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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI PELLEGRINI DELLA DIOCESI POLACCA DI KALISZ

Martedì, 20 aprile 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1. Desidero ringraziare cordialmente Sua Eccellenza Vescovo di Kalisz di essere venuto qui, alla casa del Pontefice. Siete venuti qui in tanti e ciò mi riempie di vera gioia. Sono ancora vive in noi le impressioni suscitate dalla celebrazione di domenica durante la quale Dio ha donato alla Chiesa in Polonia e alla nostra Patria i nuovi Beati. Vi è vicina in modo particolare la Beata Maria Angela Truszkowska la quale è nata a Kalisz il 16 maggio 1825 e lì è stata battezzata nella chiesa parrocchiale dell’Assunzione della Vergine Santissima. La nuova Beata non è forse un dono meraviglioso anche per la vostra diocesi? Il significato della vostra presenza odierna è particolarmente eloquente. Perché si tratta del primo incontro del Popolo di Dio della diocesi di Kalisz con il Papa. La vostra diocesi è stata creata un anno fa – il 25 marzo – con la bolla Totus tuus Polonie Populus. È quindi una diocesi giovane, ma radicata profondamente nella tradizione, nella storia della nostra Nazione, che risale agli inizi del cristianesimo in Polonia. La diocesi abbraccia le terre dove sono sorti i primi centri del cristianesimo. Mentre vi guardo oggi, penso a quella grande ricchezza spirituale che avete ereditato e che in qualche modo rendete presente. Ne da la testimonianza particolare la sede della vostra diocesi – Kalisz – la più antica città della Polonia. I valori cristiani hanno plasmato la nostra Nazione fin dai suoi inizi e continuano a plasmarlo. Sono il nostro più grande tesoro e perderli significherebbe recidere le nostre radici cristiane, la nostra identità nazionale. Bisogna quindi coltivare questo grande retaggio sentendosi responsabili del nostro oggi e dei tempi a venire, sentendosi responsabili davanti a Dio che è il Signore della storia. Sia ringraziato Dio per il nostro odierno incontro. Siete venuti qui insieme al vostro Vescovo per esprimere questo ringraziamento nella preghiera e per raccomandare le cose della Chiesa e della Patria al “Padre che è nei cieli”.

2. Portate con voi la copia dell’immagine di San Giuseppe, venerato a Kalisz nel santuario famoso in tutta la Polonia. Volete che benedica questo quadro il quale dopo il rientro nel nostro Paese visiterà in pellegrinaggio tutte le parrocchie della vostra Diocesi. San Giuseppe vi è particolarmente caro e vicino. Il Papa Pio IX dichiarò San Giuseppe “Patrono della Chiesa Cattolica”. Nell’esortazione apostolica Redemptoris Custos ho scritto: “Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere considerato speciale Patrono della Chiesa, e la Chiesa, a sua volta, ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dall’essere egli sposo di Maria e padre putativo di Gesù [...]. Giuseppe fu a suo tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina Famiglia [...]. È dunque cosa conveniente e sommamente degna del beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo” (n. 28). San Giuseppe è patrono della Chiesa dei nostri tempi. La Chiesa ha molto bisogno della sua intercessione in vista delle nuove minacce che non cessano di affacciarsi, e ne ha particolarmente bisogno per essere rafforzata mentre affronta nuovi compiti e intraprende la nuova evangelizzazione. Di quest’intercessione, di quest’aiuto dall’alto ha bisogno la Chiesa in Polonia sulla soglia dei tempi nuovi. Di questa Chiesa siamo corresponsabili.

3. È un bene, che la Vostra Diocesi inizia il proprio programma pastorale dalla famiglia. La famiglia è posta al servizio dell’edificazione del regno di Dio mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. Esistono stretti vincoli reciproci che legano tra loro la Chiesa e la famiglia cristiana, e costituiscono quest’ultima come “una chiesa in miniatura” (Ecclesia domestica), facendo sì che questa, a suo modo, sia viva immagine e storica ripresentazione del mistero della Chiesa (cf. Familiaris consortio, 49). Siamo tutti consapevoli che il bene della società, il prosperoso avvenire della nostra Patria dipende da una famiglia moralmente sana. L’avvenire dell’umanità si compie attraverso la famiglia. La famiglia è uno dei più preziosi beni dell’umanità. Oggi, questa famiglia si trova sotto il dominio dei profondi e veloci mutamenti sociali e culturali. Esistono pressioni che mirano a sminuire la dignità e la sacralità della famiglia, il suo innegabile valore e il ruolo che essa deve svolgere. Rendiamo grazie a Dio, che esistono in Polonia famiglie fedeli ai sacri valori cristiani: famiglie che rappresentano un’autentica comunità di vita e di amore, che si nutrono di preghiera e di sacramenti, per le quali la vita umana significa sempre un meraviglioso dono della Bontà divina.

Ma esistono anche famiglie, che nel processo dei nuovi mutamenti si sono perse; alcune di loro si sentono indebolite oppure tentate dalle idee contemporanee, le quale tradiscono la verità e la dignità dell’essere umano. Bisogna aiutarle, perché esse possano avvicinarsi a quell’ideale di famiglia disegnato dal Creatore “sin dall’inizio”.

Alla protezione della Santa Famiglia di Nazaret affido ogni famiglia della Vostra Diocesi e di tutta la Polonia. Essa è prototipo ed esempio per tutte le famiglie cristiane. Che non manchi di assistere le famiglie polacche nella fedeltà ai loro doveri quotidiani, nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella generosa apertura verso le necessità degli altri, nell’adempimento gioioso del piano di Dio (cf. Familiaris consortio, 86).

Alle mani premurose di San Giuseppe affido il destino delle famiglie polacche, i loro problemi e le loro ansie, tutto il loro avvenire. Che sia lui a chiedere a Dio che i padri, le madri e i figli siano fedeli a Cristo e al Suo Vangelo.

Desidero anche augurare di cuore la benedizione Divina a tutti voi qui presenti, e anche a tutti coloro che voi rappresentate: soprattutto alle vostre famiglie, alle vostre parrocchie, agli ambienti nei quali vivete e lavorate e a tutta la vostra Patria.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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