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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANT’ANTONIO
DI PADOVA A SETTEBAGNI
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica,
24 gennaio 1993
Ai bambini
Il Santo Padre giunge questa mattina nella parrocchia di Sant’Antonio di
Padova a Settebagni. Ad attenderlo sono il Cardinale Vicario Camillo Ruini, il
Vescovo del settore S. E. Monsignor Enzo Dieci ed il parroco Francesco d’Angeli.
Proprio di fronte alla chiesa parrocchiale sono radunati i bambini del
quartiere, numerosissimi e festanti. Sono gli alunni delle scuole elementari e
medie accompagnati dai loro rispettivi insegnanti e dai genitori. Dopo una breve
introduzione del parroco tocca a due di loro il compito di dare il primo
benvenuto all’illustre visitatore. Il Santo Padre così risponde alle parole dei
giovanissimi.
Saluto di cuore tutta la vostra parrocchia, Sant’Antonio di Padova a
Settebagni. Quando sono entrato qui, tra di voi, ho sentito una banda musicale
suonare. Mi ricordo di aver sentito molte altre volte queste bande musicali in
America. Adesso ho capito dove hanno imparato questa tradizione in America:
hanno imparato dalla parrocchia di Sant’Antonio. Del resto lo sappiamo bene che
S. Antonio faceva cose diverse, molto speciali, a volte miracolose; era un
taumaturgo. Avete allora un patrono che ben si adatta alla vostra parrocchia.
Essa poi è affidata ai padri Minori e da questa famiglia religiosa di San
Francesco avete anche in un certo senso la sua presenza.
Saluto tutti, Pastori, comunità presente, ma soprattutto saluto i bambini
dell’asilo, della scuola elementare, della scuola media, tutti quelli che sono
venuti e che tramite due loro coetanei mi hanno espresso il benvenuto. Io vi
ringrazio per questo benvenuto. Anzi devo dirvi che mi sento bene tra di voi,
tra voi tutti ma soprattutto mi sento bene tra i bambini. E non può essere
diversamente. Sappiamo bene che Gesù ha chiesto sempre di avere accanto a sé i
bambini. Tramite loro la parrocchia si esprime come vicina a Gesù, attraverso
questi cuori puri, questi cuori semplici che cercano la verità, cercano il bene,
cercano il bello e fanno un progetto per la vita futura. Una vita che deve
essere migliore. Con quale dolore hanno parlato delle violenze, delle guerre, di
ogni atrocità che si diffondono anche nella nostra Europa! Con quale dolore
hanno parlato di queste cose! Vogliono un mondo migliore, come lo voleva Cristo,
come lo voleva San Francesco, come lo voleva Sant’Antonio vostro patrono.
Vi auguro a tutti di aspirare sempre ad un mondo migliore, un mondo più
cristiano, un mondo più umano. Vi auguro di aspirare a questo mondo migliore e
vi auguro di realizzarlo. Questo è l’augurio che faccio a tutti voi all’inizio
di questo nuovo anno.
Al Consiglio pastorale
Una dimensione particolarmente avvertita nell’ambito parrocchiale è quella
della nuova evangelizzazione. L’ambiente un po’ dispersivo, la stessa sua
composizione e le condizioni di vita imposte dal ritmo quotidiano rendono
difficile e discontinuo il contatto con la realtà parrocchiale. Di valido aiuto
sono al parroco quel manipolo di laici che con lui collaborano attivamente nel
mandare avanti la missione parrocchiale. Il Santo Padre incontra una
rappresentanza dei diversi gruppi impegnati al termine della celebrazione della
Messa. All’inizio dell’incontro un rappresentante del Consiglio Pastorale saluta
Giovanni Paolo II. Il Papa nel suo discorso vuole sottolineare il ruolo dei
laici nella vita della Chiesa.
Carissimi, san Francesco non si riteneva degno di essere nominato sacerdote
ed è rimasto diacono. Così, con questo suo gesto profetico, ha anticipato i
nostri tempi, ha anticipato cioè il diaconato permanente. Lui era un diacono
permanente. Ma ha anticipato anche quello che si chiama apostolato dei laici
perché lui contava molto sui laici. Si è vero che lui stesso era una persona
consacrata, forse la più consacrata di tutti i tempi, e poi era circondato da
altri consacrati, i suoi confratelli, e da altre consacrate, le Clarisse,
Chiara... ma voleva avere accanto a sé anche un gruppo di laici, quelli del
Terzo Ordine, un gruppo presente anche nella vostra parrocchia. Ed è una
beneaugurante espressione di quello che è oggi l’apostolato dei laici che si
esprime in diverse forme, in associazioni, in movimenti. Ma il nucleo quasi
centrale di queste forme dell’apostolato dei laici è sempre il Consiglio
Pastorale. Cercate di essere buoni consiglieri del vostro parroco. Io penso che
sia una cosa simpatica avere un tale parroco, ma è anche una cosa simpatica per
un parroco avere questi parrocchiani, questa parrocchia di Settebagni dedicata a
sant’Antonio. Sono tutti segni della grazia divina. Vi auguro una buona
continuazione di questo vostro impegno pastorale nell’ambito parrocchiale. Vi
auguro tutto il bene per l’anno nuovo; lo auguro alle vostre famiglie, a tutte
le generazioni, agli ammalati, ai bisognosi, ai sofferenti, a tutti. Ve lo
auguro con il cuore di san Francesco e di sant’Antonio che avevano una vera
somiglianza con il cuore di Gesù.
Ai giovani
Particolarmente significativo è l’incontro con i giovani, con il quale si
conclude la visita alla parrocchia. All’inizio, un loro rappresentante rivolge
al Papa un indirizzo di saluto. Il Santo Padre rimane particolarmente toccato
dal discorso del giovane e non manca di proporlo agli altri giovani come un
testo da rileggere e sul quale meditare. Queste le sue parole.
Carissimi, il vostro collega ha fatto un discorso non solo bello e profondo,
ma un discorso che potrebbe rimanere per voi tutti, un discorso da leggere e da
meditare. Io ora voglio solo aggiungere qualche corollario a questo discorso.
Esprimo la mia grande gioia di essere con i giovani di questa parrocchia legata
alla grande famiglia francescana nella persona di sant’Antonio. Vedo poi che voi
già puntate a Denver ed avete tutte le buone intenzioni, tutto l’entusiasmo
della gioventù mondiale. Solo che non avete i soldi. Ma io penso che il genio di
San Francesco potrà esservi utile anche in questo campo. Lui non aveva soldi,
non voleva averne; ma faceva cose anche più grandi della giornata mondiale della
gioventù a Denver. Allora vi auguro di trovare una buona soluzione a questo
vostro problema. Una terza cosa vorrei aggiungere: auguro a voi giovani per il
vostro futuro di poter vivere in una Chiesa in cui l’unità dei cristiani si farà
corpo, si farà realtà, si potrà realizzare secondo le parole di Cristo che
pregava per questa unità affinché “siano una cosa sola”. Paolo direbbe un corpo
solo, il Corpo di Cristo. Vi auguro dunque di vivere in questa Chiesa, in questa
cristianità più unita, più corrispondente ed adeguata a quello che voleva
Cristo, che ha costituito Cristo e per cui ha dato la sua vita. Questi sono i
miei auguri per voi giovani. Vi auguro ancora di essere figli gioiosi delle
vostre famiglie, della vostra patria e della Chiesa, come lo era San Francesco e
il suo imitatore più da vicino, sant’Antonio.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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