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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
COMUNITÀ DEL PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO MAGGIORE AL LATERANO
Sabato, 20 febbraio 1993
Carissimi, al termine di questa visita annuale, vorrei ringraziare innanzi
tutto il Signore nostro per questo dono del Seminario Romano, che è anche e
soprattutto dono per il Vescovo di Roma. Si conosce bene questa espressione
tradizionale con cui viene definito il Seminario per un Vescovo: “pupilla oculi”.
È un dono per il Vescovo il Seminario. Lo sento profondamente quando parlo con i
diversi Vescovi, con i quali sempre parlo del Seminario. Lo sento da parte di
quelli che hanno la gioia di avere un Seminario, di vedere questo Seminario
crescere, perfezionarsi. Ma vedo anche la tristezza di coloro che con difficoltà
possono comporre una comunità seminaristica o anche hanno i Seminari vuoti.
Questa sera specialmente voglio ringraziare il Signore e la Provvidenza
divina per avermi dato questo Seminario Romano che, grazie a Dio, cresce ogni
anno. È una grazia; certamente è anche il frutto di tanti diversi lavori dei
vostri Superiori, soprattutto del lavoro dei miei collaboratori nella missione
episcopale, il Cardinale Vicario, l’Arcivescovo Vicegerente di Roma, i Vescovi
Ausiliari, tutto il clero di Roma: è un frutto del loro lavoro e di quello dei
vostri superiori, rettore, vice rettori, assistenti, padri spirituali, ma questo
lavoro è solamente l’elemento che accompagna: il principale protagonista è Dio
stesso, lo Spirito Santo, la sua Grazia. Ringrazio oggi per la grande Grazia del
Seminario Romano, “hic et nunc”, così come lo vediamo, così come lo abbiamo
vissuto insieme questa sera, così come lo viviamo ogni giorno durante tutto
l’anno. Il Seminario è un fatto, un processo, numerosi processi personali molto
profondi, opera globale dentro la quale si trovano molteplici opere divine,
“mirabilia Dei”, che passano attraverso le coscienze, i cuori, le volontà, le
personalità. E con questo ringraziamento vorrei anche augurarvi di continuare
nel vostro cammino di vocazione, vocazione che viene da Dio che ha trovato nei
vostri cuori un’accoglienza che cresce, che si approfondisce e che si prepara a
questo limite, a questo compimento che è lo stesso sacramento del sacerdozio,
che alcuni riceveranno tra poco.
Parlava il vostro compagno, prendendo le parole del Concilio, delle ansie e
delle speranze di questa nostra epoca. Quella del secolo XX, che sta
avvicinandosi alla conclusione del secondo millennio dopo Cristo, è veramente
un’epoca di ansie e di speranze e voi certamente siete usciti da queste ansie e
speranze e entrerete di nuovo nell’ambiente delle ansie e delle speranze di
tanti uomini, a Roma, e altrove, in Italia, in tutto il mondo. Vi auguro di
prendere, di accogliere da questa fonte, da questa sorgente di vita spirituale
che è il Seminario Romano tutte le forze necessarie per poter affrontare le
ansie e le speranze dei nostri contemporanei, della nostra epoca, di portare a
tutti loro Cristo che sempre e per sempre è la Verità, la Via e la Vita, per noi
e per gli altri.
Questo vi auguro nell’odierna circostanza e vi auguro per gli anni futuri in
Seminario e dopo il Seminario. Vi benedico.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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