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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI COMPONENTI DELLA GIUNTA E
DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA

Lunedì, 1° febbraio 1993

 

Onorevole Presidente,
Illustri Componenti della Giunta e del Consiglio Provinciale di Roma,
Signore e Signori!

1. Nel porgere a ciascuno un cordiale benvenuto, vorrei innanzitutto esprimere la mia gratitudine per l’opportunità di incontrarvi, che mi viene oggi rinnovata in occasione del tradizionale scambio di auguri all’inizio del Nuovo Anno. Desidero ringraziare personalmente ciascuno di voi per questa cortese e gradita visita e, in special modo, il Presidente della Giunta Provinciale per le sentite espressioni di augurio, che a nome di tutti mi ha rivolto. Ricambio di cuore i voti augurali a me formulati, auspicando per tutti un anno ricco di proficua attività a servizio del bene comune, in un momento non certo facile della vita nazionale.

2. La società attuale sta attraversando un periodo di vera emergenza per quanto concerne il problema dell’occupazione. La crisi economica, che sta interessando in varia misura i Paesi industrializzati, si ripercuote sul mercato del lavoro con conseguenze di drammatica gravità per i singoli e per le famiglie. S’avvertono, inoltre, profondi mutamenti culturali e sociali, che toccano in modo sempre più ampio e incisivo ogni ambito dell’esistenza quotidiana. In tale contesto viene a collocarsi anche l’evoluzione in atto delle forme di insediamento urbano. Gli ultimi rilevamenti statistici riguardanti questo settore hanno infatti messo in luce una flessione nel computo degli abitanti nelle grandi città e una corrispondente crescita della popolazione nei comuni che gravitano attorno alle aree metropolitane. Ciò vale anche per la Città di Roma e la sua Provincia. Si tratta di un fenomeno che, se da una parte contribuisce ad alleviare i problemi tipici dei grandi insediamenti cittadini, pone, dall’altra, a chi ricopre responsabilità amministrative domande nuove ed urgenti.

3. Per far fronte ad una situazione ogni giorno più complessa e impegnativa, è necessaria una larga intesa fra le diverse componenti sociali. Per questo motivo desidero esprimere il mio vivo compiacimento per l’esperienza di collaborazione che le Istituzioni civili e religiose di Roma e del circondario già da tempo stanno compiendo, come poc’anzi Ella, Onorevole Presidente, ha ricordato, soprattutto per quel che riguarda le iniziative a favore delle fasce più deboli della popolazione. La Chiesa, attingendo alla propria lunga tradizione di servizio all’uomo e alla società, è pronta ad offrire il suo specifico contributo per venire incontro alla domanda di una migliore qualità della vita, impegnandosi per uno sviluppo globale, aperto agli aspetti materiali e spirituali dell’esistenza del singolo e della comunità nel suo insieme.

4. Appare, inoltre, sempre più necessaria una maggiore attenzione alla formazione delle giovani generazioni ed un più serio interesse nei confronti dei nuovi nuclei familiari, da aiutare e sostenere in questa fase complessa di vasti mutamenti sociali e culturali. La famiglia, prima cellula della società, deve poter nascere in un clima sereno. Solo grazie ad un’azione coordinata, che la protegga e le permetta di svilupparsi in modo armonico, si potranno prevenire situazioni dolorose, conflitti e problematiche che finirebbero col pesare sull’intero tessuto sociale. Privilegiare una saggia politica familiare, che ponga il focolare domestico al centro di ogni programmazione: è questo l’obiettivo da perseguire da parte di Amministratori, Politici ed Operatori economici, preoccupati del vero benessere della Comunità. Auspico che una crescente collaborazione fra Chiesa e Pubbliche Amministrazioni, sul problema della famiglia come in altri campi, consenta di impiegare al meglio ogni risorsa disponibile nel contesto di un vasto progetto sociale, rispettoso di ogni persona ed attento a valorizzare gli apporti di tutti.

5. Si avverte oggi una profonda crisi di fiducia nelle Istituzioni. Occorre reagire poggiando sui valori dell’onestà, della rettitudine, della dedizione disinteressata al benessere della Comunità. La Chiesa sostiene e incoraggia quanti, con senso di responsabilità, intendono mettere a servizio dei fratelli la propria competenza e il proprio impegno. Il lavoro degli Amministratori deve corrispondere alle attese dei cittadini, senza indulgere a privilegi e particolarismi. Ciascuno è chiamato ad assumere le proprie responsabilità. Allo stesso tempo, la Chiesa invita ad evitare giudizi sommari e condanne generalizzate, che rischiano di accrescere pericolosamente il clima di sfiducia, inducendo ad atteggiamenti di qualunquismo e di deresponsabilizzazione. Ciò che oggi deve stare a cuore a chiunque ricerchi il vero benessere della Nazione è, pertanto, di contribuire a che si rinsaldi l’intesa fra i cittadini e le Istituzioni. Sono certo che a tale scopo mira pure il vostro quotidiano servizio ed auspico che voi possiate concretamente perseguirlo. Con questi sentimenti, mi è gradito rinnovarvi i più sentiti voti di buon lavoro, un lavoro, che s’ispiri all’esempio del saggio scriba “simile – secondo la parola del Vangelo – ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52). Auguro che nel corso del Nuovo Anno ciascuno di voi sappia discernere opportunamente, nei cambiamenti in atto, le “cose antiche” e le “cose nuove”, valorizzando saggiamente fra esse quelle meritevoli, per dare così incisività ed efficacia alla propria attività di pubblico Amministratore. Nell’affidare all’intercessione di Maria, Madre di Dio, questi voti augurali, invoco su di Voi, sulle vostre famiglie, sui vostri Collaboratori, come pure su tutte le vostre attività, la protezione del Signore e di cuore vi benedico.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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