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VIAGGIO APOSTOLICO IN GIAMAICA, IN MESSICO E A DENVER (COLORADO)

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

«Norman Manley International Airport» di Kingston (Giamaica)
Lunedì, 9 agosto 1993

 

Eccellenza, Signor Primo Ministro,
Miei Confratelli nell’Episcopato,
Cari amici Giamaicani,

1. Offro una fervida preghiera di ringraziamento a Dio che mi concede la gioia di visitare la bellissima “Isola nel Sole”, dopo aver dovuto posticipare la visita programmata per l’anno scorso. A tutti voi che siete venuti qui per darmi il benvenuto con la calorosa ospitalità caratteristica dei Caraibi, io sono veramente grato. Ringrazio Vostra Eccellenza il Governatore Generale, Sir Howard Cooke, per le gentili parole; sia Voi che il Primo Ministro Patterson siete stati squisiti nel rinnovarmi il vostro invito a venire in Giamaica. Chiedo a Dio di ricompensare tutti coloro che hanno lavorato per preparare questo incontro tra il Successore di Pietro e l’amato popolo giamaicano.

Con affetto fraterno saluto l’Arcivescovo Samuel Carter e tutta l’Arcidiocesi di Kingston, il Vescovo Clarke e i fedeli di Montego Bay, così come il Vescovo Boyle e i fedeli del Vicariato apostolico di Mandeville. Sono ansioso di incontrare i membri della comunità cattolica e di celebrare con loro l’Eucaristia.

Tendo la mano in segno di amicizia ai rappresentanti delle altre Chiese Cristiane e delle altre Comunità Ecclesiali. La vostra presenza qui e il nostro incontro di domani presso la chiesa della Santa Croce sono il segno degli eccellenti rapporti ecumenici intercorsi in Giamaica per molti anni.

2. Come sapete il mio viaggio mi porterà alla Giornata Mondiale della Gioventù, che quest’anno si celebrerà a Denver, negli Stati Uniti. Tuttavia la mia visita in Giamaica, e più tardi quella a Mérida, nella Penisola dello Yucatàn, hanno un significato tutto loro. Esse si collocano nell’ampia prospettiva dell’anno che segna il Cinquecentesimo anniversario del viaggio di Colombo nel Nuovo Mondo. Lo scorso anno mi sono recato a Santo Domingo per unirmi ai rappresentanti dell’Episcopato dell’America Latina, nonché ad altri Vescovi di questo Continente, nella commemorazione del quinto centenario dell’evangelizzazione. La Chiesa non poteva perdere questo appuntamento. Essa è obbligata a rendere infinite grazie a Dio, che veglia sul corso della storia, per la meravigliosa impresa della prima evangelizzazione delle Americhe.

Quello è stato l’inizio della presenza della Chiesa in questa parte del mondo, una presenza fatta della santità di vita e della testimonianza di carità cristiana da parte di molti, ma anche degli errori e dei peccati di altri. Infatti l’anno scorso la Divina Provvidenza mi ha anche dato la possibilità di visitare Gorée in Senegal, dove si trova un toccante monumento alla tragica schiavitù di milioni di uomini, donne e bambini africani, sradicati dalle loro case e separati dai loro cari per essere venduti come merce. L’immensità delle loro sofferenze corrisponde all’enormità del crimine commesso contro di loro: la negazione della loro dignità umana. Gorée era il luogo appropriato per implorare il perdono divino a nome dell’umanità, e per pregare affinché gli esseri umani imparino a guardarsi e a rispettarsi come immagini di Dio, al fine di amarsi come figli e figlie del loro Padre comune dei Cieli.

Ora, qui in Giamaica, desidero ricordare il popolo originario Arawak e i vostri antenati che furono portati qui dall’Africa. Preghiamo affinché le ferite delle passate esperienze siano alfine curate cosicché ognuno lavori, nel pieno rispetto della dignità di ogni persona, per un futuro in cui la giustizia, la pace e la solidarietà non lascino posto all’odio o alla discriminazione.

3. L’immediato futuro della Giamaica è strettamente legato agli sforzi fatti in tutti i Caraibi per incrementare l’unità regionale. Prego affinché una maggiore integrazione aiuti i popoli di queste Nazioni Insulari ad affrontare le numerose sfide che hanno di fronte. La Chiesa, da parte sua, guarda favorevolmente a tutto ciò che aumenta la comprensione e la cooperazione tra i paesi. Essa è particolarmente vicina ai popoli del mondo in via di sviluppo. Nell’adempiere alla sua missione religiosa essa ispira ed educa i cittadini che hanno a cuore il bene dell’intera società. Mediante la sua dottrina sociale essa “cerca così di guidare gli uomini a rispondere... alla loro vocazione di costruttori responsabili della società terrena” (Sollicitudo rei socialis, 1). Attraverso le sue istituzioni educative e sanitarie, nonché attraverso le sue opere sociali, la Chiesa contribuisce al benessere di tutta la comunità nazionale. So che qui in Giamaica esiste una effettiva cooperazione tra lo Stato e la Chiesa riguardo tali questioni. Ringrazio il Governo per questo ed incoraggio i membri della Chiesa nel loro servizio del bene comune.

Alla bellezza di queste Isole, dove gli esuberanti colori della natura evocano così fortemente la gloria di Dio, corrisponde la gentilezza e la bontà dei loro abitanti. Vorrei poter incontrare ogni giamaicano, in uno spirito di comprensione e di amicizia. Vi assicuro delle mie preghiere e della mia stima. Possa Dio Onnipotente concedere abbondanti benedizioni al popolo giamaicano e a tutte le genti dei Caraibi. La pace di Dio sia con tutti voi!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana     

 

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