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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI PAPUA NUOVA GUINEA E DELLE ISOLE SALOMONE
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 6 luglio 1993

 

Cari fratelli Vescovi,

1. Do il benvenuto a voi, Vescovi di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone, e con le parole di San Paolo chiedo che “il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi” (2 Ts 3, 16). Sono grato per i devoti sentimenti espressi da voi oggi, così come per il cortese messaggio che avete inviato alcuni giorni fa dall’Incontro Generale Annuale della vostra Conferenza Episcopale. Invoco lo Spirito Santo per sostenere e rafforzare quell’unità di cuore e di mente, di spirito e di azione che vi unisce, come membri del Collegio Episcopale, al Successore di Pietro e vi assicuro le mie preghiere affinché Dio porti a felice conclusione gli sforzi per rendere la vostra Conferenza uno strumento sempre più efficace del vostro ministero pastorale.

Salutare voi qui significa estendere il mio affetto a tutti gli amati sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e ai fedeli laici delle vostre diocesi. Sebbene siano trascorsi quasi dieci anni dalla mia visita nel vostro Paese, non ho dimenticato il caloroso benvenuto che ho ricevuto, l’ardore delle vostre preghiere e fermezza della vostra scelta di essere figli e figlie della Chiesa.

2. La visita “ad limina Apostolorum” è un documento di profonda comunione ecclesiale, un’occasione provvidenziale per esprimere e confermare i legami di fede e carità che uniscono le Chiese locali con la Sede di Pietro e con la Chiesa Universale. La comunione di cui parliamo si estende non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Pietro e Paolo e gli altri Apostoli sono membri del Corpo di Cristo e continuano a operare attivamente nella Chiesa, poiché, come afferma la Liturgia, “dal loro posto in cielo essi ci guidano ancora” (Prefazio degli Apostoli, 1).

Noi condividiamo la loro missione, affidataci attraverso l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo, quello stesso Spirito che portò l’Apostolo a gridare: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16). Questo non è “lo Spirito di timidezza, ma di forza” (2 Tm 1, 7), di coraggio – il coraggio di Pietro e di Paolo, che affrontarono con serena fiducia le forze di un grande impero così ostile alla loro missione. Questa è la nostra eredità, e nei giorni che seguono la Solennità di questi Santi Apostoli preghiamo per una duplice condivisione del loro spirito (cf. 2 Re 2, 9), cosicché possiamo fedelmente imitare le loro fatiche missionarie.

3. Le Chiese locali che voi governate sono fra le più giovani del mondo. In alcuni casi la plantatio ecclesiae iniziale non è ancora stata completata. La missio ad gentes nelle vostre nazioni non è terminata; i sacerdoti e religiosi che vi si sono recati da altri Paesi continuano a svolgere un ruolo vitale e c’è bisogno di un numero ancora più grande di essi. E tuttavia, per grazia di Dio, in un tempo breve, è già stato fatto molto, spesso in condizioni che hanno reso il lavoro difficile e persino pericoloso. Lode e ringraziamenti devono essere rivolti al Signore, che dal seme della sua parola produce mirabilmente un abbondante raccolto (cf. Lc 8, 8). E in nome di tutto il popolo di Dio rendo omaggio ai missionari di ieri e a quelli di oggi, che altruisticamente annunciano l’amore di Dio riversato in Cristo Suo Figlio e invitano coloro che li ascoltano ad accettare l’incomparabile opportunità di diventare figli di Dio.

4. Nell’attuare l’opera di evangelizzazione, molto dipende dalla formazione di quei figli e di quelle figlie di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone che Dio ha chiamato a essere sacerdoti e religiosi, strumenti di salvezza per i loro connazionali. Dediti a condividere la luce della verità, questi servitori di Cristo dipendono dal vostro sostegno paterno in grado di aiutarli nell’opera di diffusione del Suo Regno. Fra le molte qualità che devono essere coltivate come parte della loro formazione permanente, c’è quella di pensare con la Chiesa, sentire cum ecclesia. Per quanto il messaggio evangelico e le sue richieste possano suonare insoliti ad alcuni dei destinatari, non esiste alcuna giustificazione per offrire nient’altro che non sia l’autentica forma di esistenza cristiana proposta dalla Chiesa Cattolica e fedelmente tutelata dai suoi Vescovi, in unione con il Successore di Pietro. I popoli delle terre di missione non sono meno capaci di accettare le richieste di Dio di quelli ai quali la Parola è stata annunciata generazioni prima. Desidero incoraggiare voi tutti a nutrire grande fiducia nel Signore e nel potere salvifico del Vangelo (cf. Rm 1, 16).

Nonostante si stia verificando un positivo aumento delle vocazioni religiose e sacerdotali, condivido la vostra preoccupazione per il fatto che il numero di coloro che rispondono alla chiamata di Dio non è sufficiente a istruire correttamente i catecumeni e i battezzati. “E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza che uno lo annunzi?” (Rm 10, 14). Incoraggio voi e tutti i vostri collaboratori a rendere assolutamente prioritaria la sollecitudine pastorale di coloro che il Signore della messe invita al sacerdozio e alla vita religiosa. Invito le famiglie cattoliche a pregare ogni giorno per le vocazioni, e in particolare a pregare affinché Dio conceda questo dono a un figlio o a una figlia del loro nucleo.

A questo proposito un segno incoraggiante è la necessità che avete sentito di istituire due seminari per l’insegnamento della filosofia. Comprendo che questo felice sviluppo ha richiesto una riorganizzazione del vostro sistema di formazione seminariale. Confido nel fatto che l’ultima esortazione postsinodale, Pastores dabo vobis, insieme con il Decreto conciliare Optatam totius e altri autorevoli documenti, in particolare Direttive sulla formazione nei Seminari maggiori della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, vi aiutino a completare il Programma per la Formazione Sacerdotale mirata alla gestione dei vostri seminari.

5. Fra le vostre iniziative pastorali avete rivolto un’attenzione particolare alla evangelizzazione della cultura. Come ci ricordano i Padri del Concilio Vaticano II “con il termine generico di “cultura” si vogliono indicare tutti quei mezzi con i quali l’uomo affina ed esplicita le molteplici doti di anima e di corpo” (Gaudium et spes, 53). Ne consegue che quando un popolo – o una parte di esso – è elevato o trasformato dalla grazia divina, ci sarà un rinnovamento negli atteggiamenti e nei comportamenti, ossia un rinnovamento della società in conformità con il Vangelo. Il vostro impegno per l’evangelizzazione continua un orientamento che sin dall’inizio ha caratterizzato la predicazione di Cristo nelle vostre terre e ha avuto notevole successo. La sfida che i nuovi movimenti religiosi e le sette lanciano oggi alla Chiesa in Papua Nuova Guinea e Isole Salomone conferma l’urgente bisogno di proseguire questo cammino con impegno sempre più grande.

Il ruolo centrale che avete affidato alla sollecitudine pastorale per la famiglia durante il recente incontro della vostra Conferenza è una chiara indicazione della premura di evangelizzare questa istituzione della cultura melanesiana. I rapporti che avete inviato prima della vostra visita quinquennale evidenziano come l’opinione e il comportamento riguardo alla vita coniugale e alla sessualità umana, persino fra i battezzati, siano spesso in disaccordo con il disegno originario di Dio per l’amore coniugale, che io ho definito “la verità del «principio»” (Familiaris consortio, 13); (cf. Mt 19, 5; Gen 2, 24). I progressi in questo campo sono spesso lenti, ed è facile scoraggiarsi, ma io confido nel fatto che voi e i vostri collaboratori, in particolare i vostri sacerdoti, riporrete piena fiducia nell’efficacia della Parola di Dio. Dovete predicare la Parola in ogni occasione opportuna e non opportuna (cf. 2 Tm 4, 2), certi che Dio che ha cominciato questa grande opera in voi “la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1, 6).

6. Un aiuto importante e di fatto indispensabile per i fedeli laici nel loro impegno a vivere l’amore matrimoniale secondo il volere di Dio è la fedeltà dei sacerdoti e dei religiosi nel loro impegno nel celibato e nella verginità. “Il matrimonio e la verginità o il celibato sono i due modi di esprimere e di vivere l’unico mistero dell’alleanza di Dio con il suo popolo” (Familiaris consortio, 16), e ciò che viene richiesto in un’alleanza è la fedeltà. Nella nostra epoca, che ha un così grande bisogno di mutamento profondo del cuore riguardo alla moralità sessuale e all’amore matrimoniale, possiamo confidare nel fatto che il Signore chiama in modo sempre più pressante molti dei suoi discepoli ad essere celibi “per il Regno dei Cieli” (Mt 19, 12) ed è ancora più generoso nel rafforzarli nella loro risposta. I Pastori della Chiesa sono consapevoli dei profondi sacrifici necessari per una risposta data con tutto il cuore alla vocazione al celibato o alla verginità, ma noi rispondiamo alla chiamata del Signore senza esitazione. L’esempio della castità dei sacerdoti e dei religiosi aiuterà i laici a sopportare i sacrifici, la mortificazione e l’abnegazione richiesti dall’obbedienza al disegno di Dio sulla sessualità umana. In questo modo essi condurranno una vita realmente feconda e troveranno una felicità duratura (Familiaris consortio, 16).

7. Fin dai primi giorni della Chiesa nei vostri paesi, Pastori e fedeli hanno cercato di dare espressione all’amore di Dio in opere di educazione, di assistenza sanitaria e sviluppo sociale. In tali questioni i cattolici delle moderne Papua Nuova Guinea e Isole Salomone cercano di continuare questa degna tradizione. Le “Dichiarazioni rilasciate per la pubblicazione”, che sono divenute parte consueta dell’Assemblea Annuale della vostra Conferenza, testimoniano chiaramente la vostra decisione di applicare gli insegnamenti della Chiesa, specialmente la sua dottrina sociale, nel contesto in cui i fedeli sono chiamati a vivere le loro promesse battesimali. Un clima di confusione morale e il crollo delle strutture e dei valori che tradizionalmente garantivano una salda vita comunitaria rendono tali iniziative ancora più necessarie.

È importante sostenere gli sforzi dei laici nel vivere la loro specifica vocazione ad essere “luce” e “lievito” nelle loro comunità. A questo punto dovrebbe essere fatta speciale menzione della necessità di fornire ai fedeli una catechesi esauriente durante la preparazione ai Sacramenti, le fonti indispensabili di forza affinché essi adempiano alla loro missione. A questo scopo il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato lo scorso anno, è un aiuto provvidenziale. La situazione sociale attuale mostra anche l’importanza di una rinnovata attenzione alla sollecitudine pastorale per i giovani, cosicché le future guide della Chiesa e della società siano formate nella pratica della virtù, della solidarietà e della generosità.

8. Quanto all’ordinamento civile delle vostre nazioni, non posso esimermi dall’esprimere la mia costante preoccupazione per la situazione a Bougainville e in particolare la mia ansia per la sicurezza personale del Vescovo della diocesi, del clero e dei religiosi. Prego affinché il Signore misericordioso custodisca e protegga tutti coloro che sono stati coinvolti in queste agitazioni, in particolare le vittime innocenti della violenza. Unisco la mia alle vostre voci nel fare pressione affinché tutti gli interessati ricorrano ad ogni possibile mezzo per trovare una risoluzione giusta e pacifica al conflitto. La via della riconciliazione è l’unico sentiero che conduce a questa meta. Possa il Principe della pace rafforzare i cittadini dei vostri paesi e tutti i popoli della regione e renderli capaci di incamminarsi per questo sentiero e di sostenersi gli uni con gli altri nel preservare e diffondere lo spirito della concordia.

9. I cattolici di Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone sono eredi di un grande patrimonio, la luce del Vangelo, la fede di Pietro e Paolo, la fede della Chiesa. Uno dei primi missionari recatosi nelle vostre regioni, il beato Giovanni Mazzucconi, diede eloquente voce alla profondità di questa fede, quando disse: “So che Dio è buono e che mi ama immensamente. Tutto il resto: la calma e la tempesta, il pericolo e la sicurezza, la vita e la morte, non sono che espressioni mutevoli e momentanee del caro Amore, immutabile, eterno”. Possano i fedeli della vostra diocesi avere la stessa ardente fiducia nella Divina Provvidenza, e nel vostro proprio ministero e servizio che esprimono l’amore dello stesso Buon Pastore. Possa San Michele Arcangelo difendervi nella lotta contro il male e il peccato. Per mezzo dell’invocazione del santo nome di Maria e attraverso la sua intercessione possiate essere guidati ad un servizio ancora più grande verso Cristo suo Figlio. Su di voi, miei fratelli, e su tutto il vostro clero, sui religiosi e i laici imparto con gioia la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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