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UDIENZA DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA DELEGAZIONE MUSULMANA PROVENIENTE DA SARAJEVO

Lunedì, 25 maggio 1992

 

Distinti Signori,

Il piacere di accogliervi in Vaticano, quali esponenti maggiori della Comunità islamica in Bosnia Erzegovina e nelle Repubbliche vicine, è purtroppo amareggiato dai motivi che vi hanno qui condotto oggi.

Vi ricevo come fratelli in umanità, feriti ed esiliati, ai quali portare soccorso, come ci invita Gesù di Nazaret nella parabola del Buon Samaritano. Vorrei, anzi, che questo vostro essere venuti dal Papa stimoli ancor più la generosità delle nostre comunità cristiane in tutto il mondo, per venire incontro alle sofferenze di quanti sono obbligati a fuggire dalle loro terre natie, per salvare la propria vita e quella dei propri cari.

Da quasi dieci mesi ormai siamo ogni giorno testimoni della miseria che causa quell’immane conflitto distruttore della Federazione jugoslava. Vediamo sfilare sugli schermi televisivi masse sempre più numerose di bambini, donne e vegliardi con volti esterrefatti in cerca di un qualche riparo alla loro sventura, e sentiamo i loro pianti e le loro grida invocanti un aiuto.

Eppure, questi eventi tragici, queste distruzioni, queste sofferenze non devono essere l’ultima parola. Rimane la speranza, la quale è più forte, perché nutrita dalla fiducia in Dio onnipotente, fonte di ogni bene.

Rimane la speranza, perché l’esperienza dell’egoismo, latore di morte, invita a cambiare strada nella storia dell’umanità, dovunque sia, per cercare tutti assieme, in qualunque circostanza, le vie del dialogo invece di quelle dell’esilio, il rispetto mutuo invece del disprezzo, il sacrificio per l’altro invece del dominio.

Rimane la speranza, perché vediamo già in atto tante forme di questo autentico dialogo, particolarmente nel grande movimento di generosità sviluppatosi un po’ dappertutto, per venire in aiuto alle centinaia di migliaia di profughi e rifugiati, di Croazia prima e oggi di Bosnia Erzegovina.

Rimane la speranza, perché Dio Onnipotente che è Amore, è Dio dei viventi, che ci ha creati per renderci partecipi della Sua propria vita.

Perciò, vi auguro di tornare nelle vostre comunità con un rinnovato coraggio, nutrito di questa speranza. Sapete di non essere soli, né abbandonati. La Chiesa cattolica è al vostro fianco tramite la sua rete di organizzazioni assistenziali, sotto l’impulso del nostro Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che ho incaricato, mercoledì scorso, di intensificare la sua opera di coordinamento degli aiuti umanitari.

Vorrei concludere questo incontro con una invocazione che riflette le nostre comuni aspirazioni, come lo feci in altra occasione: “O Dio, Tu sei il nostro Creatore. Tu sei buono e la tua misericordia non ha limiti. O Dio, autore della giustizia e della pace, accordaci la vera gioia, l’amore autentico e una durevole solidarietà tra i popoli”.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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