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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA
GIULIA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON GLI AMMINISTRATORI E I POLITICI DELLA REGIONE NEL TEATRO
VERDI DI TRIESTE
Trieste
- Sabato, 2 maggio 1992
Signor Presidente, Onorevoli Senatori e Deputati, Egregi
Amministratori Signore e Signori,
1. Sono contento di trovarmi tra voi, e ringrazio il Signore che ha reso
possibile questo nostro incontro nell’accogliente e storica città di San Giusto.
Trieste, simbolo dell’unità contro la dispersione, baluardo degli alti valori
della patria, della religione e della famiglia, si trova ad essere il capoluogo
naturale di un territorio dalla duplice frontiera e rappresenta come una
cerniera tra il mondo slavo e quello latino, tra i Balcani e il centro
dell’Europa.
Saluto in voi, uomini politici e amministratori, i rappresentanti di un
popolo seriamente impegnato nel cercare le vie migliori per costruire un futuro
a vera dimensione umana per tutti. Saluto, in particolare, con viva cordialità
il Presidente della Giunta Regionale, il Signor Vinicio Turello e lo ringrazio,
oltre che per i sentimenti espressi a nome di tutti, per l’ampio quadro
offertomi della complessa situazione regionale.
Il nostro incontro avviene, per felice scelta, in questo teatro dedicato al
grande musicista Giuseppe Verdi, che con la sua arte ha contribuito in modo
vibrante ed appassionato ad alimentare negli italiani l’amore alla patria e
all’unità, valori fondamentali per la vita di una Nazione. Da questo luogo, in
un momento suggestivo come questo, vorrei inviare un affettuoso saluto ad ogni
abitante del Friuli-Venezia Giulia.
2. Conosco la storia della cara Terra friulana e giuliana, e i momenti di
grande difficoltà, politica ed economica, che le popolazioni hanno qui vissuto,
specialmente al termine del secondo conflitto mondiale per l’esplosione di forti
contrasti ideologici ed etnici. Conosco pure l’antico e doloroso fenomeno della
forzata emigrazione alla ricerca di un lavoro, col conseguente impoverimento di
energie giovanili, sempre necessarie per lo sviluppo economico e il progresso
sociale. Come tacere poi la ferita ancora aperta del popolo istriano, costretto
in massa a lasciare la propria terra natale?
A problemi politici e sociali si è aggiunta, non molti anni fa, la tragedia
del terremoto. La gravità del sisma del 1976 ha messo a dura prova la vostra
resistenza morale. Ma il vivo senso di responsabilità della popolazione,
sostenuto dall’aiuto generoso della Regione e dell’intera Nazione, ha consentito
di avviare una rapida opera di ricostruzione, che ora è quasi completata.
È lecito dunque affermare che voi, uomini e donne del Friuli-Venezia Giulia,
durante la vostra secolare esistenza, segnata da terremoti e guerre,
fluttuazioni sociali e passaggi di eserciti distruttori, non avete mai ceduto
alla tentazione dell’abbattimento, ma, rimboccandovi le maniche, siete riusciti
a risorgere sempre con perseverante coraggio. La stessa emigrazione di forze
giovanili in varie parti del mondo ha rivelato anche aspetti positivi, giacché
ha contribuito a diffondere in altre terre i valori del vostro popolo
acquistando alla vostra Regione universale considerazione e stima. All’Italia,
all’Europa e al mondo voi date un esempio di popolo tenace, di gente dalla
straordinaria capacità di sacrificio, fondata sulla salda roccia di una sincera
e profonda fede cristiana.
3. Se ininterrotto è stato sinora il vostro impegno di solidarietà, ancor più
deciso esso deve farsi adesso, in questo periodo storico complesso e delicato,
nel quale - come ha poc’anzi ricordato il Presidente della Giunta Regionale - si
sta sviluppando un rapido processo di transizione che appare sicuramente tra i
più importanti.
Sono in atto fenomeni molteplici e complessi, a voi ben noti. Nel panorama
del mondo assistiamo ad eventi che interpellano in vario modo la comunità degli
uomini. Sistemi totalitari, che pretendevano di imporre il proprio modello ad
intere Nazioni, si sono in poco tempo dissolti lasciando peraltro ferite e
problemi da affrontare e risolvere. I Paesi dell’occidente, tra i quali anche
l’Italia pur avendo raggiunto condizioni di diffusa ricchezza, mai registrate in
egual misura nel passato, non sembrano tuttavia intimamente soddisfatti, ma
manifestano sete di valori più profondi e duraturi. I giovani guardano con
preoccupazione all’avvenire; molti fra di essi hanno dinanzi ai loro occhi lo
spettro della disoccupazione; alcuni cedono al richiamo della droga o si
lasciano vincere dalla tentazione della violenza; miete vittime, soprattutto fra
la gioventù, il preoccupante diffondersi dell’Aids. Le famiglie sono insidiate
dal divorzio, dall’aborto e da altre piaghe che indeboliscono l’unità del nucleo
familiare e talora addirittura ne stravolgono il naturale significato. Flussi di
emigranti giungono qui come in altre Regioni, rincorrendo un miraggio di libertà
e di lavoro che non di rado si rivela effimero e deludente.
A queste problematiche se ne aggiungono altre, che in maniera più diretta
interessano la vostra comunità, posta com’è in una zona strategica ai confini
con il vasto mondo del Centro e dell’Est Europeo. Di recente si sono registrate
alcune richieste di maggiori autonomie locali sia in Friuli che in Venezia
Giulia, sollecitate anche da una diffusa involuzione economica che si avverte,
per motivazioni diverse, in tutto il territorio regionale.
Mai come in questo momento si impone con urgenza il compito di rinsaldare
l’unità di intenti di tutte le componenti della Regione, per ricercare insieme
il vero bene comune e dar vita ad un autentico ed integrale sviluppo della
vostra società cittadina e regionale.
4. Di fronte a tali situazioni che interessano ogni persona, voi, pubblici
amministratori e responsabili della comunità civile, avete una missione
importante e delicata. A voi è richiesto di promuovere con ogni legittimo mezzo
il bene comune. A voi soprattutto, politici ed amministratori cristiani, è
richiesto “di fornire agli occhi di tutti serie garanzie di competenza, moralità
e chiarezza, agendo in coerenza con la fede e l’etica cristiana e sapendo ante
porre le esigenze del bene comune agli interessi personali o di gruppo” (CEI,
Evangelizzazione e testimonianza della carità, 52).
Da colui che amministra, voi lo sapete, s’attende un’impostazione di vita
personale e familiare rigorosamente esemplare. Egli deve essere ben consapevole
di svolgere un servizio a favore della comunità, un servizio che lo impegna a
preoccuparsi specialmente delle fasce più deboli e bisognose, presenti anche
nella vostra Regione, che pure gode di un livello generale di vita al di sopra
della media.
Tipico crocevia di popoli la vostra Terra accoglie entro i suoi confini etnie
diverse, le quali sono chiamate a convivere pacificamente ricercando, mediante
il dialogo e la reciproca accoglienza, una soluzione possibile dei diversi
problemi umani, familiari e sociali. La sfida, davanti alla quale voi state, è
di creare un’unità articolata, che sia rispettosa delle diversità e le sappia
reciprocamente armonizzare nella superiore prospettiva del bene comune. Ciò
potrete fare solo grazie ad uno sforzo generoso e costante, che impegni tutti,
cittadini e autorità. Solo così potrete giungere al traguardo di una convivenza
solidale e pacifica, veramente degna dell’uomo.
A tal proposito, mi unisco volentieri all’esortazione dei Vescovi italiani, i
quali hanno ricordato che “nella prospettiva del bene comune del Paese, della
nuova Europa da costruire insieme e del servizio allo sviluppo integrale
dell’umanità, non si giustificano le varie forme di chiusure particolaristiche
che insidiano il tessuto sociale, politico e culturale della Nazione: siano esse
di stampo corporativo, a livello professionale ed economico, o invece facciano
leva su caratteristiche anche positive della propria gente e della propria
terra, finendo però col trasformarle in motivi di divisione e di discordia” (Ivi).
L’obiettivo da perseguire resta sempre quello del rafforzamento di una
coscienza comune unitaria e solidale, all’interno della quale la diversità
diventa spinta al dialogo e alla crescita e non ragione di chiusura in se stessi
e di contrapposizione. A tal fine, vi esorto tutti a continuare nel processo di
partecipazione sociale e di accoglienza reciproca, che caratterizza il vostro
impegno civico a livello regionale, comunale e nazionale. È necessario che
ognuno si senta protagonista, partecipando attivamente all’amministrazione della
cosa pubblica.
Tale tipo di gestione della società porta non soltanto a una più armoniosa
condivisione di beni materiali, ma anche, in ragione della misura del
cointeressamento, a una più equa distribuzione della ricchezza e ad una
attenzione prioritaria alla dignità della persona umana.
5. Egregi Signori, prendendo contatto in questo giorno, consacrato alla
memoria di San Giuseppe Artigiano, con la realtà cittadina di Trieste, mi è
spontaneo affidare alla vigile protezione del Custode del Redentore i progetti
che animano i vostri sforzi. A Lui chiedo di assistervi nelle vostre alte
responsabilità, e di far sì che la vostra città e l’intera vostra Regione
continuino a svolgere la loro missione di crocevia di popoli, restando sempre
aperte ai valori dello Spirito, che soli possono illuminare il cammino degli
uomini.
A voi, politici e amministratori di una Regione nota per essere attiva e
laboriosa, auguro di mostrarvi sempre guide solerti ed esemplari.
La Chiesa, che in questa Regione e in questa Città ha salde radici, cammina a
fianco dell’uomo. Essa vi sarà vicina in questa non facile ma doverosa impresa
con la luce della sua dottrina ispirata al Vangelo, con la garanzia della sua
millenaria esperienza, con l’apporto generoso delle sue varie organizzazioni.
In questa prospettiva di fiducia e di speranza, mentre vi ringrazio ancora
una volta per la vostra presenza, vi benedico tutti di cuore.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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