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VISITA PASTORALE NELL’ARCIDIOCESI
DI SORRENTO-CASTELLAMMARE DI STABIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI, I SEMINARISTI E I LAICI

Cattedrale di Sorrento (Napoli)
Festività di San Giuseppe - Giovedì, 19 marzo 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Nell’intenso programma della mia visita pastorale, questo nostro incontro rappresenta di sicuro uno dei momenti più importanti. Esso si svolge, in maniera significativa, in questa Chiesa-Cattedrale, fulcro di unità e di comunione della vostra Arcidiocesi. Sono grato al Signore che l’ha reso possibile e ringrazio di cuore quanti l’hanno preparato e ciascuno di voi, qui presenti. Il mio cordiale pensiero si dirige, innanzitutto, al carissimo Mons. Felice Cece, vostro zelante Arcivescovo, al quale esprimo il mio vivo ringraziamento per le parole che mi ha rivolto all’inizio della celebrazione. Saluto anche i Cardinali e i Vescovi presenti, soprattutto i due Cardinali di Napoli, l’attuale e il predecessore. Sono molto onorato della loro presenza in questa circostanza. Saluto, poi, con affetto voi, cari presbiteri, “consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori dei fedeli e celebrare il culto divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento” (Lumen gentium, 28); saluto voi, cari seminaristi, che nel seminario minore dell’Arcidiocesi e nei seminari regionali vi preparate a diventare ministri di Cristo. Rivolgo un affettuoso pensiero a voi, religiosi e religiose, destinati per mezzo dei consigli evangelici “al servizio e all’onore di Dio a un titolo nuovo e speciale” (Ivi, 44). Penso, in questo momento, in modo tutto singolare, alle Benedettine, alle Carmelitane, alle Domenicane e alle Sacramentine, le quali, nei cinque monasteri presenti sul territorio della vostra Chiesa locale, mantengono accesa la lampada della fede con l’abbondante olio della preghiera (cf. Mt 25, 1-12) e testimoniano, “nascoste con Cristo in Dio”, che è il Signore che costruisce la casa al di là di ogni umano sforzo e attività pastorale (cf. Sal 126, 1). E penso a voi, cari fedeli laici, che, seguendo la vostra particolare vocazione, vi sforzate di testimoniare e diffondere il Vangelo nei vari ambienti in cui vivete e operate. Proseguite tutti fedelmente sul sentiero della personale santificazione e impegnatevi con sempre maggiore coraggio nell’arduo compito dell’evangelizzazione.

2. Oggi celebriamo la solennità di san Giuseppe, e questo ci offre l’occasione di recarci, in spirituale pellegrinaggio, presso la casa della Santa Famiglia di Nazaret, dove il Figlio di Dio ha voluto trascorrere gran parte dei giorni della sua terrena esistenza. Là, alla scuola del Custode del Redentore, potremo comprendere meglio l’evento salvifico dell’Incarnazione, che illumina il mistero della Chiesa e il ruolo precipuo che ciascuno di noi è chiamato ad assumere all’interno del popolo di Dio. Nazaret è la casa del silenzio. “Oh, se rinascesse in noi - esclamò Paolo VI durante il suo storico viaggio in Terra Santa - la stima del silenzio, atmosfera ammirabile e indispensabile dello spirito, mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo” (Insegnamenti di Paolo VI, XI/II, 1964, p. 25). Quanto è importante per noi - soprattutto per noi - riscoprire il valore del silenzio! Come è possibile per un presbitero o per una persona consacrata, pienamente presi dall’attività apostolica, crescere nella vita interiore senza congrue pause di orazione e di adorazione? Il silenzio è spazio vitale dedicato al Signore, in un clima di ascolto e di assimilazione della sua parola; è santuario della preghiera, focolare di riflessione e di contemplazione. Per conservarsi ferventi e zelanti nel proprio ministero, occorre saper accogliere le interiori ispirazioni divine. Ed è possibile fare ciò solo se si è capaci di sostare accanto al divino Maestro. Gesù non chiamò i Dodici soltanto per “mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni”, ma soprattutto perché “stessero con lui” (Mc 3, 14-15). Vi soccorrono, al riguardo, gli esempi luminosi dei Santi Antonino abate e Catello vescovo, Patroni della vostra Arcidiocesi. Benché fossero ricercati da tutti e il loro cuore ardesse di zelo missionario, si sottraevano spesso alle folle, cercando rifugio nella quiete silenziosa del monte Faito.

3. Stare con Gesù: sia questo il vostro più grande desiderio. Stare con Lui come gli Apostoli e come, ancor prima a Nazaret, Giuseppe e Maria. ParlarGli in modo familiare, ascoltarlo e seguirlo docilmente: questa non è soltanto una esigenza comprensibile per chi vuole seguire il Signore; è anche condizione indispensabile di ogni autentica e credibile evangelizzazione. È vano predicatore della Parola - osserva opportunamente Sant’Agostino - chi prima non l’ascolta dentro di sé. Ve l’ha ricordato pure il vostro Vescovo nella recente Nota pastorale, con la quale vi ha esortato a e io “incominciare dal Principio”, cioè da Gesù, Verbo eterno fatto carne e venuto ad abitare fra noi. Mantenetevi sempre uniti a Cristo. Quei mezzi che la sapienza millenaria della Chiesa non si stanca di raccomandare ai fedeli perché possano corrispondere alla grazia soprannaturale - la pratica frequente del Sacramento della Penitenza, la partecipazione devota alla Santa Messa, la celebrazione della Liturgia delle Ore, la “lectio divina”, l’adorazione eucaristica, gli Esercizi Spirituali, la recita del Rosario - a maggior ragione debbono essere amati e ricercati da voi, carissimi fratelli e sorelle, associati più strettamente alla missione del Redentore. Prima di essere animatori delle Comunità affidate alle vostre cure pastorali, siate loro modelli di preghiera e di perfezione spirituale. Dal costante ricorso alla preghiera potrete trarre le energie interiori necessarie per superare le difficoltà, vincere le tentazioni e crescere nella carità e nella fedeltà alla vostra vocazione.

4. Il silenzio orante, che contempliamo nella casa di Nazaret, ci appare, così, un silenzio generatore di fedeltà e di unità. Della Sacra Famiglia, icona della Chiesa, possiamo ben dire che aveva “un cuor solo e un’anima sola” (At 5, 32). Ispiratevi sempre, nella vostra Comunità ecclesiale, a questo santo modello di perfezione e di unità. Tale intima unione di carità, come voi sapete, non è il risultato di intese e accordi umani, bensì il dono dello Spirito Santo ed esige un itinerario costante di conversione, perdono e fraterna riconciliazione.

Ricercatela questa superiore unità, soprattutto voi sacerdoti. Mantenete l’unità della fede, senza cedere a mode e ipotesi teologiche che possono allontanarvi dall’unico deposito saldo e certo delle verità evangeliche, affidato al Magistero della Chiesa. Conservate l’unità della prassi liturgica, sapendo che i presbiteri sono servi e amministratori della multiforme grazia di Cristo celebrata nei sacramenti (cf. 1 Pt 4, 10). Tendete costantemente all’unità negli obiettivi pastorali, favorendo la collaborazione, il dialogo e l’intesa fra ogni componente della vostra Comunità, promuovendo i carismi e le ministerialità specialmente fra i laici, e concorrete tutti a rendere il vostro presbiterio strumento e modello di cordiale concordia. Vivete l’unità nella carità, approfondendo la dimensione fraterna del presbiterato, che concretamente si attua grazie alla stima e all’amicizia, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6, 2). Crescete nell’unità con il vostro Vescovo. Scriveva nel primo secolo Ignazio di Antiochia: “Come il Signore non operò nulla, né personalmente, né per mezzo degli apostoli senza il Padre, dato che è una sola cosa con Lui, così nemmeno voi fate nulla senza il vescovo e i presbiteri. Neppure tentate di far passare per lodevole qualche opera compiuta da voi per conto vostro. Invece, uniti insieme, ci sia una sola preghiera, una sola supplica; una sia la mente, una la speranza nella carità e nella gioia senza colpa” (Ai Magnesii, VII, 1-2).

5. Quale prezioso insegnamento viene a noi quest’oggi dalla casa di Nazaret! Se prestiamo attenzione al silenzioso insegnamento della Sacra Famiglia, appare chiara la strada da percorrere: è la strada dell’umiltà, madre di tante virtù. L’umiltà è innanzitutto verità, è accoglienza sincera degli altri, è disponibilità all’azione di Dio, è povertà e semplicità di spirito. Voi, cari religiosi e religiose, entrando idealmente nell’umile dimora nazaretana che possiamo considerare come il primo cenobio, comprendete più facilmente l’importanza della radicalità evangelica che, nella povertà, castità e obbedienza, grazie anche al carisma proprio di ciascun Istituto, testimonia il primato assoluto di Dio. Voi siete chiamati ad essere i testimoni della salvezza acquistataci da Cristo a caro prezzo (cf. 1 Pt 1, 18-19). Dovete gridare al mondo, con una vita umile e distaccata dagli interessi del mondo, che non è possibile raggiungere la vera gioia e la santità senza lo spirito delle Beatitudini. Ponete, pertanto, ogni cura per rendere la vostra testimonianza limpida e coerente. Imitate, nella vostra singolare missione, Maria, la quale unita a Giuseppe, uomo giusto, da un vincolo di amore sponsale e verginale, celebra il Padre con i cantici, lo adora in silenzio, lo loda con il lavoro delle mani, lo glorifica con tutta la vita (cf. Prefazio della Messa in onore della B.V.M.).

6. Nella semplice abitazione di Nazaret trovate ispirazione per il vostro itinerario formativo anche voi, cari seminaristi che vi apprestate ad essere gli apostoli della nuova evangelizzazione. Nazaret rappresenta, infatti, un esigente programma di formazione spirituale. Imitate Gesù nel preparare il vostro avvenire con pazienza, umiltà e docilità, nello studio e nella disciplina, nella preghiera e nell’ascolto della Parola di Dio. Vi sostenga il materno aiuto della Vergine Santa e vi accompagni la protezione di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale.

A tutti voi qui presenti - presbiteri, religiosi e religiose, seminaristi e aspiranti alla vita consacrata - assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto una speciale benedizione, che estendo a quanti vi sono cari nel Signore.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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