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VISITA ALLA PARROCCHIA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 14 marzo 1993

 

Ai bambini 

Sono, come di consueto, i bambini i primi a dare il benvenuto a Giovanni Paolo II al suo arrivo nella parrocchia del Santissimo Sacramento. Il Papa è accolto, tra gli altri, dal Cardinale Vicario Camillo Ruini, dal Vescovo del Settore Est, Monsignor Giuseppe Mani, e dal Parroco Don Roberto De Odorico. Dopo essersi soffermato a salutare la folla di fedeli che lo attendeva dinanzi alla chiesa, il Santo Padre si reca in un salone attiguo all’edificio parrocchiale, dove sono ad accoglierlo i bambini della Prima Comunione, i ragazzi dell’Oratorio e i piccoli Scouts, insieme con i genitori, i catechisti e gli insegnanti. Al saluto di due bambini Giovanni Paolo II risponde con le seguenti parole.  

La vostra amica ha detto che il Papa è buono. Ma io penso che non è affatto buono perché non ha potuto salutare tutti i presenti, tutti voi... ma la maggior parte, almeno. Saluto anche tutti gli altri attraverso quelli che ho potuto abbracciare. Voi sapete che cosa è la sete? Ha avuto sete qualche volta uno di voi o una di voi? Quando si ha sete, allora si cerca l’acqua. Appunto Gesù aveva sete in Samaria, presso un pozzo. Il Signore aveva sete anche sulla croce: “Ho sete!”. Ma Gesù, come ci ricorda la Liturgia di oggi, terza Domenica di Quaresima, ha incontrato presso questo pozzo una donna samaritana, che gli diceva: “Dammi da bere”. E Gesù ha detto a lei quello che si esprime con le parole dette altrove: “Chi ha sete venga a me e beva”. Da una parte c’è la sete fisica, quando si ha bisogno dell’acqua; dall’altra, chi ha sete deve venire a Gesù e bere. Anche Lui è un pozzo. Ma qui si tratta di sete non fisica, spirituale. La sete fisica, quando il nostro organismo ha bisogno di bere, può essere calmata con acqua. Ma c’è una sete dello spirito, della nostra anima; e questa sete non si può calmare, non si può saziare se non attraverso Gesù. Dico questo perché sono in una parrocchia dedicata al Santissimo Sacramento. È il Sacramento più grande, perché è quello in cui Gesù stesso, sotto le specie del pane e del vino, si dà a noi per calmare questa sete spirituale. “Chi ha sete venga a me e beva”. Mi congratulo con voi che vivete in questa parrocchia del Santissimo Sacramento perché così potete prepararvi nel modo migliore possibile alla Prima Comunione e poi a tutte le Comunioni durante la vostra vita, perché questa prima deve essere l’inaugurazione, l’inizio di una lunga serie di Comunioni, per non rimanere con la sete, ma per calmare questa sete, per dare a questa sete spirituale una bevanda, anzi, un nutrimento e una bevanda: il Corpo e il Sangue. Io so bene che voi vi preparate a questa Prima Comunione con grande diligenza, serietà. A questo serve la vostra scuola della preghiera per i bambini. E nel nome di questa scuola i vostri colleghi mi hanno parlato all’inizio, mi hanno dato il benvenuto e poi mi hanno lasciato un album. Ho visto un po’ brevemente: vedo che qui ci sono i tesori del vostro spirito infantile, che ha tanti privilegi. È uno spirito trasparente, semplice, uno spirito di fiducia e di serietà. Tutto questo viene confermato e approfondito attraverso la preghiera. Per questo ci vuole la scuola della preghiera in ogni periodo della vita. Lo dico a voi ma lo dico anche ai vostri genitori che sono qui, lo dico ai catechisti e alle catechiste che sono con noi e che ringrazio per la loro opera. Lo dico anche a noi qui presenti, ai sacerdoti, al vostro Parroco, ai Vescovi, a me stesso. Ci vuole sempre una scuola di preghiera. E io vi auguro che questa scuola di preghiera fatta dai bambini sia di sprone, di incitamento, di ispirazione per i giovani, per gli adulti, per gli anziani, per tutti: sia di ispirazione per la vostra parrocchia e anche per tutta la Chiesa di Roma. Vi ringrazio per questo incontro così cordiale, così fraterno, paterno, pieno di tutto quello che voi portate nei vostri cuori.

Lascio una benedizione a tutti, alle vostre famiglie, alle vostre classi, alla scuola, alla vostra scuola di preghiera e a tutta la parte giovanile, infantile della parrocchia, specialmente a quelli che si preparano alla Prima Comunione.  

Al Consiglio Pastorale 

La prima dimensione fondamentale di ogni comunità cristiana, di ogni insieme dei credenti, è la preghiera. Vedo che in questa parrocchia – l’ispirazione viene dal vostro pastore, dal vostro Parroco – si cerca di basare tutto sulla preghiera, cominciando dai più piccoli che ho incontrato. Ho visitato questa piccola scuola di preghiera questa mattina. Ma poi, nel Santissimo Sacramento, nell’esposizione e nell’adorazione perpetua, c’è un invito alla preghiera ai più grandi, ai giovani, agli adulti, anche agli anziani, a tutti.

La preghiera fa vivere le pietre, perché il mistero della Chiesa, di ogni chiesa, di ogni parrocchia, è questo: pietre vive, grazie alla pietra angolare. E la comunicazione principale fra queste pietre e la pietra angolare è la preghiera. Naturalmente la comunicazione piena è l’Eucaristia. Ma l’Eucaristia è anche, diciamo, la somma più grande della preghiera. In essa Cristo prega con noi e per noi, e viene pregato da noi in modo del tutto speciale, attraverso la Comunione.

Vi auguro di camminare su questa strada. Auguro a voi, carissimi fratelli e sorelle di questo Consiglio Pastorale, di vivere sempre più questo mistero delle pietre vive, le pietre che devono ricevere la vita da Cristo e devono trasmettere la vita. Voi siete i ministri di questo processo vivificante, vivificatore. Vi offro anche una benedizione per le vostre persone, per le vostre famiglie, per gli ambienti di lavoro, per tutta la comunità anche civile del quartiere in cui si trova la parrocchia del Santissimo Sacramento.  

Ai giovani 

Che dobbiamo fare? Così mi ha domandato la vostra collega. Io dico: dovete crescere. È il tempo della crescita. C’è una crescita dell’uomo nel suo insieme umano, fisico, corporale, spirituale, e c’è una crescita spontanea, che si ha da sola. Così cresce il corpo. Ma voi siete già cresciuti. Guardando ai bambini che ho incontrato questa mattina, voi siete tutti già cresciuti. Ma c’è un’altra crescita che è propria dell’uomo: la crescita spirituale. E questa crescita non è solamente spontanea. C’è una certa spontaneità anche per questa, ma essa è opera di una scelta libera. La crescita spirituale è sempre legata alla nostra libertà, guidata consapevolmente.

Vi auguro questa seconda crescita, che non è tanto seconda ma complementare nei confronti della prima: una crescita globale dell’uomo e della donna. E qui torniamo alla tematica che ci accompagna dalla mattina: la preghiera. La crescita spirituale si fa attraverso la preghiera. Perché la preghiera? Perché questa crescita? È una crescita verso Dio. Per mettersi in contatto con Dio, per trovarci nel suo ambiente, nella sua dimensione è necessaria la preghiera.

Qualche volta voi avete difficoltà nella preghiera. I giovani hanno talvolta difficoltà. Le preghiere imparate una volta, da bambini, non bastano. Allora si deve cercare una preghiera corrispondente alla vostra crescita, a questa tappa in cui vi trovate; non si deve mai lasciare la preghiera, si deve sempre cercarla di nuovo, trovarla di nuovo, perché è la condizione indispensabile per la crescita spirituale dell’uomo, di ciascuno di voi.

Vi auguro la crescita, in senso pieno e completo, in senso umano e cristiano. In quel senso ci porta a Dio, in questo modo ci porta anche alla felicità, perché il mondo da solo non è capace di darci la felicità. Ci può dare il piacere, ma è sempre transitorio, perché il mondo passa. Colui che solo ci può dare una felicità che non passa è la pietra della nostra edificazione spirituale: Gesù Cristo.

Ai fedeli della parrocchia 

Carissimi fratelli e sorelle, vi ringrazio di cuore per questa accoglienza. Vi lascio il Santissimo Sacramento in esposizione permanente, continua, che aspetta la vostra visita, aspetta la vostra preghiera, aspetta la vostra adorazione. Egli è il Presente. È presente per la nostra presenza, aspetta la nostra presenza.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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