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VIAGGIO PASTORALE IN BENIN, UGANDA E KHARTOUM

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale di Entebbe (Uganda) - Venerdì, 5 febbraio 1993

 

Vostra Eccellenza Presidente Museveni,
Onorevoli Membri del Governo,
Fratelli Vescovi,
Cari Amici ugandesi,

1. Al principio della mia Visita Pastorale in Uganda, non posso fare a meno di rivolgere una fervida preghiera di ringraziamento a Dio Onnipotente che mi ha offerto la gioia di questo momento. Sono sinceramente grato a tutti voi che siete venuti qui per accogliermi con la caratteristica ospitalità africana. Ringrazio Vostra Eccellenza e i Vescovi per avermi invitato in Uganda, e chiedo a Dio di ricompensare tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile questa visita.

2. Vengo in Uganda con un profondo affetto per tutta la sua gente. Il mio viaggio mi porta qui in un significativo momento di svolta per lo sviluppo di questo Paese. Questo è un periodo di ricostruzione, non soltanto dell’economia, ma specialmente del tessuto morale della nazione. Nessuno può ignorare le considerevoli sfide che devono essere affrontate, ma voi state già dimostrando che gli Ugandesi, attingendo prima di tutto alle loro ricche risorse umane, sono pienamente capaci di fare di questa terra una casa pacifica e sicura per ognuno. Tutti gli Ugandesi sono chiamati a mettere da parte i conflitti del passato, per cercare la riconciliazione reciproca e per lavorare insieme nell’edificazione di una società nella quale la dignità della persona e il rispetto dei diritti umani costituiscano la norma di condotta per tutti. In questo grande sforzo, la Chiesa Cattolica continuerà a svolgere il suo ruolo, in sintonia con la propria natura e missione religiosa, in un’efficace e generosa collaborazione con tutti i settori della popolazione. Come in tutti i miei viaggi, questa visita ha un fine eminentemente religioso e pastorale. È la visita del Vescovo di Roma, il Successore di San Pietro, alle Chiese locali in questa terra. Essendo colui al quale è affidata la cura della Chiesa universale, avverto una speciale responsabilità verso le giovani Chiese dell’Africa. Ho cercato di visitarle il più spesso possibile, pregando con loro e rallegrandomi della loro fresca vitalità e della loro gioiosa fedeltà al Signore. Nel corso di queste visite, è mia sollecitudine rafforzare la fede dei miei fratelli e sorelle cattolici (cf. Lc 22, 32), e incoraggiare la loro unità nell’unico Vangelo di Gesù Cristo che è morto per i nostri peccati ed è poi risorto come promessa della vita nuova (cf. Rm 4, 25). Sono ansioso di celebrare, a Kampala, a Gulu, a Kasese e a Soroti la grazia della nostra adozione come amati figli di Dio (cf. 1 Gv 3, 1-2). Desidero inoltre tendere la mano dell’amicizia ai Cristiani di altre confessioni, ai quali siamo legati essendo incorporati in Cristo tramite la grazia del Battesimo. Siate certi, cari Amici, del fermo impegno della Chiesa Cattolica per la crescita della comprensione e della cooperazione ecumeniche. Anche ai seguaci delle altre tradizioni religiose offro i miei cordiali saluti e i migliori auguri.

3. Ritorno in Africa in un momento decisivo. Un mondo diviso in blocchi economici e militari contrapposti viene gradualmente sostituito da un mondo sempre più caratterizzato da un lacerante squilibrio tra un Nord sviluppato e un Sud che lotta per sopravvivere. Con l’emergere di una nuova struttura di rapporti internazionali, è vitale per la causa della pace e della giustizia nel mondo che all’Africa venga attribuito il posto che le spetta. È forse una vana speranza ritenere che questa visita, in un certo senso, possa servire a evidenziare di fronte all’opinione pubblica le responsabilità del mondo sviluppato nei confronti dell’Africa? La negligenza non deve seguire lo sfruttamento dei tempi passati. Sarebbe davvero tragico se questo Continente, dopo aver sopportato le indicibili sofferenze del commercio degli schiavi, i dannosi effetti del colonialismo e, più recentemente, le tristi esperienze della guerra civile, asservita a sterili ideologie o a politiche devianti, si vedesse ora negare l’aiuto di cui ha bisogno al fine di prendere il proprio destino nelle sue mani. Certamente le nazioni dell’Africa hanno il diritto di attendersi un aiuto disinteressato nel raggiungimento di un’autentica indipendenza, cosicché esse possano infine costruire il proprio futuro nel modo che è loro proprio. Sì, l’Africa, sulla base dei suoi più nobili valori e tradizioni culturali, può trovare in se stessa la forza e l’ispirazione per svilupparsi nella solidarietà, nell’armonia e nella giustizia. La mia preghiera e la mia speranza è che gli Africani si aiutino l’un l’altro a progredire verso una vita migliore, una vita più libera e più fraterna su questo Continente. Questa è la mia ferma convinzione: che tale progresso è possibile, e che la Chiesa che io rappresento può offrire ad esso un grande contributo. Sono convinto che il benessere dell’Africa sia estremamente importante per il mondo, poiché quello che avete da offrire è decisivo: un senso dell’uomo, un senso di Dio. Per me, quindi, questa visita significa richiamare l’attenzione su questo Continente e sui problemi che esso ci pone inevitabilmente di fronte: la povertà e il bisogno, il terribile costo umano dei cronici conflitti, la piaga di milioni di sfollati, accanto a un solido senso della dimensione spirituale dell’uomo, della sua dignità umana e del rispetto per la gente.

4. Signor Presidente, Signore e Signori, cari Amici: il mio pellegrinaggio mi ha condotto all’Uganda dei Martiri. Possa la libertà di professare la propria fede, della quale il sacrificio dei martiri ha portato la suprema testimonianza, essere la garanzia del diritto e del dovere di ogni cittadino a partecipare in modo efficace alla vita della nazione. Possa il rapporto vitale con Dio, così caratteristico della cultura africana – il contrario del materialismo che conduce alla schiavitù dell’individualismo egoistico – sostenere voi tutti nel servire il bene comune, nel costruire una società fondata su solidi princìpi etici, nell’aprire i vostri cuori ai sofferenti e ai bisognosi che sono tra di voi. Possa la vostra fede in Dio ispirarvi a dare il meglio di voi stessi per la costruzione di un’Uganda nuova e migliore, in cui regnino la pace e la giustizia.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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