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VISITA PASTORALE AD ASSISI
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI NON VEDENTI E AI PLURIMINORATI DELL’ISTITUTO SERAFICO DI
ASSISI
Assisi (Perugia) - Sabato, 9 gennaio
1993
1. All’inizio del mio breve soggiorno ad Assisi, sono lieto e commosso di
sostare brevemente tra voi, carissimi ospiti dell’Istituto Serafico di Assisi.
Saluto con affetto ciascuno di voi e i vostri educatori; saluto i bambini del
vicino Istituto Padre Ludovico da Casoria, qui presenti con le Suore
Elisabettine di Padova, le quali, coadiuvate da educatrici e volontari, rendono
un prezioso servizio di carità. Un pensiero di viva gratitudine lo indirizzo al
Vescovo diocesano, Mons. Sergio Goretti, che ringrazio per le cordiali
espressioni di benvenuto rivoltemi. Sono riconoscente, poi, al Presidente
dell’Istituto, il Dottor Guido Jacono, che mi accoglie con apprezzata cortesia
insieme all’intero Consiglio di Amministrazione. Estendo il mio ricordo
volentieri ai responsabili locali dell’Associazione Internazionale Amici del
Serafico di Assisi (AIMSA), che si propone di contribuire anche economicamente a
sostenere l’attività educativa ed assistenziale dell’Opera. A tutti i presenti
il mio più cordiale saluto.
2. Carissimi ragazzi e ragazze che qui vivete, vi abbraccio con affetto e mi
sento vivamente partecipe della vostra vita segnata dalla sofferenza, ma
prediletta in modo speciale dal Signore, il quale – come narrano i Vangeli – è
vicino soprattutto alle persone più duramente provate dal dolore. Ho accolto
volentieri l’invito a rendervi visita per iniziare così il mio pellegrinaggio di
preghiera in Assisi mettendo in luce il valore fondamentale della vita umana,
redenta da Cristo, ma ancor oggi purtroppo spesso poco rispettata, e non di rado
distrutta dalla violenza e dalla guerra. Il mio pensiero va in questo momento a
san Francesco, che, divenuto quasi cieco negli ultimi anni della sua esistenza,
compose proprio qui, ad Assisi, il “Cantico delle creature”, straordinaria
lirica di lode e di riconoscenza a Dio creatore, in cui emerge la fede e la
sensibilità poetica del Poverello di fronte all’universo e all’uomo. Quest’inno
di alta spiritualità e di edificante abbandono in Dio inizia con l’atto della
totale adorazione: “Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la
gloria e l’honore et omne benedictione”, e termina con l’espressione
dell’obbedienza suprema: “com grande humilitate”. Carissimi giovani ospiti, san
Francesco vi aiuti a vivere sempre con questi sentimenti di serena confidenza
nel Signore e vi consoli nei momenti di difficoltà! Sia di sostegno per voi,
carissimi responsabili ed educatori, nel vostro quotidiano lavoro e faccia sì
che il vostro Istituto – come è ben sottolineato nello Statuto – possa
perseguire con frutto “lo scopo di promuovere la riabilitazione, il recupero
funzionale e sociale, l’istruzione, l’educazione morale e la formazione
cristiana” di quanti la Provvidenza affida alle vostre cure.
3. Siamo venuti ad Assisi per pregare per la pace in Europa e nel mondo
intero e io sono certo dell’attiva e fervorosa partecipazione di tutti voi a
così importante iniziativa spirituale. Il mondo ha bisogno di pace, di
concordia, di reciproca comprensione. Il divino Maestro ha lasciato alla Chiesa
ed agli uomini di ogni tempo il perenne testamento dell’Amore: “Amatevi gli uni
gli altri, come io vi ho amati”! Un senso di grande tristezza invade l’animo
pensando alla bontà infinita di Dio e alla umana indifferenza, all’odio, alle
guerre che offuscano sulla terra il progetto della divina Provvidenza. Voi, con
la vostra preghiera e con la testimonianza della bontà, potete offrire un
quotidiano contributo alla causa della pacificazione dei cuori e
all’instaurazione della pace fra gli uomini. Sono venuto per dirvi che il Papa
conta sul vostro apporto nascosto ma efficace: domandate a Dio il dono della
pace dei cuori, delle famiglie, dei popoli. Carissimi! Davanti alle tragedie
degli uomini le preghiere possono sembrare inefficaci e vane, e invece esse
aprono sempre nuovi spiragli di speranza, soprattutto quando sono avvalorate dal
dolore che si trasforma in amore. Il mio auspicio è che anche voi, seguendo
l’esempio di san Francesco e di santa Chiara, possiate con l’aiuto della Vergine
Santissima, essere strumenti di pace e di fraternità. Vi accompagni per questo
anche la mia benedizione, che ora con grande affetto vi imparto!
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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