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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI ESPONENTI
DEL «PRESBITERIO D
EUROPA DELLA CHIESA DI SCOZIA»

Sabato, 7 marzo 1992

 

Cari amici,

È per me un gran piacere accogliervi qui, questa mattina, in occasione della vostra riunione a Roma per il biennale Meeting del Presbiterio d’Europa della Chiesa di Scozia. Tali contatti personali hanno notevole importanza, soprattutto in vista del grande compito al quale il Signore Gesù Cristo stesso ci ha chiamati, quello di cercare l’unità per cui egli pregò nell’Ultima Cena (cf. Gen 17, 21). È quindi con profonda gioia che vi saluto con le parole dell’Apostolo: “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1, 2). I contatti tra noi si sono intensificati lungo i decenni da quel primo storico incontro nel 1961 tra il Capo della Chiesa di Scozia, Dr. Archibald Craig, e il mio predecessore papa Giovanni XXIII. La vostra presenza mi ricorda la mia prima visita in Scozia nel 1982 e la cordiale accoglienza che là ricevetti dal Presidente dell’Assemblea Generale. Più recentemente, lo scorso autunno all’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi abbiamo avuto il beneficio della presenza del Reverendo D. W. Shaw, che ha partecipato come Delegato Fraterno. Egli è venuto ampiamente a conoscenza dell’attività ecumenica della Chiesa cattolica, avendo prestato servizio come Osservatore al Concilio Vaticano II per l’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate.

In questi momenti in cui il continente d’Europa sta subendo profonde trasformazioni, la testimonianza dei cristiani assume una rinnovata urgenza. È importante che le nazioni di questo continente siano aiutate a riscoprire la profonda sorgente della loro cultura, e di quella “civiltà” che rende possibile parlare di un’identità europea e aspirare a una unità che vada oltre pure considerazioni geografiche ed economiche.

Questa sorgente è la fede cristiana in cui i popoli d’Europa furono battezzati e confermati, e da cui trassero ispirazione per le loro imprese e per la loro coscienza dell’inalienabile dignità degli individui come base di giustizia e di pace nella società. Forse come in pochi momenti nel passato, l’Europa ha bisogno di sentire la parola riconciliante del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Tutti i cristiani devono essere impegnati nel dare questa testimonianza, e come parte fondamentale di essa devono sentire l’urgenza di seguire insieme quei sentieri che portano al superamento delle nostre divisioni. Che Dio ci dia la forza per continuare in questa direzione.

Ho fiducia che il vostro incontro a Roma sarà fruttuoso e chiedo a Dio di benedire abbondantemente voi e le vostre famiglie.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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