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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA VII CONFERENZA INTERNAZIONALE
PROMOSSA DAL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE
PER GLI OPERATORI SANITARI

Sabato, 21 novembre 1992

 

Signor Cardinale,
Venerati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
Illustri Signore e Signori!

1. Sono lieto di poter rivolgere anche quest’anno il mio saluto ai partecipanti alla Conferenza Internazionale, promossa e preparata dal Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari sul tema “Le vostre membra sono Corpo di Cristo. I Disabili nella Società”. Questo annuale appuntamento di riflessione e di studio, mentre suscita un crescente interesse nei diversi ambiti sociali, sempre più si propone come occasione di incontro per un fruttuoso scambio di esperienze fra persone impegnate nella ricerca di mezzi adeguati per la soluzione dei problemi più gravi che affliggono tanta parte del genere umano. Saluto con gratitudine gli illustri ospiti qui convenuti da diverse nazioni – scienziati, ricercatori, medici, sociologi, teologi, studiosi e operatori sanitari –, i quali offrono il contributo delle loro indagini e delle loro esperienze, maturate in anni di dedizione solerte e responsabile. Saluto, in particolare, il Signor Cardinale Fiorenzo Angelini, attivo Presidente del Pontificio Consiglio, e i suoi collaboratori, come pure tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla riuscita di quest’importante Congresso Internazionale.

2. Il problema dei disabili è comune a tutti i Paesi. Le persone portatrici di handicap sul piano fisico o psichico assommano in effetti a circa cinquecento milioni, ma molti di essi, purtroppo, non beneficiano ancora dei servizi necessari. Fattori di rischio e gravi disagi di riadattamento si registrano specialmente nei Paesi in via di sviluppo, dove, secondo alcuni dati autorevoli, vive l’85% dei disabili, e dove un’alta percentuale di handicap, come ad esempio la cecità, è causata da malattie endemiche e da condizioni sanitarie subumane. I frequenti conflitti e le calamità naturali ne hanno moltiplicato il numero. Penso, in particolare, ai bambini, alle donne e agli anziani, come pure alle gravi condizioni in cui versano gruppi considerevoli di profughi e di rifugiati disabili. Anche nei Paesi industrializzati il numero degli handicap, favoriti dal diffondersi di modelli di sviluppo che negano o disattendono la dignità della persona umana, è elevato e in alcune regioni persino in aumento. Basti pensare alle conseguenze derivanti dagli incidenti stradali, dagli infortuni sul lavoro non protetto, dall’abbandono dei minori. Molti portatori di handicap, poi, fragili e non di rado mortificati dalla consapevolezza della loro minorazione, si sentono ignorati nelle loro difficoltà e sono spinti a condurre di fatto un’esistenza emarginata. L’opinione pubblica, che pur consacra spazio e attenzione a temi, mode e costumi talora effimeri, non dedica tutto l’interesse dovuto a un così grave problema. Non mancano, però, iniziative lodevoli volte a sensibilizzare la società nei confronti di tali problematiche e a sostenere i portatori di handicap nel superamento della loro condizione di emarginazione e nell’inserimento a pieno titolo nella comunità. La legislazione di molte nazioni ha operato notevoli passi a tale riguardo, promovendo con scelte attente e coraggiose la cultura dell’accoglienza e favorendo la progressiva integrazione sociale di queste persone.

3. Anche voi, nelle lezioni e riflessioni, nello scambio di esperienze e di opinioni di queste giornate, avete studiato il tema dei disabili, approfondendone gli aspetti antropologici, clinici, morali, tecnici, sociali, giuridici e religiosi. Avete rilevato che, nel contesto di una ritrovata coscienza sociale e sanitaria, è possibile, mediante l’ausilio della scienza e della tecnologia, attuare una più qualificata assistenza sociale e sanitaria soddisfacendo le varie istanze ed esigenze dei disabili e spesso anche prevenendo lo stesso insorgere degli handicap fisici o psichici. Se in questo campo molto è stato fatto pur tra difficoltà e ostacoli, molto resta ancora da fare perché siano definitivamente superate le barriere culturali, sociali e architettoniche che impediscono ai disabili il soddisfacimento delle loro legittime aspirazioni. Occorre far in modo che essi possano sentirsi a pieno diritto accolti nella comunità civile, essendo loro accordata l’effettiva opportunità di svolgere un ruolo attivo nella famiglia, nella società e nella Chiesa. Non basta quindi un’assistenza discrezionale affidata alla generosità di alcuni; è necessario che vi sia il coinvolgimento responsabile, a vari livelli, dei componenti dell’intera comunità.

4. Ogni persona umana – la legislazione internazionale lo riconosce chiaramente – è soggetto di diritti fondamentali che sono inalienabili, inviolabili e indivisibili. Ogni persona: quindi anche il disabile. Questi, tuttavia, a causa del suo handicap, può incontrare particolari difficoltà nell’esercizio concreto di tali diritti. Ha perciò bisogno di non essere lasciato solo. Nessuno meglio del cristiano è in grado di capire il dovere di un simile intervento altruistico. A lui infatti san Paolo, parlando della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, ricorda che “se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui” (1 Cor 12, 26). Questa rivelazione illumina dall’alto anche la società umana e fa capire che, all’interno delle strutture, la solidarietà dev’essere il vero criterio regolatore dei rapporti fra individui e gruppi. L’uomo, ogni essere umano, è degno sempre del massimo rispetto e ha il diritto di esprimere appieno la propria dignità di persona. In tale ottica la famiglia, lo Stato, la Chiesa – ciascuna entità nell’ambito della propria natura e dei propri compiti – sono chiamate a riscoprire la grandezza dell’uomo e il valore della sofferenza, “presente nel mondo per sprigionare amore... per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell’amore” (Salvifici doloris, 30). Alla famiglia, allo Stato e alla Chiesa – strutture portanti dell’umana convivenza – è domandato un peculiare contributo, perché si sviluppi la cultura della solidarietà e perché i portatori di handicap possano divenire autentici e liberi protagonisti della loro esistenza. La famiglia, anzitutto, che è il santuario dell’amore e della comprensione, è chiamata a condividere più di ogni altro la condizione dei più deboli, a riscoprire il proprio ruolo determinante nella formazione del disabile, in vista del suo recupero fisico e spirituale e del suo effettivo inserimento sociale. Essa costituisce il luogo naturale della sua maturazione e della sua crescita armoniosa verso quell’equilibrio personale e affettivo che risulta indispensabile per l’instaurazione di adeguati contatti e rapporti con gli altri. Un compito ugualmente importante spetta poi allo Stato, il quale misura il proprio livello di civiltà sul metro del rispetto con cui sa circondare i più deboli tra i componenti della società. Tale rispetto deve esprimersi nell’elaborare e nell’offrire strategie di prevenzione e di riabilitazione, nel ricercare e nell’attuare tutti i possibili percorsi di recupero e di crescita umana, nel promuovere l’integrazione comunitaria nel pieno rispetto della dignità della persona, favorendo nel disabile – come già ho avuto occasione di ricordare – “la partecipazione alla vita della società in tutte le sue dimensioni e a tutti i livelli accessibili alle sue capacità: famiglia, scuola, lavoro, comunità sociale, politica, religiosa” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. VII/2, 1984, p. 398). Dovere e diritto di intervenire nella delicata materia ha anche la Chiesa, che, guidata dall’esempio e dall’insegnamento del suo Signore, non ha mai cessato di prodigarsi a servizio dei più deboli. Basti accennare alle non poche benemerite Istituzioni religiose maschili e femminili, nonché alle Associazioni di fedeli laici sorte nei secoli con lo specifico carisma della cura dei portatori di handicap. Questa attenzione a chi è nel bisogno deve sempre più coinvolgere l’intera comunità ecclesiale, così che ciascuno, e in particolare, il soggetto in difficoltà, possa trovare piena integrazione nella vita della famiglia dei credenti. Ai disabili rinnovo qui il messaggio formulato dall’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi nel 1987: “Contiamo su di voi per insegnare al mondo intero che cos’è l’amore” (Messaggio al Popolo di Dio, n. 13: in “L’Osservatore Romano”, 30 ottobre 1987, p. 4).

5. Apprezzamento e gratitudine meritano, poi, gli sforzi compiuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e da altri Organismi delle Nazioni Unite gli interventi condotti ormai da molti anni in questo settore per la ricerca sulle cause degli handicap, per l’informazione e gli incontri di studio, per le consulenze interregionali, il coordinamento e lo sviluppo dei servizi, per la promozione del riadattamento, l’educazione e la formazione professionale del personale sanitario, educativo e socio-assistenziale. Vivo plauso va inoltre rivolto all’Organizzazione delle Nazioni Unite per aver proclamato, il 14 ottobre scorso, la “Giornata Internazionale delle persone handicappate”, stabilendo che essa sia celebrata ogni anno il 3 dicembre. Provvida iniziativa, che opportunamente s’affianca alla “Giornata Mondiale del Malato”, che la Chiesa cattolica, a partire dal prossimo undici febbraio, celebrerà annualmente nel giorno dedicato alla Beata Vergine di Lourdes. Suo intendimento è di suscitare nei credenti e in tutte le persone sensibili una più intima partecipazione alle sofferenze di ogni essere umano senza distinzione di razza, cultura, religione, coinvolgendo, per quanto possibile, l’opinione pubblica in una maggiore attenzione all’uomo sofferente in vista di un più valido servizio alla vita. Come non ricordare, poi, l’apporto dato a tale causa dalle Organizzazioni non governative e di categoria, e il meraviglioso contributo offerto dal Volontariato, con una presenza che in molti casi si è rivelata determinante per la soluzione di problemi umani anche complessi? Vorrei pertanto rendere merito ai tanti volontari che con encomiabile spirito di servizio offrono gratuitamente le loro risorse, il loro tempo, la loro disponibilità per venire incontro alle necessità dei disabili. Di gran cuore li incoraggio a proseguire nella loro azione, che è eloquente testimonianza di fede e insieme esperienza singolare di un incontro diretto con Cristo, presente nelle persone provate dalla malattia (cf. Mt 25, 40).

6. Né vorrei dimenticare il compito della scienza e della medicina, chiamate a congiungere i loro sforzi per migliorare le condizioni fisiche dei disabili e accrescere in loro la speranza di ricupero e di attivo inserimento sociale. Scienziati, medici, infermieri, tecnici sono chiamati a fare il possibile per umanizzare l’assistenza terapeutica, ben sapendo che, nei portatori di handicap, limitazione fisica e difficoltà psichica postulano un convergente e responsabile impegno da parte di tutti.

7. Le parole che accompagnano il tema di questa Conferenza Internazionale – “Le vostre membra sono Corpo di Cristo” – non sono un’espressione retorica, ma una precisa verità rivelata (cf. 1 Cor 6, 15), da cui si evince un chiaro programma di vita. L’handicap, ogni forma di handicap, non intacca mai la dignità della persona né il suo diritto alla migliore qualità dell’esistenza. Lo dimostrano, tra l’altro, i risultati ottenuti nella stesse discipline sportive: aprendosi giustamente ai disabili, esse hanno offerto loro motivi di legittima ed esemplare fierezza e sono divenute così celebrazione di autentici valori di recupero fisico e spirituale. Le recenti Olimpiadi di Barcellona ne hanno costituito una nuova e splendida prova.

“Voi siete membra del Corpo di Cristo”: il corpo del Risorto! Ecco il vero fondamento di una indistruttibile dignità! Una dignità che resiste anche allo scacco della morte. È detto infatti: “Questo nostro corpo corruttibile si vestirà di incorruttibilità; questo nostro corpo mortale si vestirà di immortalità” (cf. 1 Cor 15, 52).

Illustri Signore e Signori, nella prospettiva luminosa che la parola di Dio apre davanti agli occhi della fede, rivolgo a ciascuno un caldo invito a perseverare nella dedizione alla nobile causa della promozione dei disabili. La Vergine Santissima, Stella del nostro pellegrinaggio sulla terra, vi accompagni e susciti nell’animo di ogni uomo sentimenti di fraterna condivisione, così che dall’incontro tra la sofferenza e l’amore scaturisca e si affermi nel mondo il valore della solidarietà, sorgente inestinguibile di giustizia e di carità.

Iddio fecondi con la sua grazia gli orientamenti e i propositi maturati nel corso di questi giorni e su tutti voi qui presenti, come pure su quanti hanno preso parte ai lavori della vostra Assemblea, scenda l’apostolica benedizione, auspicio di rinnovato impegno al servizio del Vangelo della speranza.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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