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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL MADAGASCAR
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 17 aprile 1993

 

Signor Cardinale, Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Quattro anni fa, nell’aprile del 1989, compivo la prima visita pastorale in Madagascar: avevo la gioia di scoprire il vostro grande e bel paese e soprattutto di fare conoscenza del popolo malgascio, tanto apprezzabile per le sue grandi qualità. Conservo ben vivo nella memoria del mio cuore il ricordo della calda accoglienza che mi ha riservato. Oggi, a mia volta vi ricevo a Roma per la tradizionale visita “ad limina” e vi porgo con affetto il benvenuto nella casa del Papa. Ringrazio vivamente Mons. Jean-Guy Rakotondravahatra, Vescovo di Ihosy e Presidente della Conferenza Episcopale per essersi reso amabilmente vostro portavoce.

2. Dopo aver attraversato il periodo di formazione spirituale della Quaresima, entriamo ora nelle sette settimane di Pasqua, che evocano la pienezza di una nuova creazione: inviati a purificarci dai vecchi lieviti, cerchiamo di divenire una pasta nuova (cf. 1 Cor 5, 7). Il tempo pasquale è un tempo di rinnovamento, come la primavera. È quindi un periodo appropriato per venire in pellegrinaggio sulle tombe dei Santi Apostoli e rivificarli nella fede in Cristo Risorto, di cui essi sono stati ardenti testimoni fino al martirio. Mi auguro che la vostra permanenza nella Città Eterna e, in particolare, i contatti che avrete con coloro che vi lavorano al servizio della Chiesa, vi donino sostegno e conforto cosicché torniate alla vostra missione, soddisfatti di essere stati ascoltati con comprensione fraterna e rinnovati nel vostro zelo di Pastori.

3. In particolare formulo l’augurio che la visita “ad limina” sia per voi l’occasione per rafforzare lo spirito di comunione con la Sede apostolica, con la Chiesa universale e fra voi. Non dite forse nella Grande Isola che “il dialogo consolida i legami?”. Cari fratelli, cogliete questo tempo forte di vita ecclesiale per sviluppare la vostra unione profonda in seno alla conferenza, per riconfermare il vostro proposito di andare avanti insieme al servizio del Vangelo in una carità irradiante, che cade “fina come pioggerellina” ma “capace di far straripare i fiumi”, per ricordare un altro dei vostri proverbi.

4. Essendo stato testimone, durante la mia visita pastorale, della vitalità delle vostre comunità cristiane, vorrei innanzitutto rendere grazie a Dio con voi per i frutti dell’evangelizzazione in terra malgascia. La storia della fondazione della Chiesa nel vostro Paese è stata senz’altro segnata dall’assunzione di responsabilità dei laici: Victoire Rasoamanarivo, che ho avuto la gioia di beatificare nella vostra stessa terra ne è un bell’esempio. Ciò dimostra che l’annuncio della Buona Novella può essere garantito da cristiani consapevoli del loro dovere missionario di battezzati. Alla vigilia del terzo millennio e nella prospettiva dell’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, è necessario proseguire la formazione dei fedeli laici affinché la missione evangelizzatrice della Chiesa continui attraverso di essi. Offrite loro i mezzi per conoscere meglio la loro fede cristiana e acquisire una profonda cultura religiosa. Disponete oggi del Catechismo della Chiesa Cattolica. Questo riassunto sintetico del deposito della fede costituisce una norma sicura dell’insegnamento della dottrina, per l’attività catechetica a beneficio del popolo cristiano.

5. Recentemente, la vita nazionale, ha compiuto nel vostro Paese una svolta importante e i vostri concittadini cercano di progredire nell’edificazione di una società fondata sulla fede, sulle vostre solide virtù ancestrali e sui migliori contributi della modernità. Ed è per questo che non cessate di accompagnare il popolo di Dio come Pastori, prendendo le parti dell’uomo e dei suoi diritti. In particolare avete cercato di aiutare gli emarginati, coloro che rischiano di risentire dei cambiamenti in corso; avete condannato tutto ciò che avrebbe potuto portare alla separazione e alla violenza; avete esortato i vostri concittadini a cooperare per una civiltà fondata sull’amore. Nell’ambito della formazione del laicato, voi esorto a sensibilizzare i fedeli verso le loro responsabilità in una ritrovata vita democratica e a fare del vostro meglio perché la chiesa porti il proprio contributo specifico all’affermazione di un ordine sociale sempre più giusto e più fraterno, degno della vostra grande nazione. Preoccupatevi, tuttavia, che i fedeli sappiano “distinguere accuratamente fra i diritti e i doveri, che loro incombono in quanto sono aggregati alla Chiesa, e quelli che loro competono in quanto membri della società umana” e esortateli a “metterli in armonia fra loro” (Lumen gentium, 36).

6. Come per l’insieme degli Episcopati africani vicini alla Grande Isola, il problema delle vocazioni sacerdotali e della formazione dei sacerdoti è per voi un compito prioritario. Affinché la testimonianza del Vangelo sia efficace occorre vi siano dei sacerdoti ben formati, che conducano una vita autenticamente cristiana e si dedichino generosamente alle necessità pastorali dei fedeli. Prima dell’ammissione agli ordini, bisogna presentare subito ai candidati l’appello a una vita santa, prima esigenza dello stato sacerdotale. Come ho scritto recentemente nella mia lettera in occasione del Giovedì Santo, se i sacerdoti sono radicati nella verità di Cristo la loro vita e il loro ministero diverranno, di per sé, eloquenti catechesi per il popolo affidato alla loro sollecitudine. Certamente gioiscono con voi dell’aumento del numero dei candidati al sacerdozio. Oltre al grande seminario nazionale di Ambatoroka, disponete ora di due grandi seminari interdiocesani a Antsiranana e a Fianarantsoa, così come di un grande seminario filosofico interdiocesano a Antisirabè. Possiate donare ai seminaristi superiori, professori e direttori spirituali competenti, che siano loro vicini e li aiutino ad andare avanti verso l’altare di Dio con retta intenzione! Per quanto riguarda la formazione permanente dei sacerdoti vi esorto fortemente a ispirarvi all’Esortazione Pastores dabo vobis. Fate attenzione a eventuali situazioni di isolamento, generatrici di tendenze individualiste e di tentazioni di scoraggiamento. Vegliate sulla fratellanza e l’unità del presbiterio, in cui secolari e religiosi, locali e stranieri, diano l’immagine di una convivialità armoniosa e offrano alle comunità cristiane, in particolare ai giovani che ascolteranno l’appello di Dio, un volto della Chiesa aperto e accogliente.

7. La pastorale per la famiglia è per voi ugualmente un obiettivo allo stesso tempo difficile e importante. “Il patto matrimoniale [...] per sua natura” ordinato “al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento” (CIC, can. 1055 § 1): coloro che vogliono vivere questa realtà del matrimonio, si scontrano in Paesi come il vostro con vari ostacoli legati a certe tradizioni ancestrali. Certamente, la promozione della vita coniugale e delle strutture familiari così come le intende la Chiesa secondo il disegno di Dio, è un’opera di lungo respiro. Non di meno, siate persuasi che tutto ciò che avrete seminato su questo terreno fertile porterà a lungo termine i frutti di giustizia, di gioia e di prosperità per la vostra nazione e per la Chiesa. La casa familiare ha ricevuto il titolo di “Chiesa domestica”: essa è una comunità di grazia e di preghiera, una scuola delle virtù umane e della carità cristiana, e luogo del primo annuncio della fede e anche del risveglio delle vocazioni.

8. Per le diverse confessioni cristiane presenti nel suo territorio, il Madagascar ha già una lunga esperienza di ecumenismo, con la “Federazione delle Chiese cristiane” (FFKM). La partecipazione dei fedeli alle riunioni ecumeniche di preghiera dimostra che la preoccupazione per l’unità dei cristiani è reale, Troviamo questa preoccupazione anche negli incontri come ad esempio le feste di famiglia o le cerimonie funebri che riuniscono membri di diverse confessioni, come pure nelle scuole confessionali che accolgono allievi di altre denominazioni. Attendendo la pubblicazione del Direttorio ecumenico, in cui verranno dati orientamenti di ordine pratico auspico che continuiate a guidare i fedeli con prudenza e pazienza, ricordando loro “che tanto meglio promuoveranno, anzi vivranno in pratica l’unione dei cristiani, quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme al Vangelo” (Unitatis redintegratio, 7).

9. I religiosi, le religiose come pure i membri degli Istituti secolari, costituiscono per la Chiesa che è in Madagascar delle preziose forze vive. Spinte dall’impulso missionario, alcune congregazioni mandano persino dei membri malgasci a partecipare all’evangelizzazione fuori dalla Grande Isola. Sono lieto di questo dinamismo della vita consacrata e spero tuttavia si prosegua l’attento discernimento delle vocazioni. Queste forze vive, incentivatele, cari Fratelli, nella loro testimonianza del dono di sé: c’è così tanto da fare nel campo dell’insegnamento, dell’istruzione, dei servizi sanitari e sociali, della promozione della donna, come pure nel vasto campo della pastorale parrocchiale, della catechesi, del sostegno dei movimenti d’azione cattolica e dell’animazione liturgica! Che i religiosi e le religiose, appartenenti a Ordini attivi o contemplativi, continuino a mostrare che il Signore Gesù merita di essere amato e seguito per se stesso, che il suo amore è una ragione per vivere e che è per Lui che vogliamo servire i suoi fratelli e sorelle!

10. Tra le aspirazioni profonde dell’anima malgascia, non possiamo non sottolineare il bisogno di vivere nell’unità nella solidarietà e nella riconciliazione. Questi valori corrispondono a ciò che voi chiamate “Fihavanana”; essi si radicano nella famiglia intesa in senso ampio: le diverse generazioni legate ai lontani antenati. Essi ispirano la vita individuale e collettiva. Nella prospettiva dell’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, in cui l’inculturazione sarà all’ordine del giorno, voi cercate di approfondire queste ricchezze culturali del vostro popolo e di rinvigorirle attraverso il Vangelo. il proseguimento di questo lavoro da parte degli stessi Malgasci costituirà un notevole aiuto per l’evangelizzazione.

11. Infine, in un ambiente di allarmante povertà come il vostro, dovuta fra l’altro a esperienze di un passato recente, lasciate che vi inviti subito, cari Fratelli, ad appoggiarvi alle disposizioni naturali dei malgasci, alla solidarietà per aiutarli a essere essi stessi gli agenti efficaci del loro sviluppo; continuate, come buoni samaritani a dedicarvi ai malati e a coloro che soffrono; prendetevi cura delle persone handicappate e denutrite. Utilizzando i mezzi di cui dispone la Chiesa con la leggendaria devozione dei religiosi e delle religiose verso l’opera nella Grande isola, possano i malgasci ritrovare condizioni di vita più favorevoli, con la dignità che è loro propria! Per tutti e per tutte, siate dei portatori di speranza: è una dimensione essenziale della vocazione cristiana. Vorrei concludere con questi auguri che rivolgo ardentemente ai vostri concittadini e vi prego di esprimere loro la mia viva sollecitudine.

Con voi, affido alla Regina del Cielo tutto ciò che voi sperate per il vostro popolo e vi imparto di tutto cuore la mia benedizione apostolica, che estendo molto volentieri ai vostri stretti collaboratori, i sacerdoti, alle persone consacrate, ai catechisti e a tutti i fedeli delle vostre comunità diocesane.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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