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VIAGGIO PASTORALE IN BENIN, UGANDA E KHARTOUM

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale di Khartoum (Sudan) - Martedì, 10 febbraio 1993

 

Signor Presidente, Membri del Governo,
Confratelli nell’Episcopato,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Cari amici,

1. È arrivato il momento di dire arrivederci al Sudan alla fine di quella che è stata, per me, una visita molto importante in Africa. Desidero ringraziare Vostra Eccellenza e tutti coloro che hanno reso possibile che io venissi presso la comunità cattolica di Khartoum e che celebrassi l’Eucaristia, il più solenne rito della nostra fede, sul suolo sudanese. Sono grato all’Arcivescovo Gabriel Zubeir e a tutti i Vescovi e i fedeli della Chiesa che hanno condiviso con me questa commovente esperienza. Il ricordo di questo giorno rimarrà in me per sempre, e, nel mio cuore, condivido ancora più profondamente le gioie e le sofferenze, le speranze e le ansie di tutti coloro che stanno lavorando per una vera pace e armonia in questa vasta terra.

2. Nel lasciare l’Africa, sento il pressante bisogno di volgermi a Dio, il Padre di tutti i viventi, e di implorare la sua protezione sui popoli di questo continente in questa fase di cambiamento. Sì! L’Africa sta cambiando. Non con lo stesso ritmo dovunque, e non sempre nella stessa direzione. Ma è chiaro che i popoli dell’Africa stanno esprimendo un nuovo senso di responsabilità per il proprio destino, e il desiderio di trovare e di seguire un loro modello di crescita e di sviluppo. Che Dio assista i capi di questo Continente perché individuino le risposte più adeguate ai problemi che affliggono i loro popoli. Che Egli li aiuti ad affrontare la sfida di rendere possibile ai loro cittadini di assumere una parte maggiore nel forgiare il loro futuro più splendente. Ripeto quello che ho detto solamente tre settimane fa ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede: “In questa Africa nuova, occorre che il ruolo centrale venga lasciato alla popolazione che deve essere in condizioni di partecipare pienamente allo sviluppo. Per questo, essa ha bisogno che, da una parte, le cooperazioni regionali e internazionali aiutino a prevenire la crisi e che, dall’altra, esse accompagnino il movimento di democratizzazione così come la crescita economica.” (Discorso al Corpo Diplomatico, 16 gennaio 1993, n. 9).

3. Africa! Hai delle necessità così grandi, ma hai anche così tanto da dare! Hai un profondo senso della comunità e un vivo senso della dimensione spirituale della vita umana. Non farti indurre a pensare che un esagerato individualismo, che sfocia sempre nell’egoismo, costituisca la giusta via da seguire. Coltiva la forza della tua vita di famiglia, il tuo amore per i bambini, la tua solidarietà con i bisognosi, la tua ospitalità verso lo straniero, gli elementi positivi delle tue tradizioni sociali e culturali. Soprattutto, non barattare i tuoi valori spirituali con un materialismo che non è in grado di soddisfare il cuore umano né di costituire la base di una società veramente giusta e sollecita. Nel dirvi addio, desidero riaffermare il continuo impegno della Chiesa Cattolica verso questo Continente. La presenza del Cristianesimo in alcune regioni risale proprio agli albori dell’era cristiana. In altri luoghi esso è arrivato più recentemente. In ogni caso, la Chiesa si è impegnata attivamente nell’educazione dei giovani, nell’assistenza ai malati, nella promozione dello sviluppo umano e spirituale dei popoli dell’Africa. Ha fatto questo non per conquistarsi una posizione, e ancor meno per imporre uno stile di vita estraneo agli Africani. Essa continua oggi nel suo apostolato e nelle sue opere buone al fine di rendere testimonianza alla speranza fondamentale che la sostiene: la speranza che l’intera umanità cresca nell’unità e raggiunga una sempre maggiore comunione con Dio (cf. Lumen gentium, 1). La natura stessa della sua missione la obbliga a promuovere la cooperazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà al servizio della famiglia umana. Africa! La Chiesa, incarnata nelle vite dei tuoi figli e figlie, è determinata a condividere il peso dei tuoi problemi e le difficoltà del tuo cammino verso un futuro migliore. Essa non mancherà di incoraggiarti nella tua ricerca di una maggiore giustizia, della pace e della riconciliazione, di uno sviluppo economico, sociale e politico che corrisponda alla dignità dell’uomo. Esorto tutti i membri della Chiesa a rendere una chiara testimonianza al messaggio salvifico di speranza del Vangelo, e a essere fedele ai princìpi morali che assicurano la difesa e la promozione della dignità umana e dei diritti umani. Che Dio benedica abbondantemente i popoli dell’Africa. Che protegga i poveri e gli indifesi e manifesti la sua misericordia ai giovani e ai vecchi. Che la sua pace regni nei cuori di tutti.

4. Cari amici Sudanesi, nel partire esprimo la speranza che il cammino di comprensione e di dialogo porti presto a una pace giusta e onorevole per tutti gli abitanti di questo Paese. Sono venuto a Khartoum con amicizia e stima per tutto il popolo sudanese. Parto con la speranza che un rapporto migliore tra Nord e Sud, e tra i seguaci di tradizioni religiose diverse siano presto una realtà, in quanto questo corrisponde alle aspirazioni dei veri credenti.

Dio benedica tutti quelli che lavorano per questo fine.

Dio benedica il Sudan!

Manaha Allah as-Sudan barakat as-salam
(Dio conceda la pace al Sudan).

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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