The Holy See
back up
Search
riga

VIAGGIO PASTORALE IN BENIN, UGANDA E KHARTOUM

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA AL SANTUARIO ANGLICANO DI NAMUGONGO

Kampala (Uganda) - Domenica, 7 febbraio 1993

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. “Grazie a voi e pace a Dio, Padre Nostro, e al Signore Gesù Cristo” (Ef 1, 2). Con queste parole dell’Apostolo Paolo, sono lieto di salutare i responsabili e i membri delle Chiese e delle Comunità Ecclesiali Cristiane in Uganda. Attraverso voi estendo i miei cordiali saluti a tutti i seguaci di Cristo in Uganda. Il nostro incontro odierno a Nakiyanja richiama alla memoria di quei primi cristiani dell’Uganda, sia anglicani che cattolici, che hanno dato la propria vita per la loro fede in Gesù Cristo. Il loro esempio ci ricorda l’immenso potere della grazia di Cristo, in grado di trasformare l’apparente debolezza in forza, la tristezza in gioia e la morte in vita eterna. Il mistero della Croce era vivo e presente nel momento della nascita del cristianesimo in Uganda. Preghiamo affinché la sua potenza redentiva sostenga i cristiani di oggi nella loro testimonianza al Vangelo e nella ricerca di piena unità nella fede, nella speranza e nell’amore.

2. Tutti i battezzati sono chiamati a impegnarsi per l’unità dei cristiani. Apprendiamo questo dall’Apostolo Paolo, che ci dice: “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo... poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 27-28). In virtù del loro comune Battesimo, i cristiani condividono una responsabilità di incrementare l’unità voluta da nostro Signore Gesù Cristo. La notte prima di morire Gesù pregò “perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). Possa il nostro incontro odierno aiutarci a dare una risposta adeguata a questa preghiera. Qui in Uganda sono lieto di notare le importanti iniziative per l’unità cristiana, portate avanti nell’ambito del Consiglio Cristiano Congiunto dell’Uganda. Specie negli ultimi anni, il Consiglio ha svolto un importante ruolo nel lavoro per la pace e la riconciliazione tra tutti gli ugandesi.

3. Cari amici, la nostra presenza qui oggi è un segno di una nuova disponibilità da parte di cristiani separati a lavorare insieme per una piena unità. Le divisioni ancora esistenti tra noi affievoliscono la vitalità del Vangelo e diventano uno scandalo per il mondo, in particolare quando sembriamo proclamare un “Regno diviso in se stesso” (Lc 11, 17). La credibilità del Vangelo è indebolita dalle nostre divisioni. L’unità dei cristiani deve naturalmente essere implorata come un dono di Dio, e confidiamo nel fatto che essa sarà garantita secondo il volere del Signore. I cristiani non debbono mai cessare di pregare e sacrificarsi per l’unità. Essi sono chiamati inoltre a sostenere gli sforzi per il dialogo teologico, la mutua testimonianza e la cooperazione pratica realizzate dalle loro rispettive comunità. Tale cooperazione tra i cristiani “esprime vivamente quella unione, che già vige tra di loro, e pone in una luce più piena il volto di Cristo servo” (Unitatis redintegratio, 12). Qui in Uganda, la cooperazione nell’assistenza sanitaria e nel settore sociale viene promossa dal Consiglio Cristiano Congiunto. Altre forme di cooperazione ecumenica comprendono il lavoro della traduzione congiunta della Bibbia e lo sviluppo della comunità. Questi sono dei buoni esempi di ciò che i cristiani possono fare insieme nella loro testimonianza comune, in particolare a vantaggio del popolo dell’Uganda, che ha fame e sete di vita in Dio attraverso la fratellanza con Gesù suo Figlio. La cooperazione ecumenica, per quanto importante, non deve diventare fine a se stessa, poiché ciò potrebbe oscurare il suo reale scopo, che è la ricerca di unità pienamente visibile tra i cristiani separati. Per questo motivo sarebbero utili alcuni incontri per continuare a riflettere sui motivi del lavoro ecumenico congiunto. So che il Gruppo di Studio Ecumenico di Kampala, con l’aiuto dei vari responsabili ecclesiali, ha svolto una valida funzione a questo riguardo.

4. Come ho detto in varie occasioni, la Chiesa Cattolica è fermamente impegnata nel movimento ecumenico e nella promozione della cooperazione tra i cristiani separati (cf. Discorso alla Curia Romana, 28 giugno 1985; Lettera Enciclica Sollicitudo rei socialis, 32). Al posto del sospetto, della sfiducia e dell’antagonismo, che troppo spesso nel passato hanno caratterizzato i rapporti tra i cristiani dell’Uganda, la Chiesa Cattolica desidera sostenere ed incoraggiare tutti gli sforzi per promuovere l’unità di tutti i credenti nel vincolo della pace (cf. Ef 4, 3). Cari fratelli e sorelle: spero ardentemente e prego intensamente affinché il vostro desiderio di unità di tutti i cristiani aumenti giorno per giorno, in risposta alla preghiera del Salvatore “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17, 21). Invoco su tutti voi le abbondanti benedizioni del Signore.  

Il grazie del Papa al termine della visita.

Vi ringrazio moltissimo per la vostra ospitalità. Vale la pena di esprimere l’emozione che provo in questo luogo del martirio dei vostri antenati, i martiri ugandesi, Cattolici e Anglicani, consumati insieme dal fuoco. Era il fuoco dello Spirito Santo: furono consumati nel cuore e nell’unità di Gesù Cristo. È mio desiderio che questo fuoco dello Spirito Santo ci riunisca insieme nella stessa Chiesa, nella stessa unità di Gesù Cristo tramite il suo Santo Spirito. Ancora grazie per la vostra ospitalità. Dio vi benedica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

top