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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI GIOVANI DELLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO
IN OCCASIONE DEL XXV ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE
Sabato Santo, 10 aprile 1993
1. Mi è particolarmente gradito quest’oggi accogliervi, carissimi Fratelli e
Sorelle appartenenti alla Comunità di Sant’Egidio, in occasione del
venticinquesimo anniversario di fondazione della vostra Associazione. Saluto con
affetto ciascuno di voi; saluto, in particolare, don Vincenzo Paglia e i
sacerdoti che vi accompagnano. Attraverso di voi, responsabili delle varie
Comunità Sant’Egidio disseminate in diverse nazioni del mondo, vorrei far
pervenire il mio pensiero ai vostri collaboratori, agli amici che sostengono la
vostra opera ed a quanti quotidianamente incontrate nel vostro lavoro. A tutti
un cordiale ringraziamento e l’espressione della mia stima e cordiale amicizia.
L’odierno nostro incontro assume un valore del tutto singolare alla luce della
ricorrenza giubilare che quest’anno celebrate. Venticinque anni di cammino nella
fede, di crescita ecclesiale e di servizio ai poveri rappresentano un
significativo traguardo. Segnano una tappa importante nella missione affidatavi
dal Signore. Questa missione è, anzitutto, annunciare e testimoniare con la vita
l’amore di Dio per ogni persona. A nessuno sfugge quanto sia importante rendere
agli uomini del nostro tempo tale annuncio e tale testimonianza. Non si tratta
solamente di prodigarsi per diffondere i valori evangelici come la giustizia e
la pace, ma di proclamare, in modo esplicito e coerente, il Vangelo di Cristo
Redentore dell’uomo.
2. Gesù, dopo la risurrezione, disse ai Discepoli: “Andate dunque e
ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo” (Mt 28, 19). Queste parole, con cui si chiude il Vangelo
di Matteo, continuano a risuonare nei secoli ed animano anche la vostra
Comunità, sorta nel clima del Concilio Vaticano II come espressione della
primavera ecclesiale che i Padri conciliari avevano auspicato. La vostra
esperienza, che allora stava muovendo i primi timidi passi, è andata man mano
crescendo, ramificandosi ed estendendo la sua provvida azione in molti Paesi del
mondo. Voi, qui presenti, che rappresentate le Comunità di Sant’Egidio
dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia, costituite i frutti e testimoniate la
vitalità di questa provvidenziale esperienza ecclesiale. Operare nella Chiesa:
ecco il vostro fermo intendimento ed impegno costante, convinti, come siete, che
questa strada è la più efficace per recare all’uomo, senza differenza di razze e
culture, il vangelo della solidarietà e la sua forza rinnovatrice.
3. Conservate, carissimi, con grande cura questa vostra vocazione: è un
tesoro per ciascuno di voi e per l’intero popolo di Dio. Nei molti incontri, che
ho avuto con voi durante questi anni, ho potuto apprezzare la vostra dedizione
per i poveri e gli emarginati; ho avuto modo di rendermi conto dei vostri sforzi
tesi a favorire il dialogo fra le religioni e a promuovere la pace. Ricordo, in
proposito, il decisivo apporto da voi fornito alla ricerca della pace in
Mozambico. E tutto questo voi riuscite a realizzarlo senza grandi strutture e
mezzi finanziari – come dice il canto poc’anzi da voi eseguito – ma con la forza
e l’intelligenza che scaturiscono dalla Parola del Signore.
Proseguite, carissimi Fratelli e Sorelle, con gioia ed entusiasmo in questa
vostra missione, animati sempre da fiducioso abbandono nella Provvidenza divina.
Vi sostenga Maria, la Madre della Speranza e vi sia d’incoraggiamento anche la
benedizione che di cuore vi imparto, augurando a ciascuno una felice e santa
Pasqua.
Al termine del discorso, Giovanni Paolo II ha rivolto ai presenti le
seguenti parole.
Cosa devo augurarvi ancora?... Se Cristo si è rivelato come uomo immortale,
ci ha anche rivelato che è capace di ogni cambiamento, di ogni conversione. Il
mondo ha tanto bisogno di conversione. L’Europa, tutta l’umanità, hanno bisogno
di conversione.
La Risurrezione di Cristo sia per noi speranza di vita eterna, della vita
dopo la morte. Ma c’è anche la speranza della conversione dell’uomo. Il bene è
più forte del male. L’amore è più forte.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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