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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PATRIARCA DELLA CHIESA ORTODOSSA DI ETIOPIA,
SUA SANTITÀ ABUNA PAULOS

Venerdì, 11 giugno 1993

 

Sua santità,

1. È veramente una grande gioia per me ricevere lei e coloro che l’accompagnano qui oggi. Nel dare il benvenuto a lei, patriarca della Chiesa ortodossa di Etiopia, saluto un amato fratello, colui che rappresenta una Chiesa a cui mi sento molto vicino.

In questo tempo di Pentecoste in cui celebriamo l’effusione dello Spirito Santo, che ha raccolto in uno solo coloro che una volta erano dispersi, vi porgo molto volentieri, cari fratelli, la mano in segno di benvenuto.

La vostra presenza a Roma ci ricorda quella lunga tradizione di pellegrini etiopi, che sin dal Medioevo sono venuti a Roma in gran numero per venerare la tomba del Principe degli apostoli. A loro il mio predecessore accordò sempre cordiale ospitalità dentro il Vaticano stesso. Vedo perciò la vostra visita come un proseguimento di quella venerabile tradizione, ma soprattutto come l’espressione visibile della profonda comunione che stiamo riscoprendo insieme da alcuni anni. Quanto meravigliose sono le opere dello spirito di Dio! Poiché noi, che quasi ci ritenevamo stranieri gli uni gli altri, ora ci scopriamo sempre più strettamente uniti dallo Spirito, che è la nostra riconciliazione e il legame di pace (cf. Ef 4, 3).

2. La comunione profonda che esiste tra noi, nonostante le vicissitudini della storia, è radicata nelle realtà fondamentali della nostra fede cristiana. Poiché condividiamo la fede trasmessaci dagli apostoli, come anche gli stessi sacramenti e lo stesso ministero, radicati nella successione apostolica. Questo fu energicamente asserito nel magistero del Concilio Vaticano II (cf. Unitatis redintegratio, 15).

Per di più oggi possiamo affermare di avere una sola fede in Cristo, anche se per un lungo periodo ciò è stato una causa di divisione tra di noi. Anche se le nostre tradizioni usano formulazioni diverse per esprimere lo stesso ineffabile mistero dell’unione di umanità e divinità nel Verbo fatto carne, le nostre due Chiese in pieno accordo con la fede apostolica riconoscono sia la distinzione che la completa unione di umanità e divinità nella persona di Gesù Cristo, Figlio di Dio. È così che la Chiesa ortodossa di Etiopia e la Chiesa Cattolica confessano la stessa fede in Colui che sempre rimane “La Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6), il Signore e Salvatore del mondo. Tutto ciò deve spronarci a cercare nuove e adatte vie per favorire la riscoperta della nostra comunione nella concreta vita quotidiana dei fedeli delle nostre due Chiese.

Dobbiamo fare tutto il possibile per sanare i ricordi di incomprensione del passato e promuovere nuovi atteggiamenti basati sul perdono, sulla stima e il rispetto reciproci. Dobbiamo respingere tutta l’ostilità e ogni spirito di rivalità tra di noi, cosicché possiamo impegnarci risolutamente, attraverso la collaborazione reciproca, nell’edificazione delle nostre Chiese.

3. Mentre guidiamo i nostri fedeli verso la riscoperta della piena comunione, cerchiamo di evitare qualsiasi cosa che possa seminare confusione tra loro. Posso assicurarla che questo è il desiderio dei vescovi cattolici in Etiopia. Cattolici e ortodossi – nel riconoscimento e rispetto reciproci come pastori di quella parte del gregge che è affidata a ciascuno – non possono avere nessun altro scopo se non la crescita e l’unità del popolo di Dio. Questo è ciò che si aspettano i vostri fedeli che sono convinti che “i fratelli, un tempo partecipi delle medesime sofferenze e prove, non devono oggi contrapporsi fra loro, ma guardare al futuro che si dischiude con promettenti segni di speranza” (Lettera sulle relazioni tra Cattolici e Ortodossi, 31 maggio 1991 n. 2).

Il campo per la cooperazione è vasto. Esso dovrebbe cominciare con un miglioramento nei rapporti fraterni a ogni livello, ma soprattutto tra coloro che hanno il compito della guida. Avendo restaurato questo dialogo di carità tra di noi, possiamo essere più fiduciosi quando chiediamo al Signore con un solo cuore il dono dell’unità, soprattutto in occasione dell’universale Settimana di preghiera per l’unita dei cristiani, il cui tema, come sapete, è preparato ogni anno congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dal Consiglio mondiale delle Chiese, a cui sin dall’inizio è appartenuta la vostra Chiesa.

Infine, le circostanze del tempo presente ci richiedono di lavorare insieme nel campo pastorale in modo da non porre alcun ostacolo sulla via della “più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (cf. Unitatis redintegratio, 1).

Penso in modo particolare alla formazione dei futuri sacerdoti e operatori parrocchiali in cui la Commissione cattolica per la collaborazione culturale è già impegnata fornendo borse di studio per studenti ortodossi d’Etiopia in modo che possano proseguire i loro studi e intraprendere specializzazioni; penso anche alla Liturgia, nostra antica eredità, che, per rimanere viva, deve essere accessibile alla gente dei nostri giorni; cito anche, ed è tra i problemi più urgenti, il lavoro pastorale tra gli Etiopi che sono emigrati in Europa e nel Nord America: così pure l’evangelizzazione dei giovani, l’opera di carità tra i rifugiati, e tutte le molte forme di sviluppo, che sono necessarie per ricostruire il paese dopo così tanti e difficili anni.

4. In questa fausta occasione, desidero ripetere a sua santità il profondo rispetto in cui la Chiesa ortodossa d’Etiopia è tenuta dalla Chiesa Cattolica per aver mantenuto e preservato durante i secoli il patrimonio della fede e della cultura cristiana. Il battesimo dell’Etiopia che è riportato negli Atti degli apostoli (At 8, 27-39) testimonia le antiche origini della vostra fede cristiana. Seguendo la sua guida, e con la stessa gioia, il popolo etiope ha abbracciato il Vangelo e gli è rimasto fedele nonostante le molte sofferenze che ha dovuto sopportare, anche recentemente. Lo stretto legame tra la fede e la cultura etiope, la permanenza di antiche tradizioni monastiche, le ricchezze e lo splendore della vostra liturgia: queste sono le molte cose che la Chiesa Cattolica osserva con sincera ammirazione.

Miei cari fratelli, da alcuni giorni state andando ai principali luoghi di pellegrinaggio di Roma. Avete già pregato presso la tomba dell’apostolo Pietro e continuerete questo pomeriggio e domani a visitare le grandi basiliche e i preziosi tesori cristiani di questa venerabile città. Sono molto felice anche che stiate cogliendo l’opportunità di visitare le comunità viventi, sia i monasteri che le parrocchie, dove i cristiani cercano di celebrare e mettere in pratica la loro fede. È mia ardente preghiera che questi incontri spirituali tra le nostre Chiese possano dimostrare pubblicamente la forza del nostro desiderio di piena comunione. Attraverso l’intercessione di Maria la gran Madre di Dio, lo Spirito Santo affretti il giorno in cui potremo ancora una volta mangiare e bere presso la stessa tavola del Signore.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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