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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI MEMBRI
DELL
’UFFICIO INTERNAZIONALE DEL LAVORO

Sabato, 30 maggio 1992

 

Signor Presidente,
Signore e Signori,

1. È con immensa gioia che oggi ricevo voi, il Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro e i membri di questa prestigiosa istituzione che vi accompagnano. La vostra visita rievoca in me il ricordo della calorosa accoglienza che mi è stata fatta a Ginevra nel 1982. E mi dà occasione di esprimervi un’altra volta la stima che nutro per le nazioni e le organizzazioni che voi rappresentate.

2. Vi ringrazio delle due relazioni che presentate oggi: “L’insegnamento sociale della Chiesa cattolica e il mondo del lavoro” e “La commemorazione del centenario della Rerum novarum”. Mi rallegro dell’attenzione particolare riservata dall’organizzazione all’insegnamento della Chiesa e apprezzo la sua convergenza di interessi con la dottrina sociale della Chiesa. Recentemente anche il colloquio su “Lavoro, cultura e religione” ha messo in rilievo gli interessi e le attenzioni comuni circa le questioni sociali contemporanee.

3. Oggi assistiamo a una mondializzazione delle questioni sociali. Le difficoltà dei Paesi dell’Est e del Sud hanno delle ripercussioni sui mercati internazionali. I rapidi cambiamenti politici degli ultimi anni sono la causa delle trasformazioni radicali delle strutture economiche. Queste trasformazioni comportano maggiori responsabilità da parte di tutte le parti sociali, dirigenti nazionali, imprenditori e lavoratori. La lenta e laboriosa evoluzione dei numerosi paesi, che hanno scelto di seguire le regole dell’economia di mercato e la strada della democratizzazione, rafforza senza ombra di dubbio la missione e la vigilanza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. È per questo che si dice ogni tanto che voi siete “la coscienza sociale del mondo”.

4. In base alla dichiarazione di Filadelfia, spetta alla vostra Organizzazione favorire il dialogo e la collaborazione tripartita, tra i governanti, gli imprenditori e i rappresentanti dei lavoratori per trovare delle soluzioni che pongano l’uomo al centro delle realtà economiche. Ad essa spetta, altresì, di mobilitare le energie della Comunità Internazionale per lottare contro la povertà dovuta alla disoccupazione, o alla sottoccupazione, alla mancanza di formazione e alle carenze di salute nelle popolazioni. La povertà sembra uno dei maggiori ostacoli alla giustizia sociale.

Questi obietti assegnati alla vostra Organizzazione rendono necessari degli sforzi di immaginazione e di decisione coerenti e coraggiosi, che necessariamente comporteranno qualche sacrificio per le nazioni più ricche, al fine di migliorare notevolmente la catastrofica situazione di tutti i popoli. La collaborazione con il fondo monetario internazionale e con la Banca mondiale si rivela necessaria per arginare questo flagello della povertà, la cui soluzioni sarà il segno di un incontestabile progresso sociale. Per questo ci auguriamo una maggiore trasparenza nelle decisioni politiche ed economiche. Le sole esigenze finanziarie o di bilancio non potrebbero giustificare il disconoscimento della dimensione sociale nelle scelte da fare. La dignità inalienabile della persona umana e la protezione dei lavoratori, valori fondamentali di ogni gestione di una collettività. non possono essere impunemente scherniti. E anche qui le vostre preoccupazioni coincidono con quelle della Chiesa: l’uomo deve occupare il posto centrale nelle ristrutturazioni economiche, politiche e sociali determinate dalla liberalizzazione dei mercati, dall’avvento progressivo della democrazia, come ricorda il Direttore generale del l’Ufficio Internazionale del Lavoro nel suo rapporto alla conferenza che si terrà prossimamente.

5. Lo sviluppo sociale passa per il dialogo tripartito e voi avete la vocazione di favorire e accrescere questo dialogo in ogni parte del mondo. Ma non si può essere soddisfatti solo con il convocare i responsabili politici ed economici, datori di lavoro e lavoratori. Il dialogo deve poter condurre le parti interessate a diventare sempre più partecipi e attori dello sviluppo, costruttori di una società più giusta, con la preoccupazione nelle trattative, di non servire solamente degli interessi di categoria, ma la causa dell’umanità. Ai governanti spetta in modo particolare il ruolo di incentivare lo sviluppo economico e di regolare il dialogo sociale. Agli imprenditori e ai rappresentanti dei lavoratori spetta di strutturarsi per parlare e agire per il bene di tutti.

6. Mi auguro che i rappresentanti e il personale dell’Ufficio Internazionale del Lavoro continuino con tenacia la loro azione allo scopo di umanizzare il mondo del lavoro e di instaurare la giustizia sociale. Che mi sia permesso di sottolineare anche gli enormi sforzi che la vostra organizzazione compie nell’interesse delle categorie sociali più sfavorite dalla nostra epoca, gli emigranti, i rifugiati, i bambini che lavorano. Queste persone, in situazione di fragilità e spesso lasciate senza difesa, hanno bisogno di assistenza e di sostegno. A voi spetta di ricordare alla comunità internazionale che deve comportarsi sempre meglio, affinché tutti siano protagonisti e beneficiari dello sviluppo. Concludendo, formulo i migliori auguri per la prossima Conferenza internazionale del Lavoro che si terrà tra qualche giorno a Ginevra. Prego il Signore perché faccia dei membri dell’Organizzazione internazionale del Lavoro dei servitori dell’uomo, a immagine del Creatore, chiamati ad essere amministratori della creazione. E benedico di cuore voi e le vostre famiglie.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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