DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI FEDELI
CONVENUTI PER LA RECITA DEL SANTO ROSARIO
Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo - Sabato, 5
settembre 1992
Carissimi fratelli e sorelle!
Nel recitare questa sera il Santo Rosario, raccogliamo nel nostro cuore per
presentarle alla Vergine Santissima tutte le situazioni di sofferenza e di
dolore che affliggono l’umanità nelle varie parti del mondo.
In modo particolare, vorrei invitare i presenti e quanti sono uniti con noi
mediante la Radio a pregare per la cara e dilaniata terra di Bosnia Erzegovina,
dove duri e aspri combattimenti continuano a seminare lutti e rovine. È un’ora
tragica per l’Europa!
La Chiesa segue con grande apprensione il succedersi degli eventi bellici e il
moltiplicarsi delle stragi e delle devastazioni causate da così assurdo
conflitto. Fedele alla missione affidatale da Cristo, la Chiesa intende recare
il proprio contributo morale e spirituale al superamento delle ostilità e alla
realizzazione di una pace stabile e sicura. Essa sa, tuttavia, che la vera pace
è soprattutto dono di Dio: dono da implorare con preghiera assidua e sincera.
Per questo, carissimi fratelli e sorelle, vi esorto a invocare, per la materna
intercessione di Maria, la misericordia del Padre celeste. Da Lui imploriamo con
fiducia la conversione dei cuori: l’autentica pace nasce, infatti, dal
superamento dell’odio e dall’intimo rinnovamento dello spirito.
Preghiamo anche perché tutti coloro che possono intervenire per aiutare a porre
fine a tale tragedia intensifichino con sollecitudine i loro sforzi.
Affidiamo la nostra supplica, in questo primo sabato del mese di settembre, alla
potente mediazione della Madonna, Regina della Pace, impegnandoci ad essere, nei
vari ambienti nei quali viviamo, artefici di giustizia, di fraterna concordia e
di pace.
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