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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA V ASSEMBLEA NAZIONALE
DEL MOVIMENTO ECCLESIALE DI IMPEGNO CULTURALE

Sabato, 6 marzo 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle, membri del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale!

1. Sono lieto di accogliervi, in occasione della vostra Assemblea nazionale, che si svolge nel 60 anniversario del “Movimento Laureati di Azione Cattolica”, il cui servizio, così importante per il laicato italiano, intendete prolungare e rinnovare alla luce del Vaticano II. Saluto Mons. Salvatore De Giorgi, Assistente Generale dell’Azione Cattolica; con lui saluto l’Assistente centrale uscente del vostro Movimento, P. Enrico Di Rovasenda O. P., che ringrazio per il lungo servizio prestato; rivolgo, al tempo stesso, un cordiale pensiero all’Assistente che gli subentra, Mons. Renzo Gerardi, al quale auguro di compiere un proficuo cammino al vostro fianco. La tematica che orienta il vostro convegno, ispirandovi specifici itinerari di animazione culturale, presenta notevole interesse: “Etica del Dialogo. Carità dell’intelligenza”. Appare evidente la connessione col tema dell’ultima Assemblea dell’intera Azione Cattolica Italiana, celebrata nell’aprile scorso: “Azione Cattolica: laici in missione con il Vangelo della carità”. Voi volete precisare ed approfondire il ruolo del vostro Movimento all’interno di questo vasto e impegnativo orizzonte missionario: intendete, cioè, chiedervi che cosa significhi per il MEIC essere “in missione col Vangelo della carità”. Ai partecipanti all’Assemblea dell’Azione Cattolica, poc’anzi ricordata, dicevo che una profonda intelligenza della fede e un’efficace evangelizzazione della cultura “domandano un’amorosa e matura conoscenza della verità cristiana, una lettura sapienziale della realtà sociale e storica ed una capacità di dialogo e di comunicazione con tutti, nella logica della piena fedeltà a Dio e all’uomo” (“L’Osservatore Romano”, 25 aprile 1992, p. 5). Queste esortazioni, valide per l’Associazione nel suo insieme, hanno certamente un valore speciale per voi, membri di un Movimento che, da sessant’anni, sceglie di annunciare e testimoniare il Vangelo nel campo vasto e complesso della cultura e delle professioni.

2. A voi, pertanto, è chiesto anzitutto di approfondire la conoscenza amorosa della verità cristiana, in modo sia personale che comunitario. Un efficace apostolato culturale procede sempre da un appropriato e permanente lavoro di educazione dell’intelligenza, svolto in costante sintonia con l’azione dello Spirito Santo, il quale riversa nei cuori l’amore di Dio (cf. Rm 5, 5). Dire ciò equivale a riaffermare il primato della vita spirituale, in particolare per chi, come voi, si sente sollecitato a cercare idonee mediazioni culturali nel singolare momento storico che stiamo vivendo. Tali mediazioni, proprio perché importantissime e delicate, vanno attentamente studiate alla luce del mistero di Cristo vivente nella Chiesa. Chi rinnova ed approfondisce ogni giorno, anche nella dimensione intellettuale, la propria adesione a Cristo, piena Verità dell’uomo, sarà in grado di elaborare e sperimentare itinerari di dialogo e di confronto con quanti amano la verità, o ne avvertono almeno la nostalgia e la cercano “andando come a tentoni” (At 17, 27).

3. Indispensabile per voi è, poi, “una lettura sapienziale della realtà”. Nella Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, il Concilio Vaticano II afferma: “L’epoca nostra, più ancora che i secoli passati, ha bisogno di questa sapienza, perché diventino più umane tutte le sue nuove scoperte” (Gaudium et spes, 15). Essa, la sapienza, “attrae con soavità la mente dell’uomo a cercare e ad amare il vero e il bene, e, quando l’uomo ne è ripieno, lo conduce attraverso il visibile all’invisibile” (Ivi). Il terreno, arduo ma affascinante, della ricerca del senso della vita è il vostro più tipico campo di azione: qui, sul problema del senso, si gioca, in ultima analisi, anche il problema etico: la libertà, infatti, senza la verità, si muove come al buio, alla cieca. L’uomo, privo di un progetto che dia senso al suo “affaticarsi sotto il sole” (Qo 1, 3), rischia di smarrirsi. La persona umana, per “fare” il bene, ha bisogno di “essere nel” bene, di “appartenere” al bene, e questo è opera della grazia di Cristo redentore. In tale campo il vostro Movimento è chiamato a spendere i propri “talenti”; qui il Signore vi chiama a lavorare per il suo Regno.

4. Carissimi fratelli e sorelle, la vostra carità sarà allora un “farsi prossimo” del fratello che cerca la verità e il bene nei “moderni areopaghi” (Redemptoris missio, 37), sui sentieri non di rado intricati della cultura contemporanea. E proprio mediante questa fattiva solidarietà culturale, questa “compassione” intellettuale, potrete sviluppare un proficuo ed appassionante dialogo, anche con chi non condivide esplicitamente la fede in Cristo, anche con chi non si riconosce credente. L’etica del dialogo trova, infatti, nel servizio all’uomo, specialmente al piccolo, all’indifeso, al povero, il suo “laboratorio” e il suo luogo di inconfutabile verifica.

Cristo si è identificato con “ciascuno di questi fratelli più piccoli” (Mt 25, 40. 45): ecco la suprema misura della verità delle nostre azioni. La formula il Giudice del bene e del male, che ripete ancora, agli uomini e alle donne del Duemila: “Chi non è con me, è contro di me” (Mt 12, 30).

Auguro a ciascuno di voi un fruttuoso cammino di ricerca e di servizio culturale, per il bene della Chiesa e della società. Vi accompagni ogni giorno Maria Santissima, “Sede della Sapienza”, e vi sia di incoraggiamento anche l’apostolica benedizione, che imparto di cuore a voi qui presenti e a tutti i soci ed Assistenti del vostro Movimento.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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