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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE DEI CATECHISTI
PROMOSSO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Sabato, 21 novembre 1992

 

1. “Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo... Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 13-16). Con le parole stesse di Gesù do a voi il mio affettuoso saluto, carissimi catechisti, come riconoscimento che la Chiesa vi deve per quello che siete e per quello che fate. Con voi saluto il Cardinale Camillo Ruini e gli altri miei fratelli Vescovi qui presenti, che in voi trovano cooperatori preziosi e qualificati nel servizio del Regno, e da voi attingono motivi di fiducia per gli impegni della nuova evangelizzazione.

2. Rendo grazie al Signore, insieme con voi, cari catechisti, per la vostra numerosa presenza e per la vasta schiera di Religiosi e laici, di uomini e donne delle Diocesi d’Italia, che qui rappresentate. È uno spettacolo bello e confortante, che apre il cuore a legittime speranze. Non possiamo tuttavia dimenticare i tanti problemi che circondano questo servizio ecclesiale agli adulti, così indispensabile e così esigente. Quanti sono gli adulti che le nostre comunità riescono effettivamente a raggiungere e incontrare? Si può ritenere adeguata la formazione di chi, in risposta alla chiamata di Dio, assume tale impegno? Un giorno, presso Cesarea di Filippo, Gesù chiese ai discepoli che cosa la gente, gli adulti del suo tempo pensavano di lui. Risultò che lo ritenevano un grande uomo, persino un profeta, ma nessuno era capace di riconoscere la vera identità del Maestro di Nazaret. Gesù, allora, si rivolse direttamente a coloro che lo avevano seguito ed erano stati sempre con lui, e domandò: “Voi, chi dite che io sia?”. E Pietro rispose, a nome di tutti: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 15-16). Pietro, aperto alla grazia di Dio, nel suo atto di fede accolse pienamente il mistero di Gesù il Messia, il Figlio di Dio fatto uomo. La parola di Pietro non era una formula teorica, ma il riconoscimento del progetto di salvezza di Dio per il mondo. Il suo era un maturo atto di fede; su di esso il primo Apostolo impegnò tutta la propria vita di pastore e di evangelizzatore, fino alla morte.

3. Lo dico con trepidazione: anche tra i cristiani di oggi si notano talvolta incertezze, o addirittura errori, più spesso una diffusa ignoranza a riguardo dell’integrale e genuina fede di Pietro e della Chiesa. Non è così per voi. Catechista degli adulti è anzitutto colui che ha per sé la grazia di una fede adulta, perché, con Pietro, sa confessare ogni giorno: “Tu, Gesù, sei il Messia, il Figlio del Dio vivente”. Verificate, dunque, la vostra fede con quella della Chiesa, l’intelligenza che ne avete, l’adesione che ad essa date, la condotta di vita che da essa scaturisce. Vi sarà d’aiuto in ciò il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. Mediato dall’azione lungimirante dei vostri Vescovi, sarà per voi riferimento sicuro nell’annuncio della fede. Strumento privilegiato di tale mediazione sarà certamente il Catechismo degli adulti, che la Conferenza Episcopale Italiana sta preparando, in piena sintonia con questa Sede apostolica.

4. Essere adulti nella fede è essere missionari; o, come dice il titolo del vostro Convegno, essere adulti significa essere “testimoni del Vangelo nella città degli uomini”. Parole grandi e attuali. Il cammino del Regno di Dio non si è fermato: per vie diverse, nelle situazioni più varie, Dio va toccando il cuore di uomini e donne del nostro tempo, disponendoli alla verità del Vangelo. Ciò traspare dalle tante domande di verità e di senso che, in forme diverse, emergono nella nostra società: dalla ricerca inquieta di risposte profonde, dall’aspirazione a una convivenza più giusta e fraterna, dalla dedizione alla cura dei poveri e dei deboli, in un tempo di avidità egoistica e consumistica... Chi darà a questi fratelli e sorelle la pienezza della verità cui anelano? Come testimoniare alla “città degli uomini” che il Vangelo è parola ed evento di autentica liberazione, perché redime l’uomo dal suo limite più profondo e genera autentica novità di vita?

5. Intuite subito come emerga qui un altro tratto della vostra identità di catechisti adulti nella fede. Come fece Gesù sulla strada di Emmaus, occorre dosare ascolto e parola, pazienza e coraggio, accoglienza e stimolo, fede in Dio e amore alle persone. Anche qui San Pietro ha qualcosa da dirci di notevole valore missionario e di straordinaria attualità: “Non vi sgomentate per paura di loro (di quanti, cioè, vi avversano), né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza” (1 Pt 3, 14-16). È un programma che lascio al vostro approfondimento, come fonte e verifica della maturità del vostro servizio di adulti ad adulti: il coraggio della proposta in un contesto di indifferenza o di ostilità, l’amore e il rispetto verso tutti, il legame tra fede e vita che rende autentica la testimonianza.

6. Il catechista degli adulti nasce da lontano: è frutto di una chiamata del Signore a cui si risponde mediante una intensa formazione. È facile, invece, la tentazione, quanto mai deleteria per chiunque – Sacerdote, Religioso, laico –, di procedere fidandosi di quanto si è già appreso, come pure di astrarre dalla reale situazione della gente, muovendosi secondo schematismi deformanti. La ricchezza del Vangelo e la mutevolezza del contesto sociale richiedono al catechista di essere sempre in cammino: di mettersi in ascolto della Parola di Dio e, insieme, delle persone che incontra; di cercare come comunicare con gli uomini e le donne del nostro tempo; di testimoniare la propria fede senza sottostare ai condizionamenti riduttivi dell’ambiente. Ai Sacerdoti, primi e insostituibili catechisti degli adulti, e insieme indispensabili formatori degli stessi catechisti laici, vorrei ricordare quale importanza abbia la loro formazione permanente per un’efficace azione sugli adulti: formazione umana, spirituale, intellettuale, pastorale (cf. Pastores dabo vobis, 71-78). “Solo la formazione permanente aiuta il prete a custodire con vigile amore il “mistero” che porta con sé per il bene della Chiesa e dell’umanità” (Ivi, 72). Invito Religiosi e Religiose a porsi in atteggiamento di accoglienza di quanto a riguardo della loro formazione dirà l’Assemblea Generale dei Vescovi italiani nell’autunno ‘93 e poi la prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi della Chiesa universale, per essere con la loro stessa esistenza segno credibile del mistero che annunciano. Ai laici ricordo che la formazione permanente come catechisti deve inserirsi nel cammino in cui matura la loro personale vocazione e missione quali membri della Chiesa e insieme cittadini della società civile (cf. Christifideles laici, 57-60); un ruolo specifico in questa formazione ricopre la famiglia, essa stessa itinerario di fede e scuola di sequela di Cristo.

7. Posso tacere che servire il Vangelo sulla strada indicata significa incontrare la croce, come il Maestro, come l’Apostolo? Anche questo è un grande, decisivo segno di maturità cristiana.

Fare catechesi degli adulti non è impegno da poco e di poco prezzo. La sofferenza vostra non sarà però la tristezza di sconfitti, ma la prova di una misteriosa identificazione col Signore crocifisso e risorto.

Lo scrive San Pietro ai primi cristiani. Oggi le sue parole risuonano per voi, catechisti della nuova evangelizzazione degli adulti del nostro tempo: “Perciò siate ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro... torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime” (1 Pt 1, 6-9).

Con questi sentimenti di gioia e di speranza, mentre affido il vostro ministero catechistico all’intercessione di Maria, prima portatrice del Verbo all’umanità, imparto a voi, alle vostre comunità, alle vostre famiglie, agli adulti che accompagnate sulla via della fede, la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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