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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALL’ISPETTORATO DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICANO
Venerdì, 22 gennaio 1993
Signor Prefetto, Signor Ispettore, Funzionari e Agenti
dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano!
1. Il nuovo anno è da poco iniziato, e sono lieto di poter salutare ancora
una volta in voi le donne e gli uomini della Polizia che lo Stato italiano
destina ad uno speciale servizio, legato alla missione del Papa. Il carattere
familiare dell’incontro mi offre l’occasione di rivolgervi un saluto personale,
di ringraziarvi per quanto fate e di porgervi un auspicio sincero: l’augurio di
un buon lavoro, certamente, ma anche di ogni bene per ciascuno di voi e per i
vostri cari. Penso specialmente a chi di voi è sposato da poco o si accinge a
formare una propria famiglia: assicuro ad ognuno un cordiale ricordo nella
preghiera, ben consapevole delle difficoltà del momento presente, che richiede
non pochi sacrifici. Un augurio particolare va naturalmente al Dottor Vincenzo
Valenti, nominato da poco Ispettore Generale. Il mio pensiero si rivolge, poi,
al Dott. Enrico Marinelli, per ringraziarlo delle parole rivoltemi e soprattutto
dell’opera prestata nei lunghi anni di servizio, specialmente come dirigente
dell’Ispettorato. Con lui desidero inoltre felicitarmi per il recente
riconoscimento e la nuova responsabilità.
2. Sono trascorsi quasi quindici anni dall’inizio del mio ministero come
Vescovo di Roma, e posso dire di aver visto avvicendarsi non poche persone nel
Corpo di Pubblica Sicurezza in servizio presso il Vaticano! Carissimi, sono
certo che lavorare in questo luogo costituisce per voi un richiamo costante ai
valori che non mutano: a quei valori dello spirito che attendono di mettere
radici sempre più profonde nella vita di ciascuno. La vostra presenza accanto al
Papa, qui come in altre parti del Paese in cui Egli si reca in missione, è
quanto mai utile ed apprezzata. Davvero non è piccola la vostra responsabilità!
Possa ciascuno assumerla e viverla con una duplice vigilanza: vigilanza
esteriore, contro i rischi e i pericoli di minacce all’ordine e alla sicurezza;
e vigilanza interiore, come atteggiamento e stile di chi sa ben armonizzare la
disciplina e la cordialità, per offrire a pellegrini e turisti una serena e
tranquilla accoglienza. Quando poi il servizio risultasse meno gratificante e
più faticoso, specialmente durante le ore notturne o nei giorni in cui il clima
si fa pesante, sappiate, cari Agenti, offrire tutto a Dio per il bene dei vostri
cari. Fate sì che il vostro lavoro diventi preghiera. Da parte mia, vi assicuro
un ricordo nelle mie orazioni, e vi imparto di cuore la benedizione apostolica,
che volentieri estendo ai vostri familiari e alle persone a voi care.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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