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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA GIULIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RAPPRESENTANTI DEL MONDO DEL LAVORO DI PORDENONE

Pordenone - Venerdì, 1° maggio 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Questo appuntamento col mondo del lavoro, nel corso della visita pastorale all’amata Regione del Friuli-Venezia Giulia, assume un significato del tutto singolare. Si svolge, infatti, il primo maggio, memoria di San Giuseppe artigiano e festa del lavoro. Ci incontriamo, poi, nell’ambito di una grande industria, la ditta Zanussi, che, quale parte integrante del gruppo Electrolux Zanussi, occupa una posizione di prestigio nel campo degli elettrodomestici. Ho ascoltato con vivo interesse e profonda attenzione quanto, poco fa, hanno detto i vostri rappresentanti, i quali, facendosi interpreti dei comuni sentimenti, mi hanno esposto le preoccupazioni e le attese che caratterizzano la vostra esistenza di uomini e donne occupati nell’attività lavorativa, di persone attente alle sfide dell’attuale momento storico, di credenti desiderosi di dare valore soprannaturale alla quotidiana fatica. È, pertanto, con grande gioia che mi trovo tra voi e tutti di cuore vi saluto. Il mio cordiale pensiero va al Presidente dell’Azienda, all’Amministratore delegato e al Consiglio di Amministrazione, ai dirigenti e a tutti i lavoratori. Esso si estende ben volentieri, in un ideale abbraccio, agli imprenditori, alle varie organizzazioni lavorative, alle associazioni sindacali, alle generose e tenaci maestranze e all’intera popolazione friulana.

2. La vostra terra, crocevia di Nazioni e di culture, porta in sé una vocazione europea, che nel passato ha fatto del Friuli un centro dinamico di animazione sociale e religiosa. Oggi voi vi trovate a svolgere un ruolo importante nei confronti della nuova Europa, rappresentando geograficamente un punto strategico di incontro e di contatto con i Paesi dell’Est e del Centro del nostro Continente. E quanta importanza rivestono il lavoro e la capacità di intesa fra i popoli per la promozione di uno sviluppo che rispetti l’autentica dignità della persona e si mostri aperto ai fondamentali valori dello spirito! Voi siete eredi di una lunga e tenace tradizione, che si è imposta all’ammirazione del mondo per serietà d’impegno e dedizione infaticabile al dovere. I vostri avi, che hanno conosciuto la non facile esperienza dell’emigrazione, hanno lasciato dappertutto il segno di una apprezzata onestà e l’esempio di una consapevole testimonianza cristiana. Sono valori, questi, che anche voi oggi vi sforzate di incarnare, in una società diversa e in continuo mutamento, cercando di far sì che il lavoro conservi sempre il suo volto umano. Voi siete consapevoli che il progresso tecnologico, per quanto avanzato e moderno, non deve in nessun caso annullare la parte che è propria dell’uomo; deve anzi rendere quest’ultimo protagonista ancor più responsabile nei confronti del sistema produttivo e della gestione della stessa società. Le nuove tecniche, debitamente applicate all’industria nei vari settori operativi, contribuiranno allora a rendere l’apporto umano meno dispendioso di energie fisiche e maggiormente tributario verso quelle spirituali. La fabbrica, grazie al contributo di ciascuno, potrà così assumere le caratteristiche di una famiglia, nella quale convivono dirigenti, maestranze e operai, concordemente impegnati in una generosa collaborazione, volta a rendere meno pesante l’attività lavorativa e più armoniosi i reciproci rapporti. Resti sempre dinanzi ai vostri occhi, a questo proposito, il modello della casa di Nazaret, dove convivevano la serenità e la semplicità con la dura e diuturna fatica del lavoro.

3. È proprio a quella casa che la Chiesa ci invita oggi a guardare nella festa di San Giuseppe lavoratore. Nel giorno in cui il mondo celebra la festa del lavoro, alla considerazione dei credenti viene additato l’esempio di un operaio, del carpentiere Giuseppe di Nazaret, alle cui premurose cure il Padre celeste volle affidare il proprio unigenito Figlio e la Vergine, Madre del Redentore. Questo per ricordarci che “l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini lungo i secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita... risponde al disegno divino” (Gaudium et spes, 34). La ricorrenza del 1 maggio richiama allo spirito il lungo cammino percorso dai lavoratori per garantire a se stessi e alla società condizioni di vita più eque e degne della persona, in un lento ma costante progresso verso il riconoscimento dei propri diritti e delle proprie responsabilità. Importanti traguardi sono stati conseguiti nella gestione del lavoro e nel superamento della conflittualità fra le parti sociali. Ma molto resta ancora da fare per superare taluni interessi corporativi, alcune resistenti barriere ideologiche e gli ostacoli che tuttora si frappongono alla realizzazione di vere comunità di lavoro improntate al rispetto reciproco e alla condivisione.

Il lavoro non va mai considerato semplice merce, né chi lavora può essere ridotto a un mero ingranaggio della macchina produttiva, per quanto progredita ed efficiente essa sia. Se è ovvio che il lavoro è produzione di beni e di servizi, se è comprensibile che esso tenda a un naturale e legittimo profitto, ciò non deve mai avvenire a scapito dei diritti della persona. Non la legge del profitto, non ragioni di potenza e di dominio, non la ricerca di un progresso puramente materiale debbono essere i criteri decisivi nell’orientamento dell’attività produttiva, ma sempre e soprattutto l’uomo, la sua dignità, le sue profonde aspirazioni e l’attenzione a tutte le sue autentiche esigenze, soprattutto a quelle spirituali. Oggi, pertanto, festa dei lavoratori, noi celebriamo in primo luogo la festa dell’uomo, delle sue molteplici potenzialità produttive e delle sue più profonde aspirazioni. Celebriamo la festa dell’uomo lavoratore, che con la sua opera arricchisce l’umanità e può allargare gli spazi della solidale collaborazione fra gli individui e i popoli.

4. Avete dinanzi a voi, carissimi fratelli e sorelle, i notevoli risultati ottenuti nella vostra Regione grazie al grande impegno profuso dall’intera famiglia lavorativa. È stata la vostra stessa esperienza a insegnarvi quanto sia indispensabile la collaborazione fra tutte le forze attive per costruire una società improntata alla vera solidarietà, all’accoglienza e al rispetto di ogni prestatore d’opera. Mentre mi felicito con voi per tali incoraggianti successi, vi esorto ad affrontare con paziente tenacia i problemi che in questo momento vi preoccupano maggiormente. Innanzitutto la crisi occupazionale dei giovani. È necessario far sì che questi possano accedere al mondo del lavoro. È un loro diritto che, se soddisfatto, contribuirà a rendere più sereno il futuro dell’intera comunità. Dopo lunghi anni di studio o di preparazione professionale, giustamente essi bramano di potersi rendere utili alla comunità e desiderano prepararsi un avvenire sicuro. Ma il problema della mancanza del lavoro non tocca solo il mondo giovanile. Altre categorie sono alla ricerca di un’occupazione: si pensi, in particolare, agli extracomunitari, bisognosi oltre che di lavoro, di un alloggio e di assistenza, ai portatori di handicap, che aspirano a inserirsi in modo dignitoso nel campo della produzione e dei servizi. Nella nostra società, che si avvia rapidamente verso il Duemila, si affacciano nuove problematiche e inedite sfide sociali. Si avverte l’urgenza di ribadire certi valori tradizionali senza i quali la comunità degli uomini risulta notevolmente impoverita e finisce per rinchiudersi, pur senza volerlo, in una concezione della vita sterile ed egoistica. Come, ad esempio, non avvertire che è indispensabile ripensare ad alcune difficoltà che incontra la famiglia oggi e, tra queste, il grave problema della denatalità, che comporta oltretutto un preoccupante spopolamento connesso con un crescente invecchiamento della popolazione? Lavoro e famiglia sono realtà tra loro strettamente legate: nell’uno come nell’altra l’uomo è chiamato a collaborare con Dio alla realizzazione del suo progetto di amore. Occorre non lasciarsi mai prendere da una visione dell’esistenza dominata da preoccupazioni solo terrene e volta al conseguimento di beni puramente materiali. Bisogna, invece, che i credenti aprano lo spirito alla prospettiva evangelica che illumina e dà senso a ogni scelta personale e sociale.

5. Carissimi, sentite al vostro fianco, nella quotidiana fatica del lavoro, la Chiesa. Essa vi è vicina, vive le vostre preoccupazioni e vi incoraggia nel nome di Cristo a non perdere mai la speranza. Con fiducia nella Provvidenza di Dio, create spazi sempre più larghi di solidarietà, particolarmente in favore dei più deboli e dei più poveri. Di tale solidarietà siano un segno concreto anche gli investimenti di mercato e i progetti che andate attuando nel mondo dell’Est. Nel momento in cui si aprono le frontiere dell’Europa, si rende necessario promuovere in ogni modo un’etica professionale rispettosa dei diritti umani e capace di realizzare una fraterna e intensa collaborazione tra i popoli. In questo sforzo, certamente non facile, la Chiesa vi segue con simpatia; prende parte ai vostri progetti, comprende i vostri problemi, apprezza il vostro impegno. Vuole essere al vostro servizio. Essa, carissimi amici del mondo del lavoro, vi ama. Con voi vuole condividere la fatica, il sudore, l’insicurezza, l’ardente desiderio di gioia e di fraternità. Esperta in umanità essa, che conosce il cuore dell’uomo, vi domanda di porre al centro di ogni vostro programma la suprema legge dell’amore, traducendola in gesti concreti di giustizia distributiva e di generosa condivisione.

Come dimenticare che, nel vostro passato, uomini di pensiero e di azione hanno contribuito, nel solco del magistero sociale cattolico, a creare quella profonda unione tra le forze produttive e sociali che caratterizza il vostro popolo? Vi esorto a non abbandonare quelle radici cristiane che hanno consentito ai vostri avi di recare nel mondo il segno della laboriosità e dell’intraprendenza di un popolo fiero e leale.

Invocando su ciascuno la protezione di San Giuseppe, uomo del lavoro, vi ringrazio per avermi concesso di trascorrere questa festa del 1° maggio insieme con voi. Vi sono riconoscente per l’accoglienza e per avermi dato l’occasione di avvicinarmi alla ricca realtà del mondo lavorativo del Friuli-Venezia Giulia. Nell’assicurare un particolare ricordo nella preghiera per voi, per le vostre famiglie, per quanti non hanno lavoro e per coloro che sono in pensione dopo aver lavorato per tanti anni, tutti benedico di cuore.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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