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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE APOSTOLICA CENTRO-EST
DELLA FRANCIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 28 marzo 1992

 

Signor Cardinale,
Cari confratelli nell’Episcopato,

1. Durante questa visita “ad limina” in cui avete la gioia di vivere un momento di fratellanza e di stretta collaborazione tra voi, Vescovi della regione apostolica “Centre-Est”, sono felice di accogliervi per manifestare la comunione che vi unisce alla Sede di Pietro e per condividere la nostra comune missione di successori degli Apostoli. Le vostre giornate di preghiera e di scambi con i miei collaboratori vi consentiranno di rinnovare il vostro servizio pastorale in questa regione della Francia che fu la prima dell’antica Gallia ad accogliere e vivere il Vangelo, talvolta fino a offrire il proprio sangue.

Ringrazio il Presidente della vostra regione, Mons. Hubert Barbier, che ha ricordato alcune delle preoccupazioni del vostro enorme lavoro di Pastori. Nel rapporto regionale che mi avete inviato, sottolineate le speranze che animano le vostre diocesi ricche di risorse scientifiche ed umane. Ciononostante, come affermate voi stessi, alcune popolazioni sono gravemente colpite dalla recessione economica, molti stranieri presenti nel vostro paese, terra di asilo, non ricevono l’accoglienza che normalmente si deve a ogni essere umano; alcune regioni rurali sono abbandonate perché non consentono più la sussistenza delle famiglie; la crescente mobilità delle persone destabilizza la società. Sono altrettanti elementi dolorosi nella vita degli uomini che richiedono la vostra sollecitudine e che hanno bisogno dell’attenzione delle comunità cristiane che aiutino i propri fratelli più indifesi. Esorto i cristiani a trovare mezzi ispirati dal Vangelo per vivere con i loro concittadini il più grande comandamento che ci ha lasciato Cristo, quello dell’amore. Noi tutti ci riconosciamo in esso. Porto anche insieme a voi nella preghiera questa spina nella carne rappresentata dal modesto numero di giovani che rispondono all’appello di Cristo a seguirlo nel sacerdozio o nella vita religiosa e dalla mancanza di giovani sacerdoti. Tuttavia, voi desiderate porre in essere ogni cosa che possa provvedere ai bisogni del popolo di Dio.

2. Le rapide e molteplici trasformazioni vissute nella nostra epoca sono altrettante sfide al rispetto della dignità dell’uomo e alla diffusione del Vangelo. Questo mi offre l’occasione per ricordare con voi i problemi morali che derivano dal Vangelo. Perché la Parola di Dio esorta ogni cristiano a un comportamento conforme alla chiamata di Cristo, maestro di vita. Come avete constatato, la società moderna è tentata dal relativismo che rende molte persone scettiche. In particolare, i mutamenti culturali e il progresso scientifico sembrano sconvolgere i criteri di discernimento in materia di vita morale. I valori e i riferimenti morali obiettivi sono poco riconosciuti. L’individualismo e il soggettivismo diventano le caratteristiche dominanti nella riflessione e nelle decisioni etiche. Si direbbe che, talvolta, alcuni comportamenti vengano considerati normali e moralmente accettabili perché appartengono a un vasto numero di persone. Regna la confusione quando si lascia credere che quanto è legale sia di per sé morale, in particolare laddove la legge civile contraddice le esigenze della morale. Presso molti nostri contemporanei che non si sono ancora aperti alla speranza della salvezza cristiana e al senso del peccato, sono comparse nuove forme di angoscia. Queste possono portare a un pessimismo esistenziale.

3. Dinanzi a ciò, Cristo, quando si rivolge al giovane ricco, suggerisce una proposta radicale, in vista della vita eterna: “Se vuoi essere perfetto... vieni e seguimi” (Mt 19, 21). E l’Apostolo Giacomo ricorda chiaramente che una fede che non ha opere è una fede morta (cf. Gc 2, 14-26). Sant’Ireneo ne da conferma: “A quanti lo seguono e lo servono, Dio procura la vita incorruttibile e la gloria eterna” (Adv. haer., 14,1). La Chiesa ha il dovere di ricordare che la pratica morale è innanzitutto un invito alla felicità rivolto da Dio affinché l’uomo e il mondo abbiano la vita in abbondanza.

Come afferma il catechismo dei Vescovi di Francia, la vita appartiene all’Alleanza che Dio ha stretto con gli uomini; un’Alleanza in cui l’uomo s’impegna con la fede e con le sue opere. La Chiesa desidera rivelare al mondo che la vita morale, appoggiandosi alla pratica della legge, è un modo nuovo di vivere volgendosi risolutamente verso la salvezza, offerta per grazia. Per questo, l’insegnamento morale presuppone una catechesi sul senso dell’essere e dell’agire umani, sulla teologia della creazione e dei fini ultimi, del peccato e della grazia.

Una società che non voglia incorrere nei rischi di una disperazione certa per i suoi membri, non può costruirsi senza precetti morali e soprattutto senza riferimento a una visione dell’uomo come essere spirituale chiamato, per sua natura, alla perfezione; in altre parole, senza una sana antropologia. Cristo, nella sua Incarnazione, ci ha svelato l’uomo perfetto. Nel mistero dell’Assunzione, contempliamo in Maria il dono che ci è stato riservato. La Scrittura ci rivela la natura dell’uomo creato a somiglianza di Dio, specchio dello splendore trinitario che nessuna debolezza, nessun peccato e nessuna malformazione può oscurare o alterare completamente. L’umanità dell’uomo è l’iconostasi di Dio. Perciò, l’essere umano è un bene tanto prezioso che nessun altro può paragonarsi ad esso nel momento della decisione morale. Questo messaggio, inserito nella Scrittura, fornisce all’uomo una grande speranza e un’intensa gioia che nessuno gli può rapire. Il discernimento e il retto agire sono le risposte dell’uomo che, esercitando le sue capacità più elevate, il suo giudizio e la sua ragione, accetta di volgersi verso Dio e di entrare nell’Alleanza definitivamente suggellata in Cristo. Quest’Alleanza comporta due aspetti congiunti, il decalogo presente nell’Antico e nel Nuovo Testamento, e la legge d’amore che ne trae le conclusioni. Sono questi i due polmoni della vita morale. Ogni esperienza umana è esigente, perché non può succedere che ci si lasci guidare dal desiderio di un istante, ma bisogna, al contrario, unificare la propria vita e il proprio essere per orientarli verso il bene. La legge morale è uno degli elementi necessari perché questo orientamento sia fonte di un’autentica libertà. Non si tratta di un fatto privato e puramente soggettivo, poiché la grandezza della vocazione umana supera l’esistenza individuale. Più ancora, essa non deve sposare le idee del tempo, poiché è ordinata ai beni essenziali e svolge, per questa ragione, un ruolo profetico. Infatti, apre l’uomo alla dimensione della speranza che esige da ciascuno un impegno radicale. La legge d’amore può allora espandersi nella verità; essa porta all’adesione a Cristo per essere, come Lui, al servizio dei nostri fratelli.

Le virtù teologali e morali sono la chiave di un tale modo di vivere. Ricordate agli uomini che la vera gioia viene dall’ascesi, dall’esigenza e dalla lotta affinché il peccato non vinca sul bene.

4. Far conoscere agli uomini le implicazioni della vita morale, fornire ad essi i mezzi per discernere il bene e vivere nella verità e formare le coscienze, costituiscono dei compiti essenziali ed urgenti del vostro ministero episcopale. Saluto gli sforzi compiuti nella vostra regione, in particolare nelle Facoltà cattoliche di Lione, per ridare il suo posto alla ricerca in materia morale, specialmente nel settore della famiglia e dei diritti dell’uomo. L’Università cattolica, sotto la vostra responsabilità, ha l’alta missione di insegnare la fede viva della Chiesa e la rettitudine morale, come ricorda il giuramento di fedeltà prestato dal corpo docente. Vi incoraggio a far appello a persone - sacerdoti, religiosi e laici -, che abbiano una maturità e un equilibrio sufficienti e una retta vita personale. Essi potranno acquisire le competenze e i diplomi richiesti dall’insegnamento e diventeranno professori di filosofia, di metafisica e di teologia morale in grado di offrire ai seminaristi, ai sacerdoti e ai fedeli un insegnamento di qualità, che attinga dalle Scritture, dalla tradizione viva, dalla teologia dei Padri e dei grandi Dottori, dalla teologia spirituale e dal Magistero della Chiesa, gli elementi necessari alla formazione delle coscienze al fine di consentire scelte morali. Ricordate agli insegnanti, agli studenti e a quanti partecipano a una conoscenza e approfondimento del messaggio cristiano, quanto il loro lavoro sia importante per l’insieme della Chiesa.

5. Il divenire della famiglia vi preoccupa al di sopra di tutto. Avete inserito questo tema nel programma della prossima Assemblea generale della Conferenza dei Vescovi di Francia, a Lourdes, durante questo anno 1992. A varie riprese, avete segnalato quanto le condizioni di vita, gli orari di lavoro e la scarsità degli alloggi incidano sulla vita familiare dei vostri contemporanei; ma, più profondamente, è la stessa istituzione del matrimonio che viene scossa in queste fondamenta. Auspico che i vostri lavori contribuiscano a ravvivare, nelle comunità cristiane, la cura di questo aspetto centrale della Pastorale delle vostre diocesi e possano offrire alle famiglie, sull’esempio di quanto proponeva San Francesco di Sales ai laici della sua epoca, un aiuto per costruire la loro vita spirituale e per superare le difficoltà quotidiane. Vi siete impegnati nel promuovere nelle vostre diocesi il servizio di Pastorale familiare che ha il compito di coordinare l’educazione dei giovani in materia di vita affettiva e la preparazione al matrimonio e aiutare le famiglie. Alcuni movimenti di laici forniscono il loro generoso contributo a queste opere.

La presa di coscienza del valori legati al sacramento del matrimonio presuppone una pedagogia di vasto respiro. Sin dall’infanzia, ma soprattutto nel periodo dell’adolescenza, è importante che i giovani trovino accanto a loro adulti equilibrati in grado di rispondere chiaramente alle domande che essi portano in sé. So che non mancate di incoraggiare i movimenti di laici qualificati per accompagnarli in questo periodo della loro esistenza tanto importante per la costruzione della loro personalità.

In questa formazione, i genitori devono avere il primo posto anche se i figli non si rivolgono spontaneamente a loro. Ricordate ad essi che trasmettono i valori essenziali, la beltà e la profondità del mistero della vita attraverso il loro proprio modo di vivere il loro amore. I figli sanno riconoscere la grandezza di una rettitudine morale e di una purezza di vita. La famiglia è il luogo della prima formazione morale. In essa si imparano gli atteggiamenti di rispetto per la vita. Mediante questo insegnamento, essa conserva la qualità dell’amore. Offre ai giovani una visione del senso dell’esistenza, delle relazioni amorose e delle virtù della castità e della continenza. Sembra essenziale anche ricordare il senso della sessualità umana e di ritrovare il valore dei fidanzamenti.

So che avete a cuore la formazione di sacerdoti e di sposi cristiani in grado di preparare i fidanzati al matrimonio. Senza dimenticare il contributo delle scienze umane, è importante mostrare che il senso del sacramento del matrimonio è fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sul Magistero della Chiesa. Il matrimonio presuppone uno spirito di donazione e di sacrificio e un’accoglienza dell’altro capace di arrivare fino al perdono. Voi avete constatato che l’attuale ambiente, spesso orientato verso una ricerca edonistica, non invita a vivere un tale impegno che, tuttavia, è il solo che può aprire a una vita coniugale e familiare responsabile, costruita sulla profondità del mistero dell’Alleanza. La costruzione di una famiglia riposa su un sì definitivo e indefettibile. Con il sacramento del matrimonio, gli sposi hanno il compito insigne di rendere presente l’amore di Dio per il suo popolo e l’amore di Cristo per la sua Chiesa. Impegnarsi in quest’Alleanza rende responsabili non soltanto della propria fedeltà, ma anche della fedeltà del congiunto. A quanti si dedicano al servizio delle famiglie, nelle organizzazioni diocesane, o nei movimenti, portate l’incoraggiamento del Papa.

Gli uomini e le donne che vivono in situazioni irregolari dal punto di vista religioso hanno bisogno dell’assistenza spirituale e dell’aiuto pieno di sollecitudine affettuosa della Chiesa e, in primo luogo i divorziati risposatisi, come ho affermato nell’esortazione apostolica Familiaris consortio (cf. nn. 79-84). Tuttavia, questo non si può realizzare fuori dal quadro fissato dal Diritto e dal Magistero della Chiesa, perché la Chiesa è custode e non signora dei sacramenti istituiti da Cristo. Incoraggio i Pastori ad accogliere le persone che vivono in simili situazioni e a essere attenti ai loro bisogni per consentir loro di vivere la propria vita battesimale.

6. Le nuove scoperte e i progressi legittimi delle ricerche scientifiche costituiscono un’opportunità da cogliere per il divenire dell’umanità. Nel momento in cui sembra che si volti poco a poco la pagina dello scientismo, esse impongono ai ricercatori e a tutti gli uomini d’interrogarsi sui criteri di moralità dell’agire umano e sulla qualità delle decisioni che vengono assunte. Il mondo della sanità e della ricerca è al servizio della vita per consentire all’uomo di vivere tutte le fasi della sua esistenza nella dignità e nell’umanità che gli sono proprie. La società e le autorità civili hanno il dovere di proteggere le persone, in particolare le più fragili, dinanzi agli eventuali eccessi delle scienze e delle tecniche.

Molte domande sorgono nelle scelte scientifiche o terapeutiche. Tuttavia, le decisioni non possono essere prese senza tener presente la natura infinitamente rispettabile di ogni essere umano, creatura amata da Dio, che ha un diritto inalienabile alla vita e che dev’essere protetto sin dal suo concepimento, fino alla sua morte naturale. Rifiutare la vita ai più deboli e agli handicappati è una vera ingiuria a tutti coloro che, per diverse ragioni, vivono queste situazioni. Questo costituisce un inconfessabile eugenetica. Inoltre, qualunque sia la prognosi, non si possono mai giustificare scelte terapeutiche radicali, in funzione di un’arbitraria e soggettiva definizione della qualità della vita e dei soli criteri medici o scientifici. In uno slancio di umanesimo, il personale della sanità deve far comparire i referenti evangelici che illuminano le sue decisioni terapeutiche e morali, cioè la dignità di ogni essere umano. Saluto quanti lavorano nel mondo della sanità al servizio dell’uomo e della vita e si dedicano, con un’attenta presenza, alle persone provate dalle malattie. Assicurate la mia preghiera ai malati, agli handicappati e ai gruppi di cappellanie che li accompagnano con delicatezza e che hanno il compito di manifestare l’amore di Cristo per ogni uomo. Il mio incoraggiamento va alle Congregazioni religiose che perpetuano una lunga tradizione caritatevole e ospedaliera al servizio dei più deboli e dei più piccoli.

7. Cari Confratelli, nel concludere questo incontro, vorrei rinnovarvi il mio appoggio per gli sforzi che state compiendo nella vostra missione pastorale. Ne conosco le difficoltà e chiedo a Cristo di colmarvi della sua gioia e del suo Spirito perché possiate dare al popolo di Dio il nutrimento spirituale di cui ha bisogno e fargli scoprire la verità che rende liberi. Portate il cordiale saluto del Successore di Pietro a tutti i laici delle vostre diocesi, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose che si impegnano affinché, in tutte le situazioni della sua esistenza, l’uomo viva degnamente. Portate loro il mio incoraggiamento a continuare a trasmettere al mondo la salvezza e la speranza, seguendo il soffio dello Spirito. Che in questo tempo di Quaresima ognuno lasci purificare i suoi sensi per vivere la libertà dei figli di Dio. Vi affido alla cura della Madre di Cristo e dei santi delle vostre diocesi e invoco su voi tutti la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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