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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LA CITTADINANZA DI CAPUA

Capua (Caserta) - Domenica, 24 maggio 1992

 

Signor Commissario,
Carissimi fratelli e sorelle!

1. A tutti voi, convenuti in questa storica piazza “Giudici”, sede di avvenimenti che hanno segnato il cammino della vostra storia, il mio più cordiale saluto insieme con l’augurio di lieta prosperità nella concordia e nella pace. Ringrazio il Signor Commissario al Comune di Capua per le gentili espressioni di benvenuto che mi ha indirizzato a nome di tutti voi. Ringrazio e saluto le Autorità civili, amministrative e militari della Regione, della Provincia e dei Comuni dell’Arcidiocesi qui rappresentati. Un affettuoso pensiero all’Arcivescovo, il venerato fratello Monsignor Luigi Diligenza, ai Presuli presenti, ai Sacerdoti, ai Religiosi e Religiose e a tutti gli operatori pastorali laici che collaborano nel servizio del Vangelo.

2. Sono lieto di trovarmi fra voi, in questa Chiesa di Capua, la storia delle cui origini si confonde con quella dei primi tempi dell’era cristiana ed è stata celebrata da Cipriano di Cartagine, da Atanasio di Alessandria, e da Paolino di Nola. La vostra è una Chiesa che possiede un martirologio particolarmente ricco, e nella serie dei suoi Vescovi presenta personaggi di grande rilevanza nella storia della Chiesa: l’amico di San Benedetto, Germano, mandato a Costantinopoli dal mio Predecessore, il Papa Ormisda, per porre fine allo scisma di Acacio; Vittore, la cui attività e il cui amore per la Sacra Scrittura e per la Liturgia, ebbero vasta diffusione per opera di San Bonifacio nel Nord Europa (cf. Codex Fuldensis); e, nei tempi più recenti, i Cardinali Roberto Bellarmino, il teologo della Riforma Cattolica, ed Alfonso Capecelatro, il profeta dei tempi nuovi per la Chiesa e per l’Italia. Sono queste, cittadini di Capua, glorie del passato, che impegnano il vostro presente. Voi siete chiamati ad essere all’altezza di coloro che vi hanno preceduto e hanno reso grande la vostra Città. Capua, Regina del Volturno, al centro della “Campania felix”, tanto celebrata nell’antichità, ha assolto a un ruolo storico voluto dalla Provvidenza accogliendo nel corso dei secoli numerosi Papi, da Giovanni VIII a Pio IX, e offrendo a tutti una generosa ospitalità insieme con gli aiuti che le vicende storiche e le calamità dei tempi richiedevano.

3. L’occasione particolare che ha oggi sollecitato questa mia visita pastorale è la celebrazione del XVI centenario del Concilio Plenario Capuano (391-392), che ebbe come oggetto peculiare dei suoi dibattiti la Verginità perpetua della Madre del Signore. Mi è noto il vostro amore a Maria, espressione di una lunga tradizione testimoniata dalle numerose chiese dedicate alla Vergine, e specialmente dalla vostra Cattedrale intitolata all’Assunta, come pure dal Duomo di Santa Maria nell’antica Capua, e soprattutto dal santuario di Leporano, che vede ogni anno il popolo pellegrinante col suo Pastore per affidare alla Vergine preoccupazioni, prospettive, speranze, consegnate nel piano pastorale diocesano. È nel nome della Vergine Santissima che compio questa mia visita pastorale alla vostra Chiesa, nel nome della “piena di grazia” (Lc 1, 38), della “benedetta fra le donne” (Lc 1, 42), di Colei che, donando agli uomini il Redentore, ha ridato al mondo la speranza. Guardando a Maria, umile ancella del Signore, ma anche premurosa soccorritrice della cugina Elisabetta (cf. Lc 1, 39 ss), dico a voi tutti, che sperimentate le molte difficoltà della società di oggi: sappiate aprirvi con generosità a chi è nel bisogno: “La solidarietà - ho scritto nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis - è indubbiamente una virtù cristiana... Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione. Allora il prossimo non è soltanto un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale uguaglianza davanti a tutti, ma diviene la viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo. Egli, pertanto, deve essere amato, anche se nemico, con lo stesso amore con cui lo ama il Signore, e per lui bisogna essere disposti al sacrificio, anche supremo: “Dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3, 16)” (n. 40).

4. Carissimi, davanti ai fenomeni della disoccupazione, della povertà, della tossicodipendenza, presenti qui come altrove, ma soprattutto di fronte al fenomeno immigratorio, specialmente di cittadini extracomunitari, che assume qui particolare rilevanza, voglio chiedere a tutti voi di non rinchiudervi nell’egoismo. L’egoismo è negazione dell’amore. Respingete come indegna dell’uomo ogni tentazione di rifiutare lo straniero: accogliere il debole, il povero, lo straniero è un precetto che fa parte del patrimonio spirituale dei cristiani e costituisce un aspetto decisivo della carità evangelica. Chiedo a voi, cittadini di Capua: date un esempio! Lo chiedo a voi che avete una storia, non solo d’altri tempi, ma anche recente, di accoglienza e di premurosa ospitalità. Ne è testimonianza il campo profughi di Capua, che per decenni ha ospitato uomini e donne dell’Est europeo e di altre parti del mondo. Alla luce di queste vostre così nobili tradizioni vi invito a rispettare la vostra storia.

Carissimi fratelli e sorelle, amate la vostra storia, vivete la vostra storia e sarete così testimoni d’un messaggio di autentica civiltà cristiana, che ha anche per voi il collaudo di due millenni.

A tutti la mia benedizione!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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