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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE «MISERICORDIE»

Sabato, 14 novembre 1992

 

Signor Cardinale,
Amati Sacerdoti, Assistenti spirituali,
Carissimi fratelli e sorelle, rappresentanti delle “Misericordie” nel mondo!

1. Al termine del vostro Convegno Internazionale, tenutosi a Firenze nei giorni scorsi sul tema: “Essere oggi promotori e fautori della civiltà dell’amore” e che ha dato il via alla “Unione Europea delle Misericordie”, voi avete voluto venire a far visita al Papa. Vi ringrazio per questo gesto di apprezzata cortesia. Vi sono particolarmente grato perché so che l’odierno incontro, scaturito dal desiderio espresso dai Responsabili delle Misericordie del Portogallo, del Brasile e dell’Italia, riuniti di recente a Fatima, vuole essere occasione di fraterna condivisione e momento di comune lode a Dio, sorgente e sostegno di ogni nostro impegno a servizio dell’uomo. Mentre, pertanto, porgo il mio saluto più affettuoso, desidero esprimervi subito il mio apprezzamento per l’Assemblea che si è da poco conclusa, e soprattutto la mia grande stima per il lavoro da voi compiuto con generosa assiduità nei vari ambiti dell’umana solidarietà. Sono lieto che il coraggioso invito rivolto dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia sia stato accolto dai gruppi di molte Nazioni. Oltre allo scambio di esperienze e all’approfondimento di temi specifici, ciò ha consentito la formulazione di concrete proposte in vista di un costruttivo rapporto con le Autorità civili, specialmente nei settori della sanità, della protezione civile, del volontariato, dell’assistenza. Indubbiamente i problemi da affrontare sono sempre nuovi, ma i vostri lungimiranti programmi di intervento aiuteranno a risolverli in uno spirito di autentica fraternità e di fattiva accoglienza. E questo in continuità con la secolare tradizione delle vostre Associazioni.

2. In effetti, a partire da San Pietro Martire, che nel 1244 fondò la prima delle Misericordie, quella di Firenze, il vostro impegno caritativo e assistenziale ha conosciuto una progressiva espansione degna di ammirazione. Ed ora, nella presente situazione sociale, vanno intensificandosi tra voi rapporti che oltrepassano i confini degli Stati coinvolgendo anche rappresentanti di confessioni religiose diverse. Così, accanto alle Misericordie italiane, organizzate a livello nazionale nella “Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia” sin dal 1899, con complessivamente circa 600 mila Confratelli e oltre duemila automezzi, analoghe esperienze sono registrate in tanti altri Paesi, molti dei quali sono qui oggi significativamente rappresentati. Vorrei ricordare, tra gli altri, il Portogallo, il Brasile, la Francia. Una menzione particolare è, poi, giusto tributare alle Misericordie dell’Ucraina, della Russia, della Georgia, della Bielorussia, della Moldavia, dell’Armenia e della Lituania. Né si possono dimenticare i gruppi di volontariato e le Associazioni caritative provenienti dalla Svizzera, dall’Olanda, dalla Norvegia, dalla Danimarca, dalla Slovacchia, dalla Romania, dall’Ecuador, dal Burkina Faso, dal Rwanda. Si può ben dire che in tutti i Continenti le “Misericordie” costituiscono un pacifico esercito di promotori e fautori della “Civiltà dell’Amore”, testimoni infaticabili della cultura della carità mediante la gestione di ambulatori e di case di riposo; la cura degli anziani, dei carcerati, dei tossicodipendenti, dei portatori di handicap; la presenza nei consultori familiari, nell’assistenza domiciliare e in tante altre attività caritative. Mi piace pur sottolineare l’accresciuta collaborazione con altre Associazioni di volontariato, sia quelle operanti in campo socio-sanitario che quelle di carattere più generale. Vorrei con voi, questa mattina, lodare il Signore a motivo di tale azione capillare e fervorosa, svolta a livello europeo e mondiale, tenendo presenti in modo speciale le “Sante Case di Misericordia” portoghesi e brasiliane, e ringraziarlo per i doni di generosità, di intraprendenza e di perseveranza che vi ha elargito in questi 750 anni di attività e chiedergli l’aiuto necessario perché possiate continuare ad emulare gli esempi di chi vi ha preceduto.

3. Il vostro, infatti, è un cammino nel quale si sono avvicendate, nei secoli passati, generazioni di anime caritatevoli e che costituisce tuttora un forte stimolo per vaste schiere di persone generose. Perché più spedito ancora sia tale vostro itinerario di solidarietà e di rinnovamento, vorrei, carissimi Responsabili e Membri delle “Misericordie”, suggerirvi alcuni punti di riferimento atti, io spero, a rendere sempre più illuminato e fervido il vostro impegno. Tenete presente prima di tutto che la Verità non cambia. La Verità è Gesù Cristo, il Verbo incarnato. Dio infatti, per natura sua, è Verità assoluta e infinita e volendosi manifestare agli uomini, non poteva rivelarsi che come “Verità”. Gesù lo dichiarò apertamente e ripetutamente: “Io sono la Verità” (Gv 14, 6). Egli ha così rivelato Dio come luce che illumina il nostro singolo destino e il senso dell’intera vicenda umana. Ha rivelato Dio come Amore, sempre presente nei rivolgimenti della storia e nelle vicende di ogni persona, così che ciascuno può invocarlo come “Padre” e confidare nella sua provvidenza onnipotente e onnisciente. A voi il compito di testimoniare la presenza provvidente di Dio nel mondo. Sia vostro impegno quello di dare un’anima spirituale al volontariato. Le “Misericordie”, scaturite da forti esperienze apostoliche, devono mantenere il loro carattere prettamente cristiano ed ecclesiale, mai disgiungendo nella loro azione la Verità dalla Carità, e nello stesso tempo vivendo la Carità nella Verità.

4. Tenete presente che anche la natura umana non cambia. Per quanto, di epoca in epoca, l’umanità evolva e progredisca, l’essere umano rimane identico nelle sue esigenze e nei suoi problemi di fondo. Sempre ansioso di raggiungere la felicità, egli spesso s’imbatte nel mistero della sofferenza e del dolore. Sempre insidiato dagli istinti e dalle passioni, ha bisogno di sperimentare la carità divina nella gratuita accoglienza dei fratelli. Ecco allora che la vostra opera si inserisce in un progetto di rinnovamento e di speranza, al servizio della persona e in vista di quella “Civiltà dell’Amore” in cui ciascuno sappia capire e amare il prossimo, chiunque esso sia, senza distinzione di razza, nazione e fede.

5. È pertanto necessario tenere presente soprattutto che non cambia il comando e l’impegno della carità: “Vi do un comandamento nuovo – dice Gesù agli Apostoli e ripete oggi anche a noi – che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34). E san Paolo, scrivendo ai Romani, specificava: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno; gareggiate nello stimarvi a vicenda. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 10-15). La carità deve essere universale, concreta, coraggiosa e fiduciosa. Talvolta si è come oppressi da quello che viene definito il “silenzio di Dio” per via dei tanti pesanti mali che opprimono l’umanità. La risposta divina sta proprio nell’Amore del Verbo, incarnato e crocifisso, che attende di tradursi attraverso la nostra carità. Ricordate, carissimi Confratelli delle Misericordie, che chiunque soffre deve poter dire: “Dio mi ama – e io lo so perché tu mi ami!”. Questa è infatti la vostra missione: creare una corrente di profonda solidarietà nella storia e nella vita che conduca alla pace, all’amore autentico e all’incontro con Dio.

Possano le persone che ricorrono a voi trovare risposta alle proprie aspettative, lenimento alle loro sofferenze, incoraggiate dalla vostra tradizionale espressione di saluto e di fede: “Dio te ne renda merito”! E si apra il vostro spirito all’azione di grazie verso il Signore che vi concede l’opportunità di fare del bene, manifestando così che è l’amore di Dio a vivificare ogni umano impegno di solidarietà e di progresso.

Maria Santissima, che invochiamo come “Madre di Misericordia”, vi assista e vi illumini affinché la vostra attività sia sempre profondamente fedele al Vangelo e si svolga in piena unità d’intenti con la comunità ecclesiale. Benedica, la Vergine Santa, anche gli sforzi da voi condotti per far sì che attraverso interventi programmati in accordo con Organismi e Misericordie di altre Confessioni religiose cresca la reciproca stima tra credenti, così che tra gli uomini di buona volontà si affretti l’avvento dell’autentica civiltà dell’Amore.

Vi accompagni anche la mia preghiera e la benedizione che ora vi imparto, estendendola con vivo affetto a tutti i Confratelli sparsi nel mondo!

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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