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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI
ALLASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Venerdì, 13 novembre 1992

 

Eminenza,
Cari fratelli Vescovi,
Cari fratelli in Cristo,

1. Sono felice di incontrare i membri del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nel corso della vostra Assemblea Plenaria. Nel salutarvi estendo un particolare benvenuto ai nuovi membri che sono tra voi. Uno di voi, il Vescovo Franjo Komarica di Banja Luka nella Bosnia ed Erzegovina, non è potuto venire a causa del tragico conflitto che colpisce la sua diocesi. Sono sicuro che vi unirete a me nell’assicurargli le vostre preghiere per tutta la gente in quell’area di immense sofferenze umane.

2. Il dialogo interreligioso, al suo livello più profondo, è sempre un dialogo di salvezza, perché cerca di scoprire, chiarificare e meglio comprendere i segni dell’eterno dialogo che Dio mantiene con l’umanità. Dal punto di vista cristiano esso presuppone il desiderio di rendere Gesù Cristo meglio conosciuto, compreso e amato, ma esso richiede anche che questa proclamazione venga realizzata nello spirito evangelico di comprensione e di pace. Queste idee sono ampiamente discusse nel documento Dialogo e Proclamazione, pubblicato dal vostro Consiglio in collaborazione con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (cf. nn. 38 e 77). Approfitto dell’occasione della vostra Assemblea Plenaria per raccomandare questo documento a tutti i Pastori della Chiesa. Esso sottolinea una questione che ha implicazioni pratiche per la comunità cattolica in ogni parte del mondo, vale a dire la relazione tra la missione della Chiesa di predicare la salvezza in Gesù Cristo Figlio di Dio, e la sua missione di entrare in dialogo con tutti gli uomini e donne di buona volontà, con profondo rispetto per le loro vedute e le loro esperienze. Entrambi gli aspetti dell’unica missione sono legittimi e necessari. Essi sono intimamente correlati ma non intercambiabili (cf. n. 77). Dialogo e Proclamazione indica come vada evitata un’enfasi unilaterale affinché il messaggio cristiano non venga distorto.

3. Dalla vostra ultima Assemblea Plenaria è stato diffuso un altro documento che tocca la materia del dialogo interreligioso. Mi riferisco alla Lettera Enciclica Redemptoris missio, sulla permanente validità del mandato missionario della Chiesa. Affermando nell’Enciclica che proclamare il vangelo è la priorità permanente della missione (cf. n. 44) affermo anche che “il dialogo interreligioso è parte della missione evangelizzatrice della Chiesa” (n. 55) e che “ognuno dei fedeli e tutte le comunità cristiane sono chiamate a praticare il dialogo, anche se non sempre con la stessa intensità e allo stesso livello” (n. 57). Dovrebbe essere evidente a tutti che il dialogo interreligioso ha assunto una nuova ed immediata urgenza nelle attuali circostanza storiche. Possiamo solo essere profondamente disturbati e rattristati dalla comparsa o dal rigurgito di pregiudizi e di atteggiamenti aggressivi che sono talvolta propagandati in nome di Dio ma che non hanno basi nel credo nell’onnipotente e misericordioso Creatore. I credenti, rimanendo fedeli alle loro convinzioni religiose e senza cadere in falsi irenismi, possono e devono impegnarsi in un sincero, umile e franco dialogo con i seguaci di altre tradizioni religiose, in maniera da eliminare l’intolleranza e l’incomprensione (cf. n. 56). Il genuino dialogo conduce alla purificazione e alla conversione interiori (cf. Ivi), ed è solo questo rinnovamento spirituale che salverà il mondo da altre diffuse sofferenze. Sono felice di apprendere che avete esaminato le reazioni a questi documenti sia all’interno della Chiesa e tra i seguaci di altre religioni. Nel riaffermare la validità di questi insegnamenti del Magistero, vi incoraggio a diffondere il messaggio in essi contenuto, un messaggio di amore e di rispetto per i nostri fratelli e per le nostre sorelle di altre tradizioni.

4. Nel mio viaggio apostolico di quest’anno nell’Africa Occidentale sono stato in grado di osservare un esempio particolare dei benefici del dialogo interreligioso. Sto pensando al Senegal, alla Gambia e alla Guinea, dove i musulmani, i cristiani e i seguaci delle religioni tradizionali vivono insieme in armonia. Lo spirito che sostiene tale armonia è di rispetto reciproco e di cooperazione nella vita sociale e civile. Fino a quando differenti tradizioni religiose alimenteranno questo spirito, l’attenzione può essere offerta a ciò che la gente ha in comune e a ciò che promuove la fratellanza tra di essa (cf. Nostra aetate, 1).

5. I contatti con le religioni dell’Asia, specialmente l’induismo e il buddismo, che sono note per il loro spirito contemplativo, per i loro metodi di meditazione e per il loro ascetismo, possono grandemente contribuire all’inculturazione del Vangelo in quel Continente. Un saggio scambio tra cattolici e i seguaci di altre tradizioni possono aiutare a discernere i punti di contatto nella vita spirituale e nell’espressione delle credenze religiose, senza ignorare le differenze. Tale discernimento è tanto più urgente laddove la gente ha perso le radici della sua tradizione e cerca altre fonti di sostegno e arricchimento spirituale. La crescita dei cosiddetti nuovi o alternativi movimenti religiosi è un segno di quanto sia diffusa questa tendenza. È questa una sfida per le comunità cristiane dell’Asia. Sono felice che i Pontifici Consigli per il Dialogo Interreligioso, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per il Dialogo con i non-Credenti e per la Cultura continuano a studiare insieme questo fenomeno per garantire una guida pastorale.

6. Ciò ci conduce a un altro punto: l’importanza della riflessione teologica sui fondamenti dottrinali degli sforzi della Chiesa nella promozione del dialogo interreligioso. Le università e le facoltà cattoliche, i seminari e la case di formazione, dovrebbero essere in grado di preparare dei responsabili nel campo della collaborazione con gli altri credenti. Sono stato quindi felice di apprendere che il vostro Consiglio si appresta a tenere un colloquio teologico, il prossimo agosto, su “Gesù Cristo, Signore e Salvatore, e l’incontro con le religioni”. Vi incoraggio nella vostra preparazione a quest’incontro e prego che affinché esso dia nuovo impulso agli sforzi per migliorare le relazioni tra i credenti.

7. La vostra Assemblea Plenaria sta analizzando i vari settori dell’attività del Pontificio Consiglio sin dalla sua fondazione. Tale analisi mostrerà dove sono stati fatti progressi e dove c’è spazio per ulteriori sforzi. Essa aiuterà a specificare più esattamente i modi in cui il Consiglio può essere di aiuto alle Chiese particolari che cercano di promuovere relazioni più amichevoli con gli altri credenti nelle circostanze proprie a ogni luogo, ogni popolo e ogni cultura. La vostra analisi giunge in un momento in cui la geografia politica del mondo è cambiata e sta ancora cambiando. Ciò ha portato un nuovo respiro di libertà, inclusa quella religiosa, ma anche dato vita a conflitti tragici e distruttivi. In questa situazione i credenti hanno l’urgente responsabilità di pregare e di lavorare insieme per la pace. Nel mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, ho sottolineato che i credenti non devono dimenticare l’efficacia della preghiera, che è “per eccellenza il potere richiesto per implorare e ottenere la pace” (Nostra aetate, 4). Il vostro Consiglio può svolgere una parte attiva nell’incoraggiare i cattolici a unirsi con gli altri nella sincera preghiera per la pace, mentre, allo stesso tempo, può offrire una valida guida affinché questa preghiera comune non conduca all’indifferentismo religioso o alla distorsione della verità rivelata. La verità è che: “i contatti interreligiosi, insieme con il dialogo ecumenico, sembra oggi un cammino obbligato per assicurare che le molte dolorose ferite inflitte nel corso dei secoli non siano ripetute e che quelle ferite che ancora permangono siano sanate al più presto” (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1992, n. 6).

8. Infine esprimo la mia gratitudine a tutti voi per la generosa condivisione del mio servizio apostolico nel mondo da parte del vostro Consiglio. La vostra opera contribuisce all’adempimento di ciò che ho sempre considerato una parte molto importante del mio ministero: la promozione di relazioni più amichevoli con i seguaci di altre tradizioni religiose. Che il Signore, attraverso il dono dello Spirito Santo e l’intercessione di Maria, vi ricompensi con la luce, la forza e la gioia.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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