|
DISCORSO DI
GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI DELL’ASSOCIAZIONE
DEI GIORNALISTI CATTOLICI DEL BELGIO
Giovedì, 24 giugno 1993
Signor presidente, signore, signori.
Sono felice di accogliere nella casa del successore di Pietro la delegazione
dell’Associazione dei giornalisti cattolici e dell’Unione dei giornalisti
cattolici del Belgio.
Saluto la vostra visita che è testimonianza dell’impegno dei cattolici belgi
nell’aiutare con ogni mezzo la Santa Sede là dove essa deve essere forte; questo
gesto tradizionale fa onore alle associazioni che la promuovono e a tutti i
vostri compatrioti che vi partecipano generosamente.
Si continua così sullo slancio delle comunità cristiane a imitazione di san
Paolo, che lo considerava come un servizio e un’espressione della carità per
portare il frutto della sua grazia a Gerusalemme (Rm 15, 25-26). E “la
carità è il vincolo dell’amore attraverso il quale siamo riconosciuti come
strumento del Signore” ci dice il beato Ruysbroeck De Bewonderenswaar (Ruysbroeck,
De l’ornement des noces spirituelles).
La vostra professione di giornalisti vi rende particolarmente attenti alle
situazioni dolorose che esistono in tutti i continenti. Spesso siete in prima
linea per scoprire le gioie e le difficoltà degli uomini e dei paesi che lottano
per una vita sempre più degna e rispettosa delle persone. Come ha appena detto
il vostro presidente, il signor Gleissner, vi rallegrate con la Chiesa tutta che
dei paesi, come l’Albania, da tempo sotto il giogo dell’oppressione, possano di
nuovo esprimere liberamente la loro fede, e che le comunità cristiane possano
vivere alla luce del sole.
Oltre all’informazione che dovrebbe avere innanzitutto il fine di riflettere
gli avvenimenti, avete l’insigne compito di riferire le situazioni con verità,
affinché ciascun uomo sia capito e sostenuto nelle sue aspirazioni legittime. È
a questo prezzo che si possono costruire legami di fraternità tra i popoli.
Infatti quando gli uomini si scoprono e si conoscono, si sorpassano le barriere
etniche, culturali e religiose; le persone imparano ad apprezzarsi e ad
avvicinarsi le une con le altre. In questo i media costituiscono un mezzo per
educare a una solidarietà più grande e un mezzo per risvegliare le coscienze
alla scoperta dei valori essenziali per la vita personale e comunitaria.
Mi auguro che, per tutti i membri della vostra delegazione, questa settimana
a Roma sia l’occasione di rafforzare la vostra fede e la vostra missione di
cristiani, soprattutto nella vostra vita professionale. Affidandovi
all’intercessione dei santi apostoli Pietro e Paolo, testimoni del Verbo di
vita, e di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, con tutto il cuore
vi accordo la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice
Vaticana
|