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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO SU «I DIRITTI DELLA FAMIGLIA
E I MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE»

Venerdì, 4 giugno 1993

 

1. Saluto con viva gioia e soddisfazione voi tutti, partecipanti a questo incontro internazionale di studio sul tema: “I diritti della famiglia e i mezzi di comunicazione sociale”. Ringrazio il Card. Alfonso López Trujillo per i sentimenti manifestati e per la presentazione che mi ha fatto del Convegno.

Sono lieto di esprimere il mio apprezzamento per l’opportuna iniziativa promossa dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in collaborazione con il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nell’ambito delle manifestazioni ed attività preparatorie dell’Anno Internazionale della Famiglia.

2. Il tema da voi affrontato si rivela oggi di grande rilevanza. Già il Concilio Vaticano II, nel Decreto Inter mirifica, segnalava l’importanza dei mezzi di comunicazione sociale “che per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli, ma le stesse moltitudini e l’intera società umana” (n. 1). Il Concilio riconosceva i grandi vantaggi che tali mezzi possono offrire per l’arricchimento dello spirito e per la diffusione del Regno di Dio. Ma ricordava anche i danni che frequentemente provocano ai singoli e alla comunità.

Destinatari e fruitori sono persone di tutte le età e condizioni culturali; cresce, perciò, la possibilità di influenza benefica, ma aumenta anche il rischio di manipolazione. Vengono posti in circolazione stimoli, messaggi, modelli di vita che hanno una grande ripercussione di carattere etico. Grande, pertanto, è la responsabilità dei proprietari, dei direttori, degli amministratori, dei registi, degli autori e produttori, in una parola, di tutti coloro che nel Concilio vengono qualificati come “autores”. È una responsabilità morale che riguarda quella “ecologia umana” di cui si parla nell’Enciclica Centesimus annus (nn. 29-30); tali mezzi infatti possono provocare un inquinamento degli spiriti che non è meno preoccupante di quello ambientale.

3. È necessario, dunque, che sia messa in atto una più stretta collaborazione tra i genitori, ai quali spetta in primo luogo il compito educativo, i responsabili dei mezzi di comunicazione a vario livello e le autorità pubbliche, affinché le famiglie non siano abbandonate a se stesse in un settore importante della loro missione educativa.

In occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia si chiedono da più parti leggi che assicurino adeguate politiche familiari. Senza dubbio un ambito decisivo di queste politiche è quello legislativo. Ad esso già alludeva il Concilio che rilevava: “Lo stesso potere pubblico, che giustamente si interessa della salute fisica dei cittadini, ha il dovere di provvedere con giustizia e diligenza, mediante la promulgazione di leggi e l’efficace loro applicazione, che dall’abuso di questi strumenti non derivino gravi danni alla moralità pubblica e al progresso della società” (Inter mirifica, 12).

La Carta dei Diritti della Famiglia, promulgata dalla Santa Sede, afferma testualmente che “la famiglia ha il diritto di esigere che i mezzi di comunicazione sociale siano strumenti positivi per la costruzione di una società, che rafforzi i valori fondamentali della famiglia. Nel contempo la famiglia ha il diritto di essere adeguatamente protetta, specialmente per quanto riguarda i suoi membri più giovani, dagli effetti negativi e dagli abusi dei mass media” (art. 5, lettera f).

Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha già ricordato, nel suo documento dedicato a Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione sociale: una risposta pastorale, che “i legislatori, gli amministratori, i custodi della legge e i giuristi sono chiamati a rispondere al problema della pornografia e della violenza nei media. Leggi serie devono essere promulgate dove mancano, le leggi ambigue devono essere chiarite e le leggi esistenti devono essere applicate” (n. 28).

4. Quanti danni di enorme gravità sarebbero stati evitati per le famiglie, per la gioventù, per i bambini specialmente, se questi inviti fossero stati ascoltati in tempo. Quante perdite morali e sociali si possono evitare per il futuro se la situazione sarà ponderata seriamente e saranno prese le decisioni urgenti ed appropriate.

In realtà, si devono riconoscere proposte, contenuti e programmi di sano divertimento, di informazione e di educazione complementari a quelli delle famiglie e della scuola. Ciò non toglie, purtroppo, che soprattutto in alcune Nazioni vengano diffusi spettacoli e scritti in cui prolifera ogni sorta di violenza e si compie una specie di bombardamento con messaggi che minano i principi morali e rendono impossibile un’atmosfera seria, che permetta di trasmettere valori degni della persona umana.

I genitori e gli educatori devono diligentemente assumersi le proprie responsabilità, anche in forma associativa, per preservare i propri bambini e gli adolescenti da simili danni. Al riguardo il Concilio ammonisce: “Dal canto loro i genitori ricordino che è loro dovere vigilare diligentemente perché spettacoli, stampa e simili, che siano contrari alla fede e ai buoni costumi, non entrino in casa e che i loro figli li evitino altrove” (Inter mirifica, 10).

È questa una preoccupazione che ho manifestato anche nella Esortazione apostolica Familiaris consortio, dove ho accennato al “dovere di proteggere specialmente i bambini e i ragazzi dalle “aggressioni” che subiscono dai mass media... I genitori, in quanto recettori, devono farsi parte attiva nell’uso moderato, critico, vigile e prudente di essi, individuando quale influsso esercitano sui figli, e nella mediazione orientativa che consenta di educare la coscienza dei figli ad esprimere giudizi sereni ed obiettivi, che poi la guidano nella scelta e nel rifiuto dei programmi proposti” (n. 76).

5. In questi giorni voi, facendo tesoro della vostra specifica esperienza a diversi livelli di competenza professionale, avete potuto riflettere a fondo sopra questo fenomeno di rilevanza universale e soprattutto avete potuto elaborare suggerimenti circa i modi atti ad offrire un servizio valido ed opportuno alle famiglie in questo settore. Faccio eco volentieri alle vostre preoccupazioni rivolgendo a tutti i responsabili dei mezzi di comunicazione sociale l’invito a far sì che le coscienze possano respirare l’aria pura dei valori umani e cristiani di cui ha bisogno la nostra società.

La tentazione di cedere alla esclusiva preoccupazione di ampliare l’“audience” e il successo si presenta come un ostacolo grave che genera disastri, oggi denunziati con migliore conoscenza, anche quando si tratta di contenuti di per sé seri. La famiglia e la comunità possono e debbono esercitare una dignitosa pressione morale nei confronti dei grandi centri di produzione, non soltanto allo scopo di ottenere decisivi cambiamenti, ma anche per persuaderli che i contenuti validi offerti in modo adeguato possono riscuotere un’ampia accoglienza e anche un successo più grande.

Nell’esortarvi a proseguire con fiducia il vostro lavoro, sorretti dalla certezza di poter rendere un grande servizio alle famiglie e soprattutto ai loro più giovani componenti, imparto con affetto la mia benedizione.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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