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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI STATUNITENSI DELL
ILLINOIS, DELLINDIANA
E DEL WISCONSIN
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 20 marzo 1993

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. “Io piego le ginocchia davanti al Padre... che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori” (Ef 3, 14-17). All’inizio di questa serie di visite “ad limina” dei Vescovi degli Stati Uniti, questa è la mia preghiera per la Chiesa nella vostra grande ed amata nazione: che la fede dei Vescovi della Chiesa possa rinnovarsi e rafforzarsi cosicché tutti i fedeli possano vivere la loro vocazione cristiana con integrità e coraggio! Questa mattina accolgo voi, il primo gruppo di Vescovi provenienti dall’Illinois, dall’Indiana e dal Wisconsin. La vostra visita “ad limina” vi porta a Roma per venerare le tombe dei gloriosi Martiri Pietro e Paolo, che fondarono questa “Chiesa grandissima e antichissima” (sant’Ireneo, Adversus haereses, III. 3. 2), e per incontrare il Successore di Pietro in questa Sede apostolica che “presiede la comunione universale della carità” (cf. sant’Ignazio, Ad Romanos, prefazione). Vi saluto con cordiale affetto fraterno nel Signore. Nel corso dell’anno incontrerò altri gruppi di Vescovi provenienti dagli Stati Uniti. Questi incontri hanno per noi tutti un significato profondo. Essi sono l’espressione della struttura collegiale della comunità gerarchica della Chiesa. In queste occasioni sperimentiamo profondamente la solidarietà spirituale di coloro che hanno “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”, e sono orgogliosi “di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4, 5-3). Mentre le nostre conversazioni private riguardano la situazione delle vostre singole diocesi, questi incontri di gruppo mi offrono l’opportunità di condividere con voi e con i vostri fratelli Vescovi negli Stati Uniti alcune opinioni su aspetti più generali del vostro ministero e della vita della Chiesa nel vostro Paese. Desidero fare questo alla luce del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato recentemente, e che dovrebbe essere presto disponibile nella traduzione inglese. Questo dono della Divina Provvidenza – risultato di un desiderio espresso dai Vescovi in occasione del Sinodo Straordinario del 1985 – (cf. Documento finale, II. B. a. 4) – è l’espressione autorevole della ricchezza piena e della meravigliosa armonia della fede cattolica. Considero la sua pubblicazione uno dei frutti principali del Concilio Vaticano II e uno degli eventi più significativi del mio Pontificato. Esso è un preziosissimo strumento dell’autentico rinnovamento ecclesiale a cui tendeva il Concilio. Seguendo la struttura del Catechismo, desidero riflettere con i vari gruppi di Vescovi su alcuni aspetti del credere, pregare, celebrare e vivere “la fede cattolica che giunge a noi dagli Apostoli” (Preghiera Eucaristica, I).

2. Innanzitutto, compio queste riflessioni nel contesto di una solida e stabile professione di fede della Chiesa nel Nostro Signore Salvatore Gesù Cristo. Noi stessi, se vogliamo veramente compiere la nostra missione come Successori degli Apostoli, dobbiamo costantemente rinnovare la nostra fede. In quanto Vescovi noi, soprattutto, siamo “testimoni di Cristo al cospetto di tutti gli uomini” (Christus Dominus, 11), “araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli” (Lumen gentium, 25). “Dispensando scrupolosamente la parola della verità” (cf. 2 Tm 2, 15), noi dobbiamo mantenere ciò che noi stessi abbiamo ricevuto (cf. 1 Cor 15, 3). In quanto Vescovi noi siamo stati configurati a Cristo nella pienezza del sacerdozio per proclamare quella parola e insegnarla non come propria, ma in accordo con tutta la tradizione della Chiesa e in comunione con gli altri membri del Collegio Episcopale, sempre in unione con il suo Capo.

Nonostante le intromissioni della secolarizzazione, le persone ricercano un’autentica esperienza di Dio nella preghiera e in una vita spirituale interiore come antidoto agli elementi disumanizzanti del vivere moderno (cf. Redemptoris missio, 38). A volte persino i cattolici hanno perso o non hanno mai avuto la possibilità di sperimentare Cristo personalmente: non Cristo come mero “paradigma” o “valore”, ma il Signore vivente: “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Nel venire incontro a questo bisogno noi, come San Paolo, non dobbiamo mai allontanarci dal centro del messaggio “Cristo crocifisso... Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 23-24). Infatti, il mistero dell’incarnazione, della passione, della morte e della resurrezione, del Figlio Eterno: questo è l’incommensurabile “tesoro” (cf. 2 Cor 4, 7) che viene predicato, celebrato e vissuto nella Chiesa Cattolica. Questa è la “grazia salvifica” che Dio offre attraverso il nostro ministero a coloro che Lo ricercano, a tutti senza distinzione. Gesù Cristo è la Buona Novella che il mondo attende, ed è nostro dovere diffondere chiaramente quel messaggio in Suo nome.

3. Inoltre, dal momento che le persone sono maggiormente sollecitate dalla testimonianza delle nostre vite che dal potere della nostra parola, esse hanno il diritto di vedere nei loro Pastori uomini la cui vita intera è incentrata su Gesù Cristo, “Figlio, unigenito, che è nel seno del Padre” (Gv 1, 18). Esse si aspettano che anche noi, come gli Apostoli, i primi testimoni, trasmettiamo ciò che, per grazia di Dio, abbiamo “veduto con i nostri occhi... ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato” (1 Gv 1, 1): “contemplata aliis tradere”. Spetta soprattutto ai Vescovi edificare una comunità di credenti mantenendo la fede della Chiesa e spiegando il suo autorevole insegnamento e la sua disciplina in un modo positivo, in un modo adeguato alle difficoltà e ai problemi che preoccupano le persone e le affliggono (cf. Christus Dominus, 13). Poiché “la parola di Dio è viva e efficace” (Eb 4, 12), la sua piena potenza vive nelle comunità in cui “l’obbedienza alla fede” (Rm 1, 5) è praticata liberamente e con amore. La nostra professione di fede, sostenuta da ferventi preghiere, è quindi estremamente pertinente ai nostri sforzi di comunicare, con serenità, entusiasmo e coraggio la comunione di vita che condividiamo con il Padre e il Figlio nello Spirito Santo (cf. 1 Gv 1, 3). Ogni giorno prego per voi e per i vostri fratelli Vescovi affinché vi rinnoviate “nello spirito della vostra mente” e rivestiate “l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4, 23-24). Chiedo a voi lo stesso favore: continuate a pregare affinché io compia fedelmente il mio ministero come principale guardiano del deposito di fede, per il bene della Chiesa nel mondo.

4. Affrontando le sfide del vostro ministero episcopale vi confrontate con un clima culturale in cui molti sono sospettosi, se non ostili nei confronti di ogni richiesta di certezza nella conoscenza della verità. Un approccio positivista ha prodotto la tendenza ad escludere dalla sfera pubblica questioni circa la verità ultima e a confinare alla sfera privata il credo religioso e i giudizi su valori morali fondamentali. Di conseguenza, l’orientamento scelto dalla società è spesso il risultato del “consensus” prevalente, che è soggetto a varie forme di condizionamento da parte di coloro che hanno i mezzi per far udire la propria voce al di sopra di quella degli altri. Infine, persino la legge, che ha una potente influenza formativa sul modo di pensare delle persone, può venire separata dal suo fondamento morale. In questo caso essa è vista come uno strumento per regolare esternamente la società senza far riferimento all’ordine morale oggettivo. Ne consegue che voi affrontate particolari difficoltà nel predicare e nell’insegnare “la parola della verità, il vangelo della... salvezza” (Ef 1, 13). La maggior parte dei cattolici americani comprende che l’accettazione della fede è in sublime armonia con la dignità umana in quanto essa è un libero atto di intelligenza che accoglie la parola di Dio, ricevuta attraverso la predicazione e l’insegnamento della Chiesa credendo in Dio che non può ingannare né essere ingannato (cf. Dei Filius, Denz. 3008; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 156). Allo stesso tempo le pressioni morali, psicologiche e culturali della vita negli Stati Uniti oggi costituiscono per alcuni nella Chiesa la tentazione di compromettere i suoi insegnamenti e la sua disciplina, a grave discapito delle anime. In un clima di individualismo religioso, alcuni si arrogano il diritto di decidere essi stessi, anche in importanti questioni di fede, quali sono gli insegnamenti da accettare e ignorano quelli che ritengono inaccettabili. La selettività nell’aderire all’autorevole insegnamento della Chiesa, come vi ho detto a Los Angeles nel 1987 in occasione della mia Visita Pastorale, è incompatibile con l’essere “un buon cattolico” e per sua stessa natura essa costituisce un ostacolo alla piena partecipazione alla vita ecclesiale (cf. Discorso ai Vescovi americani, 16 settembre 1987, n. 5). È compito dei Vescovi esortare l’intera comunità cattolica ad accettare nella sua pienezza l’autorevole insegnamento della Chiesa sulla fede e sui valori morali. I Pastori e altri uomini di fede non dovrebbero scoraggiarsi, sebbene l’insegnamento della Chiesa su alcune questioni è andato irrimediabilmente perduto. Con l’aiuto di Cristo, che ha “ha vinto il mondo” (Gv 16, 33), non è mai superfluo predicare, insegnare e operare contro l’errore, seguendo il consiglio di San Paolo di essere insistenti “in ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Tm 4, 2).

5. Come avete scritto nella vostra recente dichiarazione, Il ministero dell’insegnamento del Vescovo diocesano: Una Riflessione Pastorale, i Vescovi rispondono al meglio “all’insegnamento insufficiente, imperfetto ed erroneo” per mezzo di una presentazione “positiva, efficace, coerente e sincera” della dottrina cattolica (prefazione). Infatti, soltanto quando l’insegnamento è chiaro, non ambiguo, e unitario, esso si eleva al di sopra del clamore delle opinioni contrastanti con la forza e la potenza della verità. Riconoscendo che la Chiesa presenta il suo insegnamento con vari gradi di autorità magisteriale (cf. Ivi, II. 2), è necessario riscoprire un senso di interezza e di logica interiore – la “sinfonia” della fede. Indubbiamente il più grande servizio che ora potete rendere alla Chiesa è quello di presentare di nuovo la pienezza e la bellezza della fede apostolica, e quindi di porre fine alla disarmonia e alla confusione causate da insegnamenti su questioni di fede, di morale e di comportamento che sono in contrasto con il Magistero della Chiesa. Grazie al vasto sistema di scuole cattoliche a tutti i livelli, ai programmi per bambini e adulti, alla stampa cattolica e ad altri mezzi a disposizione della Chiesa negli Stati Uniti, avete la possibilità di arricchire i membri della Chiesa con una conoscenza più profonda e sicura della fede, cosicché essi possano essere più preparati per essere testimoni di quella fede nella famiglia e nella comunità più ampia. Spero che il Nuovo Catechismo costituirà l’impulso per una nuova catechesi nazionale ai giovani e agli anziani, affinché i cattolici americani siano sempre più in grado di essere responsabili per la fede che è in loro (cf. 1 Pt 3, 15). In tal modo essi saranno in grado di offrire un contributo ancor più specifico e efficace per affrontare le gravi questioni sociali ed etiche che si pongono alla nazione.

6. Il Giubileo Millenario dell’anno 2000 esorta l’intera Chiesa a prepararsi a commemorare l’incarnazione redentrice del Figlio Eterno. Il Piano e la Strategia nazionali per l’Evangelizzazione Cattolica, recentemente approvati dalla vostra Conferenza, offrono una cornice per tale preparazione. Una conversione costante della mente e del cuore accompagnata da sempre maggiori preghiere, dalla celebrazione gioiosa e frequente dei Sacramenti e da una vita morale coerente con l’essere discepoli di Cristo, farà sì che la comunità cattolica negli Stati Uniti sia pronta ad accogliere il Giubileo con fiducia totale in Gesù Cristo, il Signore della Storia, che è “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8). Inoltre, al di là di tutte le strategie e di tutti gli obiettivi, di tutti i piani e le dichiarazioni, non dimentichiamo mai che lo Spirito Santo è la forza motrice di tutta la conversione e la crescita in santità; e ci sono molti segni positivi della sua presenza e della sua azione in ognuna delle vostre diocesi. Guardo con fiducia alla celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Denver, ad agosto, come a una magnifica occasione per proclamare di nuovo ai giovani il mistero salvifico di Cristo che ha detto: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). Vi ringrazio per tutto ciò che state facendo nelle vostre diocesi per dare la possibilità al maggior numero possibile di giovani di partecipare a questo importante evento ecclesiale, come segno e testimonianza della vitalità della Chiesa nel vostro Paese.

7. Cari fratelli Vescovi, durante l’Ultima Cena, Gesù invitò i suoi discepoli ad essere suoi amici, dicendo loro che non erano più servitori (cf. Gv 15, 13-14) e sigillando questa intimità con l’Eucaristia. Il Signore continua ad attrarre voi, Successori degli Apostoli, nella sua fiducia, per confermarvi nella Sua Verità affinché possiate proclamare la sua potenza nuova e liberatrice al Popolo di Dio affidato alla vostra cura pastorale. La più grande testimonianza degli Apostoli è il loro martirio, e questo è l’esempio che dobbiamo tenere a mente nel momento in cui cerchiamo di formare e di confermare l’amato Popolo di Dio nella fedeltà al Pastore Supremo, Gesù Cristo (1 Pt 5, 4).

Affido a Maria, Madre della Chiesa, le gioie e le preoccupazioni del vostro ministero e le necessità e le speranze della Chiesa negli Stati Uniti. Ad ognuno di voi e a tutti i sacerdoti, religiosi e laici delle vostre diocesi imparto di cuore la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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