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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA
GIULIA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON I GIOVANI DEL FRIULI-VENEZIA GIULIA
Piazza 1° maggio di Udine - Domenica, 3 maggio 1992
Particolarmente festoso è l’incontro del Papa con i giovani del
Friuli-Venezia Giulia, che si svolge nella mattinata nella Piazza 1° maggio di
Udine, dove nel 1972 Paolo VI celebrò l’Eucaristia. Al saluto dell’Arcivescovo,
Monsignor Alfredo Battisti, e di due giovani, Giovanni Paolo II risponde
improvvisando il discorso seguente.
Carissimi,
All’inizio di questo incontro, ho sentito una parola dal vostro
sacerdote-guida che si ripete molte volte. Ha detto: “momento di Grazia”. Questa
parola, sentita tante volte, e anche ora, mi ha colpito e mi ha condotto a fare
una cosa non tanto bella: lasciare da parte questo discorso preparato.
Lasciarlo, però, non vuol dire buttarlo; ma lasciarlo a voi per leggerlo. È
facile leggerlo. Voglio ora concentrarmi su queste due parole: “momento di
Grazia”. Cos’è la Grazia? Una parola biblica che qualche volta non piace alle
persone un po’ illuminate. È una parola ricchissima di contenuto rivelato,
soprannaturale. Cosa vuol dire Grazia? Grazia vuol dire Dio che si comunica, che
si apre, che si fa quasi comprensibile nella sua incomprensibilità, che si fa
quasi visibile nella sua invisibilità.
Questo Dio che, come leggiamo in San Paolo, abita le tenebre inaccessibili,
si comunica, si avvicina e quando si comunica vuol dire che si comunica a un
altro. Chi è quest’altro? Quest’altro è ciascuno di noi. In questo momento,
quando mi ha colpito la parola: “momento di Grazia”, penso che ero anche io la
persona a cui, in qualche modo, si è comunicata la luce che parla a questi
giovani sulla Grazia e su quello che vuol dire “momento di Grazia” o piuttosto
“momenti di Grazia”. Dio si comunica in diversi modi. Si comunica attraverso
questa primavera, questa bellezza della natura, ma si può comunicare anche
attraverso la purezza della natura, attraverso i venti, gli uragani, le
nevicate, tutto ciò che costituisce il dinamismo della natura, tutto questo può
essere anche una comunicazione di Dio, può essere anche una Grazia. Lo era per i
nostri progenitori, lo era per i tanti profeti: da Mosè ad Elia, e lo descrivono
così come Dio appariva a loro, anche attraverso le forze della natura. Era tutto
ciò una comunicazione di Dio; Dio si rendeva presente.
È presente perché è il Creatore e il Creatore è presente nella sua creatura,
in ogni sua creatura. Naturalmente questa comunicazione di Dio, che si fa così
attraverso tutta la ricchezza del creato, è anche un argomento ecologico. Questa
comunicazione di Dio è vera comunicazione quando incontra un altro “Io”,
un’altra persona creata a sua immagine e somiglianza che può ricevere, essere
illuminata, che può accettare e che può condividere. Ecco, questo è un “momento
di Grazia” di Dio. La sua comunicazione ha una storia lunga, come lunga è la
storia della creazione e dell’uomo. Questa comunicazione di Dio, la Grazia, ha
il suo vertice, la sua pienezza in Gesù Cristo. È Lui la pienezza della
comunicazione del Dio invisibile che si è fatto uomo e così ha acquistato, ha
accettato, una visibilità simile alla nostra. Cristo è un “momento di Grazia”. È
una vita di Grazia, è una storia di Grazia; anzi una storia che ha la sua
preistoria - come scrive San Giovanni - “In principio erat Verbum et Verbum erat
apud Deum” e dà inizio alla sua storia da quando a Nazaret la Vergine ha detto
“sì” all’Arcangelo Gabriele nel momento dell’Incarnazione del Verbo.
Da questo momento Cristo ha una storia fra noi, fra tutti gli uomini e le
donne, soprattutto del suo Paese che era il Paese del popolo eletto, ma in Lui
tutti i popoli sono stati eletti fin dall’inizio, prima della creazione del
mondo. Così Gesù Cristo ha la sua storia insieme con tutti i popoli, con tutte
le persone, quelli che lo conoscono e lo accettano e anche quelli che non lo
conoscono e non lo accettano. Ha la sua storia comune con tutti noi e così il
“momento di Grazia” è un momento lungo, diversificato, ricchissimo di tanti
momenti, di tanti diversi momenti. Poi il Cristo ha fatto tutto per prolungare
questa storia con noi. Sappiamo bene che quando Lui già stava per terminare il
suo soggiorno terreno con gli Apostoli, quando già si preparava a ritornare al
Padre, ha detto: “Io vado”, ma subito ha aggiunto: “Io torno” e, infine, ha
detto: “Io sono con voi”. La storia di Cristo con noi è quindi duratura,
continua, permanente. Ha lasciato anche un Sacramento che esprime questa sua
presenza tra noi, questa sua comunicazione con noi.
È una comunicazione commovente, perché per comunicarsi all’uomo, a tutto il
genere umano, Dio ha permesso che suo Figlio fosse giudicato dagli uomini,
condannato a morte, crocifisso, per poi risorgere. Noi celebriamo in questo
tempo la sua gloriosa Risurrezione. Così la sua storia è confermata dalla storia
di tutti noi, perché Lui è il Vivente. Così parlavano gli Apostoli, così parlava
Pietro, come abbiamo letto poc’anzi nel Libro degli Atti degli Apostoli. Cristo
è morto ma è il Vivente. Ha mostrato la vita che ha vinto la morte. È una
liberazione stupenda, stupenda per tutto ciò che è marcato dalla morte: le
bellezze della natura umana, le bellezze di noi tutti, uomini e donne, ragazze e
ragazzi, tutto questo è destinato ad essere sottomesso alla morte, tutto questo
deve passare. Ma Cristo è una grande protesta contro questa legge di morte del
creato. Poiché la morte, come ci spiegano la Genesi e l’Apostolo Paolo, è frutto
del peccato. E Cristo risorgendo dalla morte ha manifestato, ha rivelato che la
vita è più forte della morte.
È la vita il nostro destino, nonostante tutte le morti, tutto quello che
passa. È la vita che è in Lui: “Io sono venuto perché abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza”. La conferma di queste parole è la sua Risurrezione.
Ecco, carissimi giovani, cosa vuol dire “momento di Grazia” che è in Gesù
Cristo. È un momento illimitato, per tutti, aperto a tutti. Dio che si comunica
è vita. Cristo che si comunica è vita. È il Vivente. Dio si comunica con la sua
Grazia. Vi sono diversi momenti in cui Dio comunica la sua Grazia e questo è uno
dei tanti momenti. Siamo qui insieme a Udine, nella terra friulana, riuniti in
un “momento” in cui Dio comunica a tutti noi la sua Grazia. È questo un “momento
di Grazia” densissimo, “momento” composto da tanti, tanti “momenti”. Ciascuno di
voi ha una parte in questo “momento”. Ha il suo “momento”. In questo nostro
“momento” comune voi siete venuti con un programma e io non voglio entrare nei
dettagli, ma voglio solamente dirvi che i “momenti di Grazia” non si
interrompono, ritornano continuamente.
Hanno i loro “momenti di Grazia” tutte le Persone, le Famiglie, i Popoli, i
Continenti. Penso che l’Europa vive un suo nuovo “momento di Grazia”, ma
sappiamo bene che la Grazia, che è comunicazione di Dio, può essere anche
distrutta dalla umana libertà. Così è stato all’inizio. Un grandissimo “momento
di Grazia” dei nostri progenitori, come leggiamo nel Libro della Genesi, è stato
ostacolato, è stato distrutto dalla loro libertà. Questo “momento di Grazia” che
vive in questo momento l’Europa, forse più degli altri Continenti, e questa
parte dell’Europa che si chiama Friuli, al confine tra Ovest ed Est, tra i mondi
romano, germanico e slavo, questo “momento di Grazia” può essere capito,
accettato, approfondito, oppure può essere ostacolato e distrutto dalla libertà
dell’uomo che dice: “Io non voglio. Io non voglio questa tua comunicazione. Non
voglio. Sono autosufficiente. Lasciami in pace!”.
Voglio solamente darvi un augurio. Vi auguro di non dire mai questa
espressione: “Lasciami!”. Non bisogna chiudersi. Ma dire come Maria: “Fiat mihi
secundum Verbum tuum” - “Si faccia di me secondo la tua Parola”.
Tutto questo vuol dire accettare la comunicazione di Dio. Vi auguro di dire:
“Sì, sono pronto, sono disposto. Eccomi!”.
Dopo aver cantato il “Regina Caeli”, il Papa ha così concluso il suo
discorso:
Si vede che anche i friulani sono coraggiosi, forse più degli altri. Poi si
vede come è vera questa parola: “momento di Grazia”. “Momento di Grazia” è un
uomo per un altro uomo. I giovani sono un “momento di Grazia” per questo vecchio
Papa, ma anche questo vecchio Papa può essere un “momento di Grazia” per i
giovani, perché Dio, Uno e Trino, Dio mistero insondabile, ci ha rivelato che
vuole comunicarsi agli uomini attraverso gli uomini.
Questa comunicazione la portano con sé tutti gli uomini, tutte le persone,
cominciando dalla vita che nasce nel grembo materno. Dio si comunica così in un
nuovo uomo. Dio si comunica ai giovani e i giovani si comunicano ad altri
giovani; gli anziani si comunicano con i giovani. Molte volte abbraccio i
piccoli bambini e loro sanno che il Papa li predilige, vuole loro bene. Ma altre
volte bisogna abbracciare anche le persone anziane, con i capelli bianchi e
sappiamo che si deve avere un rispetto profondo, una stima e un grande amore per
loro.
Voglio ringraziarvi per il bel canto. Avete cantato bene. Sant’Agostino
diceva: “chi canta bene prega due volte”. Vuol dire che anche il canto è
comunicazione di Dio, attraverso le parole. Il canto vale più delle parole. La
comunicazione divina della Grazia attraverso il canto diventa doppia Grazia.
Tutto dipende però da come si canta. Diceva ancora Sant’Agostino: “Canta, la
voce canta, ma dipende da cosa canta il cuore”.
Vi auguro che i vostri cuori cantino sempre!
Riportiamo il testo del discorso di Giovanni Paolo II preparato per
l’incontro con le nuove generazioni della Regione svoltosi nella mattinata,
nella Piazza 1° maggio di Udine.
1. “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te le do: nel nome di
Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3, 6). Carissimi Giovani, queste
parole di Pietro, rivolte allo storpio seduto presso la porta del tempio di
Gerusalemme, assumono, nel corso di questo nostro appuntamento, una risonanza
tutta nuova. Pare di rivedere i gesti degli apostoli Pietro e Giovanni; si ha
l’impressione di riascoltare l’esplosione di gioia dell’uomo guarito; ci
immaginiamo la meraviglia e lo stupore del popolo che lo riconosce come “quello
che sedeva a chiedere l’elemosina sulla porta Bella del tempio” (At 3,9).
E voi, poco fa, mi avete fatto rivivere in maniera forte la scena, rievocandone
i dettagli con gesti, ritmo e musica, in una armoniosa coreografia, che mi ha
molto impressionato. Mi sono sentito coinvolto; ho preso parte con interiore
trasporto alla vostra rappresentazione: l’ho avvertita come un invito alla
riflessione e alla preghiera. Siete stati bravi e vi ringrazio per questa
“drammatizzazione”, veramente interessante e suggestiva. Con pari attenzione ho
ascoltato il saluto dell’Arcivescovo di Udine, il carissimo Monsignor Alfredo
Battisti: egli mi ha presentato la realtà di voi ragazzi e ragazze del
Friuli-Venezia Giulia, che, pur guardando al futuro con una certa
preoccupazione, avete il cuore traboccante di entusiasmo e di speranza. E poi,
mi hanno colpito le riflessioni dei due vostri rappresentanti, i quali si sono
fatti interpreti dei sentimenti, degli interrogativi e dei problemi che vi
portate nel cuore, come pure delle sfide che segnano la vostra condizione di
giovani di quest’ultimo decennio del secolo ventesimo. Io vi abbraccio tutti con
affetto: abbraccio ogni giovane di questa amata Regione e a ciascuno vorrei far
pervenire il mio cordiale saluto. Vi ringrazio per la vostra presenza in questa
Piazza 1 maggio, vi sono riconoscente per la vostra accoglienza spontanea e
calorosa. Il Papa è contento di trovarsi fra di voi. Vi ama, cari Giovani, con
quell’amore profondo che Cristo manifesta ai suoi amici. E voi siete suoi amici.
2. Carissimi, non lasciatevi “paralizzare” dall’incertezza del futuro. Come i
giovani di altre regioni italiane, voi vivete alcune problematiche, che a volte
vi disorientano e vi impediscono di recepire i valori fondamentali della vita.
Si tratta spesso di problemi che assumono in questa vostra terra delle
caratteristiche particolari. Il Friuli-Venezia Giulia, infatti, in questi ultimi
decenni è passato dalla condizione di regione di confine a quella di regione
“cerniera” tra il Nord e il Sud, tra l’Est e l’Ovest. Il fenomeno migratorio,
sia in entrata che in uscita, ha condotto a un progressivo indebolimento delle
radici storico-culturali e religiose e a una conseguente crisi di identità. In
tale contesto, i giovani fanno più fatica a trovare punti di riferimento stabili
e significativi per delineare il proprio progetto di vita. Sembrano, a volte,
come il paralitico alla porta del tempio: incapaci di muoversi, privi di
sostegni sicuri, poveri di speranza. Cari giovani, non lasciatevi prendere mai
dallo scoraggiamento; approfondite il valore della vostra vita. Dite un “sì”
deciso alla vita. Amatela, apprezzatene la potenzialità, vivetela in pienezza.
Scoprite i fermenti positivi che essa contiene e che si stanno manifestando in
mezzo a voi.
3. Ho potuto prendere visione delle riflessioni da voi preparate per questa
mia Visita pastorale. Esse fotografano la vostra condizione, che è analoga a
quella della gioventù dei nostri giorni. Molti di voi, di fronte alla carenza di
significativi punti di riferimento, si interrogano sul senso da dare alla
propria esistenza e si chiedono che cosa fare per realizzarla in pienezza;
vogliono” camminare” e non restare paralizzati. Voi avvertite la distanza che
spesso intercorre tra la fede professata e il vissuto quotidiano, sentite il
bisogno di approfondire le ragioni della fede e di orientare con essa la vita in
modo più coerente; avete la sensazione di stare vicini “al tempio”, ma vi
rendete conto di vivere sulla “soglia”, anziché “dentro il tempio”. Avete
l’impressione di avere tra le mani una vita “ricca” di potenzialità, eppure vi
sentite “inutili” o “inutilizzati”. Tutte queste tensioni, da voi fortemente
percepite, carissimi, trovano una risposta piena solo in Gesù Cristo, Dio
incarnato nella nostra storia. È Lui l’“Uomo perfetto”, che ognuno di voi deve
incontrare e a cui deve fare riferimento, se vuole che la propria vita si
realizzi in pienezza. Gesù Cristo è il vostro quotidiano compagno di viaggio.
Egli illumina di senso e di significato le vicende e le scelte di tutti i
giorni; orienta l’esistenza, precedendovi lungo le strade della vita. Vi aiuta a
superare le vostre “paralisi” e a camminare speditamente, a “danzare la vita”, a
fare dono di essa ai fratelli. Camminate con Lui! Camminate insieme, aperti alla
vita, impegnati nel cambiamento, “incarnati nella storia”. Andate con Lui senza
paura, ardenti del suo Spirito, a cantare la vita sulle strade del mondo.
Cercate la vita, la vita vera; la luce, la vera luce. Cercate Cristo, “la via,
la verità e la vita” (Gv 14, 6).
4. Ma dove incontrare Cristo? Come incontrarlo? Giovani del Friuli-Venezia
Giulia, interpellate la Chiesa, bussate alle sue porte. Chiedete che vi aiuti a
incontrare il Signore e a camminare dietro di Lui. Accogliete e valorizzate le
proposte di formazione che essa vi offre! “Non ho né oro né argento...”. Non in
forza delle sue capacità umane, ma quale depositaria di un annuncio che le è
stato affidato, la Chiesa vi offre il messaggio della salvezza e vi propone un
cammino di maturazione, perché possiate approfondire le ragioni della vostra
fede e possiate vivere un’autentica esperienza ecclesiale. Essa, facendosi eco
delle parole di Pietro, ripete a ognuno di voi: “Nel nome di Gesù, alzati e
cammina. Cammina dietro a Colui che sulle strade della vita è Maestro e Guida”.
Camminando insieme nella Chiesa, non solo potrete seguire il divino Maestro, ma
imparerete ad essere attenti alle sue chiamate e potrete rispondere con impegno
e generosità al suo appello. Se Egli vi chiama al matrimonio, preparatevi a
formare una famiglia stabile e aperta alla vita; educatevi a un amore fedele e
fecondo. Se Egli vi chiama a quell’amore eccezionale che è richiesto dalla
vocazione di speciale consacrazione, non abbiate paura di donarvi a Dio per la
comunità: nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata. La Chiesa non vi
offre soltanto l’annuncio di Cristo; non si limita ad aiutarvi a camminare
dietro a Lui e a scoprire la vostra vocazione. Essa vi mette in contatto con
Lui, mediante i sacramenti. L’Eucaristia e la Riconciliazione, in particolare,
sostengono e portano a maturazione la vostra esperienza cristiana. Attingete a
piene mani a queste sorgenti della salvezza. Solo se sarete corroborati
dall’amore di Cristo, incontrato e accolto nella celebrazione frequente della
Riconciliazione e nella partecipazione assidua all’Eucaristia, potrete
testimoniarlo con gioia e fedeltà. L’incontro con Gesù - voi lo sapete bene -
cambia radicalmente l’esistenza del discepolo. I suoi occhi si aprono e possono
vedere tutto quello che Egli sta facendo in lui e nella società che lo circonda.
Il futuro non gli fa più paura. La “paralisi” è sconfitta. Il discepolo allora
si alza e si mette a disposizione della comunità per costruire insieme con i
fratelli il progetto del Regno: una nuova umanità.
5. Giovani, amate la vostra Parrocchia; amate i vostri Sacerdoti; prendete
parte alle loro preoccupazioni pastorali; vivete la vostra appartenenza alla
Comunità cristiana in modo dinamico ed entusiasta. Amate la vostra terra e
mettetevi al servizio del bene comune. Le diversità etniche e culturali, che a
volte rendono più impegnativa la coesistenza e la mutua collaborazione,
diventeranno una ricchezza per tutti, se alla base di tutto metterete la comune
fede in Cristo. La Chiesa di Aquileia ha saputo riunire insieme popoli di
cultura e lingue diverse, mediante l’unica fede in Cristo. Tocca a voi, giovani
del Friuli-Venezia Giulia, imparare dalla vostra Chiesa Madre, da Aquileia, a
diventare costruttori della nuova Europa. Affascinati da Cristo, intrecciate,
pertanto, le vostre mani con le mani di tutti i giovani, per essere seminatori
di pace, di gioia e di speranza. Solo Cristo vi può abilitare a realizzare in
Europa e nel mondo quella “città per l’uomo” che risponde meglio al progetto
divino e alle attese dell’umanità. Fedeli nell’unità, liberi nella verità,
solidali nell’accoglienza: così vi desidera il Signore e tali vi auguro di
essere anch’io.
6. “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!”. La parola degli Atti
degli Apostoli è risuonata in maniera potente in questa Piazza. Essa è rivolta a
ciascuno di voi dal Successore di colui che tanti secoli fa la pronunciò presso
la porta “Bella” del Tempio. Il Papa è venuto per confermarvi nella fede,
incoraggiarvi nel seguire senza titubanza il Vangelo. È venuto a percorrere con
voi un tratto di strada. Cammina! Cammina, giovane del Friuli-Venezia Giulia,
nel nome di Gesù Cristo, senza temere difficoltà e ostacoli: sii araldo della
speranza nuova, che sgorga dal mistero della sua Croce. In lui abbiamo vinto il
mondo. Cammina fiducioso, togliendo via “il lievito vecchio, per essere pasta
nuova” (1 Cor 5, 7) in famiglia, valore-base per la realtà friulana e che
oggi vive una crisi profonda di fronte ai veloci mutamenti in atto; “pasta
nuova” nella scuola, nel lavoro, in parrocchia e in tutti i settori della vita
sociale. Non sentirti solo in questo cammino: al tuo fianco vigila Maria, la
Madre del Redentore, diventata Madre dell’umanità sotto la Croce. Ti siano di
esempio i Santi Canziani, tre giovani appartenenti a una famiglia ricca e
rispettabile, che ebbero il coraggio di rinunciare a tutto, anche alla vita, pur
di conservare la fede. Il loro aiuto, la loro celeste intercessione ottengano
per ognuno di voi l’indispensabile fortezza dello spirito per testimoniare senza
paura la salda adesione a Cristo e alla sua Chiesa.
Con voi cammino anch’io, vi seguo e vi incoraggio con la preghiera, e tutti
di gran cuore vi benedico.
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Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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