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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A DIECI AMBASCIATORI ACCREDITATI PRESSO LA SANTA SEDE IN
OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DELLE LETTERE CREDENZIALI*

Sabato, 14 novembre 1992

 

Signori Ambasciatori,

È con grande piacere che oggi do il benvenuto alle Vostre Eccellenze per ricevere le Lettere che Vi accreditano presso la Sede apostolica come Ambasciatori delle vostre Nazioni e dei vostri Governi.

Senza dubbio le circostanze non mi hanno permesso di ricevervi separatamente per intrattenermi con ciascuno di voi sui grandi problemi che attualmente preoccupano i vostri concittadini. Nonostante ciò il nostro incontro mi permette di fare riferimento, anche se brevemente, alla diversità degli Stati e delle culture ai quali appartenete.

Dall’Italia fino ai paesi più lontani geograficamente dalla Città Eterna, venite da regioni che spesso raggiungo col pensiero, talvolta ricordando i viaggi già compiuti. Due di voi, gli Ambasciatori di Bulgaria e di Slovenia, rappresentano paesi che, grazie alla recente evoluzione del continente europeo, hanno appena allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Sappiano che accogliendoli oggi rivolgo i miei auguri affettuosi alle nazioni alle quali appartengono. I vostri paesi d’origine devono affrontare difficoltà interne, ma, tra gli altri problemi, penso in particolar modo alle dolorose questioni della fame e della denutrizione che, principalmente nel continente africano colpiscono milioni di persone privandole della dignità più elementare e sottomettendole a condizioni di miseria immeritata. Più che mai, bisogna che, da un continente all’altro, le nazioni mettano in comune le loro risorse e il loro “savoir faire” per apportare rimedi duraturi a flagelli dai quali la nostra società, ricca di tecnologie nuove, ha i mezzi per liberarsi. Qui come in altri campi, i cattolici hanno un ruolo da svolgere e mi auguro che sia decisivo nell’edificazione della città terrestre. Mi auguro che si sentano sempre più incoraggiati ad agire nell’interesse dei loro concittadini, per mettere in pratica il doppio comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, cuore e centro del messaggio evangelico. I cristiani non chiedono privilegi nella vita quotidiana; ciò che desiderano, è poter professare e praticare liberamente la loro religione. D’altra parte sono disposti a operare al servizio del bene comune compiendo i loro doveri civici nel rispetto delle leggi dello Stato e delle convinzioni di tutti i loro compatrioti.

Assicurare a ciascuno i mezzi per condurre una vita decente vuol dire lavorare al servizio della pace della quale il mondo non smetterà mai di avere bisogno. Ora, il servizio della pace, che Sant’Agostino definiva la “tranquillità dell’ordine”, costituisce una delle vostre preoccupazioni più importanti. Se la Chiesa proclama che la vera pace viene da Cristo, essa considera che tutto ciò che contribuisce alla ricerca della pace deve essere perseguito con ardore, con ogni mezzo legittimo e nella speranza di vedere un giorno la fine dei conflitti che continuano a insanguinare il nostro pianeta. La vostra alta missione di ambasciatori vi mette al centro dei molteplici sentieri che mirano a perseverare o a instaurare questa pace, nell’interesse di tutta l’umanità e in particolare di ogni individuo. Siate certi che nei miei collaboratori troverete la disponibilità richiesta per portare l’aiuto necessario nello svolgere questo compito esaltante e arduo.

Signori Ambasciatori, vi indico alcune riflessioni che la vostra presenza mi ispira, felice augurio di una fruttuosa collaborazione tra la Sede apostolica e i vostri governi. Lasciatemi ripetere il valore che attribuisco al vostro lavoro. Augurandovi di sentirvi benvenuti come conviene in questa Città carica di storia che è oggi un crocevia delle nazioni, chiedo a Dio di benedire le vostre persone, le vostre famiglie, le autorità dei vostri paesi e i popoli dei quali saluto in voi i degni rappresentanti.


*L’Osservatore Romano 15.11.1992 p.7.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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