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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XVIII CONGRESSO NAZIONALE
DELL
’UNIONE CATTOLICA ITALIANA INSEGNANTI MEDI

Venerdì, 20 novembre 1992

 

Carissimi fratelli e sorelle
dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi!

1. Mi è gradito porgervi, oggi, il mio cordiale benvenuto in occasione della celebrazione del vostro diciottesimo Congresso nazionale, in cui avete voluto soffermarvi a riflettere insieme su un tema di scottante attualità: “La domanda educativa nell’attuale fase di transizione: le nuove responsabilità della Scuola e dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi”. L’analisi da voi condotta durante questi giorni di studio e di dibattito è stata fondamentalmente indirizzata alla ricerca delle cause della crisi di valori, che segna in modo così profondo la cultura del nostro tempo.

2. Come Insegnanti cattolici, avete esaminato e analizzato, in modo specifico, la situazione attuale della Scuola in Italia, insistendo sulla carenza di modelli educativi e sullo smarrimento dei valori, che non di rado si riscontrano anche nelle persone a cui spetta il compito di formare le nuove generazioni. Al tempo stesso, però, non avete mancato di rilevare gli aspetti positivi dell’Istituzione della quale fate parte: la sua apertura a tutti senza discriminazioni, l’impegno di orientamento e di innovazione didattica, l’adeguamento dei programmi e lo sforzo di coraggiose riforme strutturali. Ciò non vi ha impedito di riconoscere come la tendenza consumistica, che disattende le esigenze dei valori etici, personali e comunitari, abbia avuto purtroppo inevitabili riflessi anche nel mondo della Scuola. La concezione individualista, propria di tanta parte della cultura e della prassi contemporanee, mette in difficoltà coloro che si sforzano di rimanere fedeli alle finalità della paideia veramente umana e cristiana.

3. Sì, carissimi Insegnanti, è essenziale e urgente riaffermare l’importanza educativa della Scuola, non solamente nella sua funzione istruttiva, volta a offrire conoscenze, informazioni e abilità tecniche, ma soprattutto come ambiente vitale e luogo privilegiato per la crescita umana e spirituale dei giovani. Occorre mettere nuovamente al centro della vita della Scuola non solo i programmi, ma anche e soprattutto la persona dell’alunno. È necessario che la formazione degli studenti, ragazzi e ragazze, che domani saranno i responsabili diretti della vita e del progresso della società, sia mirata a renderli – secondo l’espressione che leggiamo nella Costituzione Gaudium et spes del Concilio Vaticano Secondo – “non tanto raffinati intellettualmente quanto, piuttosto, di forte personalità, come è richiesto fortemente dal nostro tempo” (n. 31). Se l’impegno educativo sarà guidato da questi princìpi, esso offrirà sicuramente validi strumenti anche per premunire i giovani dai mali tipici della società consumistica e per aiutarli a non lasciarsi suggestionare dai miraggi illusori e micidiali che portano alla tossicodipendenza, alla devianza e alla violenza.

4. Benché a monte della Scuola si collochi il diritto e il dovere originario e inalienabile dei genitori ad educare i figli, l’Istituzione scolastica resta uno strumento prezioso e necessario per la formazione delle nuove generazioni. Ciò suppone, com’è ovvio, una collaborazione sincera e continua tra Scuola e Famiglia per assicurare un’efficace e positiva incidenza in un settore tanto importante e delicato. Vi esorto a svolgere il servizio che vi è stato affidato non come un lavoro qualsiasi, tanto meno come un mestiere, ma piuttosto come una missione o, meglio – è parola del Concilio – come una vocazione.

5. In questa prospettiva emerge con chiarezza, carissimi fratelli e sorelle, come l’educazione della persona consista nel saper condurre il giovane alla scoperta dei valori, aiutandolo a vedere in essi non una realtà esteriore od estranea a se stesso, ma, al contrario, una componente fondamentale che qualifica l’interiorità della sua persona.

Proprio per questo è importante non dimenticare l’impegno della propria formazione permanente, sia culturale che spirituale. Ciò comporta il coraggio di rinnovarsi, aprendosi alle esigenze dei cambiamenti in atto, accogliendo i nuovi modelli e i nuovi linguaggi dei rapporti interpersonali, secondo l’insegnamento evangelico del padrone di casa che sa trarre fuori dal suo tesoro “cose nuove e cose vecchie” (Mt 13, 52).

Nell’affidare alla Madre di Dio il vostro prezioso servizio e la vostra significativa testimonianza cristiana all’interno del mondo dell’educazione, affinché Ella vi sostenga con la sua protezione nelle quotidiane fatiche e negli inevitabili sacrifici, legati al vostro impegno scolastico, imparto di cuore a Voi, qui presenti, a tutti i membri della vostra Associazione, come pure agli alunni, per la cui formazione spendete le vostre energie, una speciale benedizione apostolica.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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