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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ POLACCA DI ROMA E DEL LAZIO
PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI

Vigilia di Natale - Venerdì, 24 dicembre 1993

 

Ringrazio Sua Eccellenza per le parole pronunciate in occasione di questa vigilia di Natale. L’invito a dividere l’oplatek è legato alla giornata in cui ci incontriamo, alla giornata di oggi. Ringrazio tutti coloro che partecipano al nostro incontro e desidero che le mie parole siano soprattutto una preghiera per voi e con voi, con voi e per voi. La celebrazione della vigilia inizia sempre con la preghiera comune. Permettetemi di abbracciare con questa preghiera voi tutti e le vostre famiglie; tutti coloro che vivono in patria e fuori dei suoi confini, e che fanno parte della grande comunità della Nazione polacca in tutto il mondo. Gesù che nasce a Betlemme accolga la nostra preghiera per tutti i nostri fratelli e le sorelle, per gli amici e per i benefattori.

In questo momento i vostri pensieri vanno sicuramente a tutte quelle persone che vivono sia fuori, sia soprattutto in Polonia, in vari ambienti sociali. Anch’io sono vicino con il pensiero a tutte queste persone, a tutti i miei cari, agli amici e ai benefattori. Tutti ne abbiamo molti e anch’io ne ho tanti in Polonia. Penso alla Chiesa polacca, penso alla Chiesa di Cracovia, penso alla Chiesa in tutta la nostra Patria, in tante nuove arcidiocesi e diocesi. Saluto cordialmente e invito a condividere l’oplatek tutti i vescovi polacchi, con a capo il Cardinal Primate, il Nunzio e i rappresentanti della Nazione – di quella Nazione che è ritornata al suo proprio posto in Europa – invito il Presidente, il Governo, il Parlamento, tutti coloro che rappresentano la Polonia. Recandomi in Polonia, varie volte nell’ultimo periodo, ho sempre ripetuto che il bene della Polonia e anche il mio bene. Oggi lo ripeto in occasione dell’oplatek.

Nello spirito del Mistero che si attua alla mezzanotte del Natale, possano oggi, la sera della Vigilia, allargarsi i nostri cuori. Quando nella povertà della stalla di Betlemme nasce il Figlio di Dio si fa uomo, bisogna soprattutto che gli esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della sua venuta, per il dono dell’Avvento, per essere diventato per noi povero, senza casa, al fine di donarci la sua ricchezza sovrumana, se stesso. E ciò rappresenta questa sera il Dono più importante.

Questo dono comprende e nello stesso tempo supera tutti i doni che si fanno gli uomini: quelli dei genitori ai figli, degli sposi e degli amici. Questo dono abbraccia e supera tutto, conferendo valore definitivo a tutto ciò che vogliamo donarci gli uni agli altri.

In questa sera della Vigilia che precede l’inaugurazione dell’Anno della Famiglia, preghiamo insieme alle famiglie e per le famiglie che vivono in terra polacca ed in tutto il mondo. Preghiamo affinché Dio sia la forza delle famiglie – come dicevamo durante la Grande Novena che ha preceduto la celebrazione del Millennio, affinché esse non si sgretolino, ma mantengano le promesse di amore e di fedeltà espresse nella frase: “non ti abbandonerò fino alla morte”. Preghiamo perché le famiglie siano fedeli alla vita. Perché cresca la coscienza della paternità e della maternità responsabile. Preghiamo perché i giovani trovino sempre nelle famiglie l’autentica educazione cristiana. Preghiamo per la collaborazione educativa fra la famiglia, la scuola e la Chiesa. Preghiamo per tutti gli insegnanti e gli educatori.

Preghiamo per gli uomini di tutte le professioni affinché le esercitino con spirito di servizio fraterno al prossimo ed a tutta la società.

Con una speciale preghiera abbracciamo le persone malate, sole e abbandonate.

Durante questo incontro in occasione della Vigilia preghiamo affinché ogni uomo abbia il senso della propria dignità e sia da essa guidato nei suoi rapporti con ogni suo prossimo nella terra polacca e in tutto il mondo.

Cristo è il primo fondamento della dignità dell’uomo e di tutti i suoi inalienabili diritti, a cominciare dal diritto alla vita, fin dal primo momento del suo concepimento.

Preghiamo pensando a tutti i bambini non nati, minacciati nella loro stessa esistenza prima ancora che vengano al mondo. A te, Figlio dell’uomo, nato questa notte, raccomandiamo questo difficile problema di tante coscienze polacche.

“Dio, Redentore e Signore delle nazioni, non lasciare che cadiamo dalla tua mano e dalla tua disciplina!” Così pregava il grande predicatore parlamentare, maestro della nazione, profeta, don Piotr Skarga. La Chiesa in Polonia fece sua la di lui preghiera per la Patria. Oggi recitiamo questa preghiera con particolare commozione, tenendo alla memoria il Millennio del Battesimo che abbiamo celebrato non molto tempo fa. Ringraziamo per la grazia del Battesimo e per tutto ciò che il Battesimo ha iniziato nella nostra storia – nella storia delle persone e della nazione. Ringraziamo perché Cristo ci ha dato la forza di diventare ciò che siamo; di resistere nei tempi difficili ad ogni minaccia. Il Battesimo è – si può dire – il fondamento particolare della nostra identità e della nostra “originalità”. La storia della Polonia è “originale” e come tale costituisce un contributo alla storia dell’Europa e del mondo.

“Non dimentichiamo le opere di Dio!...” (cf. Sal 78, 7).

Preghiamo con le parole di Skarga. Nel contempo, “per l’intercessione della Santissima Vergine Maria, Regina nostra”, preghiamo il Sovrano e Signore delle Nazioni: “benedici la nostra Patria perché, fedele sempre a Te, porti gloria al Tuo Nome e guidi i suoi figli alla felicità”...

Sappiamo di aver pagato la nostra libertà a caro prezzo. In occasione della Vigilia desideriamo ringraziare per aver saputo pagare quel prezzo all’epoca delle spartizioni; ringraziamo per aver saputo pagare quel prezzo durante la terribile occupazione della seconda guerra mondiale; ringraziamo anche per aver saputo pagare quel prezzo negli ultimi decenni. Ringraziamo per tutti coloro che quel prezzo l’hanno pagato di persona.

La Vigilia ci fa ricordare tutti i nostri connazionali, forse molto cari, che su tanti fronti del mondo hanno combattuto per “la libertà vostra e nostra”. Ricordiamo in particolar modo coloro che, dopo tali difficili trascorsi, non hanno potuto tornare in Patria perché là, nella Patria, li aspettava la prigione.

Seduti a tavola la sera della Vigilia non possiamo dimenticare le vittime del terrore nazista e poi di quello staliniano. C’inginocchiamo presso le loro tombe sconosciute, consapevoli che essi hanno pagato il prezzo speciale della nostra libertà. Hanno dato – si può dire – la forma definitiva a quella libertà. C’inginocchiamo soprattutto presso le tombe di Katyn. La verità di Katyn è sempre presente nella nostra coscienza e non può essere cancellata dalla memoria dell’Europa.

Guardiamo il Signore della storia con gratitudine perché stanno rinascendo gli stati indipendenti, perché le nazioni a noi vicine, le nazioni sorelle, hanno riacquistato il loro diritto all’esistenza nella famiglia dei popoli dell’Europa e del mondo.

Ringraziamo per tutto ciò che ha rappresentato negli anni ottanta la nostra Solidarnosc polacca e chiediamo perdono perché non abbiamo saputo difendere quel grande bene.

“Dio Onnipotente ed Eterno, dacci un amore largo e profondo verso i fratelli e verso la nostra Patria, amatissima Madre, perché dopo aver dimenticato i nostri profitti, possiamo servire onestamente lei e il tuo popolo...”.

Accanto alla tavola della Vigilia chiediamo a Cristo di infondere in noi l’amore della Patria, quel patriottismo che rappresentava la forza morale di intere generazioni. Gli chiediamo anche di non cedere mai alla tentazione del nazionalismo e della xenofobia. Le nostre tradizioni polacche sono ben diverse. Ciò vale per i rappresentanti di tutte le nazioni che vivevano in mezzo a noi, e in particolare ciò vale per i figli d’Israele. Loro non condividono la nostra gioia del Natale, ma noi ci apriamo nei loro confronti nel nome di tutti i legami storici che ci uniscono.

Verso la fine del secondo Millennio dopo Cristo e, nello stesso tempo, alla soglia dei tempi nuovi preghiamo affinché non ci capiti di commettere gli errori dei nostri padri, affinché sappiamo fare buon uso della libertà, affinché sappiamo servirci a vicenda e servire il bene comune. “Portate i pesi gli uni degli altri” – queste parole di San Paolo ho ricordato una volta a Danzica. Preghiamo in modo particolare affinché questa capacità di fare buon uso della libertà l’abbiano coloro che governano il nostro paese. Gesù e venuto nel mondo per insegnarci che governare significa servire. Nel passato la ricerca del proprio tornaconto ci è costata anche troppo, non vogliamo quindi che di nuovo metta radici nella nostra vita sociale e politica.

Ringraziamo Dio per tutto, per tutto il bene realizzato nella Terza Repubblica a partire dal 1989 e preghiamo affinché quel bene non vada disperso.

È noto che nella nostra epoca il potere lo esercitano non solo i politici, i ministri, i deputati, i senatori, ma in modo particolare esso viene esercitato anche da coloro che possiedono i mezzi di comunicazione sociale. Riuniti per dividere l’oplatek preghiamo perché quei mezzi non distruggano le anime e le coscienze nella nostra Patria, bensì servano la verità, la giustizia, l’amore e la libertà, come ha ricordato nella Pacem in terris Giovanni XXIII. Coloro che dirigono quei mezzi sappiano che sulle loro spalle grava una grande responsabilità storica.

Forse mai Gesù aveva usato parole così dure come quelle rivolte ai corruttori (cf. Mt 18, 6-7). L’ho ricordato nella Lettera ai Vescovi americani nel giugno di quest’anno. Non dimentichiamo le parole di Cristo neanche noi. Temiamo quelle parole. Quando manca qualsiasi altra dimensione dell’ordine e della morale, siano quelle parole a giudicarci tutti.

Cristo che nasci nel silenzio della notte, quando la potenza trema, Signore dei cieli che giaci nudo nella stalla di Betlemme, accogli la nostra comune preghiera di questa Vigilia. Che essa diventi un anticipo della luce nuova per questi santi giorni e anche per l’Anno Nuovo che abbiamo davanti. Per intercessione di tua Madre, la Madre di Dio, benedici la nostra Patria e tutti noi.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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