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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA GRAN BRETAGNA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 26 marzo 1992

 

1. Sono molto lieto di accogliervi oggi, Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Liverpool, in occasione della vostra visita “ad limina”. La fonte della mia gioia nell’incontrarvi è il ministero apostolico che condividiamo e il pensiero della profonda vita cristiana e della grande vitalità delle Chiese che voi presiedete. Vi saluto con le parole di San Paolo: “grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Fil 1, 2). Come San Paolo condivideva con i fratelli di Filippi una “cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 5), così noi, successori degli Apostoli, siamo uniti nella meravigliosa chiamata e nella consacrazione, offertaci dal Signore, ad essere servitori della Buona Novella di salvezza. Con gratitudine nei confronti dell’Arcivescovo Worlock per le sue gentili parole e per i sentimenti che egli ha espresso da parte vostra, vi assicuro che vi ricordo ogni giorno nelle mie preghiere e nella mia preoccupazione per la Chiesa.

2. La settimana scorsa, ho condiviso con i Vescovi delle Province Ecclesiastiche di Westminster, Southwark e Birmingham, alcune riflessioni sulle varie sfide che state affrontando nel vostro ministero episcopale. In particolar modo, mi sono soffermato sulla necessità della comunità cattolica di rafforzarsi nella fede e di comprendere più chiaramente le implicazioni di quella fede, in modo da “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15). E non si tratta soltanto di “rispondere”, ma di dimostrare la piena verità e il pieno potere del messaggio evangelico della salvezza in Cristo a una società che ha bisogno di illuminazione e di incoraggiamento. Questa mattina desidero soffermarmi su un aspetto particolare di quella sfida, poiché riguarda la vostra responsabilità di essere maestri ed educatori nella fede.

In questo grande compito siete sostenuti dalla speciale consacrazione ricevuta dallo Spirito Santo al momento della vostra ordinazione episcopale. Con il medesimo aiuto dello Spirito Santo, nel corso dei secoli, i vostri predecessori hanno fondato una tradizione ecclesiale giustamente celebre per i grandi e santi Vescovi che sono stati insigni maestri del popolo inglese. Allo stesso modo, lo Spirito Santo si è prodigato nella vostra nazione attraverso le opere degli innumerevoli sacerdoti, religiosi e fedeli laici che hanno costruito un’identità cattolica, che non deve essere perduta o sminuita, poiché riflette una fedeltà essenziale alla comunione apostolica e universale, che ha la sua guida tangibile nel Successore di Pietro (cf. Lumen gentium, 18). Uno sviluppo concreto di questo vigore ecclesiale è il sistema delle scuole e dei collegi cattolici nelle vostre Chiese locali, attraverso i quali esercitate, in parte, le vostre responsabilità di tutori della fede, incaricati di trasmettere ciò che voi stessi avete ricevuto (cf. 1 Cor 15, 3).

3. Quando, in una precedente occasione, ho parlato ai membri della vostra Conferenza Episcopale, delle scuole cattoliche (cf. Discorso ai Vescovi della Provincia di Westminster, 29 febbraio 1988), molti di voi erano in procinto di riorganizzarle. Apportare le modifiche necessarie per assicurare che le vostre scuole continuino a dare il loro essenziale contributo al bene comune del Popolo di Dio, era un compito che richiedeva uno sforzo cauto e diligente. Questo continua a impegnarvi come genitori, insegnanti e autorità scolastiche, in scelte difficili e riforme esigenti. Ciò che è essenziale è che non ci dovrebbe essere una mancanza di impegno o di generosità. Questo è ancora più importante, perché, in Gran Bretagna, voi e i vostri confratelli Vescovi avete affidato alle scuole un ruolo significativo nell’educare i bambini e gli adolescenti nella fede.

4. Nella nostra epoca, caratterizzata com’è da una certa confusione sulla natura e sullo scopo dell’educazione - una confusione che, in modo abbastanza logico, deriva da opinioni contrastanti sulla persona umana e sul significato e sullo scopo finale della vita - è indispensabile esprimere con chiarezza gli obiettivi dell’educazione cattolica e, per i Vescovi, è indispensabile offrire una guida efficace nella ricerca della cooperazione fra tutti coloro che sono impegnati nel raggiungimento di quegli obiettivi.

Spiegando ai fedeli delle vostre Diocesi lo scopo dell’educazione cattolica, condividerete con loro parte delle molteplici ricchezze del Concilio Vaticano II. Non è necessario ripetere, in questa sede, tutto ciò che la Dichiarazione del Concilio sull’Educazione Cristiana afferma a questo proposito (cf. Gravissimum educationis, 1-2). Essenzialmente, le scuole cattoliche devono mirare a guidare i loro studenti verso quella maturità umana e cristiana che permetterà loro di rispondere alla loro chiamata in seno alla Chiesa e di contribuire al bene comune della società. Preparare gli studenti a vivere una vita onesta in questo mondo e ad essere degni del Regno di Dio, di cui la Chiesa sulla terra costituisce “il germe e l’inizio” (Lumen gentium, 5), sono due aspetti di un singolo obiettivo: precisamente, aiutarli a conoscere, ad amare e a seguire Cristo, vero Dio e vero uomo che è la verità di Dio e la verità dell’uomo (cf. Redemptor hominis, 8).

5. È appropriato parlare di educazione religiosa come “il fulcro dell’essenziale corso di studi”. L’educazione religiosa nelle scuole cattoliche riguarda l’educazione integrale degli allievi, sia attraverso la dimensione religiosa della scuola nel suo insieme che mediante il programma specifico degli studi religiosi che essa fornisce. Questa educazione religiosa è più ampia della catechesi, ma deve anche includere la catechesi, perché uno scopo principale della scuola cattolica dev’essere quello di trasmettere la fede. Il Vangelo è il centro vitale che deve animare e modellare tutto ciò che viene detto e fatto nella scuola. In un ambiente tale, gli allievi saranno in grado di trovare la vera ispirazione e la vera libertà che, da sole, li incoraggeranno a incamminarsi, in piena sincerità, sulla via del servizio di Dio e del prossimo.

La catechesi, utilizzando l’esperienza degli studenti come punto di partenza, non può essere posta in opposizione alla trasmissione della tradizione dottrinale della Chiesa, poiché, come ho sottolineato in Catechesi tradendae, “nessuno può raggiungere la verità integrale con una semplice esperienza privata, cioè senza una spiegazione adeguata del messaggio di Cristo...” (n. 22). Una proclamazione chiara e coraggiosa di Gesù Cristo come colui nel cui solo nome siamo salvati (cf. At 4, 12) è necessaria. Ciò non implica che gli allievi che non condividono la professione della fede cattolica non possono avere un posto nelle vostre scuole. I loro genitori li mandano a queste scuole conoscendo l’etica religiosa che verrà loro impartita e confidando nel rispetto dell’integrità della coscienza dei loro figli. Questo rispetto, comunque, non dovrebbe alterare la natura fondamentale dell’identità cattolica della scuola.

6. Desidero incoraggiarvi nei vostri sforzi per un riesame del materiale didattico religioso, allo scopo di assicurare che sia basato sui principi della vera catechesi. Come ha dimostrato ampiamente la consultazione dei Vescovi del mondo relativa al Catechismo Universale, esiste la necessità, fortemente sentita in seno alla Chiesa, di una catechesi che sia teologicamente sana e pedagogicamente appropriata, una catechesi che offrirà agli studenti una presentazione completa e sistematica della dottrina della Chiesa, così come insegna, in modo autentico, il suo Magistero, assicurando, al tempo stesso, che essi non saranno mai privati delle opportunità di fare propria questa eredità. Solo in questo modo gli studenti avranno quella educazione nella fede di cui hanno bisogno e che i loro genitori giustamente si aspettano. A questo proposito, confido nel fatto che il Catechismo Universale, pubblicato tra breve, sarà considerato un ulteriore dono dello Spirito Santo alla Chiesa, un’espressione concreta di quella grazia straordinaria che è stato il Concilio Vaticano II.

Quali Pastori, siete del tutto consapevoli che è il cuore e l’animo dell’insegnante ad animare ogni testo o programma religioso. È l’insegnante che trasforma la sillaba da una lettera morta a una esperienza viva dell’insegnamento della fede. Grande è la responsabilità degli educatori religiosi nelle classi cattoliche e in ogni altra situazione che riguardi l’educazione! Ringraziando Dio per la competenza e per l’impegno delle migliaia di insegnanti che fanno delle vostre scuole quei centri educativi eccezionali quali esse sono, sapete che dovete avere degli insegnanti il cui cuore e il cui animo siano plasmati dallo Spirito di Cristo, degli insegnanti che pensino con la mente della Chiesa, che amino e si prendano cura dei loro allievi come membri del gregge di Cristo.

7. A quanti chiedono la continuazione di un distinto sistema scolastico cattolico, i cattolici inglesi non devono mancare di rispondere con argomenti chiari e fondati, in modo da elevare il livello del dibattito sull’educazione, spiegare il punto di vista cattolico e perseverare nel mantenimento delle vostre scuole quale parte dell’esercizio della libertà religiosa. Mentre il costo per il mantenimento di queste scuole è elevato, bisogna riconoscere che esse offrono un incommensurabile servizio al bene comune. In esse, gli studenti imparano a valutare le questioni della nazione e del mondo alla luce di quella regola morale che è il fondamento della pace civile. Viene loro insegnato che, nello svolgimento dei propri ruoli in seno alla società, essi dovrebbero agire in modo corretto, temperato e coraggioso. La scuola cattolica è testimone della verità che l’educazione autentica cerca di fare di più che di infondere, semplicemente, la conoscenza, o di educare le persone ad adempiere a un compito economicamente produttivo. Tutta l’educazione degna di questo nome cerca di generare come se fosse una persona vera e completa, una persona in cui la levatura morale non è meno sviluppata delle abilità teoretiche e produttive.

8. Cari confratelli Vescovi, con questi pensieri ho desiderato essere vicino a voi nel vostro ministero nei confronti del Popolo di Dio. Desidero anche ringraziare voi e il vostro clero, i religiosi e i fedeli laici, per il vostro zelante servizio di Cristo e della Sua Chiesa. Nel corso dei secoli, la Chiesa nel vostro paese è stata arricchita di numerose grazie divine, non ultimo è l’esempio dei molti martiri che, con la potenza dello Spirito Santo, hanno vissuto fino in fondo il mistero della Pasqua di Cristo. Ora, non meno che in passato, il richiamo alla santità dev’essere la principale preoccupazione di tutti i membri della Chiesa. È la testimonianza di obbedienza al Padre celeste, ricolma di amore evangelico, che parla nella maniera più efficace a un mondo bisognoso della riconciliazione con Dio e della pace fra gli uomini e fra le nazioni.

La Chiesa in Inghilterra può, a ragione, vantarsi di essere “la dote di Maria”. Con le preghiere di Nostra Signora della Redenzione possano tutti i cattolici del vostro Paese continuare a “sostenere la fede cattolica, a rimanere devoti alla Benedetta Vergine Maria e obbedienti a Pietro” (Colletta, Ricordo di Nostra Signora della Redenzione). A voi tutti e a quanti sono affidati alla vostra cura pastorale imparto la mia benedizione apostolica a testimonianza della grande forza e dell’immenso amore di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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