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VISITA ALLA PARROCCHIA DELLA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 14 febbraio 1993
Ai bambini
Il primo incontro della visita, come è ormai collaudata tradizione, è
riservato ai bambini. Nella grande palestra dell’Istituto Antonetti-Vigna Pia
sono radunati centinaia di giovanissimi che accolgono con grande calore il Papa.
Con lui sono il Cardinale Vicario, Camillo Ruini, l’Ausiliare, Monsignor Cesare
Nosiglia, il Parroco, Don Giorgio Grandi, e il Superiore Generale dell’Istituto
della Sacra Famiglia di Martinengo (Bergamo), Don Angelo Paris. A nome dei più
piccoli parrocchiani, una bambina rivolge al Papa un saluto, al quale Giovanni
Paolo II così risponde.
Vorrei chiedervi: Dove è stato il Papa domenica scorsa? Sì, in Africa. Non è
stato a Roma? Doveva stare forse a Roma? È proprio così: doveva stare a Roma e
doveva andare in Africa. Tutte e due le cose insieme. Andando in Africa è
comunque stato anche a Roma perché qui in ogni celebrazione eucaristica hanno
invocato il suo nome. Non è andato in Africa del tutto, non ha lasciato Roma del
tutto. E poi è tornato a Roma mercoledì. Dopo questa visita in Africa, dove ho
visitato tre Paesi, l’Uganda che è un grande Paese, il Benin e poi un
grandissimo Paese che si chiama Sudan, dove vi sono musulmani e anche cristiani,
ho incontrato molti bambini di un colore diverso, nero – si chiama Africa nera –
ma sono come noi. Sono andato anche per incontrare questi bambini neri,
africani, e per portare a loro un saluto dei bambini di Roma. Loro anche hanno
gli stessi sentimenti verso di voi. Tornato, oggi voglio trasmettere questi
auguri, questa simpatia ai bambini romani. Siete un po’ lontani gli uni dagli
altri, loro sono in Africa e hanno colore nero, voi siete a Roma e avete colore
bianco, ma siete tutti bambini e siete tutti cristiani, figli di Dio, come loro,
così anche voi. È una grande unità della famiglia umana e unità della famiglia
di Dio che si chiama Chiesa, che ci unisce. È bene che dopo la visita in Africa
dove ho tanto sperimentato il clima della famiglia io sia venuto in questa
parrocchia della Santa Famiglia, questa parrocchia, questa invocazione alla
Santa Famiglia esprime molto bene ciò che è essenziale per la vita umana e per
la vita cristiana. Vi auguro, qui in questa parrocchia della Santa Famiglia in
Roma, di essere una buona famiglia umana: ogni famiglia-casa, poi famiglia
parrocchiale, tutti insieme in questa parrocchia, e poi essere una buona
famiglia cristiana, famiglia che prende la propria origine da Gesù Cristo, una
famiglia molto diffusa nel mondo. Sono andato in Africa, ma si potrebbe andare
anche in Asia, in Oceania, in America del Sud, in America del Nord: dappertutto
troviamo questi figli di Dio che sono diventati figli di Dio grazie a un solo
Figlio di Dio, Gesù Cristo, che fattosi uomo, nato dalla Vergine Maria, visse
anche Lui nella famiglia umana, la Sacra Famiglia, da cui prende il suo nome, la
sua ispirazione la vostra parrocchia. Vi ringrazio per le lettere che mi avete
scritto nel frattempo: sarebbe anche bello scrivere a questi bambini in Africa –
si potrebbe fare, no? Il vostro “sì” è molto bello e mi piace. È la prova che vi
sentite una famiglia: umana e cristiana, una Chiesa, e avete nel cuore questo
sentimento della solidarietà con tutti i bambini del mondo e con tutti gli
esseri umani: bambini, giovani, adulti, genitori, anziani: tutti. Forse la vita
qui in Europa, in Italia, è meno dura. La vita là è più dura, si soffre di più;
anche i bambini soffrono di più; ma devo dirvi che sono molto gioiosi, sono
tanto gioiosi. Non so chi sia più gioioso; quelli africani o quelli romani della
parrocchia della Sacra Famiglia. Mi sembra che siano ugualmente gioiosi. Forse
il modo di esprimere questa gioia è un po’ differente, ma sono molto gioiosi, e
poi con grande devozione e grande impegno partecipano alla vita della
parrocchia, e la vita liturgica – per esempio alla celebrazione eucaristica – e
partecipano con canti e anche con danze, danze liturgiche che si vedono
soprattutto in Africa, danze tradizionali. È una bella cosa. Non posso
raccontarvi tutto, ma qualche impressione che mi è rimasta nel cuore e nella
memoria ve la trasmetto oggi e vi auguro di sentirvi vicini a questi vostri
coetanei che sono lontani nei chilometri e a sentire una solidarietà con loro e
forse a scrivere a loro, così: “Il Papa è venuto da noi dopo la visita nel
vostro Paese e ci ha raccontato di voi e noi ci sentiamo vicini a voi, vi
sentiamo fratelli”. Va bene? Così si vede che il Papa deve stare a Roma, ma
qualche volta deve andare altrove, in altri posti.
Benedico voi tutti, bambini, ragazzi, ragazze, i vostri genitori, i vostri
catechisti, i vostri sacerdoti, tutti.
Al Consiglio Pastorale della parrocchia
Al termine della Messa, il Papa dapprima saluta i parroci della
Prefettura, poi incontra il Consiglio pastorale a nome del quale il Presidente
gli rivolge un saluto cui il Santo Padre così risponde.
Vorrei affidarvi alla Madre della Buona Speranza e soprattutto alla Madre del
Buon Consiglio. Questo consiglio è una struttura voluta dal Vaticano II come
espressione dell’apostolato dei laici, cioè della loro responsabilità nella
Chiesa in ogni dimensione, a cominciare dalla parrocchia. Ma si dovrebbe dire a
cominciare della famiglia, il primo ambiente in cui si apprezza, in cui serve,
in cui regge il buon consiglio è la famiglia, e poi in tutti gli altri ambienti,
maggiori, hanno tutti bisogno dello stesso. Si riducono alla famiglia, servono
la famiglia, scendono verso la famiglia e il veicolo con cui si compie questo
processo è il buon consiglio: dappertutto ci vuole il buon consiglio: per
questo, possiamo dire, che il carisma di ogni buona famiglia è il buon
consiglio. Maria viene anche invocata come Madre del Buon Consiglio nella
famiglia, nella famiglia sempre più grande, a cominciare dalla famiglia
originaria – genitori e figli, diverse età, giovani e anziani –, passando poi
attraverso diversi ambienti, come la parrocchia, e strutture grandi come
comunità: il comune, il comune di Roma per esempio, poi attraverso le strutture
nazionali, statali e internazionali, dappertutto c’è lo stesso buon consiglio
che è necessario, per risolvere i problemi, per vivere umanamente, per
aggiungere a quello che è buono, che è giusto, che è vero, che è bello:
dappertutto ci vuole un buon consiglio. Vi auguro questo buon consiglio,
specialmente e specificamente in questo ambiente della parrocchia dedicata alla
Sacra Famiglia. Vi auguro questo come a una struttura: voi siete la struttura
del consiglio, ma non basta la struttura: ci vuole anche lo Spirito, ci vuole
anche la forza del buon consiglio, la virtù del buon consiglio. Vi auguro questo
spirito e questa virtù della prudenza, se vogliamo esprimerci con le parole
classiche di S. Tommaso, ma anche dell’etica aristotelica. Questo è il mio
augurio, e auguro anche a ciascuno di voi di crescere tramite il buon consiglio
dato agli altri, perché si cresce attraverso il dono di sé, un buon consiglio è
sempre un dono di sé agli altri e attraverso questo dono si cresce
personalmente; così cresce la comunità attraverso il buon consiglio dato da
ciascuno e cresce ciascuno attraverso il consiglio buono dato alla comunità.
Questi sono i miei auguri.
Vi ringrazio per l’incontro e per l’opportunità che mi è stata data oggi di
visitare la vostra parrocchia.
Ai giovani
Tornato all’Istituto Antonetti, percorrendo a piedi via Tajani, il Papa
nel campo di basket coperto da un pallone pressostatico incontra i giovani. A
loro nome una ragazza gli rivolge un saluto. Giovanni Paolo II così risponde.
Carissimi giovani della parrocchia che porta il titolo della Sacra Famiglia.
Questo titolo non è solamente una parola, è una realtà, molto profonda perché
si tratta di quella Sacra Famiglia in cui si è incarnato il Figlio di Dio, si è
incarnato nella sua Vergine Madre, Maria, e in quella famiglia di Nazaret,
composta da lui, da sua Madre e da suo Padre putativo, S. Giuseppe. È una realtà
che poi si compie largamente nella vita umana, perché la famiglia è la realtà
umana più diffusa, più fondamentale: la cellula fondamentale della società
umana: società civile, società religiosa. La famiglia. Che cosa vorrei dirvi
oggi, in questa circostanza? Tutti siete famiglie, tutti siete figli e figlie di
famiglie, alcuni di voi sono già genitori: ho visto qualche genitore giovane con
bambini piccoli. Vorrei augurarvi soprattutto una cosa: pregate per la vostra
famiglia, che questa famiglia da cui provenite, che questa famiglia nella quale
sono i vostri genitori, i vostri fratelli e le vostre sorelle, questa comunità,
questa comunione così intima, questa “communio personarum”, come si dice con
espressione latina. Pregate molto per questa vostra famiglia, che sia buona, che
sia coerente, che sia fedele, che sia esemplare. Non c’è un interesse maggiore
di quello di avere una buona famiglia, e per questo bisogna pregare con grande
insistenza per le vostre famiglie. Per ogni famiglia così come è, per ciascuna
delle migliaia di famiglie della vostra parrocchia. La seconda consegna che vi
lascio è questa: pregate per la vostra futura famiglia, perché ciascuno di voi
crescendo e maturando senta la sua vocazione personale. Questa vocazione
personale potrebbe essere anche una vocazione alla vita celibe, al sacerdozio,
alla vita religiosa maschile e femminile. Questa non è fuori della famiglia, è
solamente una famiglia più larga. Se un sacerdote rinuncia a una famiglia
propria lo fa per abbracciare una famiglia più larga, per servire una famiglia
più larga, per esercitare la sua paternità verso figli più numerosi. Ho visto
adesso in Africa tanti missionari, tanti erano italiani, andati là per
esercitare la loro paternità verso questi lontani, ma che hanno bisogno della
paternità spirituale. Ma la vocazione consueta, più ordinaria, è quella a
fondare una famiglia normale, non spirituale, più larga, caratterizzata dalla
paternità e dalla maternità spirituale. Una famiglia composta prima dai
fidanzati, poi dagli sposi, poi dai genitori. Figli, figlie: pregate per la
vostra futura famiglia. Si deve pregare molto, perché non c’è problema più
importante di questo: di fondare, costruire una buona famiglia, una
responsabilità maggiore, una felicità maggiore – tutti volete essere felici – in
questa vita che avere una buona famiglia; che essere un buon padre, una buona
madre, di avere buoni figli, anche se qualche volta questi figli sono malati, di
essere anche nella prova buoni genitori, ma anche la prova può essere superata
attraverso un amore più grande. Pregate molto per il vostro amore, per la
persona che dovete abbracciare con il vostro amore, che dovete invitare ad
andare insieme con voi nel cammino della vostra vita in questo amore. Dovete
pregare molto perché questo problema è della massima importanza, della massima
responsabilità. E ci vuole responsabilità, ci vuole maturità personale, umana,
ci vogliono le virtù, ma ci vuole anche l’aiuto di Dio, tanto. Si deve costruire
questa famiglia sulla pietra della fede e della grazia di Dio.
Ecco il mio augurio a tutta questa parrocchia, a tutti i presenti: vi auguro
questo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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