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DISCORSI DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL
’ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA

Lunedì, 9 novembre 1992

 

1. La ringrazio, Signor Cardinale, per l’affettuoso indirizzo di saluto che ha voluto rivolgermi a nome di tutti i presenti. Sono lieto di accogliere Lei con Mons. Segretario e Mons. Sottosegretario, i Membri qui convenuti per la celebrazione della Plenaria e gli Officiali della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Non occorre dire che tale incontro mi è particolarmente caro, sia perché mi dà l’occasione di esprimervi la mia riconoscenza per il lavoro delicato e impegnativo che fate, sia perché mi invita a una riflessione su temi importanti per la vita della Chiesa, quali sono quelli educativi. A questo proposito, mi ha fatto piacere prendere atto che anche la recente Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano di Santo Domingo ha ribadito il ruolo centrale dell’educazione nel progetto di nuova evangelizzazione. L’educazione cristiana, infatti, è l’assimilazione della cultura cristiana. Finché un tale processo non è giunto in profondità, non è possibile qualificare una persona o un popolo come pienamente cristiano. L’educazione si realizza a vari livelli e con vari obiettivi. Quella che voi siete chiamati a promuovere riguarda tutti i fedeli (cf. Pastor bonus, 114), ma in modo particolare gli alunni, gli educatori – Superiori e professori – dei Seminari, delle Facoltà ecclesiastiche, delle Università e delle Scuole cattoliche. È un’attività ampia e articolata, da cui dipende gran parte della penetrazione e della diffusione dei valori cristiani. So il sacrificio che essa vi richiede. Conosco la generosità con cui ad essa vi dedicate. Ve ne rendo atto con vivo apprezzamento.

2. Il tema principale, che quest’anno avete posto all’ordine del giorno, riguarda l’esame del documento sulla formazione degli educatori nei Seminari. È un tema che si pone in ideale continuità con l’Assemblea del Sinodo dei Vescovi del 1990 e con l’Esortazione apostolica postsinodale Pastores dabo vobis, nella quale, raccogliendo l’indicazione dei Padri sinodali, dicevo che “gran parte dell’efficacia formativa (dei candidati al sacerdozio) dipende dalla personalità matura e forte dei formatori sotto il profilo umano ed evangelico” e che “per questo diventano particolarmente importanti, da un lato, la scelta accurata dei formatori e, dall’altro, lo stimolo ai formatori perché si rendano costantemente sempre più idonei al compito loro affidato” (n. 66). L’attività degli educatori dei Seminari, dice la Ratio fundamentalis, è “l’arte delle arti, che non permette un modo di agire improvvisato e casuale” (n. 30). Essendo un’“arte”, essa esige prima di tutto la presenza di un certo “carisma”, che si esprime in doti naturali e di grazia, quali un forte spirito di fede, un maturo equilibrio affettivo, una viva coscienza sacerdotale, l’intelligenza aperta non disgiunta da prudente saggezza, la facilità nell’intuire e nel comunicare, nel coinvolgere e nel trascinare. Quest’“arte” però va coltivata, perfezionata e maturata attraverso una preparazione specifica, che richiede una seria formazione iniziale e un aggiornamento costante. A questo proposito, è significativo notare come la prima Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi del 1967 abbia indicato, tra le iniziative più urgenti per l’attuazione del Concilio, anche la formazione degli educatori dei Seminari. In quell’occasione, i Padri sinodali auspicarono che gli educatori del clero possedessero “una preparazione specifica, acquisita attraverso una regolare frequenza di qualche Istituto o Scuola superiore eretta o approvata dalla Conferenza Episcopale, o, almeno, la partecipazione ad alcuni corsi appositamente istituiti” (Quesito n. IV proposto dal Cardinale Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica). Dal 1967 a oggi di strada ne è stata fatta molta. In tanti Paesi si sono organizzati convegni e corsi di aggiornamento e si sono promossi incontri periodici tra gli educatori. Ora mi sembra provvidenziale che si voglia raccogliere in uno sguardo d’insieme tutte queste iniziative, potenziarle secondo un progetto organico, e proporle all’attenzione delle diverse Chiese particolari. Ma rimane un’ultima domanda: chi ha bisogno della pedagogia che voi proponete? Certamente i Rettori, i Padri spirituali e gli altri educatori, compresi i professori! A questi ultimi, infatti, è richiesta, oltre alla competenza scientifica, anche una testimonianza di vita e una comunicazione nella fede, che ne facciano dei punti di riferimento significativi per la crescita globale degli alunni. I Vescovi stessi, come primi educatori dei loro seminaristi, non mancheranno di far tesoro dei vostri suggerimenti. Essi, infatti, oltre a provvedere i Seminari di validi educatori, sono chiamati ad esservi presenti assiduamente, come dei padri che intervengono, ascoltano, orientano e decidono con autorità.

3. Insieme con la formazione degli educatori, la vostra Plenaria prenderà in esame l’attività principale dei quattro settori in cui si articola la Congregazione. Nelle relazioni informative si coglie la complessità e la varietà dei problemi e delle situazioni con cui siete chiamati a confrontarvi. Riguardo all’Ufficio Università, ho visto come gli ambiti di particolare interesse siano l’applicazione della Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, la pastorale universitaria, il reinserimento delle Facoltà Teologiche di alcuni Paesi dell’Est nelle Università Statali, la pianificazione dei Centri Accademici. La Congregazione sta sostenendo un grande sforzo per trovare a ogni problema la soluzione più appropriata. L’Assemblea Plenaria saprà sicuramente dare suggerimenti e indicazioni al riguardo. Apprezzo, poi, che per la soluzione dei problemi più urgenti si proceda a livello interdicasteriale e auspico che si possa arrivare a una più organica collaborazione con le Conferenze Episcopali, con le Famiglie religiose e con tutte le forze interessate al settore universitario. Con riferimento alla mia recente Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, vorrei sottolineare l’urgenza della sua diffusione e della sua accoglienza in seno alle Università Cattoliche, tra i Vescovi, le Autorità Accademiche, i docenti e il personale amministrativo. La Costituzione, infatti, considera le Università come un fatto di Chiesa, a cui tutti devono essere interessati. Un’attenzione particolare va data ai numerosi Centri Accademici Ecclesiastici Romani, che raccolgono migliaia di studenti da tutto il mondo e un migliaio di professori. Bisogna preoccuparsi che la formazione intellettuale sia rigorosa e in sintonia con il Magistero e inoltre che tutti gli studenti, in particolare i candidati al sacerdozio, vivano in situazioni favorevoli per quanto riguarda la formazione spirituale-disciplinare.

4. L’Ufficio Scuole è impegnato lodevolmente nella promozione dell’indole cattolica delle numerose scuole che, in tutto il mondo, provvedono, sotto la qualifica di “cattoliche”, all’istruzione di più di quaranta milioni di studenti. È, questa, una possibilità educativa di enorme portata, che la Chiesa, e in particolare i vari Istituti religiosi, non devono lasciar cadere. La scuola cattolica costituisce l’ambiente migliore per un’educazione umana e cristiana integrale. Con il suo orientamento finalizzato ai valori, con le sue scelte pedagogiche, con la selezione degli insegnanti, essa garantisce la serietà e la completezza dell’opera educativa. Mi fa piacere che, nei vostri contatti con i Vescovi e con gli Organismi internazionali, voi ne mettiate in evidenza l’importanza e l’utilità. Venendo alla Pontificia Opera per le Vocazioni, ho visto che essa si è fatta carico in questi anni di raccogliere in sintesi gli “Sviluppi della cura pastorale delle vocazioni nelle Chiese particolari”. Tale sintesi è uno strumento prezioso, che offre alle Diocesi e agli Istituti religiosi la possibilità di conoscere le diverse iniziative messe in atto nelle Chiese particolari, di confrontarsi con esse e di avviare una più incisiva pastorale vocazionale. A tale scopo, saranno certamente di grande giovamento i Congressi continentali che si ha in animo di promuovere. Non posso non ricordare, infine, che l’anno scorso ho disposto l’istituzione della Commissione Interdicasteriale permanente per una più equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo e che ho pensato di insediarla proprio nella vostra Congregazione per sottolineare come, nello scambio dei doni, l’attenzione massima debba essere quella di offrire alle Diocesi più bisognose di sacerdoti delle équipes preparate per l’animazione vocazionale e la formazione sacerdotale.

A conclusione del nostro incontro, desidero rinnovare a tutti voi il mio ringraziamento. Vi assicuro che seguo da vicino il vostro lavoro, accompagnandolo con il ricordo e la preghiera. Perché possiate continuare in esso con intelligenza e generosità, vi imparto volentieri e di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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