The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL CENTROAFRICA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 1° aprile 1993

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Siate i benvenuti in questa dimora in cui sono felice di accogliervi in occasione della visita “ad limina” che state compiendo in qualità di membri della Conferenza episcopale centroafricana. Saluto cordialmente ognuno di voi, e il mio pensiero si rivolge spontaneamente al vostro Presidente, Mons. Joachim N’Dayen, Arcivescovo di Bangui, al quale la malattia impedisce di essere qui presente. Formulo i migliori auguri per un pronto ristabilimento della sua salute. Sono felice di questo incontro, che rafforza i legami di comunione tra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari della Repubblica Centroafricana, e che manifesta l’attaccamento dell’intero popolo dei fedeli del vostro paese al successore di Pietro.

2. Quest’anno, il vostro pellegrinaggio a Roma assume un rilievo particolare, in quanto ha luogo alla vigilia delle celebrazioni del centenario dell’evangelizzazione nella Repubblica Centroafricana. Nella vostra preghiera di pellegrini, vorrete, ne sono certo, rendere grazie a Dio per i frutti che la Buona Novella ha portato nel vostro paese. Allo stesso modo, riunendovi presso il sepolcro dei santi Apostoli, non mancherete nemmeno di raccomandare alla loro intercessione l’approfondimento della fede in seno alle vostre famiglie diocesane, nella prospettiva delle testimonianze che da esse ci si attende alla vigilia della prossima Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Nello scorso mese di gennaio, avete commemorato l’arrivo di Mons. Augouard a Bangui. Il 1994 segnerà il centesimo anniversario dell’inizio dell’evangelizzazione, poiché proprio nel 1894 gli Spiritani fondarono la prima missione, sulle rive dell’Oubangui, a San Paolo delle Rapide. So che vi preparate nel fervore a commemorare quest’evento, e formulo i miei migliori auguri affinché ciò che avete intrapreso contribuisca efficacemente al progresso del Regno nei cuori, affinché la Chiesa in Centroafrica sia veramente, come avete scritto nella vostra lettera pastorale del 15 marzo 1992, “portatrice di una Buona Novella e di una Speranza per i poveri”.

3. A questo fine, al pari di numerosi episcopati africani, voi prestate una grande cura alla formazione dei fedeli laici. Certamente, in seno al popolo affidato alla vostra sollecitudine pastorale, non mancano i battezzati che accettano di assumere le proprie responsabilità, ma la mancanza di una solida cultura cristiana costituisce un ostacolo. Avete dunque compiuto uno sforzo considerevole per permettere ai catechisti e ai responsabili di comunità di perfezionare le loro conoscenze. Avete creato dei centri che offrano loro delle sessioni di studio e degli “stage” sufficientemente lunghi. In tal modo, gli animatori di comunità risultano meglio preparati a fare da lievito nella pasta, sia per l’evangelizzazione che per lo sviluppo del villaggio o del quartiere. Come avviene in tutta l’Africa, i Catechisti si trovano nel cuore della storia della Chiesa. In origine bracci destri dei missionari, sono divenuti dei collaboratori di primo piano per l’apostolato, con un ruolo profetico nella comunità e nelle scuole, sia in campagna che in città. Per vostro tramite, esprimo loro la mia gratitudine per la loro generosa dedizione alla causa del Vangelo. Mi auguro che essi crescano sempre nella fede: per aiutarli, disponete ormai del Catechismo della Chiesa Cattolica, “dato perché serva come testo di riferimento sicuro e autentico per l’insegnamento della dottrina cattolica... e offerto a tutti i fedeli che desiderano approfondire la conoscenza delle ricchezze inesauribili della salvezza” (Costituzione apostolica Fidei depositum).

4. Un desiderio sovente espresso dai giovani è quello di poter conoscere meglio la loro fede. Possiate voi rispondere nel modo più esauriente possibile a questa attesa, nel quadro delle strutture di cui disponete, mettendo a frutto, tra l’altro, la ricca esperienza dei religiosi e delle religiose, a cui la Chiesa deve tanto! Incoraggiate i giovani ad essere dei soggetti attivi nell’evangelizzazione e nel rinnovamento sociale sviluppando in sé i valori della giustizia, della nonviolenza e della solidarietà, ai quali sono naturalmente sensibili. “La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani, e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa. Questo reciproco dialogo, da attuarsi con grande cordialità, chiarezza e coraggio, favorirà l’incontro e lo scambio tra le generazioni, e sarà fonte di ricchezza e di giovinezza per la Chiesa e per la società civile” (Christifideles laici, 46).

5. A proposito dei bambini e dei giovani e, in particolare, delle attività destinate a formarli, l’“Instrumentum laboris” preparatorio per l’Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, riprendendo un’affermazione della Familiaris consortio, osserva al n. 36: “Occorre tuttavia ribadire che non esiste alcun sostituto della famiglia come prima cellula educativa”. Ecco perché la promozione della famiglia cristiana costituisce per voi un obiettivo della massima importanza. In questo campo, come d’altronde per tutta la pastorale sacramentale, è opportuno che i membri della Conferenza episcopale concertino tra loro ed elaborino un piano d’insieme, allo scopo di rendere più efficace l’azione evangelizzatrice, e al fine di evitare, tra una circoscrizione ecclesiastica e l’altra, delle disparità che potrebbero creare una certa confusione tra i fedeli. A questo proposito, formulo l’augurio che si sviluppino i legami d’unità tra di voi, affinché “sgorghi una santa concordia di forze, per il bene comune delle Chiese” (Concilio Vaticano II, Decreto Christus Dominus, 37), e affinché i sacerdoti, che hanno bisogno di sostegno o di un ritorno alle origini, possano efficacemente beneficiare della vostra sollecitudine episcopale. Continuate ad aiutare i futuri sposi o le coppie a superare gli ostacoli di certi costumi e a prepararsi liberamente ad accogliere la grazia del sacramento del matrimonio nell’ottica di un dono totale, esclusivo e aperto alla vita. “Inoltre la famiglia, come la Chiesa, deve essere lo spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo irradia [...]. I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita.” (Evangelii nuntiandi, 71).

6. Insieme alla promozione di autentiche famiglie cristiane, si presenta per voi la preoccupazione indubbiamente prioritaria delle vocazioni sacerdotali, che nascono, nella maggior parte dei casi, nelle famiglie cristiane. Parimenti, dovete risolvere i problemi connessi con il loro accompagnamento, e, in seguito, con la formazione permanente dei sacerdoti. I vescovi sono i primi responsabili della formazione dei loro futuri collaboratori, i sacerdoti. Ecco perché vi invito a restare inflessibili nell’ammissione dei candidati: presentate loro senza preamboli le esigenze della vita sacerdotale, e abbiate la più grande sollecitudine nel procurare loro dei formatori competenti, testimoni irrecusabili del sacerdozio ministeriale, uno dei cui compiti principali sarà il discernimento della vocazione durante tutti gli anni di formazione. Nel seguire Gesù, il Buon Pastore, i sacerdoti hanno l’incarico di condurre il popolo di Dio: essi annunciano la Parola, della quale essi stessi sono chiamati a dare testimonianza al mondo; essi comunicano la grazia tramite i sacramenti che essi stessi conferiscono; celebrano e presiedono l’Eucaristia, in cui il loro ministero trova il suo compimento. Sulla scia di quello degli Apostoli, il ministero dei sacerdoti è al tempo stesso pastorale, sacramentale e missionario. Scelti da Dio all’interno del suo popolo, è nel seno di questo stesso popolo che essi odono la sua chiamata, la cui autenticità viene verificata dalla Chiesa. Il senso delle necessità della missione e l’appello ad animare le comunità ecclesiali costituiscono altrettanti sentieri all’interno dei quali si sente la vocazione al sacerdozio. Per potervi rispondere positivamente, è necessario un clima di preghiera e di generosità spirituale. Oltre alla comunità del seminario, si potrebbe dire che è tutto il popolo di Dio che ha la responsabilità di creare le condizioni che permettono a queste vocazioni di sbocciare e di svilupparsi, al suo stesso servizio. Più in particolare, vi esorto ad aiutare il vostro clero a rimanere fedele ai suoi impegni e ad evitare ogni tentazione di condurre una doppia vita. A questo fine, auspico che voi facciate parte ai vostri più vicini collaboratori nel sacerdozio delle riflessioni e della preghiera che ho aggiunto alla lettera da me scritta per i sacerdoti di tutto il mondo in occasione del Giovedì Santo 1993.

7. Nella Repubblica Centroafricana, come nell’insieme del continente africano, un gran numero di sette lanciano una sfida pastorale alla Chiesa Cattolica. Questo problema ha costituito l’oggetto della vostra riflessione, e nel gennaio 1990 avete pubblicato un documento per aiutare i pastori e i fedeli a far fronte al proselitismo dei “nuovi gruppi religiosi”. Tra le persone più vulnerabili all’influenza delle sette, bisogna citare i giovani, facilmente attirati dalle novità che esse presentano o dalla sicurezza che esse pretendono di offrire; vi sono anche le donne, le persone isolate nelle aree urbane o nelle periferie. Queste persone possono essere attirate da offerte di guarigione corporale o spirituale, o dalla promessa di soluzioni immediate ai loro problemi, o ancora del successo professionale o economico. Talvolta, l’accento viene posto su una conversione spirituale intesa in senso stretto, che non è conforme al Vangelo e che intende ignorare le responsabilità sociali e politiche. Sforzandosi, sull’esempio di Cristo, di costruire un rapporto con tutti, e cercando il dialogo ogni volta che è possibile, è opportuno, come voi fate, sviluppare ciò che c’è di meglio nella Chiesa. Ancora una volta, bisogna sottolineare l’importanza del lavoro di formazione. Inoltre, le piccole comunità cristiane, la cui vitalità da voi è notevole, contribuiranno a sviluppare il senso dell’accoglienza, la fratellanza calorosa e l’attenzione personalizzata, cose a cui i nostri contemporanei sono particolarmente sensibili.

8. Nel vostro paese, i musulmani, che sono in aumento, rappresentano dei partner importanti: essi sono portatori di valori religiosi autentici. Tuttavia, la mancanza di concetti comuni può rendere difficile il dialogo. Inoltre, anche alcuni metodi di conversione all’Islam pongono dei problemi. È probabilmente nel contesto della famiglia, intesa nel senso più vasto, e della vita comune nel villaggio, che una buona intesa ha delle probabilità di farsi strada. Mi auguro che, in particolare con il concorso dei religiosi e delle religiose, di cui la dedizione nelle opere di misericordia e la testimonianza di una vita consacrata a Dio sono molto apprezzate dagli ambienti musulmani, una collaborazione fruttuosa e pacifica si instauri nel campo dello sviluppo, e che si operi insieme per una maggiore giustizia nella società.

9. E torno a quello che mi sembra un aspetto particolarmente urgente della vostra missione, oggi, in Centroafrica: dare la speranza al vostro popolo. Infatti, quando si fa sentire la tentazione di una diagnosi di fallimento totale, è necessario prendere coscienza delle realtà positive che costituiscono altrettante fonti di dinamismo per il futuro. Sulle orme dei padri e dei fratelli missionari di un tempo, continuate l’impegno sociale che ha tanto favorito l’avvicinamento delle popolazioni, e sviluppate lo spirito di servizio. La Chiesa in Centroafrica può far nascere e coltivare una speranza reale nei cuori: tramite alcune realizzazioni, come la tutela delle madri e dei bambini, che ha radici profonde dalle vostre parti; tramite il lavoro di animazione nei villaggi e nelle città; tramite la sollecitudine per i poveri, della quale la Chiesa offre un’eloquente testimonianza in Centroafrica; tramite l’insistenza sul rispetto della coscienza professionale nei cristiani sia giovani che adulti, così come tramite il loro impegno ad operare per lo sviluppo del paese servendo la causa della giustizia e della pace.

10. In conclusione, vorrei rivolgere, a voi e alle vostre comunità diocesane, i miei auguri di rinnovamento nella fede, in occasione dell’anno del centenario. Invoco la luce e la forza dello Spirito Santo specialmente su coloro che hanno il compito di animare le diverse attività destinate a ravvivare l’impegno dei battezzati nel seguire Cristo e a testimoniare in modo autentico il Vangelo nella loro vita.

Affido gli auguri che formulo per tutti voi a Nostra Signora, Regina degli Apostoli. Possa ella condurvi, pastori e fedeli, verso suo Figlio Gesù, e darvi un nuovo slancio missionario per annunciare il Vangelo!

Con tutto il cuore, vi concedo la mia benedizione apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e ai fedeli delle vostre diocesi.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

top