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VIAGGIO PASTORALE IN BENIN, UGANDA E KHARTOUM

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale di Entebbe (Uganda) - Martedì, 10 febbraio 1993

 

Vostra Eccellenza Presidente Museveni,
Miei fratelli Vescovi, Signore e Signori, Cari amici,

1. È giunto il momento per me di dire addio al vostro Paese. Durante gli ultimi giorni, l’Uganda ha fatto risplendere la sua luce davanti al Papa, all’Africa e al mondo! Io non dimenticherò mai i volti gioiosi dei fanciulli, i volti speranzosi dei giovani e i volti orgogliosi di tutti coloro che si impegnano per il futuro dell’Uganda. Porto con me un tesoro di ricordi, “memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 1, 3). Sono profondamente grato per la cortesia e l’ospitalità con cui mi avete ricevuto durante questa Visita Pastorale in Uganda. In così tante occasioni, voi mi avete accolto con entusiasmo e affetto. Avete parlato dai vostri cuori al cuore del Papa! La stima che già nutrivo per il popolo di questo Paese è cresciuta e si è approfondita, e io credo di comprendere molto più pienamente le speranze e le aspirazioni che nutrite per il futuro, così come le mete che vi siete posti come nazione. È con profondo apprezzamento che ringrazio lei Signor Presidente, le autorità civili dell’Uganda, i miei fratelli Vescovi e altri Capi religiosi, i responsabili per la sicurezza durante la mia permanenza, e coloro che hanno diffuso la speranza e la gioia di questi giorni, attraverso la stampa, la radio e la televisione. Possa Dio ricompensare abbondantemente tutti coloro che si sono occupati dell’organizzazione con tanta cura e che hanno preso parte, con fervore, ai memorabili avvenimenti di questi giorni! Vorrei inoltre salutare coloro che non hanno avuto l’opportunità di partecipare personalmente alle celebrazioni. Penso in particolar modo ai disabili, agli ammalati e agli anziani.

Le loro sofferenze, unite a quelle di Cristo, sono una fonte inesauribile di grazia per la Chiesa (cf. Col 1, 24). Su ognuno di essi invoco il conforto e la forza della benedizione di Dio.

2. Con le sue abbondanti risorse umane e naturali, l’Uganda è chiamata a essere la prima artefice del suo futuro! Soprattutto, voi vi trovate a dover determinare il contesto fondamentale dello sviluppo dell’Uganda come nazione. Questo è un momento decisivo per la vostra storia. Le generazioni presenti e future vivranno in armonia e prospereranno come popolo finché tutti i diritti fondamentali dell’uomo e le libertà verranno custodite gelosamente nelle leggi del vostro Paese e difese nell’esercizio della giustizia. In una società giusta e ben ordinata il bene comune sarà meglio servito dalla partecipazione responsabile dei cittadini alla vita pubblica (cf. Christifideles laici, 42) e la solidarietà fra tutti i settori della popolazione, che è un’esigenza vitale diverrà una realtà dal momento in cui le vostre istituzioni sociali garantiranno a tutto il popolo il suo diritto a partecipare attivamente alla vita economica, politica e culturale dell’Uganda! Sebbene la missione primaria della Chiesa, il suo dovere supremo, sia quello di annunziare a tutti i popoli la Morte e la Risurrezione salvifiche di Gesù Cristo (cf. Redemptoris missio, 3), allo stesso tempo la Chiesa è profondamente impegnata nella dimensione sociale della vita umana. Questa sollecitudine appartiene alla sua missione evangelizzatrice come “una parte essenziale del messaggio cristiano” (cf. Centesimus annus, 5).

Per questa ragione l’Uganda può contare sulla Chiesa Cattolica per promuovere il progresso della società attraverso i numerosi servizi educativi e sociali che essa offre. Senza reclamare diritti speciali o privilegi, la Chiesa chiede soltanto la libertà necessaria per compiere la propria missione di predicare il Vangelo nella sua pienezza e di servire la famiglia umana secondo i suoi principi (cf. Gaudium et spes, 76).

3. Sono venuto in Uganda per rendere omaggio ai vostri Martiri, i cittadini del cielo che guidano il nostro cammino sulla terra, per rafforzare la vostra fede in Gesù Cristo e per incoraggiare i vostri lodevoli sforzi volti al raggiungimento della riconciliazione e della ricostruzione nazionali. Quanto è confortante vedere la Chiesa Cattolica in Uganda esaminare fervidamente i “segni dei tempi” (cf. Gaudium et spes, 4). Vi siete impegnati ad essere una luce per il mondo (cf. Mt 5, 16) – un mondo che ha bisogno disperatamente del messaggio cristiano di speranza: la Buona Novella che la vita umana è sempre preziosa, che la giustizia e la pace possono prevalere sullo sfruttamento e sulla violenza, e che la solidarietà sociale può prendere il posto dell’individualismo egoista. Possa Dio sostenervi nelle vostre decisioni! Una volta che avete messo mano all’aratro, dice il Signore ai suoi discepoli, non dovete volgervi indietro (cf. Lc 9, 62).

Cari amici: vi lascio in modo da continuare il mio pellegrinaggio in Sudan. Il nobile popolo dell’Uganda rimarrà sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere. Avendo ricevuto molta gioia e molto conforto dal vostro amore (cf. Fm 1, 7), affido voi e le vostre famiglie alla bontà e all’amorevole tenerezza di Dio (cf. Tt 3, 4).

Ayi katonda Kitaffe, Kuuma Uganda, Mweraba. Omukama abakume.
(Che Dio Padre sostenga l’Uganda. Grazie. Che Dio vi benedica).

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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