molte famiglie nel vostro Paese sono rimaste veri santuari di fede, di amore, di fedeltà a Cristo e alla Chiesa. I pericoli che ne minacciano l’integrità sono oggi forti. Occorre che la nuova evangelizzazione tenga presente in modo prioritario le necessità spirituali della famiglia: la santità e l’indissolubilità del matrimonio devono essere proclamate con tutte le forze, come motivi del mutuo perfezionamento dei coniugi e della loro intima ricchezza umana, prima ancora che come condizione per la difesa dei valori sacrosanti della nazione. La vita nascente dev’essere protetta fin dal primo istante del concepimento: e occorre continuare nella educazione delle giovani generazioni, affinché scoprano il vero senso dell’amore e della paternità responsabile. Nei giovani è fondata la speranza dell’avvenire per la Chiesa e per la Società. Vi chiedo di intensificare la vostra attenzione per questa porzione eletta e promettente delle vostre diocesi. Guardando al futuro, si deve mettere in primo luogo la formazione delle nuove generazioni. Sono perciò urgenti e insostituibili le cure che dovete porre nell’annunzio della verità cristiana alla gioventù, specialmente mediante la catechesi aggiornata e modernamente persuasiva e attraente; l’insegnamento della religione nelle scuole; la pastorale sacramentaria condotta in profondità: specialmente nel campo dell’Eucaristia, della Penitenza, per il cammino di fede e di conversione; nell’animazione missionaria; nella proposta di una vita che si distingua dalla mediocrità e tenda verso le ardue altezze della coerenza col Vangelo, perché i giovani sono molto esigenti e non si accontentano della mediocrità. Particolari settori sono poi da considerare, perché l’evangelizzazione voluta dal Sinodo raggiunga tutte le sfere della gioventù: penso in special modo, agli universitari, ai giovani lavoratori, ai militari di leva e alle forze armate in genere. Ho rilevato che i rapporti ecumenici con i fratelli delle Chiese e denominazioni cristiane, si mantengono su livelli di mutua comprensione e di grande sincerità, nonostante alcuni problemi controversi. E auspico, in questo contesto, che si possa trovare una equa e ragionevole intesa fraterna, con sincerità di intenti e carità di colloqui, nei contatti tra la carissima Chiesa di rito Greco-Cattolico, che tanto ha sofferto in passato, e la Chiesa Ortodossa.

8. Signor Cardinale, venerati fratelli nell’episcopato!

Ancora ringrazio Dio Trinità per il dono di questa Visita. Che altro posso dirvi, se non che vi porto tutti nel cuore? Il ricordo delle folle oranti e commosse, che mi hanno accolto a Praga, Velehrad e Bratislava è tuttora vivissimo in me, perché mi ha fatto comprendere più a fondo ciò che già conoscevo fin dagli anni del mio ministero episcopale a Cracovia: che l’eredità dei Santi Cirillo e Metodio continua a essere viva, corroborata dalla testimonianza degli altri venerati Santi e Beati: Gorazd, Ludmila, Vaclav, Vojtek, Radim, Prokop, Hrosnata, Aneska, Jan Nepomuckého, i martiri di Kosice, quelli francescani di Praga, su su fino a Sarkander, all’Arcivescovo Stojan, al Vescovo Gojdic, il Cardinale Beran e tutti i martiri della fede degli anni della persecuzione. Quell’eredità permane fra la vostra gente. Aiutatela a conservarla. A questo serviranno molto le importanti iniziative pastorali del Decennio di preparazione al martirio di sant’Adalberto per le diocesi ceche, e del Decennio in preparazione al nuovo secolo, indetto dalle diocesi slovacche. Sono occasioni preziose per conservare e rinvigorire il patrimonio di fede, che ha fatto e fa grande le vostre Patrie.

Nel nome dolcissimo della Madre di Dio, che venerate in modo commovente nei vostri santuari, invoco sulle vostre amatissime diocesi la particolare protezione di Dio.

Nel nome tre volte santo di Dio Padre Figlio e Spirito Santo chiedo per voi la forza e la gioia di essere veri Pastori nella Chiesa di Dio, che è in Boemia, Moravia e Slovacchia.

E questa Chiesa benedico di tutto cuore.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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