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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON
I GIOVANI DELL’ARCIDIOCESI DI CAPUA IN PIAZZA ADRIANO

Santa Maria Capua Vetere (Caserta) - Domenica, 24 maggio 1992

 

Migliaia di giovani campani testimoniano gioiosamente il loro affetto per Giovanni Paolo II durante l’incontro che si svolge nel pomeriggio in Piazza Adriano, a Santa Maria Capua Vetere. È il Vescovo di Capua, Monsignor Luigi Diligenza, a salutare per primo il Santo Padre.
Un giovane rivolge quindi al Papa un indirizzo d
’omaggio a nome di tutti i suoi coetanei. Lasciando da parte il discorso già preparato per l’occasione, il Santo Padre rivolge ai giovani queste parole.

Ecco, “aspettiamo la sua parola”... Per dire la verità, la vostra parola era piuttosto breve, così anche la mia non dev’essere troppo lunga. La vostra parola, essendo breve, era abbastanza condensata, specialmente quella “spettacolare”: voi siete diventati maestri dello spettacolo “condensato”. Anche a me, quando ero giovane come voi - sono passati già decenni - piacevano gli spettacoli, ma erano di un altro tipo. Oggi c’è questo tipo sintetico, condensato, dove le cose non sono dette direttamente, ma sono dette tutte direttamente non essendo dette direttamente...

Così, per esempio, per quanto ho capito di questo vostro spettacolo di oggi, si voleva dire che nessuno è straniero. Poi, come si deve fare per cambiare i nostri atteggiamenti, i nostri cuori, verso quello che all’inizio si vede straniero; come arrivare a vederlo vicino, a vederlo fratello, sorella; come arrivare a questo.

Certamente è un compito grande, un compito che sfida l’umanità di oggi, sfida le diverse dimensioni della vita umana di oggi, cominciando dalla dimensione interpersonale, interindividuale, interumana, fino alle dimensioni internazionali e intercontinentali. Cosa fare, come cambiare se stessi in tutte queste dimensioni, perché non ci siano stranieri, nemici, perché non ci sia indifferenza per gli altri, per i bisognosi; come cambiare se stessi, come cambiare le diverse comunità umane, gli ambienti, le famiglie, le regioni, i popoli, con tutto quello che differisce, con tutto quella che crea la diversità nella famiglia umana, come per esempio le lingue, le tante lingue. Queste lingue ci fanno diversi, portano una ricchezza, ma sono incontrate molte volte come una stranezza, come una cosa che divide, che separa.

Avete parlato, penso che avete detto molto con questo breve spettacolo. Ma io vorrei soprattutto chiedervi cosa pensate di questa parola-guida della Giornata Mondiale della Gioventù di quest’anno. Ogni anno c’è una Giornata Mondiale della Gioventù. Non ogni anno si celebra nella dimensione mondiale, ma ogni due anni. L’ultima è stata a Czestochowa. La prossima dev’essere negli Stati Uniti, a Denver. Ma ogni anno c’è la Domenica delle Palme che è stata dichiarata Giornata Mondiale della Gioventù. E per questa Domenica delle Palme c’è anche un motto, tratto naturalmente dai Libri Sacri, dal Vangelo. Quest’anno era “Andate in tutto il mondo e ammaestrate tutte le Nazioni”: le parole di Cristo, le parole ultime che Gesù ha detto agli Apostoli nel momento in cui si preparava al congedo definitivo, doveva tornare al Padre. Prima della sua Ascensione in cielo ha detto queste parole. E queste parole sono conclusive di tutta la sua predicazione evangelica, di tutto il suo Vangelo, di tutta la sua missione. In queste parole Gesù trasferisce la sua missione, il suo Vangelo, se stesso a questi Dodici che devono continuare: sono dodici e devono andare in tutto il mondo, sono dodici, sono semplici, sono poveri, sono pescatori, e devono andare in tutto il mondo.

Ci sono riusciti o no? Direi piuttosto sì. Se guardiamo il mondo dopo quasi duemila anni, si deve dire piuttosto sì. Sono andati. Non possiamo dire che tutto il mondo si è fatto cristiano, ha accettato la fede, ha accettato il Vangelo. Ma tutto il mondo è già stato raggiunto dal Vangelo: penetrato: anche negli ambienti più strani, diversi, lontani, si sa qualche cosa di Gesù Cristo. Si sa non sempre esattamente, non sempre si arriva a comprendere, accettare il suo intimo Mistero: Mistero di Cristo, Mistero di Dio e Mistero dell’uomo che si trova in Cristo. Non sempre; possiamo dire anche più no che sì, ma noi non sappiamo dove penetra il Vangelo di Cristo, dove soffia lo Spirito Santo e in quale modo lo fa, in quale modo cambia i cuori. Forse delle persone sconosciute noi non possiamo dire che sono cristiani: forse non sono cristiani, alcuni dicono che non sono credenti, ma non si sa, in quanto anche loro sono cambiati, sono toccati da questa Parola di Dio che è portata, sì, dai Dodici, ma sappiamo bene che i Dodici erano insufficienti, ci voleva lo Spirito Santo. E questa Parola di Cristo, questa Parola di Dio è portata dallo Spirito Santo, che ha i suoi modi di penetrare i cuori umani, le personalità, le menti. Egli ha i suoi alleati, ha i suoi oppositori, lo sappiamo, perché quello che dovevano dire, che dovevano trasmettere i Dodici non era tanto comodo, non era tanto piacevole, non era mondano. Anzi, Gesù diceva più volte: il mondo mi odia, anche voi sarete odiati dal mondo. C’è qualche cosa fra il mondo e Dio, fra quello che è divino e quello che è mondano. Il mondano viene da Dio. Non c’è mondano, non c’è creato senza Creatore. In tutto quello che è creato, che è mondano, che è di questo mondo, è profondamente iscritto il Mistero della Creazione, la realtà di Dio. Ma tante volte questa realtà non viene capita, non viene scoperta. È semplice, e la capiscono meglio i semplici.

Queste sono alcune riflessioni in margine alle parole che il Papa vi ha lasciato in questo anno 1992 come parole programmatiche della Giornata per i Giovani. Cosa vuol dire che dovete andare in “universo mundo”? Ripeto ai giovani queste parole che Gesù ha detto ai Dodici. I Dodici probabilmente erano giovani, ma non come voi: giovani un po’ più anziani, un po’ come me... Gesù ha detto queste parole ai Dodici e quest’anno il Papa le ripete ai giovani tutti. Si potrebbe pensare: va bene se lo dicesse a quelli che sono già sacerdoti, o religiosi, o religiose, che vogliono andare in missione nei Paesi lontani, vogliono fare la missione della Chiesa tra i pagani. Ma il Papa lo dice a tutti, non lo dice solamente a quelli che sono missionari o vogliono essere missionari nel senso classico, tradizionale. Lo dice a tutti, perché veramente queste parole sono state dette a tutti: dette ai Dodici, dette a tutti, perché i Dodici sono quasi una sintesi di tutto il nuovo Popolo di Dio, cioè di tutti noi, senza eccezioni; non solamente dei Vescovi, non solamente dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose, ma di tutti, di tutti voi che vi trovate qui, di Capua e di tante altre città d’Italia e del mondo. Sono state dette a tutti.

E noi oggi abbiamo una visione anche di quello che vuol dire il mondo, il “mondo universo”. Il “mondo universo” è una realtà geografica: sono continenti, sono Paesi. Adesso questo mondo, come dicono parecchi - ed è vero - è diventato molto più piccolo, molto più raggiungibile, se si tratta delle informazioni, delle comunicazioni, anche comunicazioni spaziali, comunicazioni poi naturalmente tecniche, sociali. Il mondo è diventato molto più piccolo. Probabilmente il Papa parla a Capua e lo sanno subito non solamente a Roma, ma se vogliono lo sanno a New York o a Tokyo: se lo vogliono, perché forse non vogliono, penso che tanti non vogliono... Io non insisto. Parlo a Capua perché mi interessa Capua in questo momento, mi interessa Capua e mi interessa questa gioventù capuana che è erede di tanti secoli, di tante generazioni di giovani, anche di quelli che hanno dato la vita per Cristo qui, in queste rovine che una volta erano come il Colosseo a Roma: in queste rovine hanno dato la vita per Cristo. Sono giovani contemporanei, della fine del ventesimo secolo, del secondo millennio. E questi mi interessano, parlo a loro.

Allora, così ha detto Gesù, così dice il Vicario di Cristo. Vicario di Cristo è una parola che si adopera per il Vescovo di Roma, ma si adopera per ogni Vescovo e si potrebbe adoperare anche per ciascuno di noi se agiamo nella forza del potere che ha Gesù Cristo, perché Egli ha detto una cosa interessante. Ha detto prima: mi è data ogni potenza in cielo e in terra. Ogni potenza, ogni potere; quale potere? Sappiamo molto bene che non è il potere temporale: “Il mio Regno non è di questo mondo”. Lo ha detto chiaramente davanti a Pilato: “Tu non puoi giudicarmi con le regole di questo mondo, e con le regole di questo mondo tu puoi anche abusare del tuo potere, ma il mio potere è nella Verità. Sono nato, venuto nel mondo per testimoniare la Verità”. Tutto il potere di Cristo è questo: mi è data ogni potenza, ogni potere di testimoniare la Verità, in senso assoluto.

Ecco, se Gesù dice agli Apostoli: andate nel “mondo universo”; se lo dice a noi, a voi, giovani di Capua, lo dice nello stesso senso: se siete pronti a testimoniare la Verità, se siete pronti a fare questo, avete parte del mio potere. Probabilmente avete le stesse difficoltà, in grado diverso: non si vuol dire che subito qualcuno di voi dev’essere crocifisso... Ma ci sono diverse “crocifissioni”. Allora, anche voi andando così nel “mondo universo” per ammaestrare tutti i popoli, per portare il Vangelo, avrete delle difficoltà. “Ma avrete la forza, avrete il potere, quello che è in me, e questo potere viene dalla mia morte e dalla mia Risurrezione”. È un potere stupendo. Non c’è nella storia dell’umanità nessun altro che ci ha dimostrato di avere questo potere. Assolutamente no. “Ero morto e sono vivo, sono vivente”. Così sentiamo dire Gesù nell’Apocalisse di Giovanni. Nessuno ha questo potere della vita, della vittoria sulla morte, l’ha solamente Lui. E in nome di questo potere, in forza di questo potere Egli dice ai Dodici e dice a noi: andate in tutto il mondo.

Poi, questo mondo: non si deve capire subito che dovete andare a fare un viaggio, per esempio, in Oceania, dove ci sono isole molto lontane, in estremo Oriente o, non so, in Cina, in Asia, in Africa... No, si può rimanere molto bene qui a Capua e anche qui a Capua si può fare quello che Gesù ha trasmesso, ha affidato agli Apostoli. Tutto il mondo può essere Capua, durante tutta la vita, perché questo nostro mondo umano è costruito diversamente. Non è costruito soprattutto spazialmente, numericamente, quantitativamente; è un mondo diverso, un mondo più spirituale che materiale. Andate in “mundo universo” vuol dire: entrate nella dimensione degli spiriti umani, che devono vivere con la Verità, con la carità, con l’amore, con la giustizia, con la comunione, nella comunione. E questo è il mondo, l’altro mondo: si misura con altri criteri, con altri metri, non solamente il mondo visibile, materiale, ma il mondo spirituale dell’uomo.

Questo mondo è dappertutto. E si può portare il Vangelo di Cristo senza andare lontano. Si può rimanere nella propria casa e nel proprio ambiente, nella propria scuola, nel proprio banco di lavoro, nella propria famiglia e cambiare quello che è contrario allo Spirito di Gesù in quello che è conforme allo Spirito di Gesù: cambiare l’odio nell’amore, cambiare la menzogna nella verità, cambiare l’ingiustizia nella giustizia. Come abbiamo visto in questi giovani, si è visto un cambiamento. Ecco, operare questo cambiamento nello Spirito di Cristo, questo è dato a tutti voi, a tutti noi come un compito. Questa è l’interpretazione propria della parola che abbiamo ricordato nell’anno 1992 a tutti i giovani per la circostanza della Giornata Mondiale della Gioventù. E per questo potete leggere anche un bel Documento sulla missione, l’ultima Enciclica Redemptoris missio. Là troverete cose interessanti. Naturalmente troverete tutto quello che parla delle missioni nel senso tradizionale, classico, ed è fondamentale. Ma troverete anche, per esempio, un capitolo dove si parla dei moderni “areopaghi”. Voi ricordate San Paolo, andato in Atene in quell’areopago dove si incontravano i Greci molto dotti e anche molto capricciosi, molto intellettuali e molto capricciosi. Egli ha parlato loro e si è deciso a “conquistare” quell’assemblea, quell’ambiente intellettuale, e non vi è riuscito. Vi è riuscito solo in parte, in piccola parte sono andati dietro a lui.

Ecco, vi auguro di leggere questa Enciclica Redemptoris missio per avere un orizzonte largo della parola che avete ricevuto nell’anno presente come giovani, nella Giornata Mondiale della Gioventù. E poi ho promesso di parlare brevemente, invece non è avvenuto... Vedo che devo già tagliare questo flusso delle parole e devo augurarvi, carissimi giovani capuani, di continuare nella vostra strada, di non perdere il coraggio di ascoltare la Parola di Dio, di avvicinare Cristo, di entrare in amicizia con Lui, di cercare quello che Lui cercava, di fare così come Lui faceva. Naturalmente i gradi sono sproporzionati, ma c’è una somiglianza. Tutti i Santi sono imitatori di Cristo, anzi, imitatori esemplari. Questo auguro a tutti e vorrei assicurarvi, se accetterete questo mio augurio, che troverete la gioia. La gioia non ci viene dal consumismo, dai beni materiali; la gioia ci viene dal cuore. Il cuore umano è il “produttore” della gioia, ma può essere anche “produttore” della anti-gioia, di una disperazione. E io non vorrei vedere mai i giovani disperati, ma gioiosi!


Questo il testo del discorso di Giovanni Paolo II preparato per l’incontro con i giovani dell’arcidiocesi di Capua svoltosi nel pomeriggio in Piazza Adriano, a Santa Maria Capua Vetere.  

Carissimi giovani!

1. A voi il mio saluto cordiale. Vi ringrazio per il calore con cui mi avete accolto e per i pensieri e i sentimenti che mi avete espresso per il tramite del vostro rappresentante. Sono contento di trovarmi fra voi. Vorrei ora ascoltare ciascuno di voi e con voi intrattenermi su tanti argomenti. Ma il fatto che questo nostro appuntamento avvenga mentre si celebra il XVI centenario del Concilio capuano, dedicato alla Vergine Madre del Salvatore, mi sembra che orienti doverosamente la nostra riflessione sul rapporto singolarmente profondo che intercorre fra i giovani e Maria. Non esiterei a dire che è Lei la figura luminosa della giovinezza, vissuta in tutta la sua intensità e bellezza davanti a Dio, l’eternamente giovane. “La giovinezza di per se stessa è una singolare ricchezza dell’uomo, di una ragazza o di un ragazzo, e il più delle volte viene vissuta dai giovani come una specifica ricchezza” (Lett. ap. ai giovani e alle giovani del mondo, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VIII/1, 1985, p. 804). Quest’oggi vogliamo guardare a Maria, modello di voi giovani.

2. Maria è giovane nella Sua verginità: in quanto Vergine, Ella è totalmente disponibile nel lasciarsi condurre sulle vie misteriose del disegno di salvezza che il Signore ha predisposto per Lei. Questa docilità, questa apertura totale alle sorprese di Dio, la rendono giovane nella maniera più bella. È infatti, proprio dei giovani essere aperti al futuro e per questo essi costituiscono il terreno dove il domani di Dio viene a porre radici nel presente degli uomini. Guardando a Maria, Vergine dell’ascolto, silenzio puro e accogliente in cui risuona la Parola dell’Eterno, noi tutti impariamo a vivere la giovinezza del cuore, fatta di verginità interiore e di libertà per aderire a Dio e alle sue iniziative. Carissimi giovani, guardando a Maria imparate a scoprire il volto più bello della vostra giovinezza: l’appartenere al futuro di Dio, l’essere come le sentinelle e gli avamposti del suo domani nell’oggi del tempo. Non abbiate paura di aprirvi con tutto il vostro entusiasmo al progetto divino; siate suoi, totalmente suoi, come lo è stata Maria, la giovane che ha accolto il dono sorprendente del Signore e si è lasciata docilmente guidare sulle vie misteriose della sua provvidenza. Quando un giovane non è aperto al futuro, quando è stanco e sfiduciato e il suo cuore si rinchiude in se stesso e nei terreni interessi che mai possono renderlo pienamente felice, la sua giovinezza può dirsi ormai sfiorita, e la noia e il non senso rischiano di prendere il sopravvento su tutto, fino ad arrivare alla tragica resa di una vita senza significato e senza amore. Per voi non sia mai così: amando Maria, imparerete da Lei a custodire il segreto di una autentica giovinezza, che sa perseverare fiduciosa nel seguire il volere del Signore. Iddio ha per ciascuno di noi un piano che intende realizzare con la nostra personale e generosa collaborazione.

3. Maria è giovane nella sua maternità: in quanto Madre, Ella dona con gratuità quello che gratuitamente ha ricevuto. Non si chiude in se stessa, non pretende di catturare in sé il dono dell’Altissimo, ma va prontamente a portarlo agli altri e genera il Figlio di Dio incarnato per redimere l’intera umanità. Questa gratuità, fatta di prontezza, di attenzione, di tenerezza e di gesti concreti è l’altro volto della giovinezza di Maria. Guardando a Lei impariamo che giovane è chi sa cominciare sempre di nuovo ad amare, chi non aspetta l’iniziativa altrui, ma sa essere il primo nell’amore. Maria è giovane così: talmente ricolma del dono gratuito del padre da diventarne trasparenza e da comunicarlo a sua volta ai fratelli. In tutta fretta, infatti, si recò dall’anziana cugina e “appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo” (Lc 1, 41). Guidata dalla carità irradiante, Maria ha saputo comprendere il bisogno di Elisabetta e farsi presente con generosità e premura: Ella ci insegna così che la giovinezza è dono, attenzione per l’altro, capacità di venirgli incontro e di servirlo nella concretezza, nella fedeltà, nell’umiltà di gesti semplici. Siate giovani così, miei carissimi amici: guardando a Maria, imparate a vivere la vostra giovinezza come dono da accogliere e da condividere con i vostri fratelli, come partecipazione all’eterna giovinezza dell’amore di Dio, che non solo non si stanca mai di circondare le creature con la sua misericordia, ma fa sentire a ognuno la sua presenza provvidente e con sempre rinnovata iniziativa lo conduce verso il compimento del suo disegno provvidenziale. Giovane, allora, è chi, fidandosi del Signore, comincia sempre di nuovo ad amare e vive la propria esistenza come servizio gratuito e generoso, pronto a rischiare la propria vita per la causa del Regno, nell’umile e fiduciosa sequela di Cristo.

4. Maria è inoltre giovane in quanto è la Sposa, la creatura in cui il cielo e la terra si sono uniti in alleanza nuziale: Ella è l’arca del patto, il santuario della promessa di Dio al mondo e della risposta del mondo a Dio. La giovinezza appare in Maria Sposa come reciprocità e anticipazione: Ella è tutta relativa a Dio, tutta orientata verso di Lui e in Lui verso l’umanità. Vive la sua vita come mistero di alleanza facendoci comprendere che vivere la reciprocità è la sola, autentica via per non cadere nella solitudine. A voi soprattutto, cari giovani, Maria annunzia questa buona novella che dischiude il cuore alla condivisione; a voi rivolge l’invito pressante a impegnare coraggiosamente la vostra giovinezza per costruire rapporti di fedeltà, di dialogo e di aperta solidarietà nei confronti di tutti. Le nozze del tempo e dell’Eterno che si celebrano in Lei mostrano come nel mistero della sua umana esistenza venga anticipato il destino del mondo: la patria raggiunge l’esilio e il tempo si apre alla pienezza della gioia definitiva. La giovinezza di Maria, Sposa e Madre, anticipa per i credenti la gloria futura e diviene segno di speranza per la Chiesa peregrinante nel tempo. Maria vi invita, cari amici, ad essere soprattutto giovani ricchi di speranza, capaci di accogliere i grandi disegni che Dio ha stabilito per ciascuno. Guardate a Maria, cantate con Lei il Magnificat della fedeltà e della riconoscenza, ripetete con Lei il “Fiat” alla volontà divina, preparate in voi il mondo nuovo di Dio, i cieli nuovi e la terra nuova, in cui avrà stabile dimora la giustizia. Siate giovani dal cuore nuovo, anticipo d’eterno nel tempo che passa, segni e profeti della speranza che vince il dolore, lo scoraggiamento e la morte. Figli di Maria e seguaci coraggiosi di Cristo.

5. Vi insegni Maria, che abbiamo contemplato come Vergine, Madre e Sposa, ad essere giovani aperti ai grandi ideali. La forza dello Spirito, che ha operato in Lei, opererà anche in voi, se lo vorrete, e farà di voi i costruttori del Regno, gli operai umili, credibili ed efficaci del Vangelo della carità e della gioia. E a Te, Maria, giovane nell’eterna giovinezza di Dio, Madre dei giovani e segno di speranza luminosa per tutti, a Te affido questi giovani, perché guardando a Te e aiutati da Te imparino ad essere come Te docili alla divina parola e al divino silenzio, come Te ricchi di amore, gratuitamente ricevuto e gratuitamente donato, come Te capaci di reciprocità e di anticipazione, profezia vivente del Regno di Dio nel presente del mondo. Prega per noi, o giovane donna di Galilea, Vergine accogliente, Madre dell’Amore, Sposa dell’Alleanza, che sei il modello vivente, la tenera Madre e la compagna fedele dei giovani, speranza del mondo.

Amen.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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