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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA
GUINEA EQUATORIALE IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 18 febbraio 1993

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Il Signore ci concede la grazia di questo incontro con il quale culmina la visita “ad limina” di voi, Pastori della Chiesa in Guinea Equatoriale. Vi esprimo il mio più cordiale benvenuto e rendo grazie a Dio per averci permesso di condividere con spirito di fratellanza la sollecitudine pastorale per la vita, le speranze e le difficoltà nelle vostre rispettive diocesi. Ringrazio di cuore per le amabili parole che, a nome di tutti, mi ha rivolto Mons. Anacleto Sima Ngua Obono, Presidente della Conferenza Episcopale, che si è fatto anche portavoce dei vostri collaboratori diocesani e dei vostri fedeli.

2. Durante le udienze che ho avuto con ognuno di voi, non ho potuto fare a meno di evocare quel pellegrinaggio apostolico così memorabile, che nel febbraio del 1982 ho svolto nel vostro nobile Paese, e che mi ha permesso di avvicinarmi alle radici della vostra fede cristiana e della vostra storia. So che da quella indimenticabile giornata, e con l’aiuto di Dio sono sorte iniziative apostoliche, che voi avete saputo rendere concrete con piani pastorali; d’altra parte, in occasione del decimo anniversario della mia visita, avete voluto dare un ulteriore impulso all’appello che vi ho rivolto nell’omelia che ho pronunciato nella Piazza della Libertà, a Bata, invitando “ogni settore ecclesiale a una rinnovata fedeltà nell’impegno evangelizzatore” (Omelia, 18 febbraio 1982). La sfida, rappresentata dai gravi problemi che affliggono il vostro Paese, esige da voi, cari Fratelli, un impegno totale per il costante annuncio del Vangelo, per il necessario rinnovamento delle vostre comunità, per il discernimento e la comprensione dell’uomo della Guinea Equatoriale, che cerca di soddisfare la sua fame di Dio e le sue legittime aspirazioni affinché la sua dignità sia rispettata e i suoi diritti siano tutelati. Cristo vi ha scelti e vi ha mandati affinché annunciate a tutti, con la vostra parola e con la vostra vita, il suo messaggio, la sua verità salvifica. Come educatori nella fede e “dottori autentici” (Lumen gentium, 25), la vostra preghiera e l’ascolto della Parola devono essere assidui e attenti per poter trasmettere quest’ultima a tutti e scoprire così in ogni avvenimento i disegni di Dio (cf. Apostolicam actuositatem, 4). La vostra predicazione deve essere sempre una testimonianza del vostro incontro personale con Cristo e del vostro impegno totale per diffondere il Vangelo ed edificare il Regno di Dio in comunione ecclesiale.

3. Nell’esercizio del vostro ministero “per perpetuare l’opera di Cristo, pastore eterno” (Christus Dominus, 2) contate, in primo luogo, sulla collaborazione dei vostri presbiteri, che il Concilio Vaticano II chiama “saggi, collaboratori dell’ordine episcopale” (Lumen gentium, 28). Vivete, perciò, molto vicini a essi, con sincera amicizia, condividendo le loro gioie e le loro difficoltà, sostenendoli nelle loro necessità; in questo modo, e contando soprattutto sull’aiuto della grazia divina, potranno affrontare con maggiore fiducia e generosità le difficoltà quotidiane e potranno vivere più fedelmente gli impegni assunti nell’ordinazione sacerdotale, imitando Cristo obbediente, povero e casto. Pensando alle vostre Chiese particolari, considero anche le diverse congregazioni e comunità religiose presenti in esse. Oltre alla sua insostituibile opera nell’evangelizzazione e nella catechesi, così come nella Pastorale liturgica e sacramentale, la Chiesa svolge importanti e numerose opere nel campo dell’insegnamento, dell’assistenza e promozione sociale, dell’attenzione verso i poveri e gli infermi, dirette da religiosi e religiose. Per questo, insieme a voi, voglio ringraziarli per il loro impegno per il rafforzamento spirituale delle vostre comunità e allo stesso tempo esortarli a continuare a contribuire generosamente, come anime consacrate, all’opera di evangelizzazione, affinché i semi piantati, i missionari generosi, che li hanno preceduti, diano ai nostri giorni abbondanti frutti per il bene degli amati figli della Guinea Equatoriale.

4. Preoccupazione principale del vostro ministero deve essere la pastorale vocazionale. Negli ultimi anni avete avuto la gioia di veder crescere il numero dei vostri seminaristi. Essi costituiscono una speranza per i prossimi anni, durante i quali potrete incorporare al vostro clero un certo numero di sacerdoti nativi. Il Concilio Vaticano II sottolinea il fatto che i Pastori devono dedicare una particolare attenzione ai centri di formazione sacerdotale, dove i candidati, con l’adeguata preparazione intellettuale devono instaurare per mezzo della preghiera e dei sacramenti, un rapporto personale e intimo con Cristo, che risvegli in essi la consapevolezza di essere chiamati a continuare la sua opera nel mondo a favore dei fratelli. Il previsto Seminario Nazionale dovrà essere una fonte che garantisca la continuità dei servitori del Vangelo e una soluzione all’attuale problematica che riguarda il clero nativo. Come le direttive emanate dalla Sede apostolica indicano ripetutamente, nei seminari e nelle case di formazione, si deve promuovere la pietà comune e personale, così come un serio impegno allo studio e all’osservazione della disciplina; al tempo stesso si dovrà favorire la convivenza fraterna e la progressiva iniziazione alla vita pastorale come base e garanzia di una solida preparazione per il sacerdozio o la vita religiosa. Perciò, non dovete risparmiare sforzi per assumere questa responsabilità tanto importante e prioritaria per il presente e il futuro della Chiesa nel vostro Paese.

5. Nell’ambito dell’attività evangelizzatrice particolare attenzione deve essere rivolta alla famiglia in quanto essa, oltre a costituire la cellula primaria della società, è punto di incontro con Dio e luogo propizio affinché si perfezioni la grazia propria del sacramento del matrimonio. Voi non avete smesso di segnalare i mali che affliggono l’istituzione famigliare nel vostro Paese: unioni illecite, infedeltà, abbandono, violazione del diritto alla vita, impedimento della fecondità, deterioramento dei valori della famiglia. È perciò necessario intensificare prontamente un’azione pastorale che, affrontando le diverse sfide che si presentano, porti le famiglie a compiere la missione di essere cenacolo di amore e luogo di santificazione per i suoi membri. In questo settore, i laici, donne e uomini cristiani, possono fare molto. Per questo, dovete promuovere la partecipazione e la corresponsabilità ecclesiale dei secolari. Anche se essi hanno mosso già alcuni passi su questo terreno, il cammino da percorrere è ancora lungo. È necessario, pertanto, proseguire verso una presenza nuova della Chiesa e dei cattolici nella società della Guinea Equatoriale. I fedeli laici devono essere fermento del Vangelo per l’animazione e la trasformazione delle realtà temporali attraverso il dinamismo della speranza e la forza dell’amore cristiano. Un particolare riconoscimento meritano i catechisti per l’importante ruolo che essi svolgono nelle loro comunità. Grato, nel nome del Signore, per il lavoro apostolico che essi svolgono, li esorto perché si impegnino decisamente a perpetuare la loro formazione per affrontare più adeguatamente le sfide della Nuova Evangelizzazione. Essi, con il loro generoso e costante lavoro, collaborano all’urgente compito di presentare al popolo fedele i contenuti essenziali della fede cattolica, in particolar modo ora che sette fondamentaliste e nuovi gruppi religiosi conducono, in alcune zone del vostro Paese, campagne di proselitismo, seminano confusione e indeboliscono la coerenza e l’unità del messaggio evangelico.

6. D’altra parte, la necessaria crescita nella fede e la testimonianza cristiana per la trasformazione delle realtà temporali, secondo i disegni di Dio, devono basarsi su una partecipazione più attiva del laico nella vita liturgica e sacramentale della Chiesa. Infatti, il Concilio Vaticano II ci ricorda che la liturgia è “il culmine verso cui tende l’azione della chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti le fatiche apostoliche sono ordinate a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, partecipino al sacrificio e mangino la cena del Signore” (Sacrosanctum Concilium, 10). I secolari, donne e uomini, devono sentirsi chiamati a contribuire generosamente al bene comune. Tutti devono promuovere la giustizia e la solidarietà, nella propria vita quotidiana, nel settore delle proprie concrete responsabilità sociali, nell’attività economica, nell’azione sindacale o politica, nell’attività educativa e culturale, nelle istituzioni al servizio della salute, nei progetti di promozione umana integrale, nei mezzi di comunicazione sociale. D’altra parte, conviene anche ricordare che – rispettando sempre la legittima autonomia della sfera politica – è, senza dubbio, missione dei Pastori del popolo di Dio illuminare, sulla base del Vangelo, l’azione dei fedeli laici nella vita pubblica (cf. Gaudium et spes, 76).

7. Per farsi presenti nel mondo, come testimoni di Dio e messaggeri della Buona Novella della salvezza, i secolari cristiani hanno bisogno di essere saldi nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Per questo, voglio esortarvi ancora una volta a insistere nello sviluppo della catechesi. A esso contribuiranno l’adeguata diffusione e lo studio del “Catechismo della Chiesa Cattolica”, recentemente pubblicato. Nella catechesi non deve mancare – in particolar modo per coloro che si sono impegnati in campo sociale e politico – un’adeguata conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, che deve ispirare la condotta cristiana in una conversione continua ai valori evangelici. Esigenza specifica della vocazione del secolare cristiano deve essere un deciso impegno per la giustizia, per il rispetto dei diritti umani, per la moralità e l’onorabilità nella vita pubblica, denunciando tutto ciò che minaccia il bene comune e la pacifica convivenza. E il cristiano non può rimanere impassibile quando tanti suoi fratelli si dibattono in situazioni di miseria, o non sono rispettati i loro diritti di persone e di membri della società. Per questo, la pace, che è essenzialmente opera della giustizia, percorrerà il cammino della sua realizzazione in un rispetto maggiore per la dignità della persona e per le sue libertà, e per una più ampia partecipazione dei cittadini a tutto ciò che interessa il bene comune in uno Stato di diritto.

8. Il presente e il futuro di questa comunità ecclesiale richiedono che si rivolga una particolare attenzione alla gioventù. Continuate il vostro impegno pastorale verso i giovani, poiché da loro, da come si identificano con il Vangelo, dipenderà in gran parte il futuro della Chiesa nella Guinea Equatoriale. Proponete loro i nobili e alti ideali ai quali Cristo li chiama. Solo quando Cristo è conosciuto e amato come centro della propria vita è possibile pensare di mettere la propria esistenza totalmente al suo servizio, e proporre correttamente la vocazione alla vita sacerdotale e religiosa.

Al ritorno presso le vostre diocesi, vi prego di portare ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, catechisti e fedeli il saluto affettuoso del Papa, che pensa a tutti e prega per tutti con grande affetto e grande speranza. Affido all’intercessione della Santissima Vergine voi, le vostre intenzioni e i vostri propositi pastorali, affinché il nome di Cristo sia sempre presente nel cuore e sulle labbra di tutti gli abitanti della Guinea Equatoriale.

Con questi auguri vi accompagni la mia preghiera e la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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