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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI MEMBRI DELLA RIUNIONE DELLE OPERE DI AIUTO ALLE CHIESE
ORIENTALI (ROACO)
Giovedì, 24 giugno 1993
1. A tutti voi, Membri della ROACO, la Riunione delle Opere che con tanta
generosità aiutano l’Oriente cristiano, rivolgo un caro saluto ed un benvenuto
cordiale.
Un saluto particolare intendo indirizzare altresì al Signor Cardinale Achille
Silvestrini, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e al
sottosegretario del medesimo Dicastero, Padre Marco Brogi; al Delegato
apostolico in Gerusalemme e Palestina, l’Arcivescovo Andrea Cordero Lanza di
Montezemolo; al Custode di Terra Santa, Padre Giuseppe Nazzaro.
La Congregazione per le Chiese Orientali compie 75 anni. In questo tempo non
breve essa ha assistito il Papa nel suo ministero pastorale a favore delle
Chiese Orientali che sono in piena comunione con questa Sede di Roma.
Sono stati anni che hanno visto il succedersi di avvenimenti drammatici in
Europa e nel mondo: le Chiese orientali sono state spesso investite da temibili
ondate di persecuzioni e di travagli, sia nell’Est europeo che nel Medio
Oriente.
Forti emigrazioni ne hanno indebolito la presenza nei territori in cui erano
fiorite da secoli. Ora, grazie a Dio, alcune di esse ritornano alla libertà dopo
il feroce accanimento dei regimi precedentemente al potere.
2. Compito della vostra Congregazione resta quello di collaborare col
Successore di Pietro nell’indicare le mete di fedeltà e di rinnovamento, verso
le quali le Chiese orientali cattoliche sono chiamate dallo Spirito a camminare,
in un pellegrinaggio di costante fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla storia
spesso eroica dei loro popoli.
Soprattutto dopo il Concilio Vaticano II è particolarmente urgente che tali
Chiese siano aiutate dalla materna cura della Chiesa di Roma a ricompaginarsi, a
rinnovarsi nello spirito delle loro autentiche e preziose tradizioni, a
promuovere con particolare cura la formazione del proprio clero e anche dei
fedeli laici. È necessario infatti che esse non smarriscano le proprie radici,
ma, sviluppando un rapporto di sempre più stretta comprensione ed intesa con i
Fratelli delle Chiese ortodosse, offrano pienamente al mondo la testimonianza
del loro contributo originale, che va conosciuto, amato, celebrato, invocato.
3. In questo compito arduo e impegnativo, le Opere della ROACO prestano una
collaborazione insostituibile: quella della carità.
Non vi è aiuto vero senza la carità, che è riconoscimento dei benefici
ricevuti da Dio e impegno a viverli come risposta libera, come culto spirituale
e perfetto.
Ne è stato segno efficace la Colletta per la Terra Santa e l’insistenza con
cui i Papi, specialmente Leone XIII, hanno insistito perché tutte le Chiese
cattoliche vi prendessero parte, per il significato reale e simbolico che la
Terra di Gesù riveste per tutti i Cristiani. Tale significato è rimasto intatto,
e si è anzi accresciuto oggi che essa versa in tante angustie ed invoca una pace
stabile e duratura.
I vostri interventi hanno consentito alle Chiese orientali di realizzare
opere pastorali, capaci di infondere speranza ai credenti nella testimonianza di
una corale solidarietà. Voi non avete intenti di proselitismo o di esibizione di
potere: volete soltanto ripetere il gesto del Cireneo che aiuta Cristo Gesù a
portare la croce dell’umanità afflitta, perché non perisca e non disperi nella
prova.
4. Oggi si tratta di arricchire con nuove prospettive e metodologie questo
servizio all’Oriente cristiano. Sappiamo bene che accanto agli edifici e,
talora, prima ancora di essi, occorre aiutare la formazione delle coscienze
nella fede: dalla catechesi alla liturgia, all’impegno di promozione della
carità, in una solidarietà d’amore anzitutto fra Cristiani, ma anche con tutti
gli uomini di buona volontà.
L’Oriente cristiano oggi ha più che mai bisogno di Dio: lo vuole incontrare,
conoscere, amare; vuole incontrarlo là dove per decenni si è tentato di
cancellarne le tracce; lo vuole incontrare dove la guerra e l’instabilità
tentano di smantellare antiche fondamenta della Chiesa.
Il Papa vi dice oggi il suo grazie anzitutto per la fantasia e
l’immaginazione che impiegate nel dare risposta a queste invocazioni, ma esprime
anche la riconoscenza di quei popoli per il sostegno concreto, con il quale
rendete possibili i loro sforzi di riprendere coscienza di sé per una maggiore
forza e vitalità apostolica.
È in gioco la natura stessa della Chiesa: la comunione nella fede deve
divenire sempre più visibilmente comunione nella carità. Gli uomini e le donne
di oggi sentono questi gesti particolarmente eloquenti quale manifestazione di
Colui che è l’Amore.
Vi accompagni nel vostro impegno la costante assistenza divina, in pegno
della quale di cuore vi imparto la mia benedizione, che volentieri estendo agli
Organismi e alle Chiese da voi rappresentate.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice
Vaticana
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