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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 10 maggio 1992

 

Ai bambini della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata 

Ai bambini della parrocchia Giovanni Paolo II dedica il primo incontro della sua visita pastorale a San Gabriele dell’Addolorata. Nella chiesa dove sono radunati i fanciulli, uno di essi rivolge al Santo Padre un breve saluto. Poi due bambini dell’asilo gli donano dei fiori, quindi prende la parola una ragazza delle scuole medie. Dopo aver ascoltato alcuni passi della sua composizione “Pietra di luce”, recitati dai ragazzi e dalle ragazze della parrocchia, il Papa pronuncia le seguenti parole di saluto.  

Saluto tutti, cominciando dai genitori, i maestri, le maestre, gli insegnanti, i catechisti, i sacerdoti. Saluto tutti. E devo dare una risposta a quello che ho sentito. Soprattutto ho sentito: “Ti vogliamo bene, ti vogliamo bene”. Su questo poi ritorneremo.

Ma si deve incominciare dalle scuole medie, perché hanno offerto una problematica più matura, dovuta alla loro età, alla loro maturità spirituale. Certamente l’uomo non permane solamente nella archeologia. Ci sono le tracce, le vestigia dell’uomo che una volta esisteva, che è passato attraverso questa terra e ha lasciato posto a quelli che sono venuti dopo di lui. Ma nello stesso tempo, come si è potuto capire dalla poesia che hanno recitato le vostre amiche della scuola media, l’uomo rimane. Non ci sono solamente i resti dell’uomo, non c’è solamente l’archeologia: c’è una presenza dell’uomo, del Dio uomo, che si è fatto uomo, Figlio di Dio, per offrire a ogni uomo una nuova vita, una nuova creazione, una nuova permanenza. Costui è Cristo. E questo ci spiega anche perché noi lo riceviamo nel Sacramento dell’Eucaristia. Ecco perché voi più giovani della scuola elementare, ragazzi e ragazze, vi preparate adesso alla Prima Comunione.

Quando ho sentito queste parole, questo canto “Ti vogliamo bene”, ho pensato subito una cosa. Sì, è vero, ciascuno di noi vuole bene a un altro: grazie a Dio è così! Ma c’è uno che vuole bene a noi tutti, a ciascuno di noi, e vuole questo bene nella misura che trascende tutte le nostre possibilità di voler bene a un altro. È Gesù Cristo. Questa è la Comunione, questa è l’Eucaristia, questo è il segno di come Lui, Figlio di Dio fattosi uomo, crocifisso e risorto, vuole bene a ciascuno di noi. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Ha la vita eterna. Allora, non rimangono solamente i resti, l’archeologia, ciò che resta dell’uomo di una volta, ma rimane l’uomo vivente: vivente in Dio. L’uomo vivente in Cristo Risorto.

Vi ringrazio per queste riflessioni che mi avete provocato, suggerito con le vostre parole. Ringrazio le ragazze della scuola media, voi tutti, ragazzi e ragazze della scuola elementare, nella vostra preparazione alla Prima Comunione. Vi auguro di prepararvi bene a questa Comunione e di rimanere “communicantes” durante tutta la vostra vita, di non perdere mai questo tesoro che è Gesù Eucaristia, che è Gesù nostra vita.   

Al Consiglio pastorale della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata 

Con i membri del Consiglio Pastorale e della Commissione per gli affari economici della parrocchia, il Papa si incontra al termine della Messa. Un rappresentante dei due organismi gli rivolge parole di saluto e di ringraziamento. Rispondendo a questo saluto, il Santo Padre pronuncia il seguente discorso.  

Grazie per queste parole, per la vostra presenza, per questa accoglienza. Ma, trovandomi con i parrocchiani adulti - in qualche caso anche anziani - vorrei tornare a quelli più giovani, i ragazzi della Prima Comunione, perché mi sono venute in mente le parole che diceva il loro portavoce giovane, il ragazzo. Diceva: ecco, tu devi costruirci qui una chiesa, un oratorio, tutto quello di cui noi abbiamo bisogno. Mi sono venute in mente subito le diverse parole su Nostro Signore di San Paolo: si è fatto povero essendo ricco, essendo ricco come Dio si è fatto povero come uomo.

Il Papa deve costruire, è vero. Direi, anzi, che il Vicario di Roma deve costruire... e così deve costruire Monsignor Mani, che è tanto costruttore!... Aveva ragione questo ragazzo. Ma io penso che aveva e ha ragione se diamo alle sue parole una interpretazione giusta. Sì, la Chiesa si costruisce come popolo di Dio. In questo senso si costruisce la Chiesa nella sua dimensione essenziale, come Corpo di Cristo. Ma la Chiesa si costruisce anche visibilmente, come comunità che cerca una sua casa: una casa e anche alcune altre cose legate a questa casa necessaria. E si costruisce comunitariamente. Così il Papa scende all’ultimo posto. Era giusto quello che ha intuito il mio grande predecessore Gregorio Magno: “Servus servorum Dei”. Il Papa scende all’ultimo posto, perché sono tutti gli altri che fanno questa Chiesa come Corpo di Cristo, come la sua comunità, la sua Chiesa. Diceva a Pietro: edificherò la mia Chiesa, ma la edificherò come comunità di tutti i credenti, di tutta la nuova generazione del vecchio Israele.

Ecco qual è la mia risposta. Certamente avete bisogno qui della chiesa, di tutte le costruzioni indispensabili per la normale vita della comunità, per le celebrazioni, incontri, catechesi. E dobbiamo farlo insieme. In questo senso ha avuto ragione quel ragazzo. Potete dirgli che è diventato famoso perché il Papa si è riferito alle sua parole, che ha guadagnato tanta stima, tanto apprezzamento. Erano parole giuste. Ma si deve ancora cercare una interpretazione adeguata. E io direi che se tutti i parrocchiani sono disposto a dare questa interpretazione, soprattutto il vostro Consiglio - io ho sentito due Consigli, il Consiglio pastorale e il Consiglio economico - se tutti e due questi Consigli sono disposti a dare una interpretazione adeguata alla sua domanda, alle sue parole, e non solamente adeguata in teoria, ma anche adeguata nella prassi, allora speriamo che potremo arrivarvi.

Io lo dico con grande convinzione, perché già nella mia vita di Vescovo, prima ancora in Polonia, a Cracovia, ho potuto costruire tante chiese senza costruirne nessuna, perché lo facevano sempre i parrocchiani, lo facevano sempre le comunità. Io ammiravo questo. Ma ero utile, ero necessario per loro. In quelle situazioni, che ricordo bene si doveva lottare, doveva lottare il Vescovo con le autorità civili che erano contrarie, non volevano le chiese. Io penso che qui a Roma non siano tanto contrarie, forse non hanno soldi... Ma se lottando si è arrivati a tante chiese, adesso è molto più facile perché non ci sono queste autorità così ostili ideologicamente. Parlo sempre del passato, ma qui ci troviamo a Roma, il Papa è già da quattordici anni Vescovo di Roma e deve dimenticare il suo passato. Ma non lo dimentica, non è facile, non si dimenticano facilmente i primi anni della vita.

Vi ringrazio per la vostra presenza e per questa belle accoglienza che ho trovato qui. È veramente una visita pastorale “primaverile”: primavera di Roma. Oggi c’è a Roma la “Maratona di Primavera” dei ragazzi delle scuole cattoliche. Ed è la festa della mamma: tanti auguri! Il Signore benedica la vostra comunità e tutte le comunità, tutte le Chiese domestiche, tutte le famiglie, tutte le generazioni, e vi dia questo coraggio, perché se il Papa deve incoraggiarvi, deve essere anche incoraggiato da voi.  

Ai giovani della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata 

L’incontro con le nuove generazioni conclude la visita pastorale del Papa. Radunati nella chiesa, i giovani accolgono il Santo Padre con le parole di saluto di una ragazza.
Questa la risposta di Giovanni Paolo II.
 

Cominciamo dal vostro Patrono, perché era giovane: Gabriele dell’Addolorata, il giovane Passionista, della Congregazione della Passione del Signore. Portava un nome doppio, Gabriele dell’Addolorata, come molte volte avviene nelle comunità religiose. Così è anche per la vostra parrocchia, essendo dedicata a lui e insieme dedicata alla Vergine Addolorata.

Penso che questo giovane, Gabriele, dica molto a voi giovani. Anche voi dovete essere legati in un modo alla Madre di Cristo, ai suoi misteri diversi. Tutti questi misteri della vita mariana fanno un solo mistero che è profondamente radicato nel mistero di Cristo. E per questo anche lei, Maria, ci apre la strada a Cristo. Perché non si capisce niente su Maria senza Cristo. Non solo non si capisce niente su Cristo senza di lei, ma piuttosto non si capisce niente su di lei senza Cristo. Allora, se siamo vicini a lei, se cerchiamo di avvicinarci a lei come faceva anche Gabriele col suo nome, così entriamo nell’intero mistero di Cristo. E questo mistero è la nostra salvezza. Salvezza non solamente nel senso escatologico, una volta dopo la vita: è la nostra salvezza qui, è la soluzione profonda di tutti i problemi umani. Cristo ha rivelato Dio e ha rivelato l’uomo all’uomo. Sono parole del Concilio Vaticano II molto preziose.

Vi auguro di approfondire sempre e di approfittare di questa rivelazione che Cristo ci ha dato su noi stessi, sull’uomo. Poi devo ringraziarvi per le parole del canto che ho sentito, durante la Messa e adesso, con grande energia: voci belle, giovanili. Per tutto questo vi ringrazio.

Devo dire che sono ottimista quanto alla costruzione della vostra chiesa, di cui anche ha parlato la vostra oratrice. Io sono ottimista perché sempre la Chiesa si costruisce soprattutto come una comunità umana, comunità dei credenti. La prima comunità dei credenti, quella di Gerusalemme, non aveva niente: era nel Cenacolo, ma anche quello non era loro. Per fare vita comune andavano nel tempio di Gerusalemme e poi si incontravano nelle case, nelle abitazioni private. Lo si vede anche a Roma. Le più vecchie e piccole Basiliche sono quelle con le antiche chiese domestiche, chiese dove i cristiani si incontravano come comunità dei credenti nella casa privata. Anche voi siete in questa situazione, vedendo come vi incontrate qui in questa parrocchia. Ci sono questi piccoli appartamenti dove potete trovare posto. Ma l’importante è che siete voi, che c’è una comunità di credenti, che c’è questa Chiesa, la Chiesa principale. Poi verrà anche la chiesa secondaria, quella costruita dalle pietre o da altri materiali. Io vi auguro, e prego per voi e con voi, di essere soprattutto questa Chiesa, di non cedere, di perseverare nell’essere questa Chiesa. E un giorno vedrete come crescerà anche quell’altra.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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