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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE APOSTOLICA «ÎLE-DE-FRANCE»
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 6 marzo 1992

Signor Cardinale,
Cari Confratelli nell’Episcopato,

1. Sono felice di incontrarmi con voi, al termine del mio viaggio in Africa, dove ho potuto apprezzare il vigore delle giovani Chiese che devono molto all’opera missionaria del vostro paese. Siete giunti a Roma, sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo, per essere confermati nella missione che avete ricevuto e per vivere in più stretta comunione con la Chiesa universale, per la grazia del ministero del Successore di Pietro.

Ringrazio il vostro Presidente della regione, il Cardinale Jean-Marie Lustiger, per averci proposto una lucida analisi degli atteggiamenti della gioventù nelle vostre diocesi e dei segni di speranza che vedete comparire, segni che tanto confortano l’opera pastorale. La vostra visita e i vostri rapporti mi consentono di vivere le difficoltà e le gioie del vostro ministero. La vostra regione “Île-de-France” è un insieme specifico con una popolazione molto mobile, in cui convivono culture provenienti dai quattro angoli del pianeta. La vita intellettuale, la tecnologia di alto livello, la ricerca medica, per citare alcuni aspetti soltanto, rendono le vostre diocesi poli di attrazione per molte persone. Ma questa concentrazione sociale crea nuove povertà. Dinanzi a questo, i bisogni pastorali sono considerevoli; essi esigono una collaborazione costante e rafforzata tra le vostre diocesi.

2. Le preoccupazioni che ha appena espresso, a vostro nome, il Cardinale Lustiger mi offrono l’occasione per affrontare con voi la Pastorale dei giovani cui voi rivolgete un’attenzione tutta particolare, poiché essi sono la società di domani. Sono la speranza della Chiesa. Constatate, nella società francese, una secolarizzazione che tende a generalizzarsi, con la negligenza, consapevole o meno, dei riferimenti religiosi, da parte dei gruppi o delle istituzioni; e questo va di pari passo con un individualismo crescente. Questa situazione è pesante per i giovani che, molto spesso, non hanno basi spirituali sulle quali costruire la loro vita e la loro personalità. Molti fra loro considerano con apprensione il loro avvenire. La polarizzazione sulla sola riuscita scolastica e l’acquisizione di un sapere non sono sufficienti a consentire la realizzazione di un ideale di vita. Il fallimento di tante famiglie rende i figli psicologicamente e spiritualmente fragili. La società dei consumi propone una vita facile, ma senza domani. L’aumento del numero di quanti si lasciano coinvolgere nei giri della droga o che tentano il suicidio è molto inquietante. Dinanzi a questi flagelli dei tempi moderni che voi avete ricordato, il ritrovare Gesù Cristo, la cultura cristiana e il retaggio dei valori evangelici offre delle risposte e contribuisce alla strutturazione e alla maturazione dei giovani che hanno bisogno di sentirsi amati e incoraggiati dagli adulti.

In un mondo tentato di organizzarsi come se Dio non esistesse, soltanto la rivelazione del volto di Dio Amore offre delle ragioni per credere, per sperare e per amare. Come ricordavo recentemente, la Chiesa deve realizzare incessantemente una profonda opera educativa, come una madre amorevole che desidera offrire ai suoi figli la loro parte dell’eredità cristiana per consentire a ognuno di far crescere la propria personalità e di accedere alla pienezza della propria umanità (cf. Centesimus annus, 36). L’amore di Cristo ci spinge ad aprire i giovani alla gioia di conoscere la Parola che salva. L’amore di Dio ci invita a far loro scoprire, a tempo e a distempo, il senso e la grandezza dell’uomo, nel suo essere misterioso e nella sua vita, che solo Cristo rivela totalmente.

3. Mi avete confidato che le riunioni locali, nazionali e internazionali, i pellegrinaggi e in particolare il Fraternel che è divenuto nella vostra Regione apostolica una tradizione, attirano molti giovani. Questo rende manifesta la loro sete di assoluto, la loro fede segreta, che non chiede altro che purificarsi ed espandersi, e il loro desiderio di vivere un tempo comunitario che li porti fuori dall’isolamento. La condivisione cui essi aspirano è una legittima richiesta. Si tratta di un mezzo per perfezionare il loro esercizio della responsabilità e della libertà. È anche un primo passo nella volontà di seguire Cristo e bisogna saperlo accompagnare con pazienza e desiderio di istruire. Saluto gli sforzi che sono stati compiuti con, ad esempio, il colloquio del “Futuroscopio” di Poitiers, affinché i giovani dei movimenti e delle parrocchie facciano parte della costruzione della Chiesa, poiché essi desiderano diventare i primi evangelizzatori dei loro compagni. Apprezzano questo tempo di incontro in cui, nonostante le diverse sensibilità spirituali e pastorali, essi si ritrovano insieme da adulti per fare l’esperienza di una comunità cristiana, nella condivisione, la riflessione, la preghiera e la celebrazione eucaristica. I movimenti educativi o di spiritualità hanno una pedagogia collaudata al servizio della crescita globale dei giovani che possono svolgere in essi l’apprendistato alla vita collettiva, alla vita in Chiesa, positivo per la costruzione della personalità; gli adolescenti imparano qui a superare sé stessi; condividono le proprie aspirazioni, i loro dubbi e la loro fede. Questi gruppi sono anche dei vivai di vocazioni sacerdotali, religiose e laiche. Nel rispetto delle intuizioni particolari di ogni movimento, con il necessario discernimento che spetta a voi, essi verranno associati alla missione diocesana. Mi rallegro, con la Chiesa di Francia, per l’audacia dei giovani nella loro vita spirituale. Portate ad essi il cordiale saluto del Papa.

4. Avete notato che molti genitori, dopo aver abbandonato la vita cristiana, sono spinti, grazie alle domande dei loro giovani figli, a riprendere la domanda di Dio. Infatti, sin dalla sua più giovane età, il fanciullo è capace di accogliere Dio, in grado di raggiungere il più profondo del mistero divino. Coloro che sono incaricati di accompagnare le famiglie devono impegnarsi a coltivare il desiderio spirituale che abita il cuore del bambino e che può realizzarsi in una vita di autentica preghiera familiare. In questo modo, i più giovani partecipano all’evangelizzazione di tutti i membri della famiglia. La famiglia è il crocevia della vita umana e spirituale, personale e sociale. Spetta ad essa, in particolare, svegliare e formare la coscienza dei figli. Dinanzi alle difficoltà dei giovani, i genitori sono spesso impreparati e possono essere tentati di abdicare alla loro responsabilità. Che nelle vostre diocesi ci si impegni sempre a offrire alle famiglie i mezzi per adempiere alla loro missione di prima comunità educativa, e al loro ministero di evangelizzazione e del dono della fede.

5. La scoperta di Dio si cerca durante l’infanzia. Sacerdoti, religiosi e laici si prodigano, senza posa, affinché, all’interno delle scuole o nelle parrocchie, la formazione catechistica sia impartita al meglio. Rivolgo un saluto speciale a quanti si dedicano all’insegnamento della misericordia infinita di Dio ai giovani handicappati. Nel catechismo, in generale, voi cercate di rinnovare il percorso di formazione affinché, in conformità con la tradizione viva della Chiesa, si possa presentare il mistero cristiano nella sua integrità. Nella preparazione degli orari della settimana scolastica, con cui si cerca di offrire agli scolari un miglior equilibrio di vita, voi ritenete, giustamente, che uno spazio sufficiente, correttamente situato nell’impiego del tempo, dev’essere riservato a soddisfare il diritto dei fanciulli a beneficiare di un’educazione religiosa, com’è d’altronde previsto dalla legislazione. So che l’Episcopato in Francia non ha mancato di sensibilizzare i poteri pubblici su questo problema e incoraggio il proseguimento del dialogo. Vorrei qui esprimere la mia stima per quanti danno il meglio di sé a questa bella missione della trasmissione della fede, anche se essi non ne vedono immediatamente i frutti. La Chiesa non può crescere se lo sforzo dell’insegnamento della fede non è costante e sostenuto da tutta la comunità.

6. Dopo un periodo di indifferenza, avete sottolineato l’interesse di un crescente numero di adolescenti verso la vita nella cappellania scolastica e universitaria, pur riconoscendo che i risultati non sono ancora all’altezza degli sforzi intrapresi. Che tutti coloro che li accompagnano abbiano fiducia, poiché la presenza di comunità cristiane, per quanto piccole, è essenziale. In un mondo che si secolarizza sempre più, le cappellanie manifestano il volto di Cristo, con la loro presenza, con le celebrazioni e l’approfondimento della fede cristiana e con la condivisione fraterna tra giovani e adulti. Esse sono dei luoghi privilegiati perché i giovani, le cui conoscenze intellettuali sono sempre più spinte, possano acquisire un’intelligenza della fede che consenta loro di svolgere un dialogo fruttuoso tra la Rivelazione cristiana e le scienze. Così potrà nascere una generazione di credenti che saranno meglio armati per resistere alle tentazioni del fideismo e dello scientismo, o alle seduzioni illusorie delle molteplici sette. L’educazione religiosa è salutare, non soltanto per la Chiesa, ma anche per la società che non può essere costruita senza un riferimento a principi spirituali e alla sua cultura cristiana.

7. Nell’educazione, non dimentico l’enorme lavoro compiuto, con tenacia, dall’Enseignement catholique (“Insegnamento cattolico”). La formazione umana e cristiana che vi è impartita, nelle vostre diocesi, deriva dal vostro compito pastorale. Le controparti della Scuola libera sono consapevoli di questa comunione con i Vescovi che deve aiutarli a mantenere la specificità educativa e religiosa delle loro organizzazioni, pur continuando la loro tradizione di apertura e di accoglienza, in una reale cura della partecipazione al servizio pubblico dell’insegnamento. La loro missione comporta la trasmissione dei valori cristiani e l’annuncio del Vangelo, sia mediante la catechesi, che attraverso la formazione scolastica e universitaria. Ogni giovane potrà così aver successo e far crescere le ricchezze della sua umanità. Saluto calorosamente gli Istituti religiosi che pongono al servizio della comunità ecclesiale la grande tradizione educativa legata al carisma dei loro fondatori. Mi avete illustrato il loro ineguagliabile contributo alla missione diocesana. Il mio incoraggiamento si rivolge anche a quanti si dedicano ai fanciulli con difficoltà scolastiche e ai giovani malati, handicappati o colpiti dalla vita. Con il loro amore, essi rivelano la tenerezza di Dio. Il mio pensiero affettuoso va ai responsabili delle Scuole, agli insegnanti, ai genitori e a tutti gli educatori che collaborano per offrire ai giovani un’educazione globale della persona umana, attraverso l’insegnamento della cultura religiosa o delle materie letterarie, filosofiche, scientifiche e tecniche.

8. Ma è opportuno sottolineare che queste diverse comunità educative, da sole, non danno ai giovani la possibilità di un’esperienza completa della fede della Chiesa. Le comunità parrocchiali devono avere la cura di un’accoglienza di qualità e devono essere il terreno di una crescita spirituale dei giovani, nella loro completa integrazione. Per maturare umanamente e spiritualmente, i giovani hanno bisogno di vivere, di testimoniare e di celebrare Gesù Cristo tra gli adulti. Se essi non trovano questi testimoni che saranno dei fratelli maggiori cristiani, come potranno avere il gusto di una pratica cristiana regolare che nutra una fede personale?

Con l’estensione del periodo dell’adolescenza, voi avete la preoccupazione di una pedagogia progressiva della fede e dei sacramenti. Con un’attenzione accresciuta verso la formazione cristiana dei giovani, che non sono sempre in un ambiente cristiano e per i quali la catechesi anteriore è stata spesso povera o inesistente, rispondete alle loro aspirazioni. Aprite loro i tesori dell’insondabile mistero di Dio e li iniziate alla vita cristiana e alla preghiera. Mi rallegro per la loro sempre maggiore presa di coscienza del senso e della necessità dei sacramenti del battesimo e della penitenza, con i quali Dio Padre ci rende suoi figli, ci educa alla libertà e ci rende forti nella lotta contro il peccato. Avete sottolineato i benefici delle preparazioni serie e delle celebrazioni del sacramento della cresima di giovani che, nella loro adolescenza, si impegnano volontariamente e personalmente a seguire Cristo. L’accompagnamento spirituale, tanto necessario alla maturazione e all’unificazione della personalità, è una felice continuazione di quest’opera. Ogni diocesi ha il dovere di proporre, per una vita spirituale personale e comunitaria, delle strutture favorevoli che consentano ai giovani di essere cristiani completi e di maturare una libera decisione per assumere il loro ruolo nel mondo e nella Chiesa.

9. Cari Confratelli, nel concludere questo incontro, vorrei offrirvi il mio appoggio alla sollecitudine che mostrate nel vostro ministero apostolico per unificare e intensificare la Pastorale dei giovani, per annunciare ad essi il messaggio di felicità di Cristo risorto. Porgete ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, agli educatori, ai genitori e ai giovani, gli incoraggiamenti e la certezza della preghiera del Successore di Pietro. Vi affido alla tenerezza della Madre di Dio e dei Santi della vostra terra, che sono per noi esempi viventi, e invoco su di voi e sulle vostre comunità diocesane la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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