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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA GIULIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI E I RELIGIOSI DELLA DIOCESI

Cattedrale di San Giusto - Trieste
Venerdì, 1° maggio 1992

 

1. Con animo particolarmente grato al Signore vi saluto, carissimi Fratelli e Sorelle, qui convenuti per questo incontro, che rappresenta uno dei momenti più significativi della mia Visita pastorale. Il tempio che oggi ci raccoglie, la Cattedrale di Trieste, aiuta a comprendere il senso spirituale del momento che insieme stiamo vivendo. Esso, infatti, evoca il Cenacolo, in cui i dodici Apostoli, “insieme con alcune donne e con Maria” (At 1, 14), furono “rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24, 29) e con la forza dello Spirito del Risorto uscirono poi per annunciare nelle varie lingue la novità del Vangelo. Dove Cristo Signore convoca i suoi, là Egli prepara il miracolo della comunione e della missione, forma la Chiesa, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1), e ne fa la messaggera della salvezza per “tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro” (At 2, 39).

L’odierno nostro appuntamento, cari Sacerdoti, Religiosi e Religiose del Friuli-Venezia Giulia, ci invita a rivivere lo spirito di quei primi inizi della Chiesa. E proprio in tale spirito rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Il mio pensiero va innanzitutto con stima ed affetto a Monsignor Lorenzo Bellomi, Vescovo di Trieste, che si è fatto interprete dei vostri sentimenti. Saluto, poi, Monsignor Eugenio Ravignani, originario di questa Diocesi di Trieste, i Pastori delle altre diocesi, insieme con i Superiori e le Superiore degli Istituti Religiosi. Saluto voi, cari Sacerdoti, che condividete in maniera immediata con i vostri Vescovi il ministero pastorale e la missione dell’evangelizzazione; voi, cari Religiosi e Religiose, chiamati ad essere fra il popolo cristiano un segno profetico di speranza e di esclusiva consacrazione a Dio. Penso, in modo speciale, ai vari Monasteri di clausura, che partecipano con spirituale intensità a questa nostra assemblea ecclesiale. Ricordo anche i laici, che si dedicano al servizio della Comunità e le persone anziane o ammalate, che sostengono con il sacrificio della loro sofferenza l’impegno apostolico del Popolo di Dio.

2. La Cattedrale di Trieste si stringe oggi in un vincolo di fede e di comunione con quelle delle altre Diocesi e, tutte insieme, si uniscono spiritualmente all’antica ed insigne Sede patriarcale di Aquileia, dal cui ceppo questa parte della vigna del Signore ha tratto nei secoli linfa abbondante e fruttuosa. Ci apriamo, così, ad un orizzonte umano e soprannaturale, che la fede rende molto più ampio: l’orizzonte della storia delle vostre Chiese, storia di generazioni di uomini e donne dedicati al servizio del Vangelo.

È una lunga, mirabile schiera di persone che con la loro testimonianza hanno illustrato questa Chiesa diocesana sin dalle sue origini. Si tratta di uomini e donne che “hanno ricevuto per la loro fede una buona testimonianza” (Eb 11, 39). Vi conceda lo Spirito Santo di stabilire con essi una reale ed intima sintonia, perché il cammino di ogni Comunità cristiana possa beneficiare del loro esempio e sostegno. Siano pronti i vostri spiriti ad accogliere il loro messaggio di vita e di santità.

3. Carissimi, se noi vogliamo metterci in ascolto della loro esperienza spirituale, non ci sarà difficile riconoscere l’appello personale ed inconfondibile che essi ci ripetono: Siate santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Tutto passa, solo Cristo rimane. Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità.

Carissimi Fratelli e Sorelle, lasciamoci attirare da Cristo; lasciamo che Egli ci introduca nel suo mistero insondabile di comunione col Padre nello Spirito Santo. Siamo stati consacrati nella verità e nell’amore. Dice Gesù: “Per loro, o Padre, io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19). Non possiamo vivere appieno la nostra missione, se ci stacchiamo dalla sorgente inesauribile della santità e della grazia. Perché la testimonianza del credente non perda di trasparenza e di convinzione, occorre sempre recuperare il contatto con le fonti dell’amore divino, soprattutto con la Parola di Dio e con l’Eucaristia, col perdono del Signore e col suo amore misericordioso.

“Rimanete nel mio amore!” (Gv 15, 9), ci ripete Gesù. Occorre che ciascuno di noi si stringa a Cristo, pietra viva, scartata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, per poter poi aiutare i fedeli a rispondere generosamente all’universale chiamata alla santità. Nutrite il vostro spirito di preghiera e di contemplazione. Celebrate con attenzione i Misteri divini e la Liturgia delle Ore “in spirito e verità” (Gv 4, 24): potrete così entrare in quotidiana sintonia col cuore orante della Chiesa, attingendone la necessaria energia spirituale per l’adempimento dei vostri rispettivi compiti.

4. L’unione personale con Cristo nello Spirito Santo introduce i credenti all’esperienza di una rinnovata Pentecoste, grazie alla quale coloro che li incontrano “li sentono annunciare nella loro lingua le grandi opere di Dio” (At 2, 11). Si tratta di una condizione spirituale che concerne tutti i battezzati. Vorrei, però, in questa singolare circostanza, sottolineare come essa riguardi, innanzitutto, i Presbiteri, i Religiosi e le Religiose, da Dio scelti per un ministero del tutto speciale. In effetti, il ruolo che è a voi affidato nella Chiesa, cari Fratelli e Sorelle, richiede che l’intera vostra persona diventi espressione del Vangelo, segno e strumento di quella misteriosa comunicazione che lo Spirito attua in ogni Comunità ecclesiale a favore dell’uomo, di ogni uomo, chiamandolo a conversione e infondendogli fiducia e speranza.

Questa paziente ed insostituibile opera della nuova evangelizzazione ha bisogno di persone che sappiano manifestare, attraverso il loro modo di essere e di agire l’assoluta novità di Cristo. “La nuova evangelizzazione - ho scritto nella recente Esortazione Apostolica postsinodale Pastores dabo vobis - ha bisogno di nuovi evangelizzatori”, ha bisogno di Sacerdoti che si impegnino a vivere il loro sacerdozio come cammino specifico verso la santità. La promessa di Dio è di assicurare alla Chiesa non pastori qualunque, ma pastori “secondo il suo cuore” (Ger 3, 15), per consentire alle pecorelle di camminare sicure sui sentieri della vita e di ricevere la salvezza come supremo dono dell’amore di Dio: proprio questo fa Gesù, il buon Pastore, Lui e i Presbiteri con Lui (cf. Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 82).

Pur essendo diverse le modalità di realizzazione di così impegnativa vocazione apostolica, che concerne oltre i Presbiteri anche i Religiosi e le Religiose, esse sono tuttavia complementari e devono convergere - insieme con quelle proprie dei fedeli laici - a delineare la viva immagine del Corpo mistico di Cristo. I molteplici ministeri e carismi sono sempre in funzione dell’unico compito proprio di tutti i credenti: costruire il Regno di Dio e testimoniare uniti l’unico Vangelo della carità.

5. Abbiamo celebrato da poco la Pasqua, e oggi è il primo giorno del mese di maggio. La liturgia di questo tempo ci invita a rivivere le emozioni degli Apostoli e dei discepoli nei loro incontri con Gesù risorto. In particolare, ci induce a stringerci con la comunità primitiva intorno a Maria nell’intensa attesa dello Spirito del risorto. Fare unità per accogliere lo Spirito.

A voi, cari Presbiteri, è domandato in particolare di vivere la comunione col Vescovo e fra di voi. È il Concilio Vaticano II ad esortarvi all’unione col Vescovo in sincera obbedienza e al vicendevole aiuto della preghiera e della collaborazione, mossi da quella carità che diventa testimonianza davanti al mondo della divina missione di Cristo. La vostra predicazione e il vostro insegnamento siano sempre aderenti al Magistero della Sede Apostolica: ciò vi permetterà di partecipare alle vostre Comunità l’intera ricchezza della dottrina della Chiesa.

Voi, cari Religiosi e Religiose, siete chiamati a vivere l’unità non solo testimoniando la carità nella vita comunitaria, ma anche partecipando attivamente alla vita della Chiesa locale e facendo vostre e sostenendo con entusiasmo le iniziative che essa si propone. A tal fine, sforzatevi di mantenervi fedeli alla vostra consacrazione, secondo il carisma e il ministero di ciascuno, sempre attenti alle indicazioni sia dei vostri Superiori che del Vescovo diocesano. Non venite mai meno all’impegno di formazione permanente nella preghiera personale e liturgica, nello studio e nell’aggiornamento. Preoccupatevi costantemente di proporre al mondo d’oggi l’esempio di una vita vissuta nel distacco dai beni terreni sull’esempio del Maestro, che visse povero, casto e obbediente.

6. Il concreto servizio alla costruzione dell’unità ecclesiale sarà il modo migliore e più efficace di presentarvi alle nuove generazioni, desiderose di testimonianze coerenti e di proposte che diano senso pieno alle più vitali aspirazioni del loro cuore.

Aiutate, pertanto, gli adolescenti, attraverso appropriati itinerari formativi, a scoprire la prospettiva diversa e nuova di una libertà chiamata all’amore nella verità. Siate voi stessi il segno vivente che la vera felicità consiste nel rispondere alla divina chiamata e nel donarsi senza riserve a Dio e ai fratelli.

In particolare, siano vostro impegno prioritario la promozione e il discernimento delle vocazioni sacerdotali e religiose. Il Seminario, centro di ogni Comunità diocesana, sia luogo di preghiera e di contemplazione, di seria formazione dottrinale e di significative esperienze comunitarie. Cari seminaristi, speranze vive della Chiesa, Cristo ha bisogno di voi. Egli vuole fare di ciascuno un suo apostolo, un araldo del Vangelo, il costruttore di una umanità rinnovata dalla carità. Il vasto campo di attività apostolica che vi attende esige che vi prepariate seriamente, che siate disponibili all’intervento trasformante della grazia e pronti sin da ora a fare della vostra vita un dono senza tentennamenti al Signore che vi ha chiamati.

Affido alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, che invochiamo con fiducia in questo mese a Lei dedicato, le attese e i propositi che ognuno di voi porta nel cuore. Il suo aiuto sostenga i vostri passi, carissimi Fratelli e Sorelle, nella diuturna fatica apostolica.

E San Giuseppe, suo Sposo, che oggi veneriamo nella generosa dedizione al quotidiano lavoro, vi renda docili discepoli del divin Maestro, fedeli alle responsabilità che vi sono affidate, così che possiate ricevere la ricompensa promessa.

Con questi sentimenti imparto a voi tutti, qui presenti, a quanti sono affidati alle vostre cure pastorali e a quanti sono anche uniti a noi spiritualmente, forse lontani da qui, una Apostolica Benedizione insieme con il vostro Vescovo e con tutti i Vescovi qui presenti, e davanti a questa primissima e perfettissima Discepola del Signore, suo Figlio, che è Maria.

All’inizio di questo mese di maggio, cerchiamo di guardarla per diventare anche noi sempre più discepoli e discepole di questo Maestro Divino e così umano, così vicino, così incarnato.

Cerchiamo di diventare sempre più i suoi discepoli e le sue discepole.

Sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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