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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE
DEI MISSIONARI DELLA CONSOLATA

Sabato, 19 giugno 1993

 

Carissimi “Missionari della Consolata”!

1. Vi ricevo oggi con profonda letizia in occasione del IX Capitolo Generale del vostro Istituto. Nel porgervi il più cordiale saluto, vi ringrazio per questa visita, segno di fede e di filiale attaccamento al Vicario di Cristo. Attraverso di voi, il mio pensiero si estende a tutti i vostri Confratelli sparsi nel mondo, che intendo ringraziare per il loro ministero generoso ed intenso. Sono, inoltre, grato al neo-eletto Superiore Generale, P. Pietro Trabucco, per le cortesi parole che mi ha rivolto, e formulo a lui, come pure al nuovo Consiglio Generale, vivissimi auguri per i prossimi impegni.

2. La celebrazione del Capitolo Generale costituisce sempre una occasione propizia non solo per rivedere le Costituzioni e la loro pratica applicazione nella realtà concreta, ma anche per rimeditare con aggiornata sensibilità il carisma del Fondatore. Si tratta spesso di una necessaria “rilettura” dell’intuizione carismatica delle origini per poter proseguire fedelmente nella direzione suggerita dallo Spirito.

Per non smarrire la vostra identità di “Missionari della Consolata”, è la personalità umile ed ardente del Beato Giuseppe Allamano che dovete incessantemente riscoprire.

In mezzo alle tante sue attività apostoliche, egli coltivava in cuore un progetto grandioso: essere missionario. Aspirazione, questa, che pure molti chierici e giovani sacerdoti dell’epoca gli avevano confidato.

Il 24 aprile 1900, festa del missionario martire San Fedele da Sigmaringa, come racconterà in seguito ai suoi figli spirituali, scrisse una lunga lettera all’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Agostino Richelmy, suo antico compagno di Seminario, per confidargli il progetto di istituire una nuova Congregazione missionaria. Dopo ciò, “celebrai la Messa – egli aggiunge – affinché si facesse la volontà di Dio; poi senz’altro la portai alla posta e la spedii al Cardinale”. La proposta fu accolta dall’Arcivescovo e poco dopo fu approvata dai Vescovi piemontesi riuniti in conferenza. Bastarono pochi giorni all’Allamano per raccogliere alcuni sacerdoti e laici desiderosi di consacrarsi alle missioni e l’8 maggio del 1902 partirono per il Kenia i primi quattro missionari: due sacerdoti e due fratelli.

3. Carissimi Missionari della Consolata, questa è la vostra origine. Siete nati dal cuore sacerdotale e dal fervore missionario dell’umile e zelante canonico Giuseppe Allamano! A lui, pertanto, alla sua fede intrepida, alla sua ansia evangelica, al suo amore a Cristo e alle anime, dovete sempre volgere lo sguardo per rimanere fedeli alla tipica vostra spiritualità e al vostro peculiare carisma.

Il Beato Allamano, debole di salute e scarso di mezzi, senza mai spostarsi dalla sua Torino, fondò due Congregazioni missionarie tuttora fiorenti e presenti in ben quattro continenti. Ecco i prodigi che opera il Signore.

Nel presente Capitolo generale vi siete preoccupati di far emergere queste note caratteristiche della personalità spirituale del vostro Fondatore, perché la presenza apostolica dell’Istituto risulti rinnovata e sempre più rispondente alle esigenze dell’epoca presente. Avete così posto in evidenza che ogni autentico rinnovamento presuppone la fedeltà: fedeltà al Vangelo, al proprio carisma, “ai segni dei tempi”. Restano pertanto sempre validi i moti ispiratori e gli obiettivi del vostro apostolato così come Giuseppe Allamano li aveva felicemente intuiti: una vita incentrata sull’Eucaristia e una particolare devozione a Maria Santissima, un impegno totale per la formazione degli apostoli del Vangelo.

Il vostro Fondatore continua ancor oggi a ripetervi: “Non dimenticate mai che siete missionari e che le anime si salvano con il sacrificio. Qualcuno si figura l’ideale missionario tutto poetico, dimenticando che le anime si salvano con la croce e dalla croce, come fece Gesù”. E ancora: “Ci vuol fuoco per essere apostoli. Essendo né caldi né freddi, cioè tiepidi, non si riuscirà mai a niente... Noi missionari siamo votati a dar la vita... Dovremmo essere contenti di morire sulla breccia”.

4. Carissimi fratelli! Nell’Enciclica Redemptoris missio, considerando le difficoltà oggi esistenti, scrivevo: “Grandi ostacoli alla missionarietà della Chiesa sono anche le divisioni passate e presenti tra i cristiani, la scristianizzazione in Paesi cristiani, la diminuzione delle vocazioni all’apostolato, le contro-testimonianze di fedeli e di comunità cristiane, che non seguono nella loro vita il modello di Cristo. Ma una delle ragioni più gravi dello scarso interesse per l’impegno missionario è la mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l’altra” (n. 36). Di fronte a tali ostacoli insidiosi, proseguite, carissimi, serenamente nel vostro lavoro missionario.

Come il vostro Fondatore, vi dico anch’io: “Coraggio nel Signore e nella Consolata!”.

La Vergine Maria mantenga vivo nei vostri animi il desiderio di essere santi missionari, disposti ad agire solo e sempre per amore di Cristo e delle anime, in piena e docile sottomissione alla Chiesa e alle sue direttive.

Invocando su di voi l’abbondanza dei favori celesti, di gran cuore vi imparto la benedizione apostolica, che con affetto estendo ai vostri Confratelli e alle vostre attività missionarie.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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